Paolo Rossi (calciatore)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando il calciatore classe 1879, vedi Paolo Rossi (calciatore 1879-1944).
Paolo Rossi
Paolo Rossi Pallone d'oro.jpg
Paolo Rossi solleva il Pallone d'oro 1982
Nazionalità Italia Italia
Altezza 174 cm
Peso 67 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Attaccante
Ritirato 1987
Carriera
Giovanili
1961-1967
1967-1968
1968-1972
1972-1973
Bianco e Rosso (Strisce).png Santa Lucia
non conosciuta Ambrosiana
Giallo e Rosso (Strisce).png Cattolica Virtus
Juventus
Squadre di club1
1973-1975 Juventus 0 (0)
1975-1976 Como Como 6 (0)
1976-1979 L.R. Vicenza L.R. Vicenza 94 (60)
1979-1980 Perugia Perugia 28 (13)
1981-1985 Juventus 83 (24)
1985-1986 Milan 20 (2)
1986-1987 Verona Verona 20 (4)
Nazionale
1976-1978
1977-1986
Italia Italia U-21
Italia Italia
10 (5)
48 (20)
Palmarès
Coppa mondiale.svg Mondiali di calcio
Oro Spagna 1982
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Paolo Rossi (Prato, 23 settembre 1956) è un ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Campione del mondo con la Nazionale italiana nel 1982.

Soprannominato Pablito[1][2] da Enzo Bearzot, lo si ricorda principalmente per le sue prodezze e per i suoi gol al mondiale del 1982 dove, oltre a vincerlo, si aggiudicò anche il titolo di capocannoniere.[2] Nello stesso anno vinse anche il Pallone d'oro (terzo italiano ad aggiudicarselo).[2] Occupa la 42ª posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla rivista World Soccer.[3] Nel 2004 è stato inserito nel FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione del centenario della federazione.[4]

Insieme a Roberto Baggio e Christian Vieri detiene il record italiano di marcature nei mondiali a quota 9 gol, ed è uno dei due giocatori (l'altro è Ronaldo) ad aver vinto nello stesso anno il mondiale, il titolo di capocannoniere di quest'ultima competizione e il Pallone d'oro.[5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Iniziò a giocare a calcio all'età di nove anni con il Santa Lucia, squadra messa in piedi dal medico del paese, il dottor Paiar.[6] Nella stessa squadra c'era anche il fratello maggiore Rossano.[6] Al padre Vittorio, ex ala destra del Prato, è dedicato il campo sportivo del Santa Lucia.[7] Rossi, successivamente, diventerà presidente onorario della società calcistica locale.[8]

Dal primo matrimonio nasce Alessandro. Dopo il divorzio, dal luglio del 2010 è sposato con la giornalista perugina Federica Cappelletti, di sedici anni più giovane di lui, dalla quale ha avuto due figlie: Maria Vittoria[9] e Sofia Elena.[10]

Nel 1999 è stato candidato alle elezioni europee per Alleanza Nazionale, nella circoscrizione Nord-Est.[11][12] Come cantante, ha realizzato nel 1980 un 45 giri, con la canzone Domenica, alle tre, il cui testo tratta il tema del rapporto tra i calciatori e le proprie compagne. È opinionista per varie emittenti televisive italiane quali Sky Sport e Premium Sport. A Vicenza gestisce un'agenzia immobiliare insieme all'ex compagno di squadra Giancarlo Salvi. Nel 2011 partecipa a Ballando con le stelle come concorrente.[13]

Il rapporto con Fabbri e Bearzot[modifica | modifica wikitesto]

Rossi al L.R. Vicenza, in una pausa d'allenamento, assieme al tecnico Giovan Battista Fabbri.

Rossi al L.R. Vicenza ebbe un ottimo rapporto con l'allenatore Giovan Battista Fabbri sia dentro che fuori dal campo. Fabbri fu l'artefice della trasformazione tattica del giocatore da ala a centravanti puro. Il giocatore ricordò così il rapporto col suo mentore: «Fabbri è stato un padre per me, il classico padre di famiglia che ti consiglia, ti prende sotto la sua protezione, è stato proprio così. Teneva le fila di tutto l'ambiente, ha fatto in modo che si creasse una grande unione tra di noi. Era un grande conoscitore e un grande amante del calcio, predicava il fatto che tutti a cominciare dai difensori dovevano giocare a pallone. Io, in particolare, gli devo molto, è stato lui che mi ha trasformato da ala a centravanti, ha visto subito che potevo avere un ruolo diverso e ha cambiato sicuramente la mia carriera».

Importante per la carriera di Rossi fu anche il commissario tecnico della Nazionale italiana, Enzo Bearzot. Il tecnico lo confermò tra i convocati per il mondiale del '78 e fu l'artefice del grande successo del giocatore sul campo. Bearzot, inoltre, fu anche uno dei pochi che credette nell'innocenza di Pablito a seguito dello scandalo scommesse. Nonostante un'opposizione generale, il C.T. decise di convocarlo al mondiale dell'82; una chiamata che lo stesso Rossi reputava possibile, conoscendo la stima che Bearzot aveva nei suoi confronti: «La convocazione me l'aspettavo, Bearzot aveva fiducia in me, in Argentina ero andato bene».[14] Al funerale del tecnico, scomparso il 21 dicembre 2010, Rossi lo ricordò con queste parole: «Io a lui devo tutto, senza di lui non avrei fatto quel che ho fatto. Era una persona di una onestà incredibile e un tecnico di grande spessore. Incarnava la figura dell'italiano popolare, e anche se non è stato uno scienziato o un artista, rimarrà nella storia dei nostri grandi del secolo scorso».[15]

Autobiografie[modifica | modifica wikitesto]

