Paolo Sacchi

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Paolo Filippo Sacchi
8 maggio 1807 – 26 maggio 1884
Nato aVoghera
Morto aTorino
Luogo di sepolturacimitero monumentale di Torino
Dati militari
Paese servitoFlag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Regno di Sardegna
Forza armataArmata Sarda
ArmaArtiglieria
Reparto1º Reggimento d’artiglieria operai
GradoLuogotenente
Decorazionivedi qui
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Paolo Filippo Sacchi (Voghera, 8 maggio 1807Torino, 26 maggio 1884) è stato un militare italiano, storicamente ricordato per un atto di eroismo che nel 1852 salvò la città di Torino da un incendio dalle conseguenze potenzialmente devastanti e che gli valse il soprannome di Eroico vogherese.[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Voghera l’8 maggio 1807, figlio di Eugenio Giuseppe e di Giuseppa Sormani, all’interno di una famiglia di modeste possibilità. Arruolatosi nell’Armata Sarda fu assegnato come servente all’artiglieria, venendo promosso nel maggio 1849 a furiere onorario del 1º Reggimento artiglieria operai. Assegnato come sorvegliante alla Fabbrica polveri degli stati sardi, sovrintendeva allo stoccaggio delle polveri da sparo presso la polveriera di Borgo Dora dove attualmente si trova l'ex Arsenale militare.

L'ex Arsenale militare di Borgo Dora a Torino, dove avvenne l'episodio di cui fu protagonista Paolo Sacchi (in basso all'estrema sinistra la lapide di bronzo in memoria)

Alle 11:45 del 26 aprile 1852 una scintilla, originatasi dall'attrito di una macchina, causò un incendio nel polverificio e ci fu quindi un'esplosione con 26 morti e numerosi feriti tra cui Sacchi stesso[2]. Siccome l'incendio minacciava di propagarsi e di intaccare ben 40 tonnellate di polvere da sparo poste nel capannone vicino, causando così la distruzione di buona parte della città, l'artigliere Sacchi senza alcun indugio e con grave rischio personale si lanciò tra le fiamme riuscendo a spegnere i tizzoni ardenti con una coperta e ad isolare i barili del capannone[2]. Poco dopo sul luogo del disastro giunsero tra gli altri Massimo d'Azeglio, allora primo ministro, il re Vittorio Emanuele II, che arrivò cavalcando dal castello di Moncalieri, e don Bosco, il più famoso santo sociale piemontese. Il re ricompensò Paolo Sacchi nominandolo all'istante luogotenente di artiglieria, il che comportava un innalzamento del rango sociale[2].

Per il suo coraggioso gesto fu insignito della medaglia d’oro al valor militare e gli vennero concessi la cittadinanza onoraria di Torino e una pensione annua di 1.200 lire[3].
A Paolo Sacchi la città di Torino ha anche dedicato una delle sue vie principali del centro, interamente porticata e lunga oltre 1 km, a ridosso della stazione di Porta Nuova. La via gli fu intitolata nel 1853, un anno dopo il suo gesto eroico. Sacchi poté così per trent'anni passeggiare in una via che portava il suo nome[4].

Di animo molto pio e devoto, Sacchi rimase umile nonostante il glorioso riconoscimento e continuò sempre ad attribuire il merito di quell'azione all'ispirazione della Madonna della Consolata[2]. Inoltre, come forma di ringraziamento, da quel giorno in avanti e per tutta la vita servì Messa ogni mattina presso il Santuario della Consolata[2].

Nel 1886 sul luogo della tragedia venne apposta una lapide in bronzo tuttora presente. Su di essa vi è scritto:

«PAOLO FILIPPO SACCHI
DA VOGHERA
SERGENTE FURIERE DI ARTIGLIERIA
ADDÍ 26 APRILE 1852
ESPONENDO CON SERENO CORAGGIO LA VITA
SALVA TORINO
MINACCIATA DALLO SCOPPIO DELLA POLVERIERA
IL MUNICIPIO
A MEMORIA DEL FATTO
E PER SEGNO DI GRATITUDINE
ALL'EROE
DAL RE PREMIATO
CON GRADI E ONORIFICENZE
QUESTA LAPIDE POSE»

Paolo Filippo Sacchi è sepolto nel Cimitero monumentale di Torino (campo primitivo ovest).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Trovandosi avvolto tra le rovine della scoppiata Regia Fabbrica di Polvere,anziché smarrirsi d'animo,con eroica risoluzione entrò nel magazzino principale, ne estrasse materie accese, per cui cotanto contribuì a salvare la capitale da maggiori sciagure.»
— 14 giugno 1852

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Torino che non c'è più: il vecchio ponte di corso Regina Margherita e la Barriera dell'Eroico
  2. ^ a b c d e Come Torino sfuggì alla sorte di Hiroshima, Stampa Sera, 25 aprile 1952, p.3
  3. ^ Angelo Dragone, Il Comune metterà due scuole dentro la fabbrica dei cannoni, in La Stampa, 5 agosto 1981, cronaca di Torino, p.11
  4. ^ Comune di Torino, Memorie di pietra, 1991, p.17

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renzo Rossotti, La grande guida delle strade di Torino, Roma, Newton & Compton editori, 2003.
  • Piergiuseppe Menietti, Emanuele Menietti, Il Risorgimento nelle vie di Torino, Torino, Editrice Il Punto, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]