Paolo Roversi (fotografo)

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Paolo Roversi (Ravenna, 1947) è un fotografo e fotoreporter italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La scoperta della fotografia[modifica | modifica wikitesto]

L'interesse di Paolo Roversi per la fotografia nasce nel 1964, a 17 anni, durante una vacanza di famiglia in Spagna quando gli viene regalata la prima macchina fotografica. La nascente passione lo spinge ad allestire una camera oscura nella cantina della sua casa, dove sviluppa e stampa i primi scatti in bianco e nero. Inizia il suo apprendistato con un fotografo locale, Nevio Natali e nel 1970 inizia a lavorare come fotoreporter per la Associated Press e viene inviato a seguire i funerali di Ezra Pound a Venezia. Nello stesso anno apre con un amico, Giancarlo Gramantieri, il suo primo studio di ritrattista a Ravenna, dove fotografa le celebrità locali e le loro famiglie.[1]

Il trasferimento a Parigi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1971 Paolo incontra per caso a Ravenna Peter Knapp, in quegli anni direttore creativo della rivista Elle. È lui a consigliare a Paolo di trasferirsi a Parigi e a invitarlo in città. Roversi arriva a Parigi nel novembre del 1973. Inizia immediatamente a fotografare, usando la piccola stanza dell'albergo che lo ospita come studio.

Nei primi anni di soggiorno a Parigi, lavora ancora come fotoreporter per la Huppert Agency, nello stesso periodo inizia a conoscere il mondo della moda, grazie a Knapp e Popy Moreni, e a scoprire i lavori di Richard Avedon, Irving Penn, Helmut Newton, Guy Bourdin e diversi altri grandi maestri del ritratto e della fotografia di moda. Roversi fa visita sia a Helmut Newton sia a Guy Bourdin per trovare un fotografo che lo prenda come assistente. Di Guy Bourdin ricorda che gli disse di "non andare a New York, è il cimitero dei fotografi". Nel 1974 riuscirà finalmente a diventare assistente del fotografo inglese Laurence Sackman. Sackman è un fotografo con cui è molto difficile lavorare e Roversi ricorda che la media degli assistenti abbandona lo studio dopo una settimana di lavoro. Tuttavia i 9 mesi passati nel suo studio risultano di enorme importanza per Paolo che apprende "tutto ciò che serviva per diventare un professionista", sia in termini di tecnica sia in termini di creatività.

Lasciato lo studio di Sackman, Roversi si mette in proprio, prendendo piccoli lavori per Elle e Depeche Mode. Infine la rivista Marie Claire pubblica nel 1980 il suo primo lavoro importante: una campagna per Christian Dior.

Nel 1980, allo studio Pin-Up, scopre la Polaroid 20x25. Si innamora del nuovo mezzo, che diventa il suo marchio di fabbrica. La resa della Polaroid, infatti, rende i colori delle foto irreali, creando un mondo stilisticamente sospeso tra sogno e realtà. Dopo alcuni anni in cui allestisce lo studio in una camera delle sue varie abitazioni sulla rive gauche, nel 1981 trasferisce il suo studio in rue Paul Fort, 9 dove tutt'oggi lavora.

Gli anni '80 si rivelano propizi per Roversi: in quel periodo l'industria della moda è in cerca di fotografi in grado di esprimere un lavoro personale e creativo per i loro cataloghi e campagne. In particolare Paolo collabora con Comme des Garcons, Yohji Yamamoto, Romeo Gigli ed è grazie a queste collaborazioni che raggiunge la notorietà.

Secondo la rivista Vogue Paolo Roversi è oggi considerato uno dei fotografi di moda di maggior talento e dallo stile più personale e facilmente riconoscibile [2]. Ha lavorato e continua a lavorare per Elle, Marie Claire, Harper's Bazaar e Vogue oltre che direttamente per vari clienti tra cui: Guerlain, Dior, Yves St. Laurent, Alberta Ferretti, Cerruti, Hermes, Pomellato, Giorgio Armani, Givenchy, Valentino, Yves Saint Laurent.