Rossi nel 2007

Nel 2002 pubblicò la sua autobiografia intitolata Ho fatto piangere il Brasile: «L'ho scritto perché i miei tre gol al Brasile, in quel fantastico, indimenticabile tre a due, sono il fiore all'occhiello della mia vita di calciatore. Un ricordo che non si cancellerebbe neanche a distanza di un milione di anni».[16] Nel 2012 scrisse il 1982. Il mio mitico mondiale insieme a sua moglie Federica Cappelletti, giornalista e scrittrice. Rossi spiegò che l'aiuto di sua moglie fu importante per la costruzione del libro: «Mia moglie è stata fondamentale. È lei che ha insistito. Voleva scoprire perché, dopo così tanti anni, la gente mi ferma ancora per strada ricordando l'esperienza spagnola della nostra Nazionale». Rossi riuscì a raccogliere tutti i fatti della sua vita calcistica grazie all'aiuto di un suo amico di Firenze, Renzo Baldacci: «Ha rilegato, in volumi, tutti gli articoli che mi riguardavano. Tutto ciò costituisce la mia memoria storica. Per scrivere il libro abbiamo impiegato sei mesi. Senza l’aiuto di questo prezioso archivio avremmo impiegato anni».[5]

Impegno sociale[modifica | modifica wikitesto]

Rossi, dopo aver concluso l'attività calcistica, ha contribuito molto all'impegno sociale. Nel 2007, insieme i ciclisti Matteo Tosatto e Filippo Pozzato, all'avvocato Claudio Pasqualin e a Don Backy, ha preso parte alle registrazioni del disco Voci dal cuore, il cui ricavato è stato devoluto al Progetto Conca d'oro ONLUS di Bassano e all'Associazione bambini cardiopatici del mondo; l'ex attaccante ha cantato la canzone La leva calcistica della classe '68.[17] Nel 2009 è stato testimonial italiano della FAO per sensibilizzare l'opinione pubblica e raccogliere fondi in favore della lotta globale contro la fame nel mondo.[18]

Nel 2012 è stato testimonial della seconda edizione della manifestazione "Un mese per l’affido", organizzata allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica ad accogliere temporaneamente nelle loro case bambini e ragazzi in serie difficoltà.[19] Il 16 maggio 2014 ha preso parte al torneo di calcio benefico "Bambini senza confini", organizzato da don Paolo De Grandi e giocato allo stadio Città di Arezzo, per raccogliere fondi da destinare ai bambini palestinesi.[20]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Rossi, qui durante la sua militanza alla Juventus nei primi anni ottanta, controlla il pallone di testa, fondamentale in cui eccelleva.

Rossi era un attaccante veloce, abilissimo negli spazi stretti dell'area di rigore, dove poteva sfruttare le sue doti di tempismo e opportunismo, qualità che proprio in suo onore venne battezzata come "fiuto del gol".[1] Nella sua carriera si dimostrò abile nei colpi di testa, contrariamente alle punizioni.[1] Giorgio Tosatti lo ha definito «un impasto di Nureyev e Manolete», un giocatore con «la grazia del ballerino e la spietata freddezza del torero».[21] Rossi raccontò così le sue caratteristiche tecniche: «Io non segno quasi mai di potenza, generalmente conquisto quei due metri che costano il goal all'avversario. Per me, è fondamentale il gioco senza palla, lo smarcamento, quando la palla non c’è, è indispensabile. Non ho avuto dalla sorte un grande fisico e mi debbo far furbo».[22]

Schierato inizialmente come ala destra, il suo ruolo cambiò nel L.R. Vicenza quando l'allenatore Giovan Battista Fabbri decise di proporlo come centravanti; questo diventerà il ruolo definitivo dell'attaccante italiano. Riguardo a questo cambio di posizione, Rossi dichiarò: «Forse sono stato il primo centrattacco rapido e svelto, che aveva nelle intuizioni la sua dote principale, unita a una tecnica sopraffina. Uno dei segreti del mio successo è stato quello di giocare intelligentemente, pensando sempre cosa fare un secondo prima che mi arrivasse il pallone, proprio per supplire alla mancanza di qualità fisiche eccelse. Giocare sull'anticipo era una mia grande prerogativa, cercavo sempre di rubare il tempo al mio avversario, sfruttando le mie doti di opportunista: in area di rigore cercavo sempre di sfruttare ogni piccolo errore dei difensori, facendomi trovare nel posto giusto al momento giusto».[23] Dopo il mondiale 1982, con Trapattoni sulla panchina della Juventus, Rossi diventò invece «una specie di apri varchi» e cominciò a giocare in una posizione poco congeniale alle sue caratteristiche, anche a causa dell'arrivo in squadra di giocatori del calibro di Boniek e di Platini.[22]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi: Juventus e Como[modifica | modifica wikitesto]

Un giovane Rossi supera Antonio Cabrini (sullo sfondo) in un'amichevole tra la "Primavera" juventina e la Cremonese, nell'annata 1974-1975; pochi anni dopo, entrambi saranno titolari in azzurro ai Mondiali del 1978.

Paolo Rossi cominciò a giocare a calcio nel Santa Lucia,[24] squadra della frazione di Prato in cui è nato. Dopo aver passato una stagione nell'Ambrosiana (altra società pratese), si trasferì alla Cattolica Virtus, a livello giovanile una delle principali società di Firenze, in cui approdò all'età di dodici anni. A quell'età, però, il vero divertimento del giovane Paolo era giocare con il fratello Rossano all'uliveta di Santa Lucia, a due passi da casa.

Nel 1972, a sedici anni, passò alla Juventus nonostante in famiglia fossero contrari, come ricordò lo stesso Rossi in un'intervista: «Non è stato facile, ai miei genitori non è che l'idea andasse molto. Sono rimasti scottati dall'esperienza di mio fratello, anche lui in bianconero, che dopo un anno è stato rispedito a casa. Mia madre non ne vuole sapere di mandare a Torino un altro figlio così giovane, mio padre consiglia al dottor Nesticò, un dirigente della Cattolica, di sparare una cifra alta, per dissuadere quelli juventini, ma non c'è verso. Italo Allodi viene a casa nostra, fa opera di mediazione e alla fine per quattordici milioni e mezzo faccio la valigia».[6]

Rossi al Como nella stagione 1975-1976, all'esordio in Serie A, in una figurina Calciatori.

