Partito Democratico Costituzionale Italiano
| Partito Democratico Costituzionale Italiano | |
|---|---|
| Presidente | Giovanni Antonio Vanni |
| Stato | |
| Sede | Roma |
| Abbreviazione | PDCI |
| Fondazione | 1913 |
| Derivato da | Sinistra storica |
| Dissoluzione | 1920 |
| Confluito in | Democrazia Liberale |
| Ideologia | Liberalismo sociale Anticlericalismo Nazionalismo |
| Collocazione | Centro-sinistra |
| Seggi massimi | |
Il Partito Democratico Costituzionale Italiano, noto anche con l'acronimo PDCI, è stato un partito politico del Regno d'Italia di ispirazione liberale sociale derivato dalla corrente zanardelliana della Sinistra storica.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Sul finire del XIX secolo nello schieramento della Sinistra storica si sviluppò una corrente politica facente capo a Giuseppe Zanardelli, che dopo una lunga carriera ministeriale, il 15 febbraio 1901 fu nominato presidente del consiglio. Il governo Zanardelli si caratterizzò per riforme nel solco del liberalismo sociale: ampliò le libertà pubbliche, introdusse una tassazione più progressiva, approvò norme sul lavoro a tutela di donne e minori e tentò, senza successo, di introdurre il divorzio.[1] Zanardelli morì il 26 dicembre 1903, due mesi dopo la la caduta del suo governo, lasciando in eredità una cultura politica diffusa a livello nazionale, specialmente nel nord-est e al sud.[2] Nel 1904 alcuni deputati di origine "zanardelliana" si ricostituirono in un gruppo parlamentare dotato di un comitato esecutivo diretto dal segretario Carlo Gallini. Come tutti i gruppi liberali dell'epoca, anche il gruppo zanardelliano mancò di una vera organizzazione centralizzata, e i suoi membri continuarono a esercitare il loro mandato da deputati in modo sostanzialmente indipendente. Nonostante ciò, il gruppo mantenne una notevole continuità organizzativa, presentandosi sotto le denominazioni di "democratici costituzionali" e Sinistra Democratica, restando attivo almeno fino al 1914.[3]
Parallelamente nel 1907 a Roma, nacque in funzione anticlericale un partito sostenuto in larga parte dalla massoneria: il Partito Democratico Costituzionale. Diffusosi lentamente oltre la capitale, si unì al gruppo parlamentare della Sinistra Democratica, dando vita al primo vero partito moderno del liberalismo italiano: il Partito Democratico Costituzionale Italiano (PDCI). Al suo interno confluirono oltre ai liberali zanardelliani, anche la componente massonica e alcuni riformisti vicini a Giovanni Giolitti.[3] Il primo congresso si del PDCI si svolse quindi a Roma dal 22 al 28 maggio 1913 in vista delle prime elezioni a suffragio universale. Al congresso parteciparono circa 200 persone di cui 38 rappresentati delle delegazioni del partito provenienti da tutta Italia e alcuni membri dell'Unione agricola popolare.[4] Tra i deputati che al congresso aderirono al PDCI furono Carlo Schanzer, Luigi Rava, Antonio Teso, Vito Luciani, Ferdinando Martini, Salvatore Orlando e Camillo Finocchiaro Aprile, mentre fu nominato presidente Giovanni Antonio Vanni. Alle elezioni il PDCI appoggiò l'operato del governo Giolitti IV, ma affermò il proprio anticlericalismo, ponendosi come punto di riferimento per tutti quei liberali contrari al "patto Gentiloni".[5]
Alle elezioni del 1913 il PDCI presentò circa 65 candidati, ottenendo circa 29 eletti, in collaborazione con altri ex-zanardelliani e liberali di sinistra neoeletti, ricostituirono il gruppo parlamentare della Sinistra Democratica.[3] Con lo scoppio della prima guerra mondiale la Sinistra Democratica si schierò sul fronte dell'interventismo democratico confluendo nel Fascio parlamentare di difesa nazionale. Con la fine della guerra si ricostituì il gruppo dei "democratici costituzionali", affiancato dal partito, i cui esponenti parteciparono in coalizione con le altre liste liberali alle elezioni del 1919 e alle amministrative del 1920, infine con l'inizio della XXV legislatura i "democratici costituzionali" confluirono nel gruppo della Democrazia Liberale.
Risultati elettorali
[modifica | modifica wikitesto]| Elezione | Voti | % | Seggi | Posizione | |
|---|---|---|---|---|---|
| Politiche 1913 | Camera a | 277251 | 5,53 | 29 / 508
|
Maggioranza |
| a) I risultati sono quelli riportati da Alessandro Schiavi ne La Riforma Sociale del 1914, poi ripresi dall'Istat | |||||
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ Gian Luca Fruci, Giuseppe Zanardelli, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 100, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2020.
- ^ Ullrich, 1980, p. 436.
- ^ a b c Ullrich, 1980, p. 437.
- ^ Laschi, 1990, p. 120.
- ^ Laschi, 1990, p. 121.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Giuliana Laschi, I liberal-costituzionali nelle elezioni del 1913 e del 1919, in Il Politico, vol. 55, 1 (153), gennaio-marzo 1990.
- Hartmut Ullrich, L'organizzazione politica dei liberali italiani nel Parlamento e nel Paese (1870-1914), in Rudolf Lill e Nicola Matteucci (a cura di), Il liberalismo in Italia e in Germania dalla rivoluzione del '48 alla prima guerra mondiale, Il Mulino, 1980.