Partito Socialista Unitario

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Partito Socialista Unitario
PSU 1922.jpg
Leader Filippo Turati
Segretario Giacomo Matteotti, Giuseppe Saragat, Carlo Rosselli, Claudio Treves
Stato Italia Italia
Fondazione 4 ottobre 1922
Dissoluzione 19 luglio 1930
Confluito in Partito Socialista Italiano
Ideologia Socialdemocrazia,
Socialismo riformista,
Socialismo democratico,
Antifascismo
Collocazione Centro-sinistra
Seggi massimi Camera
24 / 535
(1924)
Testata La Giustizia

Il Partito Socialista Unitario (PSU) è stata la denominazione assunta nel corso del tempo da tre distinti partiti politici di ispirazione socialdemocratica.

Partito Socialista Unitario (1922-1930)[modifica | modifica wikitesto]

L'espulsione della componente riformista del Partito Socialista Italiano (3 ottobre 1922)[modifica | modifica wikitesto]

Filippo Turati

La sera del 3 ottobre 1922, pochi giorni prima della Marcia su Roma di Mussolini (27-31 ottobre 1922), il XIX Congresso del Partito Socialista Italiano espulse i riformisti di Filippo Turati dal partito, con l'accusa di aver violato il divieto di collaborazione con i partiti borghesi, in quanto Turati si era presentato alle consultazioni del re per la costituzione del nuovo governo, che videro il fallimento di un nuovo ministero Giolitti e l'incarico al sen. Luigi Facta.

La mozione massimalista di Giacinto Menotti Serrati e Fabrizio Maffi prevalse di stretta misura, per 32.106 voti contro 29.119[1]. Rassegnato, Turati così espresse il rammarico degli esponenti della mozione riformista: «Noi ci separiamo da voi: o, forse più esattamente (non vi sembri una sottigliezza), voi vi separate da noi. Comunque ci separiamo. Accettiamo l'esito della votazione.» Terminò con queste parole: «Accomiatiamoci al grido augurale di "Viva il socialismo!", auspicando che questo grido possa un giorno - se sapremo esser saggi - riunirci ancora una volta in un'opera comune di dovere, di sacrificio, di vittoria!.»[2]

Fondazione del PSU[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 ottobre 1922 Turati diede quindi vita insieme a Giacomo Matteotti, Giuseppe Emanuele Modigliani e Claudio Treves al Partito Socialista Unitario, di cui Matteotti fu nominato Segretario[3]. Treves assunse la direzione de La Giustizia, che venne trasferita da Reggio Emilia a Milano e divenne l'organo ufficiale del nuovo partito. Nelle fila del PSU confluirono inoltre i due terzi del gruppo parlamentare socialista[1].

Secondo il sito web della Fondazione "Sandro Pertini"[4] alla fondazione del nuovo partito avrebbe contribuito anche il futuro Presidente della Repubblica, che si sarebbe iscritto al PSI già nel 1918, al termine della guerra. Al contrario, dai documenti risulta che Pertini venne eletto consigliere comunale di Stella (il suo paese natale) il 24 ottobre 1920, facendo egli parte di una lista composta da esponenti dell'Unione Liberale Ligure, dell'Associazione Liberale Democratica, del Partito dei Combattenti e del Partito Popolare Italiano. Come testimoniato ancora da quei documenti, egli rimase in carica fino alla primavera del 1922, epoca in cui rassegnò le dimissioni.[5]. Inoltre, il sito web del CESP - Centro Espositivo "Sandro Pertini" di Firenze riporta il testo della lettera, evidentemente retrodatata al mese di giugno 1924 (non è indicato il giorno), che Pertini inviò da Firenze all'avv. Diana Crispi, Segretario della Sezione Unitaria di Savona, con la quale, sull'onda dell'emozione e dello sdegno per il ritrovamento del cadavere di Giacomo Matteotti (16 agosto 1924), chiedeva l'iscrizione al PSU (il partito che egli avrebbe contribuito a fondare!)[6].

Analoga richiesta, per i medesimi motivi, fu fatta dal liberal-socialista Carlo Rosselli.

