Parco naturale regionale della Lessinia

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Parco naturale regionale della Lessinia
Parco naturale regionale della Lessinia 8.jpg
Tipo di areaParco regionale
Codice WDPA32702
Codice EUAPEUAP0241
Class. internaz.SIC e ZPS IT3210040
StatiItalia Italia
RegioniVeneto Veneto
ProvinceVerona Verona Vicenza Vicenza
ComuniBosco Chiesanuova, Dolcè, Erbezzo, Fumane, Grezzana, Marano di Valpolicella, Roncà, Roverè Veronese, San Giovanni Ilarione, Sant'Anna d'Alfaedo, Selva di Progno, Velo Veronese, Vestenanova, Altissimo, Crespadoro
Superficie a terra10.201 ha
Provvedimenti istitutiviL.R. n.40 16-08-1984
GestoreEnte Parco
PresidenteRaffaello Campostrini
Mappa di localizzazione
Sito istituzionale
Coordinate: 45°40′48″N 11°03′00″E / 45.68°N 11.05°E45.68; 11.05

Il parco naturale regionale della Lessinia è stato istituito con la legge regionale n. 12, del 30 gennaio 1990 con lo scopo di tutelare il ricco patrimonio naturalistico, ambientale, storico ed etnico del territorio veronese. È situato nella parte più settentrionale della Lessinia, tra i 1.200 e 1.800 m. È sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale della comunità europea n. IT3210040[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Colori della Lessinia
Panorama della Lessinia

Il parco naturale regionale della Lessinia, gestito per trent'anni dalla Comunità montana della Lessinia, gode dal 2019 di un proprio ente gestore.

Con Legge Regionale n. 23 del 26 giugno 2018 la gestione dei parchi regionali è affidata ad un ente di diritto pubblico, dotato di personalità giuridica, con sede legale e amministrativa nel rispettivo territorio, denominato Ente parco e sottoposto alla vigilanza della Giunta regionale.[2]

Sono organi dell’Ente parco:

a) la Comunità del parco;

b) il Consiglio direttivo;

c) il Presidente;

d) il Revisore dei conti;

e) la Consulta del Parco;

f) il Comitato tecnico-scientifico.

Il parco ha vari compiti i: prendendo le finalità direttamente dallo statuto, si può osservare che la ricchezza del territorio da preservare va dai giacimenti fossili alla conservazione dell'alpicoltura, e al mantenimento e al recupero delle tradizioni cimbre, sia quelle dei pochi che ancora lo parlano fra i residenti sia di quelli che hanno perso l'idioma ma hanno mantenuto appieno le tradizioni. È importante anche la cura del sistema museale dei sette musei specializzati.

Per valutare le diversità rispetto ad un parco standard è bene ricorrere allo statuto nel punto in cui elenca le finalità:

  • la protezione del suolo e del sottosuolo, della flora, della fauna, dell'acqua
  • la tutela, valorizzazione, mantenimento e restauro dell'ambiente naturale, storico e architettonico nella sua unitarietà nonché il recupero di eventuali parti alterate
  • la cura e salvaguardia delle particolarità antropologiche, paleontologiche, geomorfologiche, floro-faunistiche e archeologiche della zona
  • la sua fruizione per fini scientifici, culturali e didattici
  • la promozione delle attività preposte alla manutenzione degli elementi protetti del parco, delle attività economiche tradizionali, nonché delle risorse e attrattive di chiaro richiamo turistico e dei servizi per il tempo libero
  • lo sviluppo sociale, culturale ed economico delle popolazioni che vivono e gravitano nel Parco
  • l'organizzazione dei flussi turistici
  • la tutela e la valorizzazione del patrimonio etnico, storico, culturale e linguistico delle popolazioni "Cimbre".

Nel 2019 è stato svolta un'intervista a 168 aziende utilizzatrici le malghe della Lessinia, all'interno del dossier di candidatura degli Alti Pascoli della Lessinia nel Registro nazionale dei paesaggi storici rurali. L’intervista aziendale ha sondato la percezione degli allevatori in merito all’attività del Parco nel mantenimento del paesaggio rurale storico e dell’attività zootecnica in alpeggio. Per il 59% degli intervistati tale attività è da ritenersi in contraddizione e per il 38% assente. Solo il 3% degli intervistati ritiene che i 30 anni di attività amministrativa dell'ente Parco siano stati utili.[3]

Nello stesso periodo cinque comuni della Lessinia avanzavano proposte di revisione delle aree Parco, per venire incontro alle esigenze degli abitanti e degli agricoltori. La proposta è stata discussa il 16 gennaio 2020 nella seconda Commissione regionale (Politiche ambientali). Di ritorno da Venezia così si esprime il presidente dell’ente Parco Raffaello Campostrini: «È stato giusto tener conto delle delibere dei Comuni che sono l’espressione massima di chi vive e lavora in Lessinia. Sarebbe stato folle da parte della Regione ostacolare questo percorso. In commissione, pur nella normale dialettica delle diverse posizioni, abbiamo avuto la soddisfazione di far capire le ragioni per cui questa proposta è nata: i vaj non vengono abbandonati ma continuano ad essere tutelati, tanto la fauna come la flora: i primi ambientalisti siamo noi che viviamo in montagna e questa riforma è stata voluta per risolvere delle problematiche del Parco che sono ferme da trent’anni, per dare dei confini che siamo più evidenti e naturali possibili».[4]

Nel gennaio 2020, per manifestare la contrarietà alla proposta di legge regionale volta a ridurre l'area protetta, migliaia di persone accorse per lo più dalle città di pianura, hanno fatto una marcia simbolica nel territorio di Bosco Chiesanuova, dove è sita la sede del parco, bloccando l'iniziativa degli abitanti e delle amministrazioni della Lessinia.[5][6]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il parco si sviluppa nella parte settentrionale della provincia di Verona in un corpo territoriale che va dai 1200 metri alle cime; si estende in due comuni della provincia di Vicenza e comprende alcune isole ad altezza più bassa che comprendono luoghi di bellezza naturale. Non ha acqua superficiale se non per brevissimi tratti visto il carsismo della zona. Nel parco sono compresi tutti i monti veronesi ad esclusione del Monte Baldo.

