Pandemia di COVID-19 del 2020 in Oceania

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Pandemia di COVID-19 in Oceania
epidemia
COVID-19 Outbreak Cases in Oceania.svg

     Più di 10000

     Da 1000 a 9999

     Da 100 a 999

     Da 10 a 99

     Da 1 a 9

La diffusione dei casi confermati di COVID-19 in Oceania (al 14 aprile).
PatologiaCOVID-19
OrigineWuhan (Cina)
LuogoOceania
Nazioni coinvolte4 + 2 territori[1]
Periodo25 gennaio 2020 -
in corso
Dati statistici globali[2]
Numero di casi13481[3][1] (19 luglio 2020)
Numero di guariti9886 (19 luglio 2020)
Numero di morti144 (19 luglio 2020)
Non sono disponibili dati dettagliati

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 gennaio 2020, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha confermato che un nuovo coronavirus era la causa di una nuova infezione polmonare che aveva colpito diversi abitanti della città di Wuhan, nella provincia cinese dell'Hubei, il cui caso era stato portato all'attenzione dell'OMS il 31 dicembre 2019.[4][5] Sebbene nel tempo il tasso di mortalità del COVID-19 si sia rivelato decisamente più basso di quello dell'epidemia di SARS che aveva imperversato nel 2003,[6] la trasmissione del virus SARS-CoV-2, alla base del COVID-19, è risultata essere molto più ampia di quella del precedente virus del 2003, ed ha portato a un numero totale di morti molto più elevato.[7]

Panoramica[modifica | modifica wikitesto]

Il primo caso della pandemia di COVID-19 che ha colpito il mondo intero nel 2019-20 è stato riscontrato in Oceania il 25 gennaio 2020; in particolare si trattava di un cittadino cinese arrivato in Australia da Guangzhou il 19 gennaio. Dopo l'Australia, il secondo paese raggiunto dal COVID-19 è stata la Nuova Zelanda, che ha confermato il primo caso dell'epidemia sul proprio territiorio il poco più di un mese dopo, il 28 febbraio. Da allora il contagio si è via via diffuso e, a metà aprile, i paesi oceaniani coinvolti erano in tutto 6 su un totale di 16, con il numero totale di casi confermati che aveva superato le 8000 unità e le morti che avevano superato di poco la soglia delle 80 unità, la maggior parte dei quali riscontrato in Australia. In Oceania la pandemia viene gestita autonomamente da ogni diverso Stato, che ha implementato con modi e tempi diversi alcune misure di prevenzione che sono comunque, nella maggior parte dei casi, comuni, come la restrizione dei viaggi, la cancellazione dei voli sia interni che internazionali, la cancellazione di eventi e manifestazioni pubbliche e la chiusura di scuole e frontiere. Secondo molti però il basso numero di contagi negli Stati oceaniani, è però dovuto anche al clima caldo presente in quelle regioni nel momento in cui la pandemia si è scatenata e anche il fatto che, in molti degli arcipelaghi, l'inquinamento atmosferico è molto basso.[8] Stando alle dichiarazioni degli economisti esperti della regione, la maggior minaccia derivante dal COVID-19 per gli arcipelaghi del Pacifico è più economica che sanitaria: molti di questi arcipelaghi infatti vedono nel turismo la loro più grande fonte di introiti e il turismo è proprio uno dei settori economici maggiormente messo in crisi dalla pandemia.[9][10]

Fino a metà aprile gli Stati oceanici che non avevano ancora riferito alcun caso di COVID-19 nel loro territorio erano: Kiribati, le Isole Marshall, gli Stati Federati di Micronesia, Nauru, Palau, Samoa, le Isole Salomone, Tonga, Tuvalu e Vanuatu. Nonostante l'assenza di casi, ognuno di questi stati ha indipendentemente attuato misure di prevenzione, dichiarando quasi tutti lo stato di emergenza, diminuendo il numero di voli provenienti dalla terraferma e di navi da crociera o da pesca straniere nelle proprie acque e arrivando, nel caso di Vanuatu e di Samoa (che sta riprendendosi da un recente focolaio di morbillo che ha colpito il 3% della popolazione[11]), alla chiusura totale delle attività.[12][13]

Anche nel territorio francese di Wallis e Futuna, in quello australiano dell'isola Norfolk, in quello britannico di Pitcairn, in quello statunitense delle Samoa Americane, e negli stati di Niue e delle isole Cook e Tokelau (che non sono conteggiati tra gli stati indipendenti in quanto in parte dipendenti dalla Nuova Zelanda) fino alla prima metà aprile non era stato registrato alcun caso di COVID-19.

