Paolo Rossi (politico)

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Paolo Rossi
Paolo Rossi (politico).jpg
Paolo Rossi

Presidente della Corte costituzionale
Durata mandato 18 dicembre 1975 –
9 maggio 1978
Predecessore Francesco Paolo Bonifacio
Successore Leonetto Amadei

Presidente della Commissione parlamentare Antimafia
Durata mandato 14 febbraio 1963 –
15 maggio 1963
Predecessore commissione non istituita
Successore Donato Pafundi

Vicepresidente della Camera dei Deputati
Durata mandato 1958 –
1963
Presidente Giovanni Leone

Ministro della Pubblica Istruzione
Durata mandato 6 luglio 1955 –
6 maggio 1957
Presidente Antonio Segni
Predecessore Giuseppe Ermini
Successore Aldo Moro

Deputato dell'Assemblea Costituente
Gruppo
parlamentare
Partito Socialista Italiano
(fino al 3 febbraio 1947)
Partito Socialista dei Lavoratori Italiani
(dal 3 febbraio 1947)
Collegio III (Genova)
Incarichi parlamentari
  • Componente della Commissione per la Costituzione
  • Componente della Seconda Sottocommissione
  • Componente del Comitato di Redazione
  • Componente della Sottocommissione per l'esame del disegno di legge sulla stampa
  • Componente della Commissione speciale per l'esame del disegno di legge sulla soppressione del Senato
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature I, II, III, IV
Gruppo
parlamentare
Partito Socialista dei lavoratori italiani - Partito Socialista (SIIS) - Partito Socialista democratico italiano (I legislatura); Partito Socialista democratico italiano (II e III legislatura); Partito Socialista democratico italiano - Partito Socialista italiano-Partito Socialista democratico italiano unificati (IV legislatura)
Collegio Genova (I, III e IV legislatura); Unico nazionale (II legislatura)
Incarichi parlamentari
I Legislatura
  • Presidente della Commissione d'indagine per giudicare sul fondamento dell'accusa rivolta dal deputato Grilli al deputato Ferrario Celestino
  • Presidente della Commissione d'indagine per esaminare il fondamento delle accuse mosse al deputato Tesauro in seno alla Commissione Interni
  • Componente della I Commissione (Interni)
  • Componente della Commissione parlamentare consultiva per le norme di attuazione della Legge sull'ordinamento dell'I.N.A.D.E.L.
  • Componente della Commissione d'indagine per accertare la fondatezza dell'accusa di diffamazione contro il deputato Viola e delle accuse mosse dal deputato Viola contro il deputato Giammarco
  • Componente della Commissione di vigilanza sulla Biblioteca

II Legislatura

  • Segretario della Commissione parlamentare per la vigilanza sulle radiodiffusioni
  • Presidente della Commissione di vigilanza sulla Biblioteca
  • Componente della Giunta delle Elezioni
  • Componente della Giunta delle domande di autorizzazione a procedere in giudizio
  • Componente della Giunta del regolamento
  • Componente della III Commissione (Giustizia)
  • Ministro della Pubblica Istruzione (Segni I)

III Legislatura

  • Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia
  • Vicepresidente della Camera dei deputati
  • Componente della I Commissione (Affari costituzionali)

IV Legislatura

  • Vicepresidente della Camera dei deputati
  • Componente della Giunta del regolamento
  • Componente della I Commissione (Affari costituzionali)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Avvocato

Paolo Rossi (Bordighera, 15 settembre 1900Lucca, 24 maggio 1985) è stato un giurista e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Rossi è il figlio del noto avvocato penalista genovese, Francesco Rossi (1863-1948) e di Iride Garrone.[1] Appartiene a una famiglia ligure colta e progressista, sua cugina è Maria Vittoria Rossi, più conosciuta con il nome di Irene Brin.[2]

Il giovane decide di seguire le orme paterne e, laureatosi all'Università di Genova, s'iscrive all'albo degli avvocati della Corte d'Appello di Genova a soli 21 anni e a 28 anni s'iscrive all'albo della Corte di Cassazione.[3] Perseguitato dai fascisti, nel 1926 gli venne distrutto ed incendiato lo studio di via Roma a Genova.

Nel 1932 scrive il suo primo libro "La pena di morte e la sua critica", che sara bloccato dalla censura perché contrario alla pena di morte sostenuta dal regime fascista.

