Palazzo della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia

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Palazzo della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia
Palazzo della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia 01.JPG
Palazzo della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Pistoia
Indirizzo Via San Matteo
Coordinate 43°55′57.52″N 10°55′03.82″E / 43.932644°N 10.917728°E43.932644; 10.917728Coordinate: 43°55′57.52″N 10°55′03.82″E / 43.932644°N 10.917728°E43.932644; 10.917728
Informazioni
Condizioni In uso
Stile Neorinascimentale
Uso civile
Realizzazione
Proprietario Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia
L'addizione di Michelucci

Il Palazzo della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia è situato in via San Matteo a Pistoia, ed è stato edificato in conseguenza del distacco dalla casa-madre fiorentina e della gestione dell'Istituto come sede autonoma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Cassa di Risparmio di Pistoia a Pescia ha sede, nel centro di Pistoia, in un palazzo in stile neorinascimentale, costruito come sede dell'istituto bancario nel 1898-1905 su progetto dell'architetto Tito Azzolini.

Tra il 1930 e il 1935 la Cassa acquistò e demolì gran parte delle vecchie case poste nell'isolato retrostante il palazzo, fra le vie dell'Acqua e Argentina. Pochi anni dopo, l'area viene destinata alla costruzione della Borsa merci per la quale Giovanni Michelucci elabora il progetto di massima tra ottobre e novembre 1948, firmandolo insieme con l'ing. Alessandro Giuntoli. Sin da questa prima fase, per desiderio della Commissione edilizia, si prevede la possibilità di rialzare il nuovo edificio, al fine di equilibrare il volume del palazzo della Banca; esigenza che però viene a trovarsi in contrasto con la preoccupazione opposta di non ridurne troppo l'affaccio.

La Borsa merci viene costruita tra il 1949 e il 1950, senza introdurre alcuna sopraelevazione rispetto alla volumetria del progetto di massima. Nel 1948-49, la Cassa di Risparmio acquista la casa Vannucci, unica costruzione antica rimasta nell'isolato tra via Argentina e via dell'Acqua, e, nel 1950, ottiene dal Comune la soppressione e la cessione della stretta via Argentina, che separa il palazzo ottocentesco dall'edificio della Borsa merci. Sono le necessarie premesse alla decisione, presa nel 1956, di unificare la sede principale con i due edifici retrostanti, mediante un collegamento affidato in un primo momento all'architetto Albino Secchi.

Alla fine degli anni cinquanta, l'esigenza di ampliare gli uffici della banca porta alla decisione di sopraelevare l'edificio della borsa merci e Michelucci viene incaricato di ideare una idonea soluzione. Egli, partendo dalla convinzione che l'architettura debba adeguarsi al mutare delle esigenze accetta di intervenire sulla precedente realizzazione e, tra il 1957 e il 1961, predispone diverse soluzioni che in vario modo prevedono la sopraelevazione e l'allungamento dell'edificio a scapito della casa Vannucci. Infine, nel 1961, in base a considerazioni di carattere statico e funzionale, viene decisa la demolizione e la ricostruzione secondo un nuovo progetto. I lavori iniziano nel maggio 1961, diretti dall'ingegner Gianfranco Biagini; i tempi di esecuzione si riveleranno più lunghi del previsto e i costi risulteranno maggiori.

La copertura viene realizzata nel 1963 ma restano da completare gli impianti e gli arredi. Michelucci disegna gran parte dei mobili in legno (realizzati dalla ditta Nobili di Pistoia), compreso il bancone, in legno e marmo rosso; cura la progettazione dello scalone, di marmo "fior di Pesco" con corrimano ligneo, nonché degli infissi in alluminio (realizzati dalla ditta Fenzi) per le aperture vetrate e per le pareti divisorie degli uffici.

