Paolina Schiff

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Paolina Schiff

Paolina Schiff (Mannheim, 28 luglio 1841Milano, 6 agosto 1926) è stata un'insegnante italiana, suffragetta e attivista per i diritti delle donne.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di Sansone Schiff e Barbara Mayer, terzogenita di otto figli, Paolina crebbe in una famiglia dalle idee laiche e liberali che garantì a lei e ai suoi fratelli una buona formazione.

Nel 1852 si trasferì con la famiglia a Trieste, dove il padre, specializzato nella lavorazione dell'argento, lavorava per Ferdinando Massimiliano, fratello dell’imperatore austriaco. La famiglia godette del clima aperto e tollerante della città intessendo rapporti con la vivace comunità ebraica triestina.

Nel 1860 la famiglia si spostò a Milano, dove la giovane Paolina entrò in contatto con gli esponenti della democrazia lombarda iniziando l'attività politica e sociale e avvicinandosi ai temi del miglioramento della condizione femminile e delle classi popolari, che le furono carichi per tutta la vita.

Nel 1879 la Schiff entrò a far parte degli organi direttivi della Lega di libertà, fratellanza e pace, di cui condivideva gli obiettivi del disarmo e dell’arbitrato internazionale e l'anno seguente conobbe

Anna Maria Mozzoni, pioniera del movimento di emancipazione femminile. Insieme alla Mozzoni e a Cristina Lazzati, fondò la Lega per la promozione degli interessi femminili[1], il primo gruppo organizzato per chiedere il suffragio e la parità dei diritti.

Schiff contribuì alla fondazione del sindacato delle orlatrici[2] e partecipò a vari incontri in Italia e in Europa, come il Congresso internazionale femminile indetto dal governo francese nel 1889[3] e quello di Londra del 1899 che prefiguravano l’avvento di un movimento transnazionale delle donne. In seguito alla partecipazione alle conferenze del 1888 e 1890 che si tennero a Milano sui temi della pace e dell'antimilitarismo divenne l'antesignana del femminismo pacifista. Strinse legami di amicizia con Angelo Mazzoleni, con cui militò nella Lega di libertà, fratellanza e pace, e con Felice Cavallotti, al quale chiese consigli e appoggio in più occasioni.

Nel frattempo la Lega per la promozione degli interessi femminili, non riuscendo a radicarsi sul territorio, esaurì l’attività. Tuttavia, per continuare l’azione rivendicativa, nel maggio del 1893 Schiff diede vita alla Lega per la tutela degli interessi femminili, a cui aderirono, tra le altre, Alessandrina Ravizza, Fanny Zampini Salazar, Ersilia Bronzini Majno e Linda Malnati, ma fecero mancare il loro appoggio Mozzoni e Anna Kuliscioff. La Lega fu sciolta in seguito alla repressione per i moti del 1898, ma fu ricostituita poco dopo. Schiff ebbe varie occasioni di collaborare con Majno la quale, nel 1899 e sempre a Milano, aveva dato vita all’Unione femminile.

Lavorò per l’istituzione di una cassa di maternità per le lavoratrici e partecipò alla battaglia suffragista che si intensificò in età giolittiana. Sostenne attivamente l’abolizione dell’articolo 189 del codice civile che vietava le indagini sulla paternità naturale e partecipò al Comitato di propaganda per la riforma dell’articolo sorto nel 1896, di cui fu nominata segretaria lavorando accanto a giuristi, medici e riformatori di area liberale e socialista.

Fino allo scoppio della guerra mondiale il suo impegno nel femminismo fu inseparabile da quello per la pace e la vide contraria sia all’impresa coloniale italiana in Libia del 1911 sia al conflitto europeo.

Carriera accademica[modifica | modifica wikitesto]

Pur non avendo conseguito nessuna laurea presso l'Università di Pavia, la Schiff nell'anno accademico 1886-7 tenne una serie di conferenze linguistico-letterarie presso la facoltà di lettere e filosofia dell’ateneo e, nel marzo del 1889, chiese la libera docenza in lingua e letteratura tedesca. La richiesta venne rifiutata e la Schiff iniziò una lunga vertenza contro il corpo accademico di Pavia e si rivolse anche al Consiglio superiore dell’istruzione pubblica. In una lettera del 5 maggio 1890 a Boselli, denunciò il trattamento che in quanto donna stava subendo. La libera docenza in lingua e letteratura tedesca le venne sempre rifiutata, ma l’Università di Pavia le confermò l’insegnamento limitato alle regole grammaticali e a elementi di storia della letteratura, insegnamento che portò avanti fino al 1925, essendo a lungo tra le prime cinque docenti universitarie della storia italiana[4]. Dal 1893 insegnò anche presso l’Accademia scientifico-letteraria di Milano senza abbandonare il proposito di migliorare la propria posizione professionale.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicò numerosi articoli su riviste femminili, come La donna[5], Vita femminile e L’alleanza, e, come germanista, diede alla luce numerosi articoli su periodici specialistici. Nel 1881 diede alle stampe Il profugo, il suo unico romanzo più volte ristampato, e nel 1888 tradusse La malattia del secolo dello scrittore Max Nordau.

  • La donna e la legge civile. Conferenza tenuta a beneficio del monumento a Salvatore Morelli, Milano 1880;
  • Il profugo, Milano 1881;
  • L’influenza della donna sulla pace. Conferenza tenuta in Milano il 6 maggio 1888, Milano 1888;
  • La Pace gioverà alla donna? Conferenza tenuta a Milano nel Ridotto della Scala, Milano 1890;
  • Istituzione di una cassa d’assicurazione per la maternità. Conferenza tenuta a Milano nel Teatro Lirico il 9 giugno 1895, Milano 1895;
  • Lo spirito della lingua tedesca, Milano 1896;
  • Relazione sull’abolizione dell’Art. 189 codice civile, che vieta la Ricerca della paternità naturale, Pavia 1908;
  • Intorno alcuni costumi presso gli antichi Germani, Pavia 1909-1910;
  • Per la ricerca della paternità, in Lo Stato civile italiano, 1911.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Claudia Gori, Crisalidi. Emancipazioniste liberali in età giolittiana, FrancoAngeli, 2003, p. 21, ISBN 978-88-568-2801-6. URL consultato il 1º giugno 2020.
  2. ^ Fiorella Imprenti, Operaie e socialismo: Milano, le leghe femminili, la Camera del lavoro (1891-1918), FrancoAngeli, 2007, p. 63, ISBN 978-88-464-8347-8. URL consultato il 1º giugno 2020.
  3. ^ Stefania Bartoloni, Donne di fronte alla guerra: Pace, diritti e democrazia, Gius.Laterza & Figli Spa, 4 maggio 2017, ISBN 978-88-581-2972-2. URL consultato il 1º giugno 2020.
  4. ^ I professori dell'Università di Pavia (1859-1961), su prosopografia.unipv.it. URL consultato il 1º giugno 2020.
  5. ^ The Schiff family, su schifffamilytrieste.blogspot.com.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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