Comuni[modifica | modifica wikitesto]

La superficie del parco si estende sul territorio di 15 comuni, tredici in provincia di Verona e due in quella di Vicenza:

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

La parte superiore dei Lessini costituisce una vasta area a pascolo. Con tutta probabilità una delle aree pascolive più vaste dell’intero arco alpino italiano. Pascolo che si caratterizza per occupare aree morfologicamente poco accidentate con relativamente ridotti affioramenti di rocce e sassi. Pascolo che per la maggior parte è di proprietà privata e che è stato oggetto, negli ultimi decenni, di numerose indagini (Berni e Begalli,1991; Sauro et al, 2013; Sauro et al, 2017). La gestione dell'ambiente degli alti Lessini è garantita da una secolare attività pastorale e allevatoriale. I pascoli presenti nel territorio del Parco della Lessinia vengono per lo più gestiti da bovini da latte e da carne, ma sono presenti anche ovini ( in particolare la pecora Brogna, razza autoctona in via di estinzione), caprini ed equini.[7][3]

Flora e funghi[modifica | modifica wikitesto]

Nel sito ufficiale del parco ogni specie di fiori e funghi viene descritta e rappresentata.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

Funghi[modifica | modifica wikitesto]

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Impronte di Camoscio nella neve ctg Lessinia 2013

Fra le specie presenti nel parco meritano particolare menzione le sottostanti:

Accessi[modifica | modifica wikitesto]

Vista l'estensione del parco non vi sono accessi principali, ma tutta una serie di strade presenti in ogni valle della Lessinia. Gli accessi alla parte più elevata del parco sono dati dalla rotabile del passo della Liana che da Sant'Anna d'Alfaedo si inerpica fra il Corno d'Aquilio e il corno Mozzo; la provinciale da Erbezzo per il passo delle Fittanze; la diretta da Bosco Chiesanuova per San Giorgio e la strada che da Velo passa per Camposilvano ed arriva alla Conca dei Parpari. Altre strade arrivano ai limiti del parco, ma non permettono il transito ai mezzi a motore, come da Giazza e dalla provincia di Vicenza

Attività[modifica | modifica wikitesto]

Le attività dei comuni all'interno del parco sono molte e legate alle tradizioni e al clima di ospitalità dei residenti. L'area interna al parco copre oltre 60% dell'area della Comunità della Lessinia.

Più di 150 aziende agricole della Lessinia gestiscono i pascoli rientranti nel territorio dell'ente Parco. Alcune malghe offrono per la vendita diretta i loro prodotti ottenuti dalla trasformazione del latte in malga: malga Piocio di sotto (malga Lessinia), Malga Fanta e Malga Camporetratto. Una sola malga offre servizi agrituristici per la somministrazione di pasti: Malga Campolevà. Numerose malghe sono state trasformate in rifugi per offrire servizi di ristorazione e pernottamento.

Il parco in senso stretto ha delle attività proprie prevalentemente concentrate nella Malga Derocon a pochi chilometri da Erbezzo. La struttura, è stata realizzata grazie ad un progetto finanziato dalla Comunità Europea, Leader II. Nell'area, di 54 ettari, è stata realizzata un'Area floro-faunistica con un recinto faunistico, un percorso botanico e un centro visitatori.

Particolare attenzione è rivolta ai potenziali fruitori che provengono dalle scuole dell'obbligo.

In Luglio a Val Fraselle (Giazza - Selva di Progno)[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I siti del Veneto, su regione.veneto.it.
  2. ^ Legge regionale 23/2018, su bur.regione.veneto.it.
  3. ^ a b ALTI PASCOLI DELLA LESSINIA, su reterurale.it.
  4. ^ Vittorio Zambaldo, Parco della Lessinia, ridotti i confini Raffica di reazioni, in L'Arena, 17 gennaio 2020.
  5. ^ Tiziana Grottolo, Oltre 10mila persone per dire no al taglio del parco della Lessinia (FOTO e VIDEO). Gli organizzatori: “È un successo”, su ildolomiti.it, 26 gennaio 2020. URL consultato il 22 marzo 2020.
  6. ^ Giuseppe Petrobelli, Veneto, almeno 7 mila persone in cammino per salvare il Parco della Lessinia che la Lega vuole tagliare. Zaia tace, il Pd: “Finge di non sapere”, su ilfattoquotidiano.it, 27 gennaio 2020. URL consultato il 22 marzo 2020.
  7. ^ Pecora Brogna, su pecorabrogna.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vedovelli G. Zanetti M., Escursioni sul Monte Baldo - 23 Itinerari, Verona, Cierre Edizioni, 2006.
  • Cipriani E., Escursioni in Lessinia, Verona, Cierre Edizioni.
  • AA.VV., Itinerari sui Lessini e Piccole Dolomiti, Manfrini editori, 1995.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]