Parabeni

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struttura generale di parabeni
(un para-idrossibenzoato)
dove R è un gruppo alchilico

I parabeni sono una classe di composti organici aromatici, di cui fa parte l'acido 4-idrossibenzoico, chiamato anche acido para-idrossibenzoico, sinonimo da cui prendono il nome, suoi sali ed esteri. Sono stati individuati per la prima volta come antimicrobici da Sabalitschka nel 1924. Per la bassa tossicità acuta e cronica (la dose letale (LD50) di butilparaben è circa 5 g/kg peso corporeo[1]) e la bassa dose a cui inibiscono la crescita microbica (MIC) sono utilizzati da oltre 70 anni come conservanti nell'industria cosmetica, farmaceutica e alimentare con funzione battericida e fungicida.[2] Sono presenti in diverse formulazioni di cosmetici e farmaci[3] sia per uso topico che parenterale. Alcuni parabeni trovano impiego come additivi alimentari[4][5]. Commercialmente sono considerati parabeni solo gli esteri dell'acido 4-idrossibenzoico, anche se nelle norme che regolano i conservanti cosmetici sono inclusi anche l'acido stesso ed i suoi sali.

Attività antimicrobica[modifica | modifica wikitesto]

I parabeni hanno un ampio spettro di azione contro lieviti, muffe e batteri. L'attività antimicrobica aumenta aumentando la lunghezza della catena alchilica. L'attività antimicrobica verso funghi è maggiore di quella verso i batteri e tra i batteri quella verso i gram positivi è maggiore di quella verso i gram negativi. Alcuni microorganismi, specie tra i batteri gram negativi, sviluppano specifici enzimi che degradano i parabeni. Sono stati riportati casi di resistenza ai parabeni di Cladosporium resinae, Pseudomonas aeruginosa e Burkholderia cepacia. [6][7][8].

Concentrazione Minima Inibitoria (MIC)[9]
Microorganismo METHYLPARABEN ETHYLPARABEN PROPRYLPARABEN BUTYLPARABEN
Aspergillus niger ATCC 10254 0,1 0,04 0,02 0,02
Penicillium digitatum ATCC 10030 0,05 0,025 0,0063 0,0032
Candida albicans ATCC 10331 0,1 0,1 0,0125 0,0125
Saccharomyces cerevisiae ATCC 9763 0,1 0,05 0,0125 0,0063
Bacillus subtilis ATCC 6633 0,2 0,1 0,025 0,0125
Bacillus cereus var. mycoides ATCC 6462 0,2 0,1 0,0125 0,0062

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

I parabeni sono oggetto di dibattito scientifico per le possibili ricadute sulla salute dell'uomo o dell'ambiente[10][11]

Controversia sul rischio cancro[modifica | modifica wikitesto]

Una ricerca inglese, guidata da Philippa Darbre, pubblicata nel 2004 ipotizzava una relazione tra i parabeni applicati topicamente assieme al cosmetico ed il tumore al seno.[12]

Lo studio è stato fortemente criticato dalla comunità scientifica per alcune evidenti carenze metodologiche e fallacie. La controversia è stata vivacizzata dalla diffusione, specialmente su internet e sui tabloid, di una campagna allarmistica che ne denunciava la cancerogenicità, citando la ricerca della Darbre ed altre ipotesi, sempre formulate dalla Darbre, relative ai sali di alluminio nei deodoranti.

Più volte, ricerche successive, a cui a volte ha partecipato la stessa Darbre, hanno concluso che non c'erano prove per un nesso causale tra parabeni cosmetici, specie nei deodoranti, e cancro al seno[13][14][15][16]. Crescendo l'allarmismo e la pressione pubblica sulla pericolosità dei parabeni, gli enti preposti alla sicurezza dei cosmetici, farmaci e alimenti hanno confermato la sostanziale sicurezza del loro utilizzo , nell'ambito delle restrizioni e specifiche definite dalle diverse norme nazionali o sovranazionali (CDC[17], FDA[18], Ministero Salute Canada [19], CIR[20] SCCS 2008[21], Commissione Europea[22], NICNAS Australia[23]).