A Torino, tuttavia, il suo percorso nelle varie selezioni giovanili fu spesso interrotto da una serie impressionante di infortuni: addirittura tre operazioni di menisco nel giro di due stagioni. Nonostante ciò il 1º maggio del 1974 esordì in prima squadra in un incontro di Coppa Italia a Cesena; non ancora diciottenne, in questa gara Rossi giocò per la prima volta con nomi del calibro di Dino Zoff, Claudio Gentile e Franco Causio, con cui poi si sarebbe laureato campione del mondo.[23]

Nella stagione successiva collezionò altre 2 presenze nella competizione prima di passare nel 1975 al Como. Qui però le cose non andarono granché bene: Rossi scese in campo soltanto per 6 volte nell'arco dell'intero torneo senza riuscire ad andare a segno. La svolta della carriera fu però dietro l'angolo: la Juventus convinse infatti il L.R. Vicenza, nell'estate del 1976, a prenderlo in compartecipazione.

L.R. Vicenza[modifica | modifica wikitesto]

A Vicenza Rossi trovò nel tecnico Giovan Battista Fabbri, per sua stessa ammissione, un secondo padre che gli diede fiducia e lo aiutò a crescere; l'allenatore emiliano segnò una svolta nella carriera di Rossi grazie anche allo spostamento in campo da ala a centravanti.[23] Importante anche il rapporto instauratosi col numero uno del club vicentino, Giuseppe Farina, che Rossi ritroverà poi nel decennio seguente sulla sponda rossonera di Milano, e che così ricordò: «è stato un presidente unico, pur con tutti i suoi difetti. Aveva una grande personalità, grande umorismo. Era uno che ci sapeva fare e con cui era estremamente piacevole passare del tempo. Sotto altri aspetti, nella gestione della società, poteva essere anche un duro, probabilmente era un Presidente d'altri tempi. Secondo me Farina era una spanna sopra gli altri, aveva delle idee innovative. Mi ricordo che il primo anno di Serie A, si era inventato l'abbonamento biennale per farsi anticipare i soldi che gli servivano, erano cose che all'epoca sembrava incredibile potessero uscire dalla mente di una persona, ma lui era così, aveva queste intuizioni».[2]

Rossi con la maglia del Lanerossi; coi biancorossi, nel biennio 1977-1978 si laureò miglior marcatore prima della Serie B e poi della A, primo calciatore a conseguire tale primato.

Nella sua stagione d'esordio in biancorosso, Rossi venne subito schierato titolare, mantenendo il posto in squadra per tutta l'annata. Alla fine del campionato 1976-1977 si laureò capocannoniere della Serie B con 21 reti, che permisero al Lanerossi di conquistare la promozione in A.[23] Il presidente Farina aumentò l'ingaggio di Rossi da 8 a 50 milioni e lo convinse a restare;[25] infatti, nonostante l'ottima stagione, la Juventus decise di non riscattare l'idolo di Vicenza preferendogli Pietro Paolo Virdis.[23][25]

Nella stagione 1977-1978 il neopromosso Lanerossi faticò all'inizio a trovare vittorie. Riuscì a riprendersi a metà del girone d'andata e Rossi segnò persino due doppiette ai danni di Fiorentina e Roma, guadagnandosi le prime pagine dei giornali.[25] Nel girone di ritorno seguì una doppietta al Perugia e un gol alla Juventus nella sfida scudetto finita 3-2 per i bianconeri. Il Vicenza concluse quel campionato al secondo posto, trascinato da un Rossi miglior marcatore dell'anno con 24 gol. La sua prestazione convinse Enzo Bearzot a convocarlo al Mondiale del 1978 in Argentina.[25]

Il cosiddetto "Real Vicenza" del 1977-1978, neopromosso e secondo classificato in Serie A; Rossi è in piedi, secondo da destra.

Nell'estate del 1978 Rossi fu protagonista di un clamoroso affare di mercato tra Farina e il numero uno juventino Giampiero Boniperti: per la risoluzione della comproprietà del giocatore, infatti, le due società furono costrette ad andare alle buste dove il presidente vicentino richiese una cifra volutamente troppo alta al fine di tenere il giocatore: 2 miliardi e 612 milioni per metà cartellino. Quel prezzo destò scandalo in Italia creando tutta una serie di contrastanti reazioni, anche politiche (la conseguenza più eclatante furono le dimissioni di Franco Carraro dalla FIGC). Disse Farina: «Mi vergogno, ma non potevo farne a meno: per vent'anni il Vicenza ha vissuto degli avanzi. E poi lo sport è come l'arte, e Paolo è la Gioconda del nostro calcio».[25] La notizia dell'esito dell'asta fu data da Nando Martellini mentre commentava l'incontro di preparazione ai Mondiali sudamericani tra Italia e Jugoslavia all'Olimpico di Roma.[23]

La stagione 1978-1979 fu negativa per Rossi. Il giocatore, infatti, subì un nuovo infortunio al ginocchio (colpito duro dallo stopper del Dukla di Praga, Macela, durante il match d'andata di Coppa UEFA) e i suoi 15 gol non bastarono a salvare la squadra da un'incredibile retrocessione in Serie B dopo il secondo posto dell'anno prima.[25]

Pochi giorni dopo la retrocessione del L.R. Vicenza in Serie B, i giornali annunciarono il passaggio di Rossi al Napoli, ma il giocatore negò la cosa e affermò: «Lo spiego a Giorgio Vitali, il direttore sportivo che fa di tutto per convincermi: “No grazie, per me viene prima la vita e poi la professione, il calcio. E se devo invertire l’ordine delle cose ci devo pensare non una ma cento volte. Che vengo a fare a Napoli, il salvatore della patria? Con la gente che, me lo raccontava Sivori tempo fa, mi compra le sigarette e dorme per strada sotto casa mia, per vegliarmi: sono molto cari, ma non sono la persona giusta. Io posso offrire la mia personalità in campo, posso offrire calcio, ma da voi questo non basterebbe».[6]

Perugia[modifica | modifica wikitesto]

Rossi con la casacca del Perugia nell'estate 1979

Col Lanerossi retrocesso, Rossi rimase in massima categoria passando al Perugia, in quegli anni rampante "provinciale" in ascesa. La formula della cessione, perfezionata tra Giussy Farina e il presidente dei grifoni Franco D'Attoma, era il prestito per due annate (500 milioni a stagione).[26] Proprio il trasferimento del giocatore a Perugia segnò una sorta di spartiacque nel panorama calcistico nazionale: infatti, per finanziare l'oneroso arrivo in Umbria dell'attaccante, D'Attoma mise in piedi la prima sponsorizzazione di maglia.[27][28] Fu un debutto assoluto poiché mai prima d'allora, in Italia, una divisa da gioco era stata "griffata" da un marchio commerciale; Rossi e il Perugia furono i primi a rompere questo tabù.[29]

Rossi con il giubbino "griffato" del club umbro; le modalità del trasferimento a Perugia sancirono, di fatto, l'apertura del calcio italiano agli sponsor di maglia.