Si sposa con Giuseppina Bagnara, detta Giugi, conosciuta a Bordighera, e da lei ha una figlia, la scrittrice Maria Francesca Rossi, più consciuta con il nome di Francesca Duranti. Nel 1937 scrive il suo secondo libro "Scetticismo e dogmatica nel diritto penale", anch'esso censurato per le sue idee troppo progressiste. Durante la guerra la famiglia trasloca vicino a Lucca, a Gattaiola. In quegli anni raggiunge la resistenza e con la moglie riesce a salvare molti giovani dalle retate fasciste.

Nel 1948 pubblica il suo libro "I partiti contro la democrazia" e poco tempo dopo viene nominato professore di Diritto penale all'Università di Pisa. Il 15 ottobre 1947 diventa membro dell'Costituente e della seconda Sottocommissione della Commissione per la Costituzione. Fu inoltre componente del Comitato di redazione per il coordinamento degli articoli del testo costituzionale. Lo stesso anno diventa Professore di Diritto Penale all'Università di Genova.

Membro di spicco del Partito Socialista Democratico Italiano, è eletto deputato nelle prime quattro legislature, e assume, in due di esse, la vicepresidenza della Camera oltre alla presidenza di alcune Commissioni d'indagine. È anche Ministro della Pubblica Istruzione dal 6 luglio 1955 al 19 maggio 1957 nel primo governo Segni. Nel 1958 è nominato Vice-presidente della Camera dei deputati, e nel 1961 Presidente della Commissione sui problemi dell'Alto-Adige.

È il primo presidente della Commissione parlamentare Antimafia (nella III legislatura dal 14 febbraio al 15 maggio 1963) che allora si chiamava Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia[4].

È nominato giudice costituzionale dal Presidente della Repubblica Italiana il 2 maggio 1969[5], prestò giuramento il 9 maggio 1969 e fu eletto presidente della Consulta il 18 dicembre 1975.[6] Cessò dalla carica il 9 maggio 1978 (come giudice fu prorogato al 2 agosto 1979)[7]. Come giudice costituzionale, tra l'altro, redasse la celebre sentenza n. 27 del 1975, che dichiarò la parziale illegittimità costituzionale dell'articolo 546 del codice penale, che puniva l'aborto: in quella sentenza, Rossi scrisse che l'embrione non è ancora persona.[8]

Fu autore di molti testi, sia in campo giuridico che in quello politico. Dal 1970 al 1973 pubblica una raccolta di quattro volumi sulla storia d'Italia, intitolata "Storia d'Italia dal 476 ai giorni nostri".

Fu anche presidente generale del Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani (CNGEI)[9].

Muore a Lucca il 24 maggio 1985 e riposa nel piccolo cimitero di Gattaiola.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Rossi, La pena di morte e la sua critica, Genova, Bozzi Succ. Lattes, 1932. ISBN non esistente
  • P. Rossi, Scetticismo e dogmatica nel diritto penale, Messina-Milano, 1937. ISBN non esistente
  • P. Rossi, Lineamenti di diritto penale costituzionale, Palermo, Priulla, 1953. ISBN non esistente
  • P. Rossi, I partiti contro la democrazia, 1945. ASIN : B0017VJ10M
  • P. Rossi, Storia d'Italia dal 476 ai giorni nostri, Moderne Canesi 1970-1973. ASIN : B00LJ1FI6K

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Giudice costituzionale»
— 6 agosto 1970[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1]
  2. ^ [2]
  3. ^ [3]
  4. ^ La Camera dei Deputati
  5. ^ Copia archiviata, cortecostituzionale.it. URL consultato l'8 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2012).
  6. ^ [4]
  7. ^ Giudici costituzionali dal 1956, Corte costituzionale. URL consultato il 20 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2012).
  8. ^ Consulta OnLine - Sentenza n. 27 del 1975, su www.giurcost.org. URL consultato il 03 marzo 2016.
  9. ^ Mario Sica, Storia dello scautismo in Italia, 4ª ed., Roma, Fiordaliso, 2006, p. 266, ISBN 978-88-8054-774-7.
  10. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Scrittori Lucchesi", di Bartolomeo di Monaco (2012) – ISBN 978-1447729327
  • "Paolo Rossi, un intellettuale democratico", di Graziano Lori (2009)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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Giuseppe Ermini 6 luglio 1955 - 15 maggio 1957 Aldo Moro
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