Contagi confermati per singolo paese[modifica | modifica wikitesto]

Tabella riepilogativa dei casi confermati in Oceania (al 6 luglio 2020)
Nazione Casi totali Morti Guarigioni
Australia Australia 8449 104 7399
Nuova Zelanda Nuova Zelanda 1533 22 1490
Polinesia francese Polinesia francese 62 0 60
Nuova Caledonia Nuova Caledonia 20 0 20
Figi Figi 18 0 18
Papua Nuova Guinea Papua Nuova Guinea 11 0 8
Totale 10094 126 8996

Note:

     Il Paese al momento non presenta casi attivi.

Australia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pandemia di COVID-19 del 2020 in Australia.
I clienti di un supermercato di Città di Rockingham, in Australia, mentre sono in fila alla cassa mantenendo la distanza di sicurezza.

Il primo caso di COVID-19 è stato confermato nel paese il 25 gennaio; si trattava in particolare di un cittadino cinese arrivato a Melbourne da Guangzhou il 19 dello stesso mese. Lo stesso giorno, poi, sono stati confermai altri tre casi, tutti cittadini cinesi provenienti da Wuhan, a Sydney.[14]

I contagi in Australia hanno subito una vera a propria impennata in marzo, tanto che alla fine del mese nel paese era stato confermato un totale di 4560 casi e di 19 vittime, la prima delle quali, un australiano di 78 anni che era stato a bordo della Diamond Princess, era morta il primo giorno del mese. In aprile, invece, il numero di nuovi contagi quotidiani è via via diminuito, tanto che, nelle prime due settimane di aprile i contagi totali erano aumentati di circa 1500 unità, avevano superato la soglia dei 6000 l'8 aprile, quando le morti dovute al COVID-19 erano salite a 50.[15] Alla fine di maggio il totale dei casi era salito a 7195 e le morti a 102.

Cile[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pandemia di COVID-19 del 2020 in Cile.

Isola di Pasqua[modifica | modifica wikitesto]

Il primo caso di COVID-19 è stato confermato nell'Isola di Pasqua il 24 marzo, nonostante già dal 19 marzo il governo avesse ordinato la completa chiusura di tutte le attività sull'isola e avesse chiesto alla LATAM Airlines di evacuare tutti i turisti presenti sull'isola.[10] Alla fine di aprile il totale dei casi era salito a 5 e alla fine di maggio non era stati registrati nuovi casi.

Figi[modifica | modifica wikitesto]

Il primo caso di COVID-19 è stato riscontrato nel paese, che aveva vietato sin dal 16 marzo l'attracco a qualunque nave da crociera, il 19 marzo; si trattava in particolare di un ventisettenne figiano che lavorava come assistente di volo per la Fiji Airways e che era tornato da San Francisco il 16 marzo.[16]

Alla fine di marzo, nelle Figi era stato confermato un totale di soli 5 casi, mentre la soglia dei 15 contagi è stata superata il 9 aprile, senza che nel paese vi fosse ancora alcuna morte dovuta al COVID-19. Alla fine di maggio il totale dei casi era salito a 18 e ancora nessuna vittima del COVID-19 era stata registrata nel paese.

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pandemia di COVID-19 del 2020 in Francia.

Polinesia francese[modifica | modifica wikitesto]

Il primo caso di COVID-19 è stato confermato in questa collettività d'oltremare francese l'11 marzo; si trattava in particolare di Maina Sage, rappresentante della Polinesia francese all'Assemblea nazionale di Francia e rientrata pochi giorni prima da Parigi.[17]

Alla fine di marzo, nella Polinesia francese era stato confermato un totale di 37 casi, mentre la soglia dei 50 contagi è stata superata l'8 aprile, senza che nel paese vi fosse ancora alcuna morte dovuta al COVID-19. Alla fine di maggio il totale dei casi era salito a 60 e non era stata registrata ancora nessuna morte dovuta al COVID-19.

Nuova Caledonia[modifica | modifica wikitesto]

I primi due casi di COVID-19 sono stati confermati in questa collettività d'oltremare francese il 18 marzo.