L'unica stagione di Rossi coi grifoni fu fortunata per quanto riguarda le realizzazioni: 13 gol in 28 gare di campionato e 1 rete in 4 partite di Coppa UEFA. Il giocatore fu a lungo il capocannoniere della Serie A (chiudendo poi terzo in questa graduatoria), ma ciò nonostante la formazione perugina non riuscì a ripetere il campionato di vertice della precedente annata, anche a causa dello scoppio in primavera dello scandalo scommesse che finì per coinvolgere, tra vari dubbi mai del tutto chiariti, lo stesso Rossi.

La squalifica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Scandalo del calcio italiano del 1980.

Accusato di aver truccato la partita Avellino-Perugia (nella quale firmò peraltro una doppietta), Rossi venne squalificato dalla CAF per due anni, perdendo così anche la possibilità di partecipare con la Nazionale all'imminente campionato europeo casalingo. Rossi ricordò così questo evento: «Non sapevo nulla delle scommesse: pensavo al classico pareggio accettato da due squadre che non vogliono farsi male. Seguii il pro­cesso come qualcosa di irreale, come se ci fosse un altro al posto mio. Capii che era tutto vero quando tornai a casa e vidi le facce dei miei».[2]

Raccontò così la vicenda che lo fece condannare: «Dopo cena, mentre sto giocando la solita partita a tombola, tanto per ammazzare il tempo, mi si avvicina il mio compagno Della Martira: "Paolo, vuoi venire un attimo che ci sono due amici che vogliono conoscerti?". Non sono capace di dire di no. Controvoglia affido le mie cartelle a Ceccarini e mi alzo. Nella hall vedo due tipi che non avevo mai visto, stringo loro la mano: "Piacere". Non capisco cosa vogliano da me. Improvvisamente Mauro Della Martira dice: "Paolo, questo è un mio amico che gioca alle scommesse". E l'amico dell'amico in spiccato accento romanesco: "Paolo, che fate domenica?". Rispondo genericamente: "Beh, cerchiamo di vincere". "E se invece pareggiate?". Non capisco dove voglia andare a parare, sono imbarazzato anche se non lo do a vedere. Non vedo l'ora di liberarmi dall'impiccio».

Un momento del primo processo sul Totonero che coinvolse il calcio italiano nel 1980; tra i giocatori imputati in aula, oltre a Rossi, si riconoscono Albertosi e Manfredonia.

«Rispondo: "Il pareggio non è un risultato da buttare. L’Avellino ha un punto in meno di noi, ha vinto con la Juve e ha perso soltanto con il Torino". "Sai, abbiamo un amico dall'altra parte che dice che un pareggio andrebbe più che bene", aggiunge l'altro... "magari fai anche due gol". La discussione non mi piace per nulla. Voglio tornare alla mia tombola, queste facce non mi ispirano fiducia, taglio corto: "Mauro, mi aspettano, ci vediamo, fai tu" giusto per non fargli fare brutta figura. E torno al mio posto e riprendo a giocare. Tutto è durato appena due minuti, quelli che diverranno i due minuti più angoscianti della mia carriera».[21]

Il ritorno alla Juventus[modifica | modifica wikitesto]

Rossi pensò di lasciare il paese a seguito della squalifica: «Provavo disgusto per il calcio. Ho pensato di andar via dall'Italia, di smettere. Dissi: "Non mi vedrete più in nazionale". Mi diedi all'abbigliamento sportivo, con Thoeni. Le cose peggiori? Il sospetto della gente, quegli sguardi... e le notti del sabato, sapendo che al risveglio non c'erano partite ad aspettarmi».[14] Sandro Mazzola, all'epoca dirigente dell'Inter, si interessò subito a lui, ma all'ultimo momento si tirò indietro. Boniperti ritornò a interessarsi al giocatore e riuscì, stavolta, a portarlo con sé in bianconero, nonostante i dodici mesi di squalifica ancora da scontare. Rossi ricordò così la fiducia del dirigente della Juve: «Boniperti mi chiamò: "Verrai con noi in ritiro, ti allenerai con gli altri, anzi più degli altri". Mi sono sentito di nuovo calciatore. La lettera di convocazione adesso farebbe ridere. Diceva di presentarsi con i capelli corti, indicava cosa mangiare e cosa bere. Boniperti era un mago in queste cose. Quando arrivai mi disse: "Paolo, se ti sposi è meglio, così sei più tranquillo". Mi sono sposato a settembre. L'avrei fatto lo stesso, diciamo che sono stato un po' spinto. Comunque devo ringraziare lui, Trapattoni e Bearzot».[14]

Rossi con la maglia della Juventus il 2 maggio 1982, di nuovo in campo dopo la fine della squalifica.

La pena terminò nel mese di aprile del 1982 e Rossi fece in tempo a giocare le ultime tre partite di campionato coi piemontesi, realizzando anche un gol all'Udinese e conquistando così lo scudetto, il 20º nella storia del club torinese. Il suo ritorno fu commentato così dal giocatore: «Non ricordavo più l'emozione di una partita vera. Due anni di silenzio mi hanno maturato. Proprio in questo momento mi dico: non c'è solo il calcio».[14] Alla fine dell'anno solare, dopo aver vinto il Mondiale di cui fu anche capocannoniere, Rossi fu insignito del Pallone d'oro, terzo italiano a riuscirci dopo Gianni Rivera e Omar Sívori.[14] In quell'anno si recò da Boniperti per farsi rinnovare il contratto: a proposito della necessità di allevare i figli, Rossi chiese al presidente di aumentargli lo stipendio e a questa frase Boniperti si infuriò con il giocatore, rifiutandogli di firmargli il contratto; alla contestazione di Rossi si unirono anche i compagni Tardelli e Gentile, motivo per cui, dopo qualche anno, Boniperti deciderà di cederli a loro volta.[6]

La Juventus dell'annata 1983-1984, artefice del double composto da scudetto e Coppa delle Coppe; Rossi è accosciato, primo da destra.

