Paolo Battino Vittorelli

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Paolo Vittorelli
Paolo Vittorelli.jpg

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature IV
Gruppo
parlamentare
PSI, PSU
Circoscrizione Basilicata
Collegio Tricarico
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature VI e VII
Gruppo
parlamentare
PSI
Collegio Torino
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Socialista Italiano, PSI-PSDI Unificati
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione giornalista

Paolo Vittorelli, pseudonimo di Raffaello Battino (Alessandria d'Egitto, 9 luglio 1915Torino, 24 marzo 2003), è stato un giornalista e politico italiano, noto con lo pseudonimo assunto nel periodo della clandestinità[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Raffaello Battino nasce ad Alessandria d'Egitto da una famiglia italo-greca di religione ebraica proveniente da Corfù.[2] Nel 1936, trasferitosi in Francia per laurearsi in giurisprudenza, fa la conoscenza dei fratelli Rosselli ed entra nel movimento antifascista Giustizia e libertà. Aldo Garosci gli suggerisce il nome clandestino di Paolo Vittorelli, con il quale si firmerà e sarà noto tutta la vita[1]. L'anno dopo, a Parigi, presta collaborazioni giornalistiche al settimanale del movimento.[3]

Nel 1938, Vittorelli è inviato in Italia a prendere contatti con il movimento clandestino ma è fermato dalla polizia fascista e rientra in Francia.[3] Dopo l'occupazione tedesca della Francia, si rifugia al Cairo, dove fonda Giustizia e libertà - Egitto, e svolge un'intensa attività propagandistica rivolta soprattutto ai militari italiani prigionieri dei britannici.[4]. È professore incaricato di storia delle dottrine economiche e di diritto internazionale alla facoltà francese di giurisprudenza del Cairo.[3]

Rientra in Italia nel 1944 e aderisce al Partito d'Azione; è redattore capo dell'organo del partito “L'Italia libera” e ne dirige l'edizione piemontese clandestina. Al momento dello scioglimento del Partito d'Azione (20 ottobre 1947), insieme a Tristano Codignola, Piero Calamandrei, Aldo Garosci e Giuseppe Faravelli, non aderisce al Partito Socialista Italiano ma forma il movimento Azione Socialista Giustizia e Libertà. Vittorelli è vice-direttore della testata di partito “L'Italia Socialista”, sorta dalle ceneri de “L'Italia libera”.[5]

L'8 febbraio 1948, a Milano, Azione Socialista Giustizia e Libertà, dà vita all'Unione dei Socialisti, formazione che partecipa alle elezioni politiche del 1948 nell'ambito della coalizione di Unità Socialista, insieme al PSLI. L'anno dopo l'UDS, insieme ad altre forze, costituisce il Partito Socialista Unitario, di cui Vittorelli è vice segretario e rappresentante all'Internazionale Socialista.[3]. Infine, il 1º maggio 1951, dalla fusione del PSLI e del PSU, si costituisce il Partito Socialista - Sezione Italiana dell'Internazionale Socialista (PS-SIIS) che, il 7 gennaio 1952, assume la denominazione di Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).

Nel 1953, Vittorelli si associa al movimento Unità Popolare, accanto a Tristano Codignola, Piero Calamandrei e Aldo Garosci, non condividendo le posizioni del PSDI sulla legge elettorale maggioritaria ma il nuovo partito, pur contribuendo a non far scattare il premio di maggioranza riservato ai partiti apparentati vittoriosi, non riesce a far eleggere alcun rappresentante in Parlamento. Il 28 novembre 1954, il Comitato centrale di UP elegge Vittorelli alla Direzione e al Comitato esecutivo del movimento.

Nel 1957, UP – Vittorelli compreso – confluisce nel PSI. Nel 1963 è eletto senatore della IV legislatura, sino al 1968. Nel frattempo (1967) traduce in italiano il Karl Marx di Isaiah Berlin. Con l'istituzione del decentramento regionale, Vittorelli è eletto Presidente del Consiglio regionale del Piemonte (1970-1972); è anche il primo presidente dell'ISTRID Istituto Ricerche Studi Informazione Difesa.

Tra il 1972 e il 1979 è deputato della VI e della VII Legislatura della Repubblica Italiana (1972-1979); tra il 1976 e il 1978 dirige l'Avanti!, organo d'informazione del Partito Socialista Italiano.

Nell'ambito del Premio Viareggio del 1981, Paolo Vittorelli vince il Premio del presidente, con il libro di memorie: L'età della tempesta (Rizzoli). Ne scrive poi il seguito, con L'età della speranza (1998), relativo agli anni della militanza nel Partito d'Azione.

Nel 1998, dopo lo scioglimento del PSI, aderisce ai Democratici di Sinistra, insieme a Valdo Spini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Franco Fantoni (a cura di), L'impegno e la ragione. Carteggio tra Aldo Garosci e Leo Valiani (1947-1983), Franco Angeli, Milano, 2009, p. 17, nota n. 13
  2. ^ Antonio Cassarà, È morto Paolo Vittorelli, in: L’Unità, 26 marzo 2003
  3. ^ a b c d Nuova Repubblica, anno I, supplemento al n. 9, 5 maggio 1953, p. 5
  4. ^ Giustizia e libertà - Egitto
  5. ^ Lamberto Mercuri, Il movimento di Unità Popolare, Carecas, Roma, 1978, p. 177-178

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Bagnoli, L'ultimo giellista. Scomparsa di Paolo Vittorelli, Firenze, Le Monnier, 2003

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN47049360 · ISNI (EN0000 0000 8379 8433 · LCCN (ENn90651270