Le elezioni politiche del 1924[modifica | modifica wikitesto]

Il simbolo del Partito Socialista Unitario alle elezioni politiche del 1924

Nelle successive elezioni politiche del 1924, svoltesi con il nuovo sistema maggioritario della cosiddetta "Legge Acerbo" (dal nome del parlamentare fascista che la propose), che garantiva alla lista più votata che avesse conseguito almeno il 25% dei voti un enorme premio di maggioranza pari al 65%, il PSU si presentò autonomamente, risultando più votato, con circa 423.000 voti (5,9%) e 24 deputati alla Camera, rispetto alle liste dei socialisti massimalisti di Serrati (4,9%) e dei comunisti (3,8%). Fu l'unica volta, nella storia del socialismo italiano, che una componente socialdemocratica superò in voti, percentuale e seggi, la componente massimalista.

L'assassinio di Giacomo Matteotti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: s:Italia - 30 maggio 1924, Discorso alla Camera dei Deputati di denuncia di brogli elettorali e Secessione dell'Aventino.

Nelle elezioni del 1924 i fascisti ottennero la maggioranza assoluta nell'Italia del sud, mentre nelle città del Nord i partiti antifascisti ottennero numerosi successi. Avendo comunque ottenuto il 66% dei voti totali, il listone proposto da Mussolini si aggiudicò 374 deputati, la maggioranza assoluta, indipendentemente dalla Legge Acerbo. Tuttavia, il risultato di dette elezioni fu in gran parte influenzato da una serie di violenze, illegalità ed abusi commessi dalle milizie fasciste contro esponenti e militanti degli altri partiti.

Il 30 maggio 1924, durante la prima seduta della nuova legislatura alla Camera dei deputati, Giacomo Matteotti prese la parola e, citando fatti ed episodi circostanziati di violenza in danno delle opposizioni, contestò con forza la validità delle elezioni, delle quali chiese l'annullamento. Tale incisiva denuncia fu fatale per il segretario del PSU che, il 10 giugno successivo, venne rapito e barbaramente ucciso da una banda di squadristi fascisti.

Diffusasi la notizia del rapimento del parlamentare socialista, il 13 giugno Mussolini parlò alla Camera dei deputati affermando di non essere coinvolto nella scomparsa di Matteotti, ma anzi di esserne addolorato; al termine il Presidente della Camera Alfredo Rocco aggiornò i lavori parlamentari sine die, annullando di fatto la possibilità di risposta da parte dell'opposizione all'interno del Parlamento.

A seguito di ciò, il 26 giugno 1924 i parlamentari dell'opposizione si riunirono in una sala di Montecitorio, oggi nota come sala dell'Aventino (dal nome del colle Aventino su cui secondo la storia romana antica si ritiravano i plebei nei periodi di acuto conflitto con i patrizi), decidendo comunemente di abbandonare i lavori parlamentari finché il governo non avesse chiarito la propria posizione a proposito della scomparsa di Giacomo Matteotti.

Intanto, Turati cercò, assieme ai rappresentanti delle altre forze democratiche di opposizione, di ottenere dal re la destituzione di Mussolini da Capo del governo, magari con il ritorno all'Esecutivo dell'anziano Giolitti.

Stante l'appoggio del monarca al leader fascista, partecipò, come gli altri parlamentari di opposizione, alla prosecuzione della secessione dell'Aventino[7], attestandosi nella sterile testimonianza[8].

1924 – Turati e Treves alla Quartarella per il riconoscimento del cadavere di Matteotti

Il 16 agosto dello stesso anno il cadavere di Matteotti fu ritrovato nel bosco della Quartarella, aggravando la già complessa crisi del governo.

Il 3 gennaio 1925, Mussolini si assunse, in maniera retorica, la responsabilità politica, morale e storica delle violenze fasciste e, successivamente, il 9 novembre 1926, fu revocato il mandato parlamentare ai deputati "aventiniani" e furono sciolti tutti i partiti dell'opposizione, instaurando - anche formalmente - la dittatura fascista.

Lo scioglimento d'imperio del PSU[modifica | modifica wikitesto]

Il PSU di Turati fu, forse, il partito più perseguitato dal regime fascista. Oltre alla barbara uccisione del suo segretario Matteotti, fu il primo ad essere sciolto d'imperio, il 14 novembre 1925, a causa del fallito attentato a Mussolini da parte del suo iscritto Tito Zaniboni, avvenuto il 4 novembre precedente.