Nell'annata successiva Rossi contribuì con 13 gol alla conquista del titolo nazionale, nonché al trionfo nella Coppa delle Coppe vinta a Basilea contro il Porto. Nella stagione 1984-1985 arrivarono poi la Supercoppa UEFA e la Coppa dei Campioni, entrambe contro il Liverpool. Dopo questa stagione, stanco del poco utilizzo in campo e dei dissidi con Boniperti, Rossi decise di lasciare il club torinese che lo cedette al Milan di Farina (già suo presidente a Vicenza) per 5,3 miliardi di lire.[30]

Il giocatore ricordò così la sua esperienza a Torino: «In bianconero ho vissuto dei momenti molto belli, ma anche alcuni molto brutti. Ad un certo punto ero stufo di calcio, andavo agli allenamenti perché ero costretto. Mi sembrava che attorno a me mancasse totalmente la fiducia, quando dovevano sostituire un giocatore, toccava sempre a Rossi. Mi sembrava una scelta fatta a tavolino, ci restavo male. Con i tifosi juventini non mi sono mai trovato bene, forse ha rovinato il rapporto la faccenda dell'ingaggio, quando avevo chiesto qualche soldo in più. Oltretutto nella Juventus giocavo in una posizione poco congeniale alle mie caratteristiche, ma mi sono adattato, anche sacrificandomi. Alla Juventus ho imparato tantissime cose, la società voleva confermarmi ma io, ormai, mi sentivo come un leone in gabbia. Meglio cambiare aria».[2]

Gli ultimi anni: Milan e Verona[modifica | modifica wikitesto]

Rossi al Milan nella stagione 1985-1986 insieme a Giussy Farina, già suo presidente nel Lanerossi.

Arrivato a Milano nel 1985, Rossi firmò un contratto biennale da 700 milioni l'anno, vestendo la maglia numero 10 che fu di Gianni Rivera.[31] Insieme a Hateley e Virdis formò il tridente d'attacco noto come Vi-Ro-Ha. La stagione rossonera con Nils Liedholm in panchina non fu positiva per Rossi, che saltò per infortunio le prime 10 gare di campionato e trovò la rete solo in 2 occasioni, entrambe nel derby pareggiato 2-2 contro l'Inter. Condivide con Gianni Comandini il record di aver segnato due gol nella prima stracittadina meneghina disputata.[32] Rossi ricordò tale exploit con grande entusiasmo, paragonandola alla vittoria contro il Brasile di tre anni prima: «Mi sembrava di essere al mundial. [...] Se l'Inter avesse le maglie gialle come quelle del Brasile forse avrei fatto tre gol. Ma va bene così, non ricordo nemmeno io quando realizzai l'ultima doppietta».[33]

Rossi al Verona nel 1986-1987, prima dell'addio al calcio giocato.

Entrato nella trattativa che portò Giuseppe Galderisi a Milano, disputò la sua ultima annata da professionista a Verona, nell'Hellas.[34] Con la maglia degli scaligeri giocò 20 partite di campionato realizzando 4 gol, di cui 3 su calcio di rigore. Al termine della stagione, preda di problemi alle ginocchia che lo tormentavano sin dagli inizi della carriera, diede l'addio definitivo all'attività agonistica, all'età di trentuno anni.[35]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Rossi debuttò con la divisa della Nazionale A il 21 dicembre 1977, in una gara amichevole contro la Belgio disputata a Liegi, vinta 1-0 dagli azzurri. Rossi ricordò così la sua prima esperienza in azzurro: «Anche se si trattava di un incontro amichevole è stata senza dubbio una delle più forti emozioni che io abbia mai provato. Vestire per la prima volta la maglia azzurra è stata una grandissima soddisfazione. Ricordo che quando è partito l'inno di Mameli mi sono sentito investito da una serie di responsabilità, prima fra tutte quella di rappresentare l'Italia intera».[23] Il commissario tecnico Enzo Bearzot lo convocò per il Mondiale 1978. Debuttò in questa manifestazione nella gara d'esordio contro la Francia a Mar del Plata, il 2 giugno 1978. Segnò sia ai francesi e sia all'Ungheria, entrambe nella prima fase a gruppi. Il 10 giugno contro l'Argentina padrone di casa, invece, diede l'assist al compagno Bettega per il gol del definitivo 1-0 per gli azzurri. Segnò anche nella seconda fase a gruppi contro l'Austria, concludendo il Mondiale con 3 gol, mentre l'Italia si aggiudicò il quarto posto dopo aver perso la finalina contro il Brasile.[2]

La squalifica lo tenne lontano dalla Nazionale per due anni, ma appena Rossi finì di scontarla venne convocato da Bearzot per il vittorioso Mondiale del 1982. La repentina convocazione di Pablito, soprannome datogli ai tempi della rassegna argentina, creò tuttavia discussioni in quanto costrinse a lasciare a casa un giocatore del calibro di Pruzzo, capocannoniere del campionato nelle due stagioni precedenti. Rossi sembrò essere inefficace nella prima fase, che l'Italia superò ottenendo tre pareggi. Nella partita vinta 3-2 contro il Brasile, decisiva per la qualificazione alla semifinale, Rossi si sbloccò realizzando una tripletta.

L'Italia del 1978, quarta classificata ai Mondiali d'Argentina; Rossi è accosciato, secondo da sinistra.

La sfida, passata alla storia come la tragedia del Sarriá, fu ricordata così da Rossi: «Il primo gol al Brasile, lo ricordo come il più bello della mia vita. Non ho avuto il tempo di pensare a nulla: ho sentito come un senso di liberazione. È incredibile come un episodio possa cambiarti radicalmente: niente più blocchi mentali e fisici. Dopo quel gol, tutto è arrivato con naturalezza».[14] In semifinale realizzò le 2 reti che stesero la Polonia. Infine, l'11 luglio 1982 realizzò la prima rete della finale vinta 3-1 contro la Germania Ovest: «Eravamo campioni del mondo. Feci solo mezzo giro di campo coi compagni: ero distrutto. Mi sedetti su un tabellone a guardare la folla entusiasta e mi emozionai. Ma dentro sentivo un fondo di amarezza. Pensavo: "Fermate il tempo, non può essere già finita, non vivrò più certi momenti". E capii che la felicità, quella vera, dura solo attimi».[14] Grazie alle 6 reti realizzate si aggiudicò il titolo di capocannoniere della manifestazione. A fine anno, le sue prodezze Mundial gli valsero anche il Pallone d'oro.[14]

Rossi bacia la Coppa del Mondo vinta dagli azzurri ai Mondiali del 1982, in cui si laureò miglior marcatore del torneo con 6 gol.

