Panico (Marzabotto)

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Panico
frazione
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Città metropolitanaCittà metropolitana di Bologna - Stemma.png Bologna
ComuneMarzabotto-Stemma.png Marzabotto
Territorio
Coordinate44°21′16.74″N 11°12′56.38″E / 44.35465°N 11.21566°E44.35465; 11.21566 (Panico)Coordinate: 44°21′16.74″N 11°12′56.38″E / 44.35465°N 11.21566°E44.35465; 11.21566 (Panico)
Abitanti
Altre informazioni
Cod. postale40043
Prefisso051
Fuso orarioUTC+1
PatronoSan Lorenzo Martire
Giorno festivo10 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Panico
Panico
L'interno della Pieve di Panico, fotografata nel 2014.

Panico è una piccola frazione del comune di Marzabotto in provincia di Bologna, che sorge a picco del fiume Reno a circa 2 km da Marzabotto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente Panico è nota per la presenza della famiglia dei Conti di Panico, divenuti nei secoli (dall'anno 1306) accaniti oppositori del guelfo comune di Bologna e probabilmente già insediati in epoca pre-romana nella stessa località, che prendeva il nome di Pan-dhus e successivamente Panicus.

Nessuna traccia rimane dell'imponente fortezza dei conti che sorgeva sulla rupe, di fronte alla bella pieve romanica di San Lorenzo e il motivo è da attribuirsi ad un fatto accaduto nel 1325, quando i conti di Panico assaltarono un distaccamento di guardie bolognesi, liberando un prigioniero. Per questo motivo, il senato bolognese incaricò il capitano Riccardo Ugoni di distrugger il loro castello; riuscì nell'intento ma senza catturare i conti che si rifugiarono da alcuni sostenitori in Vergato.

L'anno successivo, con l'aiuto dei conti di Mangone e Monzuno, rialzarono alcune torri e parte della fortificazione dove risiedettero nuovamente, tentando di favorire l'ingresso dei Pepoli a Bologna.

Il senato bolognese, questa volta per mano di Guasta di Radicofano (con macchine da guerra), ordinò nuovamente la cattura e la distruzione della fortificazione dei Panico che fuggirono prima a Caprara e poi a Camugnano, dove risiedetterò per qualche tempo approfittando del freddo inverno e della protezione di alcuni banditi della vicina Toscana.

Dell'aspetto del castello (chiamato anche castellaccio), non vi è menzione se non da tale Pancaldi che dice:

"...venne atterratta affatto nell'anno 1325, ma vi restan avanzi al suolo, e chi punge des'o d'arrangiarsi fra que' poetici ruderi, e colassù arrampicarsi, ahi quale spettacolo di vacuità e di squallore! Delle quattro gran torri diroccò il fastigio, sebbene le basi colossali sieno infisse ancor nella rupe. Il muro che ricingeva la minacciosa rocca aveva dieci piedi di grosso; ed or cadente, fesso, tappezzato dall'edera è fatto nido di vipere e di uccelli notturni..."

La pieve romanica[modifica | modifica wikitesto]

La pieve romanica di Panico, è dedicata a San Lorenzo Martire e la sua costruzione è presumibilmente terminata nella prima metà XII secolo anche se un documento testimonia la giurisdizione canonicale gia nel 1030, suggerendoci l'esistenza di una chiesa precedente a quella tutt'oggi esistente.

L'importanza del complesso è testimoniata da alcune donazioni; una del 1208 per la costruzione di un chiostro e una del 1248 per la costruzione di un dormitorio che si unirono alla chiesa, piuttosto imponente per esser così distante dalla città e dai centri maggiori: è infatti costruita da grossi conci di arenaria, divisa in tre navate e con la parte presbiteriale rialzata.

Non sono mancati rimaneggiamenti nel corso dei secoli, troviamo infatti l'intera pieve notevolmente cambiata e, facendo un paragone fra un acquerello cinquecentesco e le immagini ottocentesche, ci accorgiamo immediatamente che le grandi pietre squadrate con cui la chiesa è costruita, furono nascoste da uno strato di calce; troviamo sulla facciata una grande finestra rettangolare e un campanile a vela sostituente le due torri, presenti nelle immagini cinquecentesche.

Anche internamente risultava notevolmente mutata, il bel tetto ligneo a capriate, era stato nascosto dalle volte seicentesche, il presbiterio demolito e le navate laterali, adibite a cappelle provviste di palliotti in scagliola.

I lavori che riportarono la chiesa al suo presunto aspetto medioevale, si compirono in tre periodi diversi: il primo negli anni 90 del '800 sotto la guida dell'architetto Raffaele Faccioli consistette nella pulitura dei muri e delle colonne dalla calce, quindi, nella riapertura delle finestre murate e alla sostituzione delle aperture seicentesche, con monofore di fattura simile alle originarie, nonché alla realizzazione del rosone in facciata. Durante questa prima fase scomparve anche il campanile sulla facciata e il muretto perimetrale, abbracciante l'attuale sagrestia.

Nella seconda fase, fra il 1912 e il 1913, per mano del soprintendente architetto Luigi Corsini, furono demolite le volte e gli altari laterali e nella terza fase, nel 1928 fu sopraelevato il presbiterio e chiuso per mezzo di una cancellata a plutei.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

R. Zagnoni, La pieve di San Lorenzo di Panico nel Medioevo, in “Nuèter”, 32, 2006, n. 63

E. Corty, Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, ritratte e descritte (tomo quarto), 1851

S. Calindri, Dizionario corografico, georgico, orittologico, storico, ec. ec. ec. della Italia (parte quarta), 1782

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