Alla fine di marzo in Nuova Caledonia era stato confermato un totale di soli 16 casi, numero che è salito a 18 il giorno dopo e che nei primi 20 giorni di aprile non è più aumentato. Uno dei contagiati era un membro dello staff del presidente Thierry Santa, che è stato così costretto ad entrare in quarantena a partire dal 4 aprile.[18] Alla fine di maggio il totale dei casi era salito a 19 e non era stata registrata ancora nessuna morte dovuta al COVID-19.

Nuova Zelanda[modifica | modifica wikitesto]

Strade deserte all'ora di punta a Christchurch, in Nuova Zelanda.

Il primo caso di COVID-19 è stato confermato nel paese il 28 febbraio; si trattava in particolare di un sessantenne neozelandese che era da poco tornato dall'Iran facendo scalo a Bali, in Indonesia, arrivando ad Auckland il 26 febbraio.[19]

Alla fine di marzo, in Nuova Zelanda era stato confermato un totale di 647 casi e una sola morte, avvenuta il 29 del mese, mentre la soglia dei 1400 casi confermati è stata superata il 16 aprile quando le morti dovute al COVID-19 erano salite a 9.[20] Alla fine di maggio il totale dei casi era salito a 1504 e le morti a 22.

Papua Nuova Guinea[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pandemia di COVID-19 del 2020 in Papua Nuova Guinea.

Il primo caso di COVID-19 è stato confermato nel paese il 20 marzo; si trattava in particolare di un cittadino straniero di origine italiana.[21]

Il secondo caso è stato confermato solo all'inizio del mese di aprile e il numero totale dei contagi non era ancora arrivato alla decina nella prima metà del mese. Alla fine di maggio il totale dei casi era salito a 8 e non era stata registrata ancora nessuna morte dovuta al COVID-19.

Territori degli Stati Uniti d'America[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pandemia di COVID-19 del 2020 negli Stati Uniti d'America.

Guam[modifica | modifica wikitesto]

I primi tre casi di COVID-19 sono stati confermati in questo territorio non incorporato degli Stati Uniti d'America il 15 marzo; come annunciato dal governatore Lou Leon Guerrero si trattava si trattava in particolare di due persone che erano arrivate a Guam da Manila, nelle Filippine e di un'altra che invece non aveva effettuato viaggi in tempi recenti.[22]

Alla fine di marzo, a Guam era stato confermato un totale di 69 casi e di due morti, la prima delle quali avvenuta il 22 del mese, dopo aver passato la soglia dei 130 casi il 10 aprile, il numero di contagi sembra essersi quasi arrestato tanto che nei dieci giorni seguenti il totale dei contagi era salito di sole 6 unità, con un totale di morti dovute al COVID-19 che era arrivato a 5.

Il 3 aprile sono inoltre stati confermati dei casi di COVID-19, ben 114, a bordo della portaerei statunitense USS Theodore Roosevelt, allora alla fonda nelle acque di Guam. Dopo aver effettuato i test, il personale risultato negativo è stato trasferito in hotel dell'isola mentre i 114 contagiati sono stati trattenuti a bordo.[23]

Alla fine di maggio il totale dei casi era salito a 172 mentre il totale delle morti era ancora fermo a 5.

Hawaii[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 marzo è stato confermato la positività al COVID-19 di un passeggero della nave da crociera Grand Princess, di ritorno a San Francisco dalle Hawaii. I primi tre casi sul territorio dello Stato americano sono stati confermati il 13 marzo, due nella contea di Kauai e uno nella contea di Maui.[24]

Alla fine di marzo, nelle Hawaii era stato confermato un totale di 224 casi e di una sola morte, avvenuta l'ultimo giorno del mese. La soglia dei 500 contagi è stata superata il 12 aprile, quanto il totale delle morti per COVID-19 era salito a 9 unità. Alla fine di maggio il totale dei casi era salito a 649 mentre il totale delle morti era salito a 17.

