Palazzo de' Nardis

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Palazzo de' Nardis
Oratorio di Sant'Antonio dei Cavalieri de Nardis - Facciata.jpg
Oratorio di Sant'Antonio, presso il palazzo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo
LocalitàL'Aquila
Indirizzovia San Marciano, 9
Coordinate42°20′55.09″N 13°23′49.34″E / 42.348637°N 13.397038°E42.348637; 13.397038Coordinate: 42°20′55.09″N 13°23′49.34″E / 42.348637°N 13.397038°E42.348637; 13.397038
Informazioni generali
Condizioniinagibile
CostruzioneXVII secolo
Stilemedievale (rimanenze), manierista, barocco
Realizzazione
Committentefamiglia de' Nardis

«Tutto il tratto dell'attuale via San Marciano fino al primo incrocio è monopolizzato nel corso del '600 su ambo i lati dai Nardis,
con un risultato urbanistico finora senza precedenti (...)»

(Raffaele Colapietra; Antinoriana[1])

Palazzo de' Nardis, o De Nardis[2], è un palazzo storico dell'Aquila.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo nasce per volere della famiglia de' Nardis, tra le più influenti della città fin dal suo arrivo all'Aquila datato al XV secolo[1]. Il casato aveva la signoria di Piscignola, uno dei novantanove castelli fondatori della città, ma non si insediò nel locale[3] di riferimento bensì in quelli attigui di Roio e di Rocca di Corno, nelle immediate vicinanze del centro politico-religioso di piazza del Duomo, dove nel corso del tempo edificò numerose case e palazzi e, in particolare, nel 1647 l'oratorio di Sant'Antonio dei Cavalieri de' Nardis[1].

L'edificio si fonda su preesistenze medievali delle case costruite dalla famiglia Ranalli, acquistate a partire dal Quattrocento e successivamente unificate, tra Cinquecento e Seicento nel palazzo. La facciata minore del palazzo, volta su via dell'Arcivescovado ed adiacente alla Cattedrale di San Massimo[1], mostra importanti resti medievali al piano terreno, inglobati armonicamente nel complesso barocco (ricostruito radicalmente dopo il terremoto dell'Aquila del 1703)[1]; la ricostruzione consentì anche di compattare l'articolato assetto urbano pre-sisma in un unico edificato con il palazzo dell'Arcivescovado e la Cattedrale, secondo un processo che venne ripetuto in molte altre parti di città.

Nel 1894 il palazzo subì un restauro degli interni e venne sopraelevato di un piano[1]. Ha subito nuovi danni dal terremoto dell'Aquila del 2009 e conseguentemente dichiarato inagibile.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo de' Nardis è situato nell'isolato posto tra via San Marciano e via dell'Arcivescovado, formando un unico complesso con gli edifici adiacenti del palazzo dell'Arcivescovado e del Duomo dell'Aquila[2]. La facciata principale, su via San Marciano, è inoltre frontale all'Oratorio de' Nardis, presentandosi come la massima realizzazione all'Aquila di dialogo tra architettura palaziale e religiosa di stampo aristocratico. Detta fronte presenta un'architettura sei-settecentesca di impianto piano e severo, sviluppata su tre livelli con undici assi di aperture. Al centro della facciata l'ingresso principale, sovrastato da uno stemma della famiglia di pietra, dà accesso tramite un androne al cortile porticato e terrazzato e al grande scalone doppio che dà l'accesso ai piani superiori. Tale scalone, apax all'Aquila per impostazione architettonica e dimensione monumentale, si riunisce al piano nobile in un'unica rampa[1].

Notevole è anche il prospetto laterale su via dell'Arcivescovado, che presenta vistose preesistenze di architettura medievale datate al XIV o XV secolo[1]: si tratta di un tratto di muro a conci di pietra squadrati con cinque porte ogivali presenti al livello stradale. Le tre aperture verso l'angolo con via san Marciano sono resti di una casa-bottega preesistente al palazzo, mentre le due superiori e il relativo apparecchio murario furono rifatte in stile presumibilmente nel cinquecento, quando le case preesistenti cominciarono a essere fuse nell'attuale palazzo. La stessa muratura medievale a conci di pietra squadrata è poi presente al piano superiore, dove però sono visibili aperture di stampo manierista risalenti alla seconda fase costruttiva dell'edificio di fine Seicento. Quattro delle cinque porte ogivali dentellate, tipiche dell'edilizia civile aquilana del medioevo, seguono il declivo della strada. La seconda di esse, a partire dall'angolo, più piccola e riazata, è una "Porta del morto", ossia la porta che, secondo usanze umbre e toscane, veniva utilizzata esclusivamente per portare fuori il feretro di coloro che fossero defunti nella casa[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Carla Bartolomucci, Raffaele Colapietra, Mario Centofanti, Tiziana Amedoro, p. 235
  2. ^ a b Touring Club Italiano, p. 113
  3. ^ ossia il lotto di terreno dentro le mura in cui ogni castello fondatore della città dell'Aquila poteva costruire

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., L'Aquila. Una città d'arte da salvare - Saving an Art City, Pescara, Carsa, 2009;
  • Alessandro Clementi, Elio Piroddi, L'Aquila, Bari, Laterza, 1986;
  • Raffaele Colapietra (con Mario Centofanti, Carla Bartolomucci e Tiziana Amedoro), L'Aquila: i palazzi, L'Aquila, Ediarte, 1997;
  • Mario Moretti, Marilena Dander, Architettura civile aquilana dal XIV al XIX secolo, L'Aquila, Japadre Editore, 1974;
  • Touring Club Italiano, L'Italia - Abruzzo e Molise, Milano, Touring Editore, 2005;

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]