Partito Comunista Francese

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Partito comunista francese)
Jump to navigation Jump to search
Partito Comunista Francese
(FR) Parti Communiste Français
Logo – Parti communiste français (2018).svg
SegretarioFabien Roussel
StatoFrancia Francia
Sede2, Place du Colonel Fabien, 75019 Parigi
Fondazionedicembre 1920
Derivato daSezione Francese dell'Internazionale Operaia
IdeologiaComunismo[1]
Eurocomunismo
Femminismo
Pacifismo
Euroscetticismo moderato
In precedenza
Marxismo-leninismo
CollocazioneSinistra radicale
CoalizioneNUPES
Partito europeoPartito della Sinistra Europea
Gruppo parl. europeoSinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica
Affiliazione internazionaleIncontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai
Seggi Assemblea nazionale
26 / 577
Seggi Senato
14 / 348
Seggi Europarlamento
0 / 79
TestataL'Humanité
Organizzazione giovanileMovimento Giovani Comunisti di Francia
Iscritti47.349 (2019)[2]
Sito webwww.pcf.fr/

Il Partito Comunista Francese (in lingua francese: Parti communiste français, PCF) è un partito politico francese. Fondato in seguito alla rivoluzione d'Ottobre e alla fondazione del Comintern, il PCF è stato presente nella politica francese per tutto il Novecento, sopravvivendo alla caduta del blocco orientale e mantenendosi su posizioni eurocomuniste.

Storia del partito[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1920 al 1944[modifica | modifica wikitesto]

Il PCF nacque nel 1920, dopo una scissione dalla Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (SFIO), con il nome di Sezione Francese dell'Internazionale Comunista. Tra i suoi fondatori vi fu il vietnamita Ho Chi Minh, avvicinatosi al marxismo-leninismo al suo arrivo a Parigi, dove era giunto con una delle navi sulle quali ha lavorato in gioventù.[3]

Il partito entrò nella Parlamento francese, ma promosse anche azioni di sciopero e si oppose al colonialismo, una posizione isolata nel panorama politico francese dell'epoca. L'Unione Intercoloniale, creata nel 1922, riunì gli attivisti delle colonie francesi intorno alle richieste di uguaglianza politica (diritto di voto) e sociale ("uguale retribuzione per uguale lavoro"). I comunisti chiesero quindi la fraternizzazione con gli insorti marocchini durante la guerra del Rif (1925-1926) e l'evacuazione del Marocco da parte dell'esercito francese, chiesero la fine dei combattimenti e l'indipendenza della Siria francese durante la Grande Rivolta Siriana del 1925-1927 e denunciarono i festeggiamenti per il centenario della colonizzazione dell'Algeria, organizzando in particolare una campagna per boicottare l'Esposizione Coloniale di Parigi (1931).[4]

Il partito si organizzò attorno a dirigenti provenienti per lo più dalla classe operaia, istituendo programmi di formazione e promozione e incoraggiando la presentazione di candidati della classe operaia alle elezioni. La squadra di Maurice Thorez, Jacques Duclos e Benoit Frachon, che erano stati rispettivamente minatori, metalmeccanici e pasticceri, ebbe una longevità eccezionale e guidò il partito francese per quasi tre decenni. Il ferroviere Pierre Semard era stato segretario generale del partito dal 1924 al 1929.[4]

Dopo anni di polemiche con i socialisti, nel febbraio 1934, a seguito del tentato colpo di mano delle forze fasciste e della grande manifestazione dei partiti operai, il PCF avviò una politica di unità antifascista e antimonopolista, che culminò nel patto d'unità d'azione siglato con la SFIO (lug. 1934) e poi nella nascita del Fronte popolare, contribuendo all'affermarsi di tale linea al 7º Congresso del Comintern. Tuttavia il PCF non partecipò al governo di fronte popolare diretto dal socialista L. Blum. Il partito sostenne la Seconda Repubblica spagnola e si oppose agli Accordo di Monaco del 1938 con Hitler.

A settembre del 1939 i deputati comunisti votano per la dichiarazione di guerra contro Germania nazista. Dopo la sconfitta militare e l'occupazione della Francia, il PCF organizza la forza più dinamica della Resistenza francese. "l’Organisation Spéciale" (prima ala armata del partito) che sarà riconosciuta dopo la liberazione "unità combattente" a partire di ottobre 1940. FTPF e FTP-MOI sono costituite a partire da maggio 1941 (prima l'invasione dell'Unione Sovietica da parte dei nazisti).

Dal 1945 al 2000[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la liberazione di Parigi nel 1944 il PCF partecipò a governi di coalizione di France libre dei partiti antinazisti. Il PCF introduce il suffragio femminile (aprile 1944) e "sicurezza sociale" (ottobre 1945). Dopo la guerra, tra il 1945 e il 1956 il PCF ebbe, del resto, percentuali comprese tra il 25,9 e il 28,2%.