Tuttavia, già il 26 novembre 1925 si costituì un triumvirato, composto da Claudio Treves, Giuseppe Saragat e Carlo Rosselli che, il 29 novembre successivo, ricostituì clandestinamente il PSU come Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI)[9].

Peraltro, quasi un anno dopo, nella notte tra il 19 e il 20 novembre 1926, Treves e Saragat furono costretti ad espatriare clandestinamente in Svizzera (Treves proseguirà per Parigi e Saragat per Vienna), grazie all'organizzazione di Rosselli e Parri, che, per questo e per aver programmato la fuga dall'Italia di Turati e Pertini, verranno arrestati e prima reclusi in carcere, poi inviati al confino a Lipari.

Il partito in esilio[modifica | modifica wikitesto]

12 dicembre 1926 - Lorenzo De Bova, Filippo Turati, Carlo Rosselli, Sandro Pertini e Ferruccio Parri a Calvi in Corsica dopo la fuga in motoscafo da Savona.

Il 12 dicembre 1926, l'anziano Filippo Turati, pur essendo privato del passaporto, riuscì a fuggire in Corsica insieme a Sandro Pertini, con un motoscafo guidato da Italo Oxilia[10].

In Francia, i due furono presto raggiunti da Claudio Treves e, nel 1929 anche da Saragat e da Carlo Rosselli, evaso clamorosamente dal confino di Lipari, anch'egli con il motoscafo di Oxilia[11].

Nel 1927, il partito assunse la denominazione di Partito Socialista Unitario dei Lavoratori Italiani (PSULI).

Claudio Treves con Carlo Rosselli (in piedi) e Filippo Turati in esilio a Parigi nel 1932

Nell'agosto 1929, a Parigi, Carlo Rosselli fondò Giustizia e Libertà, un movimento rivoluzionario ed insurrezionale con lo scopo di riunire tutte le formazioni non legate al bolscevismo che intendevano combattere e porre fine al regime fascista, cavalcando la pregiudiziale repubblicana.

Infine, il 19 luglio 1930, il PSULI si riunificò con il PSI di Pietro Nenni, in occasione del XX Congresso socialista, tenutosi in esilio a Parigi.

Filippo Turati morì a Parigi il 29 marzo 1932. Carlo Rosselli, insieme al fratello Nello, fu ucciso a Bagnoles-de-l'Orne, il 9 giugno 1937, da sicari di una formazione della destra francese filo fascista, dopo che Giustizia e Libertà si era ormai trasformata in una formazione politica dotata di autonomia rispetto agli altri partiti in esilio.

Il prosieguo dell'attività politica di Giuseppe Saragat[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Saragat continuò a militare nel Partito Socialista Italiano (che, nell'agosto 1943 assunse la denominazione di Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria - PSIUP) sino al XXV Congresso del PSI del 10 gennaio 1947, quando, a Palazzo Barberini, in Roma, guidò la scissione della corrente socialdemocratica, dando nuovamente vita al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), successivamente denominato Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)[9].

Il 29 dicembre 1964, Saragat fu eletto Presidente della Repubblica e - dal Quirinale - promosse assieme al segretario del PSI Pietro Nenni, una nuova unificazione socialista, che si perfezionò il 30 ottobre 1966. Fu una riunificazione che durò meno di tre anni, in quanto, nel luglio 1969, la componente socialdemocratica operò una nuova scissione, costituendo ancora una volta il Partito Socialista Unitario che, nel febbraio 1971, riprese il nome di Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)[9]. Alla scadenza del suo mandato presidenziale (29 dicembre 1971), Saragat rientrò nella politica attiva e riassunse, poi, la carica di segretario del PSDI, sino al marzo 1976.

Segretari del PSU (poi PSLI e poi PSULI)[modifica | modifica wikitesto]

Politici ed iscritti[modifica | modifica wikitesto]

Partito Socialista Unitario (1949-1951)[modifica | modifica wikitesto]

Il partito venne fondato nel dicembre 1949, dalla confluenza della corrente autonomista uscita dal Partito Socialista Italiano (PSI), guidata da Giuseppe Romita, che precedentemente si era costituita in Movimento Socialista Autonomista, e della corrente di sinistra uscita dal Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), rappresentata da Giuseppe Faravelli, Ugo Guido Mondolfo, Mario Zagari.

