Palazzo d'Accursio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow blue.svgVoce principale: Bologna.

Palazzo d'Accursio
Bologna - Palazzo d'Accursio - Foto Giovanni Dall'Orto 5-3-2005 2.jpg
Palazzo d'Accursio
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Località Bologna
Indirizzo Piazza Maggiore
Coordinate 44°29′39″N 11°20′29″E / 44.494167°N 11.341389°E44.494167; 11.341389Coordinate: 44°29′39″N 11°20′29″E / 44.494167°N 11.341389°E44.494167; 11.341389
Informazioni
Condizioni In uso
Uso sede del municipio di Bologna
Piani tre

Il Palazzo d'Accursio o Comunale (in dialetto bolognese Palâz senza articolo) si affaccia su Piazza Maggiore ed è attualmente sede del municipio di Bologna.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo odierno è un insieme di edifici che sono stati uniti nel corso dei secoli. Il nucleo originario, acquistato dal Comune alla fine del Duecento, comprendeva l'abitazione di Accursio, giurista e maestro di diritto nello Studio bolognese. Solo nel 1336 divenne residenza degli "Anziani", la massima magistratura del comune e quindi sede del governo della città. Nel XV secolo fu ristrutturato da Fioravante Fioravanti e fu aggiunto, sulla Torre d'Accursio, un orologio astronomico con un carosello di automi che sfilavano ad ogni cambio d'ora. Altre ristrutturazioni architettoniche risalgono ai primi anni del XVI secolo dopo la caduta dei Bentivoglio. Alla fine del XVI secolo venne ultimata la doppia rampa di scale che dà accesso all'interno, attribuita al Bramante.

Fotografia storica di Pietro Poppi

La facciata è adornata dalla Madonna di Piazza con Bambino, opera in terracotta di Nicolò dell'Arca (1478), e dal maestoso portale di Galeazzo Alessi, aggiunto a metà del Cinquecento, all'interno del quale si trova una statua bronzea di Gregorio XIII (pontefice bolognese, al secolo Ugo Boncompagni), realizzata da Alessandro Menganti. Nel Trecento vi si trovava anche una statua in legno e rame di papa Bonifacio VIII (opera di Manno di Bandino, oggi conservata al Museo civico medievale).

All'interno vengono conservate le memorie delle vicende storico-politiche della città di Bologna.

Fino al 2012 è stato sede del Museo Morandi le cui opere sono state donate dalla famiglia del pittore; ora il Museo è ospitato al Mambo.

Dettaglio Finestre Palazzo del Comune (Sala del Consiglio)

Nella storia recente il palazzo è tristemente famoso per la strage che riporta il suo nome in quanto suo scenario. Con questa espressione ci si riferisce agli avvenimenti del 21 novembre 1920. Mentre il sindaco neoeletto, il socialista Enio Gnudi, presiedeva la seduta inaugurale della consiliatura e la piazza era piena di cittadini in festa, gli squadristi entrarono nella piazza. Vennero sparati alcuni colpi di arma da fuoco e la folla si ritrovò fra fascisti che sparavano contro Palazzo d'Accursio e i carabinieri che rispondevano al fuoco. Alcune Guardie rosse risposero gettando delle bombe a mano dalle finestre del palazzo. In tutto ci furono 10 morti, tutti di parte socialista, e 58 feriti[1]. All'interno del palazzo veniva invece ucciso, a colpi di pistola, il consigliere liberal Giulio Giordani. Il tragico avvenimento ebbe grande risonanza a livello nazionale, venendo successivamente indicato come atto di nascita del fascismo agrario [2].

Sale del Palazzo[modifica | modifica wikitesto]

Sala del Consiglio Comunale[modifica | modifica wikitesto]

La Sala del Consiglio Comunale si trova al primo piano e contiene la Galleria dei Senatori di Bologna. Fu affrescata tra il 1675 e il 1677 da Angelo Michele Colonna, con l'aiuto del giovane Gioacchino Pizzoli.

Galleria Vidoniana[modifica | modifica wikitesto]

La Galleria Vidoniana fu fatta costruire dal cardinale Pietro Vidoni nel 1665. Attualmente vi è esposto un importante patrimonio di dipinti, mobili, arredi, suppellettili provenienti dalle donazioni fatte al Comune di Bologna nell'Ottocento e nel primo Novecento.

Sala Farnese[modifica | modifica wikitesto]

La Sala Farnese si trova al secondo piano e fu fatta costruire così come è oggi nel 1665 dal Cardinal Girolamo Farnese. Anticamente era chiamata "sala regia" probabilmente poiché nel 1530 Carlo V venne incoronato Re d'Italia con la Corona ferrea del Sacro Romano Impero. Le decorazioni della Sala Farnese ripercorrono le vicissitudini della città dal Medioevo al Seicento.