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Roversi lavora essenzialmente in grande formato, con la Polaroid 20x25 o con il banco ottico e per questo tutta la sua produzione è quasi esclusivamente in studio. Roversi pone molta attenzione all'uso dell'illuminazione cercando di ricreare molto spesso atmosfere malinconiche, il chiaroscuro nella sua tecnica è determinante. Prediligie colori con toni smorzati, spesso tono-su-tono e, talvolta, con cromie da cross processing. A proposito del suo approccio al colore, Paolo Roversi ha dichiarato al critico e storico Gabriel Bauret:

« Alla ricerca dell'emozione e della suggestione (…) rifiuto l'oggettività del colore e lo uso in maniera molto soggettiva. Il mix magico dell'immagine fotografica è quel misto indefinibile di realismo e finzione, astratto e concreto, illusione e verità." »

Molto spesso negli scatti di Roversi si denota una certa tendenza alla fusione fra lo sfondo e le ombre con la pelle e i vestiti indossati dalle modelle. Il modo di utlizzare l'illuminazione da parte di Roversi è stato definito da Bauret "una luce "italiana", quasi pittorica".[3]

Le modelle risultano quasi impalpabili, con una sensualità trattenuta anche nei nudi. Il curatore e scrittore d'arte Martin Harrison definisce la fotografia di Roversi com "l'espressione più estrema della grazia e della bellezza fragile"[4]. Paolo Roversi sostiene che il motore principale del suo lavoro sono "la nostalgia dell'infanzia" e "l'inconosciuto".[5]. I suoi scatti sfruttano l'effetto delle lunghe esposizioni, da pochi secondi fino a 30, e si affidano al flash per congelare l'espressione della modella. Questa tecnica, secondo l'autore, dà maggior tempo all'anima di affiorare e manifestarsi.[6]

Nella fotografia di Roversi la modella solitamente è sola, una figura centrale e protagonista su un fondo neutro, sovente di un bianco cremoso, con praticamente nessun altro elemento al di fuori di sé stessa e dei vestiti che indossa. I nudi spesso vedono la figura statica, in piedi e frontale, in posa del tutto naturale con lo sguardo rivolto direttamente all'obiettivo, in un ambiente spoglio, buio ed essenziale.

Paolo Roversi ha lavorato con moltissime modelle e attrici sia negli scatti di moda, sia nei ritratti e nei nudi. Tra queste è importante ricordare: Isabella Rossellini, Kirsten Owen, Natal'ja Vodjanova, Kate Moss, Stella Tennant, Tilda Swinton, Milla Jovovich.

Mostre e pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Roversi ha esposto i suoi lavori in varie mostre in Europa, USA e Giappone, sia da solo che in gruppo, a partire dal 1984. Ha pubblicato una decina di libri monografici, presso diverse case editrici tra cui Camera Obscura e Contrasto. Ha inoltre pubblicato due libri dedicati al ritratto: Angeli e Al Moukalla per Camera Obscura (Parigi) rispettivamente nel 1994 e 1995.[7]

I suoi lavori sono stati pubblicati in numerosi altri libri, cataloghi e riviste, insieme ad altri fotografi. Tra i suoi ultimi lavori del 2013 ricordiamo la copertina di Dazed & Confused del mese di luglio, un editoriale per Yohji Yamamoto con la modella Saskia de Brauw, un servizio per British Vogue con la modella Stella Tennant, diverse campagne pubblicitarie (Aspesi, Bisazza, AGL) e vari servizi per Vogue China, Vogue Russia e Vogue Italia.[8].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Come a tutti i fotografi, tuttavia, anche a Roversi è stato di quando in quando rifiutato un lavoro che non ha incontrato le esigenze del committente. Nel libro Unseen Vogue (una raccolta di scatti di fotografi famosi che vennero rifiutate dalla rivista) la caporedattrice di Vogue Alexandra Shulman ricorda il servizio "Wild and Wonderful" di Roversi come "il ritratto decisamente eccentrico di una donna scarna, coperta da strati teatrali di merletto e sottolinea di non essersi pentita di averlo rifiutato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Intervista - La Stampa

Controllo di autorità VIAF: (EN90373244 · LCCN: (ENno00031443 · SBN: IT\ICCU\TO0V\505212 · ISNI: (EN0000 0000 7841 3308 · GND: (DE121733815 · BNF: (FRcb140256767 (data)