Paradossi di Zenone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

I paradossi di Zenone ci sono stati tramandati attraverso la citazione che ne fa Aristotele nella sua Fisica. Zenone di Elea, discepolo e amico di Parmenide, per sostenere l'idea del maestro, che la realtà è costituita da un Essere unico e immutabile, propose alcuni paradossi che dimostrano, secondo questi, l'impossibilità della molteplicità e del moto, nonostante le apparenze della vita quotidiana.

Le argomentazioni di Zenone costituiscono forse i primi esempi del metodo di dimostrazione noto come reductio ad absurdum o dimostrazione per assurdo. Sono anche considerate un primo esempio del metodo dialettico, usato in seguito dai sofisti e da Socrate e inoltre furono il primo strumento che mise in difficoltà l'ambizione dei pitagorici di ridurre tutta la realtà in numeri.

Oggi non si attribuisce valore fisico alle argomentazioni di Zenone, ma la loro influenza è stata molto importante nella storia del pensiero matematico e filosofico. Sono giunti fino a noi due paradossi contro il pluralismo e quattro contro il movimento.

Paradossi contro il pluralismo (o la molteplicità)[modifica | modifica wikitesto]

Primo paradosso[modifica | modifica wikitesto]

Il primo paradosso, contro la pluralità delle cose, sostiene che se le cose sono molte, esse sono allo stesso tempo un numero finito e un numero infinito: sono finite in quanto esse sono né più né meno di quante sono, e infinite poiché tra la prima e la seconda ce n'è una terza e così via.

Secondo paradosso[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo paradosso invece sostiene che se queste unità non hanno grandezza, le cose da esse composte non avranno grandezza (una somma infinita di zeri è zero) mentre se le unità hanno una certa grandezza, essendo le cose composte da infinite unità maggiori di zero avranno una grandezza infinita. Questo paradosso trova una soluzione nella teoria degli insiemi di Cantor, come mostrato da Adolf Grünbaum, se si considera che un segmento è costituito da un insieme più che numerabile di punti.

Paradossi contro il movimento[modifica | modifica wikitesto]

I paradossi sul movimento sono essenzialmente tesi a dimostrare la sostanziale apparenza del moto e, implicitamente, il fatto che la realtà fisica sarebbe continua e non discontinua, difendendo le idee del suo maestro Parmenide.[1]

Primo paradosso (lo stadio o della dicotomia)[modifica | modifica wikitesto]

Il primo argomento contro il movimento è quello sullo stadio.

Esso afferma che non si può giungere all'estremità di uno stadio senza prima aver raggiunto la metà di esso, ma prima di raggiungerla si dovrà raggiungere la metà della metà e così via senza quindi mai riuscire nemmeno a iniziare la corsa.

Secondo Giorgio Colli, sono due le versioni tramandate del paradosso (una è quella citata sopra), e andrebbe preferita la seguente espressione:

Non si può giungere all'estremità di uno stadio senza prima aver raggiunto la metà di esso, ma una volta raggiunta la metà si dovrà raggiungere la metà della metà rimanente e così via, senza quindi mai riuscire a raggiungere l'estremità dello stadio.

Il paradosso sarebbe dunque molto simile a quello di Achille e la tartaruga (che è una formulazione più suggestiva della dicotomia all'infinito) e meno simile a quello della freccia (nel quale è dimostrata l'impossibilità dell'inizio del movimento).

Secondo paradosso (Achille e la tartaruga)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Paradosso di Achille e la tartaruga.

Il Paradosso di Achille e la tartaruga - uno dei paradossi di Zenone più famosi - afferma che se Achille (detto "piè veloce") venisse sfidato da una tartaruga nella corsa e concedesse alla tartaruga un piede di vantaggio, egli non riuscirebbe mai a raggiungerla, dato che Achille dovrebbe prima raggiungere la posizione occupata precedentemente dalla tartaruga che, nel frattempo, sarà avanzata raggiungendo una nuova posizione che la farà essere ancora in vantaggio; quando poi Achille raggiungerà quella posizione nuovamente la tartaruga sarà avanzata precedendolo ancora. Questo stesso discorso si può ripetere per tutte le posizioni successivamente occupate dalla tartaruga e così la distanza tra Achille e la lenta tartaruga pur riducendosi verso l'infinitamente piccolo non arriverà mai a essere pari a zero.

In pratica, posto che la velocità di Achille () sia N volte quella della tartaruga () le cose avvengono così:

  • dopo un certo tempo Achille arriva dove era la tartaruga alla partenza ().
  • nel frattempo la tartaruga ha compiuto un pezzo di strada e si trova nel punto .
  • occorre un ulteriore tempo per giungere in .
  • ma nel frattempo la tartaruga è giunta nel punto ... e così via.

Quindi per raggiungere la tartaruga Achille impiega un tempo

e quindi non la raggiungerà mai, sebbene la distanza tra T (Tartaruga) e A (Achille) si restringa sempre più.