Successivamente escluso dal governo a causa della crisi del maggio 1947 e politicamente isolato, mantenne un forte legame con l'Unione Sovietica. A seguito dell'invasione sovietica dell'Ungheria del 1956 e della sua approvazione da parte del PCF, il partito fu al centro di aspre polemiche. Alle politiche del 1958 i comunisti francesi scesero al 19,2%, perdendo il 6,7%. A causa del mancato accordo con i socialisti nel quadro del passaggio dal sistema elettorale proporzionale a quello maggioritario, il PCF ottenne appena 10 deputati, contro i 150 uscenti.

Nonostante il suo conservatorismo morale negli anni '30 e '60, il PCF è stato il partito più femminile in Francia per tutto il XX secolo. Impegnato per il diritto di voto delle donne fin dagli anni Venti, nel 1946 elesse diciassette delle prime trentatré deputate. Nel 1956, le donne all'Assemblea nazionale erano solo diciannove, ma quindici erano comuniste.[4]

Successivamente il PCF si avvicinò al Partito Socialista francese, siglando patti elettorali che permisero al partito di salire, nel 1967, al 22,5% e di eleggere ben 73 deputati. Dopo avere condannato l'intervento sovietico a Praga (1968), negli anni Settanta il PCF, ora diretto da G.Marchais, si avvicinò alla linea dell'Eurocomunismo, elaborata assieme ai leader del PCI Enrico Berlinguer e del Partito Comunista di Spagna Santiago Carrillo.

Negli anni Ottanta il PCF, che partecipò al governo delle sinistre nel 1981-84, durante la presidenza Mitterand, vide calare i suoi consensi sotto il 10%. Il crollo dell'Unione Sovietica (1989-1991) contribuì poi ad aggravare la crisi.

Con Robert Hue (segretario dal 1994 al 2001 e presidente dal 2001 al 2002) e anche in seguito il PCF riapre il dialogo con il Partito Socialista. Dopo il successo alle elezioni legislative del 1997 e la partecipazione al governo di Lionel Jospin, il Partito tornò a calare nei suoi consensi e nella sua forza organizzata.

Dal 2001 a oggi - il crollo nei consensi[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni presidenziali francesi del 2002, che videro lo scavalcamento del candidato socialista Lionel Jospin da parte del Front National di Le Pen, con i quattro candidati dei diversi partiti della sinistra comunista/trotskista (Parti des Travailleurs allo 0,47%, Lotta Operaia allo 5,72%, Lega Comunista Rivoluzionaria al 4,25% e ovviamente il PCF al 3,37%) hanno raggiunto circa il 15% dei consensi, l'1% di meno rispetto al Partito Socialista Francese.

Nel referendum contro la Costituzione europea del 29 maggio 2005 il PCF si è schierato nel fronte del "No" (di sinistra, differenziando il proprio NO, che derivava da una matrice sociale, da quello della destra euroscettica), che ha raggiunto il 55% dei voti bocciando il TCE.

Manifestazione del PCF a Parigi nel 2012

Nelle elezioni presidenziali del 2007 la sinistra radicale e alternativa francese si è presentata estremamente divisa, con più di cinque candidati, ottenendo un magrissimo risultato. In particolare il PCF aveva presentato come candidata la segretaria del partito Marie-George Buffet, ottenendo l'1,97% dei voti: il minimo storico per il PCF.

Alle politiche del 2007, il PCF ha ottenuto il 4,3% dei voti, perdendo lo 0,5%, ed eleggendo 15 deputati, 6 in meno rispetto al 2002. Le elezioni del 2007 sono state quelle in cui i comunisti francesi hanno ottenuto il loro peggior risultato in termini percentuali dal dopoguerra a oggi.

Alle elezioni presidenziali del 2012 il candidato del Fronte di Sinistra Jean-Luc Mélenchon ottiene l'11.10 per cento dei consensi, collocandosi quarto.[5]

In occasione delle elezioni legislative del 2017 sono eletti sotto le insegne del PCF dieci deputati; altri due deputati sono invece eletti all'interno di La France Insoumise. Gli eletti del PCF aderiscono al gruppo Sinistra Democratica e Repubblicana, al quale si iscrivono altri 6 deputati.

Alle elezioni presidenziali del 2022 candida il deputato Fabien Roussel, che ottiene il 2,28% dei voti.

Segretari nazionali[modifica | modifica wikitesto]

La carica di segretario generale venne creata nel 1924 per poi essere soppressa nel 1928 per poi essere ricreata nel 1935. Venne rimpiazzata nel 1994 dalla carica di segretario nazionale

Candidati alle elezioni presidenziali[modifica | modifica wikitesto]

Prima del 1958 il presidente della Repubblica veniva eletto dai deputati e dai senatori, riuniti nella «Assemblée nationale» (III République) o nel «Parlement» (IV République). Il 21 dicembre 1958 è stato eletto da un collegio di 80.000 grandi elettori. La revisione costituzionale del 1962, durante la V République ha instaurato l'elezione del presidente della Repubblica a suffragio universale diretto. In Francia, il presidente della repubblica ha funzioni politiche e di governo, non ha solo una "funzione di garanzia" come in Italia. In particolare è competenza esclusiva del Presidente la politica estera.

