Giardino della Montagnola

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Giardino della Montagnola
Parco della montagnola, fontana 01.JPG
La fontana centrale
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàBologna
Caratteristiche
Tipoparco pubblico
Superficiecirca 6 ettari
Inaugurazione1662
GestoreComune di Bologna
Ingressivia Irnerio, via dell'Indipendenza (piazza XX Settembre)
Mappa di localizzazione

Coordinate: 44°30′09.29″N 11°20′47.15″E / 44.50258°N 11.34643°E44.50258; 11.34643

Il giardino della Montagnola è una delle più antiche e centrali aree verdi della città di Bologna, aperto per la prima volta nel XVII secolo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

È situato a nord del centro storico della città, adiacente alle mura dell'ultima cerchia e sorge sui ruderi del palazzo costruito da Bertrando del Poggetto per ospitare il papa e la sua corte, successivamente distrutto a furor di popolo.

Le rampe dette Pincio della Montagnola

Vi si accede da un lato tramite il Pincio di Bologna, realizzato nel 1896 su progetto di Tito Azzolini e Attilio Muggia, alla cui base si trova una fontana scolpita da Diego Sarti e Pietro Veronesi; dall'altro lato, l'ingresso è posto su via Irnerio, di fronte a piazza 8 agosto, ai lati del monumento al Popolano.

All'interno del parco è collocata una vasca circolare costruita in occasione dell'Esposizione emiliana del 1888 contenente delle sculture di animali ad opera di Diego Sarti.

Nella piazza antistante, piazza VIII Agosto, e nella strada interna del parco, ogni venerdì e sabato si tiene un grande mercato chiamato "La Piazzola", conosciuto anche come "mercato della Montagnola".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Scultura di leone, Diego Sarti, fine XIX secolo, cemento. Foto di Paolo Monti

Nel giardino della Montagnola vennero solennemente tumulate su ordine diretto di Napoleone[1] le salme di Luigi Zamboni e di Giovanni Battista De Rolandis, che nel 1794 guidarono a Bologna un tentativo di rivolta durante il quale vennero utilizzate delle coccarde italiane tricolore; nel 1799, con l'arrivo degli austriaci, le salme vennero disperse[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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