Terzo paradosso (la freccia)[modifica | modifica wikitesto]

«Il terzo argomento ora menzionato, è quello che sostiene che la freccia in movimento sta ferma. Questa tesi deriva dalla supposizione che il tempo sia costituito di istanti: se non si ammette questo, il ragionamento non regge. - Zenone commette un paralogismo; se, infatti - egli argomenta - ogni cosa o è in quiete o è in movimento, e nulla si muove quando sia in uno spazio uguale a sé, e poiché ciò che si muove occupa sempre in ogni istante uno spazio uguale a sé, allora la freccia che si muove è immobile..»

(DK A27[2])

Il terzo argomento è quello della freccia, che appare in movimento ma, in realtà, è immobile. In ogni istante difatti essa occuperà solo uno spazio che è pari a quello della sua lunghezza; e poiché il tempo in cui la freccia si muove è fatto di singoli istanti, essa sarà immobile in ognuno di essi.

Il concetto di questo terzo paradosso è in fondo opposto a quello del secondo: l'esistenza di punti e istanti indivisibili. Ma anche in questo caso il movimento risulta impossibile, in quanto dalla somma di istanti immobili non può risultare un movimento.

La freccia in quiete e quella in movimento occupano lo stesso spazio e quindi appaiono indistinguibili fra loro e rispetto allo spazio attraversato. L'identità di tale stato di quiete e di moto si deriva anche da quello che più tardi sarebbe stato chiamato principio degli indiscernibili. L'argomento precorre il principio di relatività galileiana del moto secondo il quale un osservatore che si muove alla stessa velocità del corpo osservato non è in grado di discernere se sia in quiete o in movimento.

Il moto della freccia è infatti percepibile solo dagli occhi di un sistema di riferimento non solidale, che lo misura integralmente dal punto di partenza. L'argomento di Zenone invece valuta il moto della freccia istante per istante in relazione allo spazio percorso, come una sequenza di immagini catturate istante per istante. L'argomento dello stadio tenta di misurare la distanza percorsa con precisione matematica e allo scopo fissa l'origine della misura nel punto di inizio del moto. L'origine del sistema di riferimento può in generale essere fissata arbitrariamente, e, se fatta coincidere con uno dei due punti di arrivo, la distanza percorsa risulta doppia. Il paradosso è stato risolto secoli dopo col calcolo infinitesimale.[senza fonte]

Quarto paradosso (due masse nello stadio)[modifica | modifica wikitesto]

Nell'immagine, i due corridori, A e B, corrono in senso opposto: A avrà, quindi, la sensazione di spostarsi molto più velocemente di come accade nella realtà, e cioè di una velocità pari alla sua sommata a quella del corridore B; lo stesso accade a B. L'osservatore C, invece, è fermo, e riesce a percepire la velocità reale dei due corridori.

Zenone afferma che se due masse in uno stadio si vengono incontro, risulterà l'assurdo logico che la metà del tempo equivale al doppio.

Consideriamo infatti tre segmenti (A, B, C) uguali e paralleli, che si trovino allineati. Supponiamo poi che il segmento in alto (A) si muova verso destra, rispetto a quello situato nel centro (B) che resta fermo, e che per ogni istante elementare avanzi di un intervallo (elementare). Il segmento in basso (C) faccia invece la stessa cosa verso sinistra. Dopo il primo istante vedremo che i punti iniziali di A e C si saranno allontanati di due intervalli. Ma ciò è assurdo perché allora il tempo che avrebbero impiegato per allontanarsi di un solo intervallo sarebbe di "mezzo istante", contraddicendo l'ipotesi che stiamo analizzando la situazione al primo istante (indivisibile).

Implicita in questa interpretazione ci sarebbe l'idea che un corpo non possa avere velocità diverse a seconda del sistema di riferimento.

Proposte di soluzioni ai paradossi del moto[modifica | modifica wikitesto]

Non è difficile immaginare che anche un greco, ignaro dei rudimenti del calcolo infinitesimale, "vedesse" altrettanto bene che ogni somma: un segmento + mezzo segmento + un quarto di segmento + ecc. rimane sempre all'interno del segmento doppio. Tale critica alle moderne "pseudoconfutazioni" è stata ampiamente sviluppata, su basi kantiane, dal matematico Umberto Bartocci, il quale invita invece a riflettere sulla circostanza che i paradossi di Zenone sul movimento vanno considerati sempre attuali e "non risolubili", in quanto puntano l'attenzione sulle dicotomie reale/pensato e spazio(continuo)/tempo(discreto)[3].