Appunto, con le vicissitudini della città di Bologna all'epoca sotto il dominio francese è il grande dipinto che si osserva sulla parete immediatamente a destra dell'ingresso della sala. Esso, infatti, raffigura la stravagante solenne cerimonia che i sovrani di Francia (imitati poi dai sovrani d'Inghilterra e d'Ungheria) usavano celebrare a corte, alla presenza delle più alte cariche ecclesiastiche e nobiliari, nel corso della quale essi pretendevano di esercitare le loro facoltà taumaturgiche imponendo le mani sul collo delle persone affette dal cosiddetto "mal del collo" (in francese "marcou") una forma di tubercolosi purulenta di cui nei lunghi secoli dell'alto e basso Medioevo venivano frequentemente colpite le persone di qualsiasi condizione sociale.

L'affresco raffigura il re di Francia Francesco I, in visita a Bologna, il 15 dicembre 1515, mentre tocca le scrofole di un gruppo di sudditi italiani. Il potere taumaturgico dei re d'Inghilterra e di Francia, passato alla storia come "tocco delle scrofole", proveniva da un'insistente propaganda dei cronisti laici ed ecclesiastici di corte i quali, per ingraziarsi i favori dei loro sovrani, sostenevano nei loro scritti, facendo uso della loro sapiente scienza, che i sovrani detentori del potere temporale avevano ricevuto sin dai primi tempi direttamente da Dio il potere di guarire quella malattia. La cosa sulle prime non era stata accolta con favore dalle autorità ecclesiastiche ma con l'andar del tempo, visto il graduale affermasi del potere assoluto (siamo ormai ai tempi dell'imperatore Carlo V) anche la Chiesa aveva accondisceso ad avallare (con la presenza di alti prelati) le cerimonie che si svolgevano in tempi prestabiliti nelle corti di Francia e Inghilterra e nelle sedi periferiche dei territori conquistati.

In Francia anche il re Luigi IX, poi S. Luigi, noto persecutore degli eretici albigesi, praticava il tocco dei malati ogni giorno, dopo la Messa, mentre il re Luigi XI solo una volta la settimana e in questo caso gli scrofolosi venivano raggruppati in modo da essere condotti davanti a lui settimanalmente. Uno studio accurato dell'usanza, perdurata sino a dopo la rivoluzione francese in Francia e sino ai tempi della regina Anna (1702-1715) in Inghilterra, è stato redatto dall'insigne storico lionese Marc Bloch, eroe della resistenza e fucilato dai nazisti nel 1944, che ne scrisse un dettagliatissimo saggio dal titolo Les rois thaumaturges.[3]

Cappella Farnese[modifica | modifica wikitesto]

In questa Cappella del Legato, che si apre sulla Sala Farnese, nel 1530 venne incoronato Carlo V Re d'Italia con la Corona ferrea del Sacro Romano Impero. La successiva ncoronazione di Carlo V, questa volta imperiale, si tenne immediatamente dopo nella Basilica di San Petronio). Gli affreschi della Cappella sono di Prospero Fontana del 1562.

Sala dei Cavalleggeri

La Sala dei Cavalleggeri era destinata alla sosta dei soldati di scorta al Legato papale.

Stemma del Cardinal Bedini nella Sala Urbana

Aula Piana[modifica | modifica wikitesto]

L'aula Piana fu costruita nel 1852 dal Cardinal Gaetano Bedini.

Sala Urbana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sala Urbana (Bologna).

La Sala Urbana fu fatta costruire verso il 1630 dal cardinal Bernardino Spada e fu fatta restaurare nel 1852 dal cardinal Gaetano Bedini. Le sue pareti, a metà Settecento, vennero ricoperte da affreschi comprendenti circa duecento stemmi, pertinenti alla serie dei governatori e dei legati pontifici che ressero la città a partire dal XIV secolo. Attualmente è nella sede delle Collezioni comunali d'arte.

Sala Borsa[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca Sala Borsa si trova all'interno del Palazzo Comunale, all'angolo fra via Ugo Bassi e Piazza Nettuno. Sorge su antichi resti romani, probabilmente coincidenti con l'antico "foro" della città romana, visibili attraverso un pavimento appositamente realizzato in vetro.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009, pag. 299:"... le "Guardie rosse" gettano bombe dalla casa municipale: 10 morti (tutti di parte socialista: Antonio Amadesi, Attilio Bonetti, Gilberto Cantieri, Enrico Comastri, Vittorio Fava, Livio Fazzini, Marino Lenzi, Ettore Masetti, Leonilda Orlandi, Carolina Zacchi), una sessantina i feriti.
  2. ^ Sabbatucci, Vidotto, p. 316
  3. ^ Leggi: "I re taumaturghi", 1973 e 1989 Giulio Einaudi Editore spa. Torino.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Sabbatucci, Vittorio Vidotto, Il mondo Contemporaneo, Roma-Bari, Laterza, 2004, ISBN 88-420-7607-4.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]