Controversia sui parabeni come interferenti endocrini[modifica | modifica wikitesto]

I parabeni nella UE sono classificati come potenziali interferenti endocrini[24]. Rientrano infatti, nonostante i volumi relativamente bassi, tra le sostanze di cui c'è almeno una ricerca che ne prova la potenziale capacità di mimare chimicamente, assieme al più comune metabolita l'acido para-idrossibenzoico, gli estrogeni, con una possibile ricaduta in effetti sulla salute dell'uomo e dell'ambiente. Centinaia di studi[25] hanno indagato sulla loro capacità di interferire con il sistema endocrino ottenendo diverse risposte. È stato comunque confermato che soprattutto quelli con la catena alchilica più lunga, e i loro principali metaboliti come l'acido p-idrossibenzoico stesso, possono debolmente interferire con il sistema ormonale[26]. Varie ricerche evidenziano come tale attività estrogenica sia di molti ordini di grandezza inferiore (1/100000) a quella dell'estradiolo o del etinilestradiolo, l'ormone sintetico spesso utilizzato nelle pillole anticoncezionali[27][28]. La controversia sugli ipotetici rischi associati ai potenziali interferenti endocrini nel cosmetico è ancora viva[29] ed in alcuni paesi si è pensato di adottare il principio di precauzione per cosmetici applicati a neonati o infanti. Per quanto debole sia l'attività estrogenica dei parabeni, questa può risultare un rischio inaccettabile nel caso il cosmetico sia applicato sulla pelle , magari lesa, di neonati o infanti. Chi ritiene altamente improbabile e non realistica l'ipotesi che i cosmetici con parabeni possano arrecare danni alla salute, fa riferimento alla loro grande diffusione in natura, alla loro minima potenzialità estrogeno-mimetica ed al fatto che terapie ad alto dosaggio di estrogeni, compresa la pillola anticoncezionale, non hanno una significativa relazione causale con il cancro al seno[29].

Assetto regolatorio[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1972 i principali parabeni sono stati classificati come sicuri dalla FDA americana che li ha inseriti negli ingredienti alimentari GRAS (Generally Recognized As Safe)[30] se utilizzati a concentrazioni <0,1%. Il loro utilizzo come additivi alimentari è autorizzato in praticamente tutto il mondo a seguito della valutazione presentata dal JECFA, il Joint FAO/WHO Expert Committee on Food Additives[5]. L'EFSA, Autorità europea per la sicurezza alimentare,[4] ha definito per i parabeni a catena corta una ADI da 0 a 10mg/kg peso corporeo. Non essendo possibile definire la NOAEL dell'idrossibenzoato di propile, gli additivi E216 e E217 sono stati rimossi dal regolamento UE 1129/2011[31]. I parabeni sono autorizzati come conservanti cosmetici con limitazioni o restrizioni che possono variare da nazione a nazione. Negli USA non è stato definito legalmente alcun limite di concentrazione dei parabeni nel cosmetico. Il Cosmetic Ingredient Review (CIR), ente privato di riferimento che studia la sicurezza degli ingredienti cosmetici, in una revisione del 1984 fissava una concentrazione limite del 25%. Anche a seguito della pressione pubblica nel 2005 e nel 2008 la valutazione di sicurezza dei parabeni cosmetici fatta dal CIR, considerando che l'effettivo utilizzo nel cosmetico contempla concentrazioni tipiche <0,3% si è allineata alle norme europee[20]. In Europa i parabeni sono classificati come conservanti ed elencati nell'apposito allegato del regolamento. Dopo una consultazione pubblica, non avendo l'industria fornito informazioni a supporto di ISOPROPYLPARABEN, ISOBUTYLPARABEN, PHENYLPARABEN, BENZYLPARABEN, PENTYLPARABEN e non essendo possibile valutare i margini di sicurezza per il loro utilizzo si è deciso di cancellarli dalla lista dei conservanti cosmetici autorizzati nella UE.

