Paolo Giuntella

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Paolo Giuntella

Paolo Giuntella (Roma, 5 ottobre 1946Roma, 22 maggio 2008) è stato un giornalista e scrittore italiano. Figlio del professor Vittorio Emanuele Giuntella (reduce dai lager nazisti), dal 1999 fin quasi alla morte è stato l'inviato del TG1 al seguito del presidente della Repubblica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fin da giovane si è impegnato nell'associazionismo cattolico, in particolare nella FUCI, e nello scautismo.

Nel 1966 fu tra gli "Angeli del Fango", i volontari, fra i quali molti scout, che scavarono senza sosta per soccorrere Firenze e i suoi cittadini colpiti in seguito all'alluvione. Nel 1979 fonda Rosa Bianca, un'associazione cattolica orientata a sinistra il cui nome s'ispira a quello dell'associazione di giovani cattolici e protestanti oppositori del nazismo. I convegni e le attività dell'associazione per tutto il corso degli anni ottanta saranno animati da molti dei futuri dirigenti e intellettuali de La Rete, dell'Ulivo e del Partito Democratico. In quegli anni si impegna intensamente anche nel sindacato dei giornalisti.[1]

Laureatosi in Lettere moderne, ha collaborato con Il Popolo, Avvenire e diversi settimanali e mensili, ha diretto il mensile Appunti di cultura e politica, che si valeva di eccellenti firme come Achille Ardigò, Leonardo Benevolo, Ermanno Gorrieri, Luigi Pedrazzi, Pietro Scoppola.

Già capo della terza pagina e dei supplementi culturali de Il Mattino, passato in RAI ha coordinato TV7, per poi divenire caporedattore di Speciale TG1, e in seguito corsivista televisivo e inviato speciale in Irlanda, Albania, nelle zone colpite dal terremoto in Umbria e Marche del 1997 e in Kosovo, dove è stato menzionato al merito dall'ambasciatore italiano per aver salvato la vita di un disabile rimasto in un'abitazione incendiata, che per motivi etnici non veniva soccorso dai vicini.

Dal 1980 è stato sposato con Laura Rozza dalla quale ha avuto tre figli: Giovanni Osea, Tommaso Michea e Maria Irene.

Muore a Roma il 22 maggio 2008 dopo una lunga malattia, che non gli ha impedito di lavorare fino a 10 giorni prima di morire. Sorretto da una forte passione per la professione di giornalista e sempre coerente con il suo impegno civile, sofferente, con dignitoso riserbo, ha continuato a seguire per il TG1 le ultime consultazioni al Quirinale per la formazione del nuovo governo.

Simbolico l'episodio dei suoi funerali, quando la folla che gremiva la Chiesa di Cristo Re a Roma si è riversata su viale Mazzini (proprio accanto alla sede della Rai) fino a bloccare il traffico al ritmo dei canti e dei balli in un clima di festa protrattosi per oltre due ore dalla fine della cerimonia[2]. La salma fu inoltre vegliata da un picchetto d'onore del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, al quale lo legava una profonda amicizia e ammirazione.

Dal 15 luglio 2008 la Biblioteca Rai di Viale Mazzini è intitolata alla sua memoria.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Dossier Irlanda (1974)
  • In cerca di una Rosa Bianca (1980)
  • Il gomitolo dell'alleluja (1986)
  • Uscire dal tempio (1989)
  • È notte a Kukes (1999)
  • E Dio suonò il sax (2002)
  • Strada verso la libertà (2004)
  • Il fiore rosso (2006)
  • L'aratro, l'ipod e le stelle. Diario di viaggio di un laico cristiano (2008)
  • Il gomitolo dell'alleluja (2009), nuova edizione rivista con l'aggiunta di due testi inediti
  • La Fedeltà. Trasgressione e follia per il mondo, Il Margine, Trento, 2009, ISBN 978-88-6089-047-4.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Controllo di autoritàVIAF (EN67926210 · ISNI (EN0000 0001 1447 0474 · SBN IT\ICCU\CFIV\107071 · LCCN (ENn85344893 · WorldCat Identities (ENlccn-n85344893