Parco urbano Pineta di Castel Fusano

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Il Parco urbano Pineta di Castel Fusano è un'area protetta istituita nel 1980 dalla Regione Lazio.

Di storia antica, la Pineta copre un'area di 916 ettari[1] e si trova a cinque chilometri a sud-est della foce del Tevere. È la più ampia area verde di Roma. Dal 1996 la Pineta di Castel Fusano fa parte della Riserva naturale Litorale romano.[2]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

I confini della Pineta sono dati a nord-ovest dal Canale dei Pescatori e a sud-est dalla Tenuta di Castel Porziano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Iscrizione su una tomba dell'antica Via Severiana di Ostia

L'area della pineta si trova dalla parte del Lido di Ostia già territorio di Laurentum su cui, secondo Virgilio, i fati condussero Enea. Come attestano le parole di Silio Italico e di Virgilio il pino era già presente nell'area.[3]

L'area del Parco Urbano già in epoca romana era attraversata dai collegamenti tra Roma e il mare, con l'antica via Severiana voluta nel 198 d.C. dall'imperatore Settimio Severo.

La massa Fusana appare nel 1074 tra i beni donati da Gregorio VII alla abbazia di San Paolo fuori le mura[4], successivamente nel 1183 appare già frazionata in più proprietà tra le quali la porzione data alla abbazia di S. Anastasio delle Tre Fontane che includeva la chiesa di S. Maria de Fusano[5].

In epoca medievale, alcuni atti dimostrano l'abbondanza di selvaggina e il suo sfruttamento da parte degli ostiensi.[3] L'area verde faceva parte del circondario del Castello di proprietà della famiglia Orsini.

Nel 1453 il casale e la tenuta di S. Maria de Fusano appartenevano alla famiglia dei Papazzurri.[6]

L'area fu successivamente di proprietà del Monastero di San Saba, della famiglia Corona, della famiglia dei Fabi del rione Sant'Angelo già nel 1488, e poi dei Mazzinghi[7]. Sul terreno si allevavano cavalli e bufale, mentre il bosco era usato per ricavarne carbone e fascine e per scopi venatori.

Nel 1620 Vincenzo Mazzinghi della nazione fiorentina, cedette la porzione detta Tumoleto di Fassano al Cardinale Giulio della famiglia Sacchetti, già affittuaria della limitrofa tenuta di Decima. I Sacchetti riunirono insieme anche la tenuta di Spinerba già della famiglia Theodoli[8] e il Casale di Fusano per un totale di più di 2000 ettari di terreno nel 1634.

Nel 1713 i Sacchetti trasformarono l'area in pineta, coprendo artificialmente la proprietà di circa 7000 pini domestici (Pinus pinea) e piantando vicino al mare numerosi lecci (Quercus ilex), ad arricchire la macchia mediterranea sempreverde. Furono piantumati anche olmi, pioppi e salici lungo le sponde dei canali.[3]

Nel 1755 il Principe Agostino Chigi acquistò la pineta dai Sacchetti. Nel 1888 i Chigi affittarono l'area a Re Umberto I.[7]

Nel 1932 il Governatorato di Roma acquistò la pineta dal principe Francesco Chigi, che tenne per sé il Castello e parte della tenuta, e il 21 aprile 1933 la pineta è stata aperta al pubblico.

Dal secondo dopoguerra la Pineta è attraversata dalla via Cristoforo Colombo, collegamento storico dei romani con il mare.

La Regione Lazio il 26 giugno 1980 ne fece un Parco Urbano.

Dal 1987 venne istituita anche la Riserva naturale Litorale romano.[9][10], e con il Decreto Ministeriale istitutivo del 29 marzo 1996 la Riserva accorpò a sé le aree di interesse archeologico, agricolo e ambientale dei comuni di Fiumicino e di Roma, tra cui il Parco Urbano della Pineta di Castel Fusano.[11]

Il piano di gestione del Parco civico di Castel Fusano doveva essere approvato entro sei mesi dall'istituzione del parco.[12]

Per fare pressione sulle istituzioni locali e per avere una maggiore attenzione al territorio, è stato creato il Comitato Civico Ambiente del XIII Municipio, chiamato anche Comitato Civico Entroterra XIII[13].[14]

La Via Severiana[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni frammenti di basolato usati per lastricare la Via Severiana, antica strada romana che congiungeva l'antica Fiumicino con Terracina[15], sono ancora visibili all'interno del Parco Urbano. Parte della strada romana era stata rimossa dai Chigi, alcune opere di ripristino risalgono ai primi del Novecento.[16] Vi passò anche Antonio Nibby:

« da Castrum Inui ad Anzio, entrando nella via litorale Severiana,si hanno circa 12 miglia di cammino, e quantunque l’antico lastricato sia presso che intieramente scomparso, pure di tratto in tratto se ne incontrano vestigia, che non lasciano dubbio veruno della sua direzione. »

(Nibby 1837, 450-451)

Flora[modifica | modifica wikitesto]

Un ramo di ginepro fenicio (Juniperus phoenicea)

Uno studio floristico da parte di Maria Grazia Guerrazzi ha individuato la presenza di 455 specie suddivise in 272 generi e 73 famiglie.[17]

Forte la presenza, all'interno della macchia mediterranea sempreverde, di lecci e di pini domestici (Pinus pinea) introdotto dall'uomo nei secoli scorsi. Si possono osservare, tra le varie specie, il corbezzolo, il lentisco, la fillirea, l'erica arborea, il mirto, l'alaterno, il ginepro fenicio, il rosmarino e l'osiride.[18]

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Un occhiocotto (Sylvia melanocephala)

L'area era fin dall'antichità ricca di selvaggina e uccelli. In alcuni periodi l'eccessivo sfruttamento venatorio portò le autorità locali a emettere dei divieti di caccia per le popolazioni limitrofe; per esempio, il 5 giugno 1277 si fece "divieto di uccellare e transitare senza autorizzazione". La famiglia Sacchetti, in seguito, ripristinò l'autorizzazione "ad uccellare e a cacciare cinghiali, caprioli, cervi, lepri, istrici, e ricci", ma l'attività fu probabilmente eccessiva dato che un secolo dopo un chirografo di papa Benedetto XIII istituì nuovamente la riserva di caccia con pene severe per chi contravveniva.[3]

Nel passato erano presenti grandi mammiferi oggi estinti nell'area: il cervo (Cervus elaphus), il capriolo (Capreolus capreolus), il cinghiale (Sus scrofa), il daino (Dama dama).

Attualmente si incontrano volpi (Vulpes vulpes), donnole, faine, ricci (Erinaceus europaeus), istrici (Hystrix cristata), talpe (Talpa europaea), conigli selvatici (Oryctolagus cuniculus) e tassi. Sull'area sono presenti anche numerosi volatili, come picchi, upupa (Upupa epops), capinere (Sylvia atricapilla), scriccioli (Troglodytes troglodytes), occhiocotti (Sylvia melanocephala), pettirossi, codirossi (Phoenicurus phoenicurus), cuculi, picchi, cannaiole (Acrocephalus scirpaceus), garzette (Egretta garzetta), aironi (Ardea purpurea e Ardea cinerea), martin pescatori (Alcedo atthis), gallinelle d'acqua (Gallinula chloropus), cavalieri d'Italia (Himantopus himantopus), altre specie tipiche della macchia mediterranea.

Nel 1986 sulla fauna è stato fatto uno studio da Italia Nostra, ma già in precedenza erano stati compiuti studi sull'avifauna, in particolare tra il 1930 e il 1938 da parte dell'Osservatorio Ornitologico di Castel Fusano.

Si possono incontrare anche specie di insetti rari.[18]

Gli incendi[modifica | modifica wikitesto]

La pineta viene spesso colpita dall'azione di piromani o da incendi di origine non identificata. Sono centinaia i focolai di incendi che negli ultimi anni hanno devastato la Riserva. Alcuni, di particolare entità, hanno provocato danni ambientali difficilmente recuperabili nei prossimi decenni.

Il 4 luglio del 2000, 300-350 ettari della pineta secolare e della macchia mediterranea sempreverde sono stati colpiti da un incendio, e di questi 280 ettari sono andati completamente distrutti.[18][19][20]

Altri gravissimi incendi che hanno decimato ettari di riserva di pinus pinea ci furono il 9 luglio 2002, da giugno a settembre 2003, l'11 luglio 2004 e il 1º luglio 2005.[21][22]

Nel luglio 2008 almeno altri 80 ettari di pineta sono stati distrutti da una serie di roghi di origine dolosa.[23][24]

Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha inserito la Riserva Naturale Statale Litorale Romano, di cui fa parte anche il Parco Urbano Pineta di Castel Fusano, tra le aree protette da tutelare in base ai Piani AIB (Attività antincendi boschivi) delle Riserve Naturali Statali[25], in attuazione della Legge 21 novembre 2000, n. 353.[26][27]

Zone limitrofe[modifica | modifica wikitesto]