Dopo il vittorioso Mondiale, Rossi continuò a giocare in azzurro e fu convocato per le gare di qualificazione al campionato europeo 1984. Il 4 dicembre 1982 giocò titolare contro la Romania, partita in cui l'arbitro francese Georges Konrath ignorò un clamoroso rigore su di lui.[36] Giocò continuamente in Nazionale e il 4 febbraio 1984 segnò anche una tripletta al Messico, paese ospitante della futura rassegna iridata.[37] Nonostante una negativa stagione al Milan, Rossi venne comunque convocato per il Mondiale del 1986, nel quale però non venne mai impiegato poiché Bearzot gli preferì il giovane Giuseppe Galderisi.[38] La sua ultima gara in azzurro rimase quindi la partita amichevole Italia-Cina (2-0) disputata l'11 maggio 1986 a Napoli.[2]

In Nazionale realizzò complessivamente 20 gol in 48 presenze e detiene, con Roberto Baggio e Christian Vieri, il record di gol realizzati da un calciatore italiano ai Mondiali (9). Insieme a Paolo Baldieri è inoltre l'unico calciatore ad aver segnato in cinque partite consecutive con la maglia dell'Under-21.[39]

Rossi nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia di Enzo Bearzot del 1982, vincendo contro il titolato Brasile, scrisse una delle pagine più felici ed esaltanti del calcio italiano e mondiale, nota come la tragedia del Sarriá. La grande vittoria, a cui Rossi contribuì con 3 gol, è rimasta tuttora nella memoria di tutti i tifosi italiani e brasiliani, questi ultimi che non hanno mai perdonato le prodezze di Pablito. Questa partita è stata sicuramente uno dei motivi della sua grande popolarità.

Rossi assieme a Zico nel corso del campionato di Serie A 1983-1984

Nel 1989, Rossi si recò in Brasile per partecipare alla seconda edizione della Coppa Pelé. La sua permanenza nel paese verdeoro fu accolta con profonda ostilità e Pablito veniva appellato con il soprannome di charrasco do Brasil, ovvero il boia del Brasile: «Ero andato lì con la mentalità del turista e mi sono ritrovato a giocare in uno stadio di 35.000 persone con tutti gli occhi puntati addosso: Paolo Rossi, charrasco do Brasil. Il boia del Brasile. Non potevo avvicinarmi alla linea laterale che mi pioveva addosso di tutto, bucce di banana, noccioline, perfino monete, tanto che, alla fine del primo tempo, ho deciso di non rientrare in campo e il clima sugli spalti si è subito placato. Un giorno un tassista, dopo avermi riconosciuto, s'è fermato, ha accostato e mi ha intimato di scendere. Ho dovuto discutere per un po' prima di riuscire a fargli cambiare idea: mi ha riportato in hotel. Quei tre gol del Mondiale di Spagna, quelli che hanno fatto piangere un intero popolo, non erano ancora stati digeriti, forse non lo saranno mai».[40]

Nel 2012 Zico, membro della Nazionale brasiliana dell'82, affermò che la vittoria dell'Italia sul Brasile in quella partita cambiò completamente il modo di giocare a calcio. Zico accusò l'Italia di aver creato «un calcio fondato sulla distruzione del gioco avversario e sul fallo sistematico». Rossi, in merito a queste dichiarazioni, rispose così: «Quel 3-2 fu una lezione per la quale il Brasile ci dovrebbe ringraziare e darmi un premio. Una sconfitta dalla quale impararono molto, soprattutto a giocare più coperti. Tanto è vero che poi hanno vinto altre due edizioni del Mondiale. Zico naturalmente si lancia in un paradosso e non penso che a quella vittoria si possa attribuire un peso così grande. È vero, invece, che da allora il loro approccio è cambiato, è diventato più guardingo, si sono europeizzati. Anche perché tanti brasiliani hanno conosciuto i campionati del nostro continente. Eppure vederli giocare è sempre uno spettacolo. Pur evolvendosi, il loro calcio è rimasto lo specchio di un paese dove lo spettacolo resta importante».[41]

Antonello Venditti citò un "Paolo Rossi" nella canzone Giulio Cesare: «era l'anno dei Mondiali quelli del '66, Paolo Rossi era un ragazzo come noi». La cultura di massa coglie generalmente il riferimento come all'attaccante italiano, ma Venditti precisò successivamente che si trattava di uno studente antifascista: «In 'Giulio Cesare' faccio riferimento a Paolo Rossi, ma non è l'eroe del Mundial di Spagna come in molti pensano ed hanno pensato. Io ricordavo uno studente morto negli scontri tra studenti e polizia a Roma nel 1966. 'Un ragazzo come me', appunto».[42]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1972-1973 Italia Juventus A 0 0 CI 0 0 CC 0 0 - - - 0 0
1973-1974 A 0 0 CI 1 0 CC 0 0 CInt 0 0 1 0
1974-1975 A 0 0 CI 2 0 CU 0 0 - - - 2 0
1975-1976 Italia Como A 6 0 CI 0 0 - - - - - - 6 0
1976-1977 Italia L.R. Vicenza B 36 21 CI 5 2 - - - - - - 41 23
1977-1978 A 30 24 CI 4 2 - - - - - - 34 26
1978-1979 A 28 15 CI 3 2 CU 1 0 - - - 32 17
Totale Vicenza 94 60 12 6 1 0 - - 107 66
1979-1980 Italia Perugia A 28 13 CI 4 0 CU 4 1 - - - 36 14
1981-1982 Italia Juventus A 3 1 CI 0 0 CC 0 0 - - - 3 1
1982-1983 A 23 7 CI 11 5 CC 9 6 - - - 43 18
1983-1984 A 30 13 CI 7 0 CdC 9 2 - - - 46 15
1984-1985 A 27 3 CI 6 2 CC 9 5 SU 1 0 43 10
Totale Juventus 83 24 27 7 27 14 1 0 138 44
1985-1986 Italia Milan A 20 2 CI 3 1 CU 3 0 TE 0 0 26 3
1986-1987 Italia Hellas Verona A 20 4 CI 7 3 - - - - - - 27 7
Totale carriera 251 103 53 17 35 14 1 0 340 134

