Palazzo del convento dell'Egiziaca a Pizzofalcone

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Palazzo del convento dell'Egiziaca a Pizzofalcone
Convento dell’ Egiziaca a Pizzofalcone 1.JPG
Portoni del palazzo del convento dell’Egiziaca a Pizzofalcone
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàNapoli
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXVI secolo
Usoresidenziale

Il palazzo del convento dell'Egiziaca a Pizzofalcone è un palazzo monumentale di Napoli, situato in via Egiziaca a Pizzofalcone, sull'omonima collina, nel quartiere San Ferdinando.

Si ha traccia di documenti di compravendita del palazzo già nel maggio 1580.

Il convento di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone ebbe origine nella prima metà del '600, grazie a cinque suore di Sant'Agostino di nobile famiglia: Teresa Tocco, Maria Francesca Lombardo, Eustachia Caracciolo, Eugenia Mattadara e Dorotea Severino[1]. Queste cinque sorelle lasciarono il monastero di Santa Maria Egiziaca Maggiore (Chiesa di Santa Maria Egiziaca a Forcella) per trasferirsi sulla collina di Pizzofalcone per fondarvi un nuovo convento più rispondente alle regole di vita in clausura [2].

Giardino del palazzo del convento dell’Egiziaca a Pizzofalcone

Nel 1639 le suore agostiniane occuparono un palazzo con giardino in via Egiziaca a Pizzofalcone. Il palazzo edificato nel secolo precedente da Don Luigi de Toledo e lo trasformarono in convento con annessa una piccola chiesa.

Il nome di via Egiziaca a Pizzofalcone deriva proprio dall'insediamento delle suore agostiniane, devote di Santa Maria Egiziaca, su questa strada[1].

Nel 1648 il complesso fu ampliato grazie alle elargizioni del viceré Don Giovanni d’Austria. La piccola chiesa contigua al convento venne rifondata. I lavori di quella che diventerà la Chiesa di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone furono affidati all'architetto Cosimo Fanzago[3]. Per vari problemi l'opera fu terminata solo nel 1716 sotto la direzione dell'architetto Arcangelo Guglielmelli[4].

Le monache agostiniane vissero in clausura nel complesso di Pizzofalcone fino a quando l'ordine fu soppresso, nel 1808.

Oggi il palazzo è adibito ad uso residenziale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Gino Doria, Le strade di Napoli - Saggio di toponomastica storica, Cremona, Ricciardi, novembre 1982, pag. 157
  2. ^ chiesedinapoli.it, su chiesadinapoli.it. URL consultato il 27 settembre 2012 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
  3. ^ Italo Ferraro, Napoli atlante della città storica vol. VII, Napoli, Oikos, novembre 2010 pag. 298
  4. ^ napoli.com

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gino Doria, Le strade di Napoli - Saggio di toponomastica storica, Cremona Ricciardi, novembre 1982
  • Italo Ferraro, Napoli atlante della città storica vol. VII, Napoli, Oikos, novembre 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]