Pandemia di COVID-19 del 2020 nella Repubblica Democratica del Congo

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Pandemia di COVID-19 del 2020 nella Repubblica Democratica del Congo
epidemia
COVID-19 Pandémie coronavirus en RDC par Province (Densité).svg
Numero di casi per provincia

     10.000 o più casi

     1.000-9.999 casi

     500-999 casi

     100-499 casi

     10 à 99

     1-9 casi

     0 casi

PatologiaCOVID-19
OrigineWuhan (Cina)
Nazione coinvoltaRD del Congo RD del Congo
Periodo10 marzo 2020 -
in corso
Dati statistici[1]
Numero di casi4 515 (11 giugno 2020)
Numero di guariti567 (11 giugno 2020)
Numero di morti98 (11 giugno 2020)

Il primo caso della pandemia di Covid-19 nella Repubblica Democratica del Congo è stato confermato il 10 marzo 2020.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 gennaio 2020, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha confermato che un nuovo coronavirus era la causa di una nuova infezione polmonare che aveva colpito diversi abitanti della città di Wuhan, nella provincia cinese dell'Hubei, il cui caso era stato portato all'attenzione dell'OMS il 31 dicembre 2019.[2][3]

Sebbene nel tempo il tasso di mortalità del COVID-19 si sia rivelato decisamente più basso di quello dell'epidemia di SARS che aveva imperversato nel 2003,[4] la trasmissione del virus SARS-CoV-2, alla base del COVID-19, è risultata essere molto più ampia di quella del precedente virus del 2003, ed ha portato a un numero totale di morti molto più elevato.[5]

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 marzo, è stato confermato il primo caso nel paese.[6]

Inizialmente è stato riferito che si trattava di un cittadino belga che aveva visitato il paese e successivamente era stato stato messo in quarantena in un ospedale di Kinshasa. Il ministro della Sanità della Repubblica Democratica del Congo, Eteni Longondo, ha dichiarato che la situazione era "sotto controllo" e che "non c'era bisogno di farsi prendere dal panico".[7][8]

La nazionalità e la cronologia dei viaggi del primo caso si sono rivelate errate. Il caso era in realtà un cittadino congolese tornato dalla Francia e contattato dai servizi sanitari. L'incapacità di riferire dettagli precisi sul primo caso ha provocato un rimprovero del presidente Félix Tshisekedi che ha dichiarato in una riunione del gabinetto che il ministero della salute aveva agito in modo "spaventoso e mediocre".[9]

Il 1º giugno, è stato dichiarato un nuovo focolaio di Ebola a Mbandaka, in concomitanza con la pandemia COVID-19, e l'epidemia di Kivu Ebola e il più grande focolaio di morbillo al mondo, la situazione è stata descritta come una "tempesta perfetta" dalla Croce Rossa.[10]

Misure preventive[modifica | modifica wikitesto]

Scuole, bar, ristoranti e luoghi di culto sono rimasti chiusi. Il 19 marzo, il presidente Félix Tshisekedi ha annunciato la sospensione dei voli.[11] Il 24 marzo ha dichiarato lo stato di emergenza e ha chiuso i confini.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]