Isole Marianne Settentrionali[modifica | modifica wikitesto]

I primi due casi di COVID-19 sono stati confermati in questo territorio non incorporato degli Stati Uniti d'America il 28 marzo.[25]

Il mese di marzo si è chiuso con due soli contagi confermati mentre il mese di aprile si è aperto con la conferma della prima morte. La soglia dei 10 contagi è stata superata il 10 aprile, quando le morti dovute al COVID-19 nelle Isole Marianne Settentrionali erano salite a 2. Alla fine di maggio il totale dei casi era salito a 22 mentre il totale delle morti era ancora fermo a 2.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Coronavirus update (live), su worldometer.
  2. ^ Numero complessivo di casi confermati e sospetti.
  3. ^ Tracking coronavirus: Map, data and timeline, su BNO News.
  4. ^ NUOVO CORONAVIRUS–CINA (PDF), Ministero della salute, 12 gennaio 2020. URL consultato il 12 aprile 2020.
  5. ^ Novel Coronavirus Information Center, Elsevier. URL consultato il 10 aprile 2020 (archiviato il 30 gennaio 2020).
  6. ^ Covid-19, Oms: non è mortale come Sars e Mers, Ministero della salute, 18 febbraio 2020. URL consultato il 12 aprile 2020.
  7. ^ Michael Ryan, Il coronavirus ha ucciso più della Sars. L'Oms: "I contagi in Cina si stanno stabilizzando". E Amazon si ritira dal MWC a Barcellona, in La Repubblica, 9 febbraio 2020. URL consultato il 10 aprile 2020.
  8. ^ M. Cristina Ceresa, Perché l’inquinamento da Pm10 può agevolare la diffusione del virus, in Il Sole 24 Ore, 17 marzo 2020. URL consultato il 12 aprile 2020.
  9. ^ Joshua Mcdonald, Pandemic in the Pacific: COVID-19 to Hit Pacific Economies Hard, in The Diplomat, 30 marzo 2020. URL consultato il 12 aprile 2020.
  10. ^ a b Il virus arriva anche tra i Moai. La paura sull’Isola di Pasqua: “Potrebbe essere la nostra fine”, in La Stampa, 24 marzo 2020. URL consultato il 20 aprile 2020.
  11. ^ È sempre epidemia di morbillo a Samoa e i morti sono ormai 81, TIO, 29 dicembre 2019. URL consultato il 20 aprile 2020.
  12. ^ (EN) Coronavirus: Kiribati blocks Chinese travellers, su Radio New Zealand, 1º febbraio 2020. URL consultato il 23 febbraio 2020.
  13. ^ (EN) Giff Johnson, Marshall Islands bans direct travel from China, in Radio New Zealand, 25 gennaio 2020. URL consultato il 28 gennaio 2020.
  14. ^ Virus Cina, primo caso in Australia, Rai News, 25 gennaio 2020. URL consultato il 20 aprile 2020.
  15. ^ Coronavirus (COVID-19) at a glance, Ministero della salute australiano, 5 aprile 2020. URL consultato il 20 aprile 2020.
  16. ^ Coronavirus, primo caso di contagio nelle isole Fiji, Yahoo! News, 19 marzo 2020. URL consultato il 20 aprile 2020.
  17. ^ Manuela Macori, Come si importa una pandemia. La situazione in Polinesia francese al 23 marzo 2020, in Etnie, 24 marzo 2020. URL consultato il 20 aprile 2020.
  18. ^ New Caledonia president in self-isolation amid Covid-19 outbreak, RNZ News, 4 aprile 2020. URL consultato il 20 aprile 2020.
  19. ^ Antonino D'Anna, Nuova Zelanda: con una popolazione come la Sicilia, ci sono stati solo 9 morti e 1.366 infetti. Grazie però al blocco totale, in ItaliaOggi, 17 aprile 2020. URL consultato il 20 aprile 2020.
  20. ^ In nuova Zelanda c’è stato il primo morto risultato positivo al coronavirus, in Il Post, 29 marzo 2020. URL consultato il 20 aprile 2020.
  21. ^ PNG Confirms first Case of Coronavirus-COVID -19, in Papua Nuova Guinea Today. URL consultato il 20 aprile 2020.
  22. ^ NMI has 2 confirmed Covid-19 cases, Marianas Variety, 28 marzo 2020. URL consultato il 20 aprile 2020.
  23. ^ Coronavirus, inizia sbarco portaerei americana Roosevelt, adnkronos, 3 aprile 2020. URL consultato il 20 aprile 2020.
  24. ^ Coronavirus, allarme Oms: "Troppi Paesi non lo prendono sul serio", in La Repubblica, 5 marzo 2020. URL consultato il 20 aprile 2020.
  25. ^ Pacific countries, already hard hit by epidemics, take extreme coronavirus measures, RNZ News, 16 marzo 2020. URL consultato il 20 aprile 2020.

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