Il bando francese e le restrizioni danesi[modifica | modifica wikitesto]

Tra maggio e luglio del 2011 in Francia, è stata adottata la legge chiamata Lachaud dal nome del suo promotore. La legge composta da un solo breve articolo recita: “La produzione, importazione, vendita e offerta di prodotti con ftalati, parabeni e alchilfenoli è proibita”.[32][33]. La legge “Lachaud“ non è stata mai applicata (settembre 2015) ed i parabeni in Francia continuano ad essere utilizzati nei limiti delle norme europee.

Nel 2011 il governo Danese ha introdotto una restrizione nell'uso di alcuni parabeni (propyl-, isopropyl-, butyl- isobutyl-) bandendone l'utilizzo nei prodotti destinati a infanti fino a 3 anni di età. (BEK no. 166 24/02/2011) . L'SCCS, il Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori europeo, alla luce dei provvedimenti danesi si è pronunciato valutando la sicurezza dei parabeni anche nei cosmetici per infanti o neonati confermando che limiti e restrizioni specificate nel regolamento sono adeguati anche nel caso di cosmetici applicati a minori.[34]

Chimica[modifica | modifica wikitesto]

L'acido 4-idrossibenzoico, uno dei più diffusi acidi fenolici, è in comune a tutti i parabeni. Rientrano nella classe dei parabeni l'acido 4-idrossibenzoico stesso, i suoi esteri e sali. I più comuni sono metilparabene (methylparaben, E218), etilparabene (ethylparaben, E214), propilparabene (propylparaben, E216) e butilparabene (butylparaben) e rispettivi sali di sodio. Parabeni meno diffusi sono isobutilparabene (isobutylparaben), isopropilparabene (isopropylparaben), benzilparabene (benzylparaben) e loro rispettivi sali. La struttura chimica generale è raffigurata nella figura, in cui R rappresenta un gruppo alchilico come metile, etile, propile o butile legato all'acido 4-idrossibenzoico. Allungando la catena alchilica si alza il coefficiente di partizione ottanolo/acqua che passa da una valore di 1,96 per il 4-idrossibenzoato di metile a 3,57 per il 4-idrossibenzoato di butile.

Sintesi[modifica | modifica wikitesto]

Tutti i parabeni presenti in commercio sono di origine sintetica, sebbene alcuni siano identici a molecole presenti in natura. Sono sintetizzati mediante esterificazione dell'acido 4-idrossibenzoico con l'alcool appropriato. L'acido 4-idrossibenzoico è, a sua volta prodotto industrialmente mediante una variante della reazione di Kolbe-Schmitt, usando fenato di potassio e anidride carbonica

Lo schema generale di esterificazione di un acido con un alcool (conosciuto come esterificazione di Fisher) è il seguente:

Esterificazione

L'acido è fatto reagire in eccesso di alcool e con sottrazione successiva di acqua, in presenza di un catalizzatore acido. Il risultato sono un estere e acqua. Trattandosi di una reazione di equilibrio, la sottrazione di acqua e l'eccesso di alcol servono a spostare l'equilibrio di reazione verso i prodotti finali.[35]

Utilizzo[modifica | modifica wikitesto]

Il basso costo, l'efficacia tecnologica, il basso profilo tossicologico e l'impiego decennale, sono tutti fattori che spiegano perché l'uso dei parabeni sia comune, principalmente come antibiotico e antimicotico in diversi ambiti merceologici.