Zone SIC[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Siti di importanza comunitaria del Lazio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte: Ministero dell'Ambiente Archiviato il 4 giugno 2015 in Wikiwix. Altre fonti, come il Sito del Comune di Roma, parlano di più di 1000 ha. Maria Grazia Guerrazzi, nella sua tesi in Biologia presente in Wikisource, La vegetazione del parco urbano "Pineta di Castel Fusano", parla di 1200 ha.
  2. ^ D.M.A. 29 marzo 1996[collegamento interrotto]
  3. ^ a b c d GuerrazziLa storia
  4. ^ v. C. Margarini, Bullarium Casinense, Tom. II, p.107.
  5. ^ Nibby,  vol. I, pp. 428-432.
  6. ^ v. P. Adinolfi, Roma nell'età di mezzo, Tomo I, p. 56
  7. ^ a b www.roma-o-matic.com
  8. ^ Tomassetti, Della Campagna romana, in Archivio della Società romana di Storia Patria, 1897
  9. ^ D.M. n. 428 del 28/7/1987 del Ministro dell'Ambiente per l'individuazione di zone di importanza naturalistica del Litorale romano.
  10. ^ Riserva naturale Litorale romano - L'Area Protetta
  11. ^ Ma il TAR emise una sentenza che invalidò la Riserva Naturale Statale Litorale Romano tra ottobre 1998 e maggio 1999. da www.riservalitoraleromano.it
  12. ^ Pineta di Castel Fusano: cittadini per la tutela dello splendido polmone verde delle CapitalÈ' di Marta Ghironi da www.romatoday.it del 16 febbraio 2009[collegamento interrotto]
  13. ^ Blogs.com Archiviato il 26 giugno 2009 in Internet Archive.
  14. ^ Contro il Nuovo PRG nasce il Comitato Civico Entroterra 13 di A. M. su http://www.abitarearoma.net del 19 febbraio 2008
  15. ^ La via Severiana era la via litoranea; era importante per il trasporto della calce in epoca romana.
  16. ^ [1][collegamento interrotto]
  17. ^ Guerrazzi, , La flora, riporta con precisione le specie individuate nello studio.
  18. ^ a b c Sito del Comune di Roma.
  19. ^ www.severiana.it[collegamento interrotto]
  20. ^ Ecco il piano anti-incendi Così rinasce Castelfusano di Daniela Onelli su Repubblica del 4 luglio 2001.
  21. ^ Castelfusano: inizio d'incendio nella pineta nel Corriere della Sera del di 12 luglio 2004
  22. ^ Nuovo incendio doloso a Castelfusano Polemiche sui controlli, Corriere della sera del 4 luglio 2004.
  23. ^ Castelfusano, incendio nella pineta di Stefano Vladovich in ilGiornale.it del 27 luglio 2008
  24. ^ Nuovo incendio alla pineta di Castelfusano, fotogallery su laRepubblica.it del 27 luglio 2008.
  25. ^ Piani AIB delle Riserve Naturali Statali nella Regione Lazio sul sito del Ministero dell'Ambiente.
  26. ^ Normativa sul sito del Ministero dell'Ambiente
  27. ^ Ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 27 settembre 2007[collegamento interrotto].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Il parco pineta di Castel Fusano, Comune di Roma, Ufficio tutela ambiente, Roma, Palombi, 1992
  • AA.VV., Enea nel Lazio, archeologia e mito, Catalogo della mostra, Roma, 1981
  • Antonio Nibby, Analisi storico-topografica-antiquaria della carta de’ dintorni di Roma, volume I, Roma, 1837.
  • Carlo Blasi, Bruno Cignini, Romano Maria Dellisanti e Patrizia Montagna (a cura di), Il recupero ambientale della pineta di Castel Fusano: studi e monitoraggi, Roma, Palombi Editori, 2002.
  • Francesco Chigi, La pineta di Castel Fusano parco pubblico del Governatorato di Roma, dalla rivista mensile del T.C.I. Le Vie d'Italia, S.l., s.n., s.d. (prima del 1953)
  • Maria Grazia Guerrazzi, La vegetazione del parco urbano "Pineta" di Castel Fusano, Roma.
  • Giulio Sacchetti, Castel Fusano e la sua pineta, da Rivista di storia dell'agricoltura, n. 4, Roma, Tip. dell'Orso, 1970
  • Giuseppe Manente, Nella pineta di Castel Fusano: Intermezzo [per pianoforte], musica a stampa, Firenze, Stamp. Mignani, 1933
  • Contro il Nuovo PRG nasce il Comitato Civico Entroterra 13 di A. M. su http://www.abitarearoma.net del 19 febbraio 2008
  • Effetti della struttura del popolamento sui modelli di stima del volume e della biomassa epigea (Pineta di Castelfusano - Roma) di Cutini A, Hajny MT, Gugliotta OI, Manetti MC, Amorini E, studio per conto del CRA-SEL, Centro di ricerca per la selvicoltura, su www.sisef.it del 25 marzo 2009

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Coordinate: 41°44′05.33″N 12°19′11.26″E / 41.734814°N 12.319794°E41.734814; 12.319794