Pamela Tiffin

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Pamela Tiffin
Pamela Tiffin 1965.JPG
Tiffin nel 1965
Occhimarroni
Capellicastani (successivamente decolorati)

Pamela Tiffin Wonso (Oklahoma City, 13 ottobre 1942) è un'ex modella e attrice statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi negli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di un architetto, Stanley Wonso, e della moglie Grace, e di origini anche britanniche e russe, la Tiffin cresce a Chicago e inizia a fare la modella all'età di 13 anni per mettere da parte i soldi per pagarsi i corsi all'Hunter College.[1] Una volta diplomata, si trasferisce a New York dove prosegue la sua carriera.[1] In seguito diviene ragazza copertina per Vogue e una delle più celebri modelle di New York, arrivando a guadagnare fino a 1 500 dollari alla settimana.[1] Nel 1960 si avvicina timidamente al mondo dello spettacolo, apparendo nel cortometraggio Music of Williamsburg.

Nel 1961, durante una vacanza in occasione del Giorno del ringraziamento, fa visita a Hollywood ove il celebre produttore Hal B. Wallis, marito dell'attrice Martha Hyer, la nota e le propone un provino per il film drammatico, allora in produzione, Estate e fumo di Peter Glenville, tratto da un pièce di Tennessee Williams:[1] inizialmente riluttante poiché convinta di non sapere recitare, oltreché per la giovane età, viene infine convinta dallo stesso Wallis e inserita nel cast del film, guidato da Geraldine Page e Laurence Harvey;[1] per questo cortometraggio, presentato l'anno seguente anche alla 23ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, la Tiffin ebbe una nomination al Golden Globe come migliore attrice debuttante. Sempre nel 1961, e in un ruolo non marginale, lavorerà anche con Billy Wilder nella commedia satirica Uno, due, tre!,[2] inizialmente non troppo apprezzata alla sua uscita ma in seguito celebrata dalla critica tanto da diventare un cult movie, per il quale l'attrice riceve altre due candidature al Golden Globe come miglior attrice non protagonista e come miglior attrice esordiente.

Pur continuando a fare la modella, la Tiffin verrà impiegata in altri film di genere brillante e anche di buon successo, come Alla fiera per un marito (1962) di José Ferrer, Appuntamento fra le nuvole (1963) di Henry Levin e Mentre Adamo dorme (1964) di Jean Negulesco. La sua carriera prosegue con film più impegnativi come Detective's Story (1966) di Jack Smight, ove appare accanto al protagonista Paul Newman e ad altri noti attori,[3] e al fianco di Burt Lancaster nel western parodistico La carovana dell'alleluia (1965) di John Sturges. In quel periodo l'attrice è ospite di varie trasmissioni televisive e nel 1966 le viene riservato anche un significativo ruolo teatrale a Broadway nella commedia Dinner at Eight di George S. Kaufman.

Gli anni in Italia, il ritiro dalle scene[modifica | modifica wikitesto]

Tiffin nel film Straziami ma di baci saziami (1968)

Nel 1962 si era intanto sposata con l'editore Clay Felker, tra i fondatori del New York Magazine (1968), cui rimane legata fino al divorzio, avvenuto nel 1969. Anche a causa della sua crisi coniugale, a metà del decennio l'attrice si reca in Italia per recitare in una serie di film, pur di diseguale valore: rimasta affascinata da Roma e dall'ambiente di Cinecittà, qui decide di trasferirsi in pianta stabile dal 1967 al 1974.

Affermatasi rapidamente per la freschezza, la sensualità e una certa dose di ironica ingenuità, la Tiffin, come altre giovani attrici americane della metà degli anni sessanta (un esempio su tutti la pressoché coetanea Ann-Margret, con la quale peraltro ebbe modo di lavorare in un paio di film), sin dal 1965 viene cooptata dal cinema italiano in pellicole come Delitto quasi perfetto (1966) di Mario Camerini, accanto a Philippe Leroy, L'arcangelo (1969) di Giorgio Capitani, insieme a Vittorio Gassman, e Il vichingo venuto dal sud (1971) di Steno, accanto a Lando Buzzanca.

Tiffin sul set di Giornata nera per l'ariete (1971)

La sua interpretazione più nota e apprezzata in tali anni è probabilmente quella della marchigiana Marisa Di Giovanni (doppiata da Flaminia Jandolo) nel film Straziami ma di baci saziami (1968) di Dino Risi, ove recitò accanto a Nino Manfredi e Ugo Tognazzi;[3] interpreta inoltre, assieme a Marcello Mastroianni, uno degli episodi, diretto da Luciano Salce, del film Oggi, domani, dopodomani (1965), prodotto da Carlo Ponti.[3] Frattanto, nel febbraio 1969 posa senza veli nella rivista Playboy, coperta dai soli lunghi capelli dorati. Nello stesso anno la Tiffin farà temporaneo ritorno negli Stati Uniti per apparire nel film satirico Riprendiamoci Forte Alamo! di Jerry Paris, parzialmente girato a Roma anche per volere della stessa attrice, a fianco del protagonista Peter Ustinov.

In Italia conosce intanto l'intellettuale e filosofo Edmondo Danon, figlio del produttore cinematografico italiano Marcello Danon, con cui nel 1974 si risposa e dal quale ha due figlie, Echo Angelica nel 1976, che in parte ha seguito le orme della madre, e Aurora nel 1981. Allontanatasi da Hollywood e quindi impiegata solo in Italia, ma sovente in pellicole di scarso valore artistico e commerciale, e relegata perlopiù a ruoli sexy, una volta terminate le riprese di Brigitte, Laura, Ursula, Monica, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte... anima mia (1974) di Mauro Ivaldi l'attrice decide di ritirarsi definitivamente dalla recitazione per tornare a vivere a New York, dopo una lunga pausa, e dedicarsi soprattutto alle figlie e al marito, il quale presiede il locale Istituto Hesperia per il Medioevo e il Rinascimento. Da allora la Tiffin ha rinunciato tanto al mondo dello spettacolo quanto alle apparizioni in pubblico.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • 1962 – Laurel Awards
    • Candidatura come Top Female New Personality

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Lisanti.
  2. ^ Lancia, Melelli, p. 106.
  3. ^ a b c Lancia, Melelli, p. 107.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., La città del cinema, Roma, Napoleone Editore, 1979.
  • (EN) Tom Lisanti, Fantasy Femmes of Sixties Cinema, Jefferson, North Carolina, McFarland & Company, 2001.
  • Enrico Lancia e Fabio Melelli, Le straniere del nostro cinema, Roma, Gremese Editore, 2005.
  • (EN) Ronald Cohn e Jesse Russell, Pamela Tiffin, Book on Demand Ltd., 2013.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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