  • 1924, Zéphyrin Camelinat, 84 anni, deputato, ottiene 21 voti (il 2,44% dei suffragi).
  • 1931, Marcel Cachin, 61 anni, deputato, ottiene 11 voti (l'1,23% dei suffragi).
  • 1932, Marcel Cachin, 62 anni, deputato, ottiene 8 voti (lo 0,96% dei suffragi).
  • 1939, Marcel Cachin, 69 anni, senatore, ottiene 74 voti (lo 8,07% dei suffragi).
  • 1953, Marcel Cachin, 84 anni, deputato a vita, ottiene 113 voti (il 12,12% dei suffragi).
  • 1958, Georges Marrane, 70 anni, senatore-sindaco di Ivry-sur-Seine, ottiene 10 355 voti (il 12,74% dei suffragi).
  • 1965, i comunisti sostengono la candidatura di François Mitterrand, partecipavano allora alla Convention des institutions républicaines.
  • 1969, Jacques Duclos, 72 anni, senatore, ottiene 4 808 285 voti (il 21,27% dei suffragi).
  • 1974, i comunisti sostengono la candidatura di François Mitterrand, socialista.
  • 1981, Georges Marchais, 60 anni, deputato, ottiene 4 456 922 voti (il 15,34% dei suffragi).
  • 1988, André Lajoinie, 58 anni, deputato, ottiene 2 056 261 voti (il 6,8% dei suffragi).
  • 1995, Robert Hue, 48 anni, sindaco, ottiene 2 632 460 voti (l'8,65 % dei suffragi).
  • 2002, Robert Hue, 55 anni, deputato europeo, ottiene 960 480 voti (il 3,37% dei suffragi).
  • 2007, Marie-George Buffet, 58 anni, deputata, ottiene 707 268 voti (l'1,93% dei suffragi).
  • 2012, Jean-Luc Mélenchon, 61 anni, eurodeputato, ottiene 3 984 822 voti (l'11,10% dei suffragi).
  • 2017, Jean-Luc Mélenchon, 66 anni, eurodeputato, ottiene 7 059 951 voti (il 19,58% dei suffragi).
  • 2022, Fabien Roussel, 52 anni, deputato, ottiene 802 615 voti (il 2,28% dei suffragi).

Parlamentari[modifica | modifica wikitesto]

Deputati 1993-1997[modifica | modifica wikitesto]

Deputati 2002-2007[modifica | modifica wikitesto]

Al gruppo aderiscono due deputati eletti come DVG: Jean-Pierre Brard e Jacques Desallangre.

Deputati 2017 - 2022[modifica | modifica wikitesto]

Alain Bruneel, Marie-George Buffet, André Chassaigne, Pierre Dharréville, Jean-Paul Dufrègne, Elsa Faucillon, Sébastien Jumel, Jean-Paul Lecoq, Fabien Roussel, Hubert Wulfranc, Stéphane Peu e Bénédicte Taurine.

Al gruppo aderiscono tre deputati di Divers gauche (l'indipendente Bruno Nestor Azerot, Huguette Bello di Pour La Réunion e Gabriel Serville del Partito Socialista Guyneano), due regionalisti (Moetai Brotherson di Tavini Huiraatira e Jean-Philippe Nilor del Movimento Indipendentista Martinicano) e Stéphane Peu, eletta con La France Insoumise (Taurine aderisce invece al gruppo di FI).

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dominique Andolfatto, PCF: de la mutation à la liquidation. Paris, Le Rocher, 2005.
  • Yves Santamaria, Histoire du Parti communiste français, Paris, La Découverte, Coll. Repères, 1999.
  • Marc Lazar, Stéphane Courtois, Histoire du parti communiste français. Paris: PUF, 1995. 437 p.
  • Guy Konopnicki, 1920/2020 Vive le centenaire du PCF. Paris, Libres/Hallier, 1979.
  • Cahiers d'histoire n 13 sur l'année 1947 PCF et société corse Paris, 1983.
  • Cahiers d'histoire n 14 le pcf 1938-1941, Paris, 1983.
  • Cahiers d'histoire n 17 viet nam pcf 1939-1944, Paris, 1984.
  • Philippe Robrieux, Histoire intérieure du Parti communiste (4 tomes), Paris, Fayard, 1980-1984.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Stampa comunista in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Politici comunisti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN127866460 · ISNI (EN0000 0000 9660 9259 · LCCN (ENn80126100 · GND (DE5311-9 · BNE (ESXX254174 (data) · BNF (FRcb11866789w (data) · J9U (ENHE987007592271805171 · WorldCat Identities (ENlccn-n82111303