Un primo tentativo di confutazione dei paradossi di Zenone è infatti ascrivibile ad Aristotele, che notava come i paradossi si basassero sull'infinita divisibilità del tempo. Aristotele concludeva ipotizzando che il tempo invece non è mai infinitamente divisibile (istanti discreti). Da ciò ne derivava la logica conseguenza che istanti finiti permettessero di colmare spazi infinitamente discreti [4]. Le osservazioni di Aristotele, che implicano una radicale differenza qualitativa tra tempo e spazio, verranno riprese da Bergson, che nei suoi studi sulla durata dimostra che i filosofi e gli scienziati, applicando divisioni numeriche, analizzano il tempo come fosse lo spazio.

Effetto Zenone quantistico[modifica | modifica wikitesto]

Come si può vedere, questi paradossi sono stati utili per sviluppare molti concetti alla base della matematica e della fisica moderne, e non si dovrebbe liquidarli banalmente. Persino nella meccanica quantistica riecheggia il nome di Zenone nel cosiddetto Quantum Zeno effect (effetto Zenone quantistico), che, riprendendo metaforicamente il paradosso della freccia, afferma che un sistema, che decadrebbe spontaneamente, è inibito o addirittura non decade affatto se sottoposto a una serie infinita di osservazioni (o misure).

Di recente vari esperimenti:

  • l'esperimento di Itano et al. (1990), basatosi sull'idea di Cook (1988),
  • quello di Kwiat et al. (1995) sulla polarizzazione dei fotoni,
  • e quello di Fischer et al. (2001),

hanno dato verifica sperimentale di questo effetto.[senza fonte] Simili argomentazioni sono contenute nel saggio di Jim Al-Khalili “La fisica del diavolo. Maxwell, Schroedinger, Einstein e i paradossi del mondo” (2012).

Il paradosso di Achille e la tartaruga in letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Il Paradosso di Achille e la tartaruga ha ispirato diversi scrittori.

  • Lewis Carroll ha pensato a un immaginario dialogo tra Achille e la tartaruga, posto alla fine dell'interminabile corsa. I due discutono di geometria, ma la tartaruga rifiuta sempre di arrivare alla conclusione finale di Achille, semplicemente perché rifiuta la logica (in particolare il modus ponens).
  • In Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante di Douglas Hofstadter i vari capitoli sono intervallati da dialoghi tra Achille e la tartaruga, ispirati all'opera di Carroll.
  • Lo scrittore argentino Borges ha ripreso più volte i paradossi di Zenone, discutendo del loro rapporto con l'infinito. Borges li ha anche utilizzati come metafora per alcune situazioni descritte da Kafka.
  • Il poeta francese Paul Valéry cita Zenone d'Elea e fa riferimento ai paradossi di Achille e della freccia nel suo poema Il cimitero marino. [5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ https://www.youtube.com/watch?v=VOywayg4DMQ
  2. ^ I presocratici. Prima traduzione integrale con testi originali a fronte delle testimonianze e dei frammenti di Hermann Diels e Walther Kranz, p. 523.
  3. ^ Umberto Bartocci, "I paradossi di Zenone sul movimento e il dualismo spazio-tempo", "Episteme, Physis e Sophia nel III millennio", Perugia, N. 8, 2004 I paradossi di Zenone sul movimento e il dualismo spazio-tempo, con un'appendice "Sulle definizioni matematiche di discreto e continuo".[1]
  4. ^ Nicola Abbagnano, Storia della Filosofia, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2006.
  5. ^ Zénon! Cruel Zénon! Zénon d'Êlée!
    M'as-tu percé de cette flèche ailée
    Qui vibre, vole, et qui ne vole pas!

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I presocratici. Prima traduzione integrale con testi originali a fronte delle testimonianze e dei frammenti di Hermann Diels e Walther Kranz, a cura di Giovanni Reale, Milano, Bompiani, 2006
  • Jonathan Barnes et al., Zenone e l'infinito (Eleatica 2), a cura di Livio Rossetti e Massimo Pulpito, Sankt Augustin, Academia Verlag, 2011. ISBN 978-3-89665-585-1
  • Marco De Paoli, I paradossi svelati. Zenone di Elea e la fondazione della scienza occidentale, Cavallerleone, Scolastica, 1998. ISBN 88-87008-30-2
  • Vincenzo Fano, I paradossi di Zenone, Roma, Carocci, 2012. ISBN 978-88-430-6267-6
  • Giuseppe Panaccione, Intorno ai paradossi di Zenone. Da Pitagora al XX secolo, Carlentini, A. Parisi, 2004. ISBN 88-88602-23-2
  • Silvia Clara Roero, I paradossi di Zenone sul movimento, Torino, Rosenberg & Sellier, 1976. ISBN non esistente
  • Imre Toth, I paradossi di Zenone nel "Parmenide" di Platone, Napoli, Bibliopolis, 2006. ISBN 978-88-7088-514-9
  • Tullio Viola, Paleopitagorismo, paradossi di Zenone sul movimento e critica aristotelica, Napoli, 1980. ISBN non esistente

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Zeno’s Paradoxes, su iep.utm.edu. URL consultato il 14 aprile 2017.

Controllo di autoritàBNF (FRcb12135409n (data)