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Pallantidi

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I Pallantidi (in greco antico Παλλαντίδαι?, Pallantídai) sono dei personaggi della mitologia greca[1] e furono i cinquanta figli di Pallante[2].

Figli di Pallante[1], di tutti loro sono noti solo due nomi, Clito e Bute[3].

Non ci sono notizie su spose o progenie.

Nobili dell'Attica, furono rivali del loro zio Egeo e di suo figlio Teseo per trono di Atene.

Amici di Androgeo (figlio di Minosse), che conobbero durante i Giochi panatenaici, suscitarono i timori di Egeo che potessero utilizzare questa amicizia per poterlo sostituire nella guida del suo regno, così Egeo fece assassinare Androgeo[4].

Persa questa possibilità, si divisero in due gruppi e marciarono contro Egeo per prendere il trono di Atene. Metà di loro e con Pallante alla guida, sfilò apertamente passando per Sfetto mentre l'altro gruppo preparò un'imboscata vicino a Gargetto ma il piano fallì poiché il loro araldo (Leos, che viveva ad Agnunte), avvertì Teseo di ciò che avevano preparato per sconfiggerlo e così, il gruppo appostato a Gargetto fu assalito e sconfitto da Teseo, mentre il gruppo capitanato da Pallante si ritirò.
Da allora i cittadini di Pallene non permisero più che gli araldi dessero inizio ad un proclama con le parole Akouete leoi (ascoltate cittadini), per via dell'assonanza tra leoi e "Leos" ed inoltre tra gli abitanti delle due Demo venne posto il divieto di matrimonio come simbolo dell'inimicizia tra queste due città[1].

Altre versioni del mito dicono che Teseo uccise tutti i Pallantidi compreso il padre[5][2].

I due Pallantidi che hanno un nome (Bute e Clito) furono compagni di viaggio di Cefalo[3].

  1. 1 2 3 (EN) Plutarco, Teseo, XIII, su theoi.com. URL consultato il 20 maggio 2019.
  2. 1 2 (EN) Apollodoro, Biblioteca, Epitome I, 1.11, su theoi.com. URL consultato il 20 maggio 2019.
  3. 1 2 (EN) Ovidio, Le Metamorfosi VII, 490, su theoi.com. URL consultato il 20 maggio 2019.
  4. (EN) Diodoro Siculo, Biblioteca Historica IV, 60.4. 5, su theoi.com. URL consultato il 20 maggio 2019.
  5. (EN) Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia I, 22.2 e I, 28.10, su theoi.com. URL consultato il 19 maggio 2019.
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