Utilizzo cosmetico[modifica | modifica wikitesto]

Il principale utilizzo dei parabeni, in volume, è per il mercato cosmetico. Varie indagini hanno individuato i parabeni come ingredienti della grande maggioranza (>90%) dei cosmetici sul mercato[36] La percentuale di cosmetici con parabeni, a seguito della pressione pubblica e della loro stigmatizzazione, risulta in calo con indagini che nel 2011 rilevano i parabeni nel 44% dei prodotti[37].

Nella UE sono autorizzati per l'utilizzo come conservanti cosmetici due gruppi di parabeni con diverse limitazioni:

4-HYDROXYBENZOIC ACID , METHYLPARABEN , POTASSIUM ETHYLPARABEN , POTASSIUM PARABEN , SODIUM METHYLPARABEN , SODIUM ETHYLPARABEN , ETHYLPARABEN , SODIUM PARABEN , POTASSIUM METHYLPARABEN , CALCIUM PARABEN

massima concentrazione di ogni singola sostanza 0,4%
BUTYLPARABEN, PROPYLPARABEN, SODIUM PROPYLPARABEN, SODIUM BUTYLPARABEN, POTASSIUM BUTYLPARABEN, POTASSIUM PROPYLPARABEN, massima concentrazione di ogni singola sostanza o della loro somma 0,14%
La somma delle concentrazioni di tutti i parabeni contenuti nel cosmetico non può superare lo 0,8%.

La sicurezza dell'utilizzo di questi parabeni alle condizioni definite dal regolamento è stata ampiamente valutata dall'SCCS.[38]

Utilizzo alimentare[modifica | modifica wikitesto]

Nella UE sono utilizzati e considerati sicuri[39] come additivi alimentari il 4-idrossibenzoato di etile ed il suo sale sodico con codici rispettivamente E214 e E215 ed il 4-idrossibenzoato di metile ed il suo sale sodico con codici rispettivamente E218 e E219. Il loro utilizzo, con concentrazioni inferiori allo 0,1% (acido) viene preferito nei prodotti dove il pH superiore a 6 rende meno efficace l'utilizzo dell'acido benzoico. Il 4-hydroxybenzoato di propile con codice (E216) ed il suo sale sodico (E217) sono stati cancellati dal regolamento[31] per il potenziale ruolo di interferenti endocrini.

Presenza in natura[modifica | modifica wikitesto]

La controversia sulla sicurezza dei parabeni si è focalizzata anche sulla loro presenza in natura. Alcuni composti fenolici, affini ai parabeni, sono xenoestrogeni come ad esempio gli idrossi-anisoli alchilati, e i gallati alchilici (utilizzati ugualmente come additivi preservanti e antiossidanti), e come in generale molti altri esteri idrossibenzoici, sono composti naturali di origine vegetale, utilizzati dalle piante per difendersi dai loro parassiti o dagli erbivori; tipico esempio il salicilato di metile in Betula lenta e in Spiraea che le rende commestibili a poche specie. Il metil parabene è presente nei mirtilli[40][41][42], dove svolge la sua azione antimicrobica. Più volte chi ribadisce la sicurezza dei parabeni nell'utilizzo cosmetico o alimentare fa notare come siano molto diffusi nel mondo vegetale[17][20]. In realtà mentre i fenoli sono diffusissimi nel mondo vegetale, l'acido 4-idrossibenzoico, un acido fenolico, ed i suoi esteri in forma libera sono stati rintracciati solo in poche analisi. I parabeni in frutta e vegetali possono essere presenti[43][44] prevalentemente come glucosidi e liberi sono stati rintracciati in qualche decina di piante, le più significative mirtillo e vaniglia. Sono presenti in vari oli ottenuti da frutti come l'olio di oliva[45], l'olio di palma[46] o di cocco[47]. L'olio di Açaí, ottenuto dai frutti di Euterpe oleracea è risultato essere uno dei più ricchi di acido para-idrossibenzoico (892 ± 52 mg/kg).[48] Anche vino e sidro possono contenerne in funzione del frutto da cui sono prodotti.[49]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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