Il 1º maggio 1951, dalla fusione del PSLI e del PSU, si costituì il Partito Socialista - Sezione Italiana dell'Internazionale Socialista (PS-SIIS), che il 7 gennaio 1952 assunse la denominazione di Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).

Partito Socialista Unitario (1968-1971)[modifica | modifica wikitesto]

Denominazione assunta temporaneamente dal Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) dal 1969 al 1971, dopo la divisione del Partito Socialista Unificato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Cfr. Paolo Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano, vol. I, Einaudi, Torino, 1967, p. 223-224.
  2. ^ Cfr. "Critica Sociale", anno XXXII, n. 20, 16-31 ottobre 1922, p. 308-311
  3. ^ Cfr. Gaetano Arfé, Storia del socialismo italiano (1892-1926), Einaudi, 1965, Torino, p. 312.
  4. ^ Fondazione Sandro Pertini. Biografia
  5. ^ Archivio di Stato di Genova, Prefettura di Genova, Sala 21, Pacco n. 283, Elezioni Comunali del 1920; Comune di Stella, Atti dei Consigli Comunali del 1920-22
  6. ^ Cfr. la richiesta di iscrizione al PSU nel sito web del CESP - Centro Espositivo "Sandro Pertini" di Firenze: «Mio ottimo amico. Ho la mano che mi trema, non so se per il grande dolore o per la troppa ira che oggi l'animo mio racchiude. Non posso più rimanere fuori dal vostro partito, sarebbe vigliaccheria. Pertanto, pronto ad ogni sacrificio, anche a quello della mia stessa vita, con ferma fede, alimentata oggi dal sangue del grande Martire dell'idea socialista, umilmente ti chiedo di farmi accogliere nelle vostre file. Questo ti chiedo dalla terra che diede al delitto il sicario Dumini, per la seconda volta indegna patria di Dante, che, se tra noi tornasse, nuovamente se n'andrebbe fuggiasco, ma volontario, non più per le contrade d'Italia, trasformate oggi in "bolgie caine", bensì oltre i confini, dopo averne ancora una volta ripetuto agli uomini con più disgusto e più amarezza, l'accorata invettiva: «ahi! serva Italia di dolore ostello nave senza nocchiero in gran tempesta non donna di provincia ma bordello». Ti chiedo ancora di volermi rilasciare la Tessera con la sacra data della scomparsa del povero Matteotti [10 giugno 1924 – N.d.E.]: questo potrai facilmente concedermi tu, che sai come da lungo tempo il mio animo nel suo segreto gelosamente custodisca, come purissima religione, la idea socialista. La sacra data suonerà sempre per me ammonimento e comando. E valga il presente dolore a purificare i nostri animi rendendoli maggiormente degni del domani, e la giusta ira a rafforzare la nostra fede, rendendoci maggiormente pronti per la lotta non lontana. Raccogliamoci nella memoria del grande Martire attendendo la nostra ora. Solo così vano non sarà tanto sacrificio. Ti stringo caramente la mano.
    tuo Sandro Pertini».
  7. ^ Ariane Landuyt, Le sinistre e l'Aventino. n.p.: Milano, F. Angeli, 1973.
  8. ^ Sull'eccessiva fiducia nel potere di ribellione morale della società, v. Tranfaglia, Nicola, "Rosselli E L'aventino: L'eredità Di Matteotti.", in Movimento di Liberazione in Italia, (1968): 3-34.
  9. ^ a b c Giuseppe Saragat e la socialdemocrazia italiana
  10. ^ La fuga di Turati
  11. ^ Giuseppe Manfrin, La romanzesca evasione da Lipari, in: Avanti della domenica, anno 4, n. 42, 18 novembre 2001

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Igor Pellicciari, Tra decidere e rappresentare. La rappresentanza politica dal XIX secolo alla Legge Acerbo, Rubbettino, 2004 ISBN 8849809069
Controllo di autorità VIAF: (EN139349682 · BNF: (FRcb12256304g (data)