Cronologia presenze e reti in Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in Nazionale - Italia Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
21/12/1977 Liegi Belgio Belgio 0 – 1 Italia Italia Amichevole -
25/01/1978 Madrid Spagna Spagna 2 – 1 Italia Italia Amichevole -
02/06/1978 Mar del Plata Italia Italia 2 – 1 Francia Francia Mondiali 1978 - 1º Turno 1
06/06/1978 Mar del Plata Italia Italia 3 – 1 Ungheria Ungheria Mondiali 1978 - 1º Turno 1
10/06/1978 Buenos Aires Italia Italia 1 – 0 Argentina Argentina Mondiali 1978 - 1º Turno -
14/06/1978 Buenos Aires Germania Ovest Germania Ovest 0 – 0 Italia Italia Mondiali 1978 - 2º Turno -
18/06/1978 Buenos Aires Italia Italia 1 – 0 Austria Austria Mondiali 1978 - 2º Turno 1
21/06/1978 Buenos Aires Paesi Bassi Paesi Bassi 2 – 1 Italia Italia Mondiali 1978 - 2º Turno -
24/06/1978 Buenos Aires Brasile Brasile 2 – 1 Italia Italia Mondiali 1978 - 3-4 Posto - 4º Posto
08/11/1978 Bratislava Cecoslovacchia Cecoslovacchia 3 – 0 Italia Italia Amichevole -
21/12/1978 Roma Italia Italia 1 – 0 Spagna Spagna Amichevole 1
24/02/1979 Milano Italia Italia 3 – 0 Paesi Bassi Paesi Bassi Amichevole 1
26/05/1979 Roma Italia Italia 2 – 2 Argentina Argentina Amichevole 1
13/06/1979 Zagabria Jugoslavia Jugoslavia 4 – 1 Italia Italia Amichevole 1
26/09/1979 Firenze Italia Italia 1 – 0 Svezia Svezia Amichevole -
17/11/1979 Udine Italia Italia 2 – 0 Svizzera Svizzera Amichevole -
16/02/1980 Napoli Italia Italia 2 – 1 Romania Romania Amichevole -
15/03/1980 Milano Italia Italia 1 – 0 Uruguay Uruguay Amichevole -
19/04/1980 Torino Italia Italia 2 – 2 Polonia Polonia Amichevole -
28/05/1982 Ginevra Svizzera Svizzera 1 – 1 Italia Italia Amichevole -
14/06/1982 Vigo Italia Italia 0 – 0 Polonia Polonia Mondiali 1982 - 1º Turno -
18/06/1982 Vigo Italia Italia 1 – 1 Perù Perù Mondiali 1982 - 1º Turno -
23/06/1982 Vigo Italia Italia 1 – 1 Camerun Camerun Mondiali 1982 - 1º Turno -
29/06/1982 Barcellona Italia Italia 2 – 1 Argentina Argentina Mondiali 1982 - 2º Turno - Uscita al 80’ 80’
05/07/1982 Barcellona Italia Italia 3 – 2 Brasile Brasile Mondiali 1982 - 2º Turno 3
08/07/1982 Barcellona Italia Italia 2 – 0 Polonia Polonia Mondiali 1982 - Semif. 2
11/07/1982 Madrid Italia Italia 3 – 1 Germania Ovest Germania Ovest Mondiali 1982 - Finale 1 3º Titolo Mondiale
27/10/1982 Roma Italia Italia 0 – 1 Svizzera Svizzera Amichevole - Uscita al 31’ 31’
13/11/1982 Milano Italia Italia 2 – 2 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Qual. Euro 1984 -
04/12/1982 Firenze Italia Italia 0 – 0 Romania Romania Qual. Euro 1984 -
12/02/1983 Limassol Cipro Cipro 1 – 1 Italia Italia Qual. Euro 1984 -
16/04/1983 Bucarest Romania Romania 1 – 0 Italia Italia Qual. Euro 1984 -
29/05/1983 Göteborg Svezia Svezia 2 – 0 Italia Italia Qual. Euro 1984 -
05/10/1983 Bari Italia Italia 3 – 0 Grecia Grecia Amichevole 1
15/10/1983 Napoli Italia Italia 0 – 3 Svezia Svezia Qual. Euro 1984 -
16/11/1983 Praga Cecoslovacchia Cecoslovacchia 2 – 0 Italia Italia Qual. Euro 1984 -
22/12/1983 Perugia Italia Italia 3 – 1 Cipro Cipro Qual. Euro 1984 1
04/02/1984 Roma Italia Italia 5 – 0 Messico Messico Amichevole 3
03/03/1984 Istanbul Turchia Turchia 1 – 2 Italia Italia Amichevole -
07/04/1984 Verona Italia Italia 1 – 1 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole -
26/09/1984 Milano Italia Italia 1 – 0 Svezia Svezia Amichevole -
03/11/1984 Losanna Svizzera Svizzera 1 – 1 Italia Italia Amichevole -
08/12/1984 Pescara Italia Italia 2 – 0 Polonia Polonia Amichevole -
05/02/1985 Dublino Irlanda Irlanda 1 – 2 Italia Italia Amichevole 1
13/03/1985 Atene Grecia Grecia 0 – 0 Italia Italia Amichevole -
03/04/1985 Ascoli Piceno Italia Italia 2 – 0 Portogallo Portogallo Amichevole 1
26/03/1986 Udine Italia Italia 2 – 1 Austria Austria Amichevole -
11/05/1986 Napoli Italia Italia 2 – 0 Cina Cina Amichevole -
Totale Presenze (44º posto) 48 Reti (12º posto) 20

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

L.R. Vicenza: 1976-1977
Juventus: 1981-1982, 1983-1984
Juventus: 1982-1983

Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Juventus: 1983-1984
Juventus: 1984
Juventus: 1984-1985