Nel luglio 1965 ebbe luogo l'inaugurazione. Inizialmente il salone al piano terreno viene affittato come borsa merci, poi viene utilizzato dalla banca per i propri servizi. Le attuali finiture interne non sono quelle originali, ma sono state realizzate nel 1994-95 dall'architetto Giovanni Battista Bassi.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La nuova realizzazione non si aggiunge dunque all'edificio precedente, ma lo sostituisce occupando l'area della Borsa merci e dell'antica casa Vannucci. Dotata di due ingressi, uno da via S. Matteo, leggermente rialzato rispetto al livello della strada, l'altro, quello principale, attraverso il palazzo ottocentesco, il collegamento tra i due edifici è risolto con una galleria vetrata con infissi in alluminio. All'interno del vestibolo che ne risulta è conservato il paramento esterno in bugnato a cuscino della sede più antica della banca, già affacciante su via Argentina. Il salone delle operazioni è rettangolare, con l'asse longitudinale disposto perpendicolarmente rispetto all'ingresso principale. Lo sovrasta da questo lato un ballatoio, visibile solo dalla zona di lavoro degli impiegati, portato da telai in cemento armato: massicci pilastri sorreggono coppie di puntoni diagonali che si prolungano in travi reticolari recanti, al di sopra, delle passerelle. è una ideazione in sintonia con la ricerca, ricorrente nelle opere di Michelucci di quegli anni, di una percorribilità totale dell'architettura; ricerca che ha ispirato, pochi anni prima, le realizzazioni della sede storica della Cassa di Risparmio di Firenze e dell'Osteria del Gambero Rosso a Collodi e che troverà ancora numerose applicazioni.

L'esterno è caratterizzato dall'uso di conci rustici di pietra alberese nel massiccio spigolo tra via S.Matteo e via dell'Acqua, che fa da quinta alla piazza di San Leone nonché deliberato contrappunto alla superstite torre medievale. Alla pietra sono accostate moderne finestrature in alluminio nella fronte destra. Alle finestre si alternano i pilastri, riproducendo in facciata la partizione in campate dell'interno.

La critica[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio originario della Borsa merci, poi demolito, al momento della costruzione aveva destato, a causa dell'originalità del disegno, alcune perplessità tra i pistoiesi, che lo avevano soprannominato "la gabbia dei grilli"; positivo era stato invece il giudizio della critica che ne aveva sottolineato il rigore formale[1][2], il felice inserimento ambientale[3], "la chiarezza volumetrica e strutturale di un impianto classicheggiante"[4].

Non si può dire altrettanto per i successivi progetti di ampliamento che, secondo Belluzzi e Conforti[5], hanno come conseguenza il fatto che "viene meno inevitabilmente l'euritmia che faceva della Borsa una delle opere più convincenti e formalmente compiute del catalogo di Michelucci" mentre "i corpi di fabbrica aggiunti restano delle semplici appendici, che intaccano la coerenza cristallina della Borsa, senza introdurre tematiche spaziali alternative".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lugli, 1966.
  2. ^ Cerasi, 1968.
  3. ^ Rogers, 1977.
  4. ^ Belluzzi, Conforti, 1996, pag. 121.
  5. ^ Belluzzi, Conforti, 1996, pag. 135.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pagani C., 1955, Architettura italiana oggi, Milano
  • Lugli L., 1958, La Cassa di Risparmio a Firenze, architetto Giovanni Michelucci, "L'architettura - cronache e storia", n.31
  • Giovanni Klaus Koenig, 1968, Architettura in Toscana 1931-1968, Torino
  • La città di Michelucci, cat. della mostra a cura di E. Godoli, Basilica di S. Alessandro, 30.4. - 30.5.1976, Fiesole
  • Conforto C., De Giorgi G., Muntoni A., Pazzaglini M., 1977, Il dibattito architettonico in Italia 1945-1975, Roma, p. 318
  • Belluzzi A., Conforti, C., 1986 (2" ed. 1996), Giovanni Michelucci. Catalogo delle opere, Milano
  • Suppressa A. (a cura di), 1990, Itinerari di architettura moderna. Pistoia, Pescia, Montecatini, Firenze

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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