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

1976-1977 (21 gol)
1977-1978 (24 gol)
1982-1983 (6 gol)
Spagna 1982
Spagna 1982 (6 gol)
Argentina 1978; Spagna 1982
1982
1982

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Da Pablito a Pepito stesso fiuto del gol ma lui è più potente in ilgiornale.it, 13 novembre 2013.
  2. ^ a b c d e f g h Paolo Rossi - parte 1 in storiedicalcio.altervista.org.
  3. ^ (EN) World Soccer 100 Players of the Century in World Soccer, 7 agosto 2009.
  4. ^ (EN) Pele's list of the greatest in BBC Sport, 4 marzo 2004. URL consultato il 12 maggio 2014.
  5. ^ a b Paolo Rossi: Noi ragazzi dell'82 in famigliacristiana.it, 14 maggio 2012.
  6. ^ a b c d e Biografia di Paolo Rossi in cinquantamila.it.
  7. ^ Quegli anni nel Santa Lucia, il club di Vieri e Paolo Rossi in gelocal.it, 23 settembre 2007.
  8. ^ Maurizio Ribechini, Diamanti: dal Santa Lucia all'assist decisivo agli Europei in radiobrunotoscana.it, 19 giugno 2012.
  9. ^ E' nata Maria Vittoria Pablito Rossi è di nuovo papà qn.quotidiano.net
  10. ^ Gente, 26 giugno 2012. Servizio e Foto.
  11. ^ Craxi: i "miei" nani e ballerine? Invece la Lollo e Paolo Rossi... in Il corriere della sera, 1º maggio 1999. URL consultato il 16 giugno 2012.
  12. ^ Pablito Rossi alle europee insieme ad An in La nuova Sardegna, 27 gennaio 1999. URL consultato il 16 giugno 2012.
  13. ^ Paolo Rossi in pista a Ballando con le stelle Ansa.it
  14. ^ a b c d e f g h 1982, il ritorno di Paolo Rossi in storiedicalcio.altervista.org.
  15. ^ Le lacrime di Paolo Rossi "Uno dei grandi del '900" in repubblica.it, 21 dicembre 2007.
  16. ^ Mario D'Ascoli, Paolo Rossi: "Ho visto piangere il Brasile" in quotidiano.net, 10 febbraio 2009.
  17. ^ Paolo Rossi cantante per aiutare i bambini in gazzetta.it, 17 dicembre 2007.
  18. ^ Il calcio scende in campo con la Fao e con Paolo Rossi in sport.sky.it, 20 marzo 2009.
  19. ^ Al via “Un mese per l’affido” in prato.it, 25 agosto 2012.
  20. ^ Da Paolo Rossi a Fabio Grosso, un torneo di calcio per beneficenza per raccogliere fondi da destinare ai bambini palestinesi in lanazione.it, 6 maggio 2014.
  21. ^ a b Rossi Paolo - biografia in corriere.it, 5 ottobre 2008.
  22. ^ a b Il pallone racconta: Paolo Rossi in ilpalloneracconta.blogspot.it, 23 settembre 2013.
  23. ^ a b c d e f g Paolo Rossi, l’uomo che fece piangere il Brasile. Intervista al campione del mondo di Spagna ’82 in gonews.it, 20 dicembre 2013.
  24. ^ Ho visto esplodere Paolo Rossi e Bobo Vieri, anche mio nipote Alino merita la Nazionale in ricerca.repubblica.it, 25 aprile 2012. URL consultato il 20 giugno 2012.
  25. ^ a b c d e f Il Lanerossi Vicenza di Giovan Battista Fabbri in storiedicalcio.altervista.org.
  26. ^ Giorgio Gandolfi, Paolo Rossi in prestito al Perugia per un miliardo in La Stampa, 14 luglio 1979, p. 18.
  27. ^ Massimiliano Castellani, Soldi in campo - Sponsor e sport più forti della crisi in sponsornet.it, 27 luglio 2009.
  28. ^ Nando Di Giovanni, Quando bastò un Ponte per far crollare le barriere: la storia del Perugia 1979-80 in blogs.sporteconomy.it, 4 gennaio 2012.
  29. ^ Antonello Capone; Paolo Piani, Sponsor in Marco Sappino (a cura di), Dizionario del calcio italiano, 1ª edizione, Milano, Baldini & Castoldi, 2000, p. 1732.
  30. ^ Calciatori ‒ La raccolta completa Panini 1961-2012, Vol. 2 (1985-1986), Panini, 14 maggio 2012, p. 10.
  31. ^ Giussy Farina e Paolo Rossi in storiedicalcio.altervista.org.
  32. ^ Colombo Monica, Comandini, da incompreso a eroe: «Ora voglio il posto», Corriere.it, 13 maggio 2001.
  33. ^ Mi sembrava di essere al mundial, Gazzetta dello sport, 2 dicembre 1985, p. 3.
  34. ^ Calciatori ‒ La raccolta completa Panini 1961-2012, Vol. 3 (1986-1987), Panini, 21 maggio 2012, p. 10.
  35. ^ Biografia di Paolo Rossi, Corriere della Sera.
  36. ^ Mondiali Calcio 1986: Prologo in storiedicalcio.altervista.org.
  37. ^ Mondiali Calcio 1986: La Grande Illusione in storiedicalcio.altervista.org.
  38. ^ Mondiali Calcio 1986: Si ricomincia con la Bulgaria in storiedicalcio.altervista.org.
  39. ^ Stefano Bizzotto, telecronaca di Italia-Irlanda Under-21 a Casarano (LE), 10 settembre 2012
  40. ^ Ho fatto piangere il Brasile. E Zico. Paolo Rossi e la lite col tassista rancoroso in tacchettiaspillo.com, 29 novembre 2012.
  41. ^ Zico: "Italia-Brasile 3-2? Fu la rovina del calcio" in gazzetta.it, 28 novembre 2012.
  42. ^ Luigi Panella, Venditti: "Per la Roma ho sempre cantato gratis. Tolgono l'inno? Non sarebbe un dramma" in repubblica.it, 4 luglio 2013.
  43. ^ (EN) All-Star Team. URL consultato il 17 febbraio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN32923885 · LCCN: (ENn2003112706 · ISNI: (EN0000 0001 1757 1430 · GND: (DE12420645X