Palazzo d'Accursio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

1leftarrow blue.svgVoce principale: Bologna.

Palazzo d'Accursio
Bologna-0066.jpg
Palazzo d'Accursio e Fontana del Nettuno
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
LocalitàBologna
IndirizzoPiazza Maggiore
Coordinate44°29′39″N 11°20′29″E / 44.494167°N 11.341389°E44.494167; 11.341389Coordinate: 44°29′39″N 11°20′29″E / 44.494167°N 11.341389°E44.494167; 11.341389
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Usosede del municipio di Bologna
Pianitre

Il Palazzo d'Accursio o Comunale (in dialetto bolognese Palâz senza articolo) si affaccia su Piazza Maggiore ed è attualmente sede del municipio di Bologna.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo odierno è un insieme di edifici che sono stati uniti nel corso dei secoli. Il nucleo originario, acquistato dal Comune alla fine del Duecento, comprendeva l'abitazione di Accursio, giurista e maestro di diritto nello Studio bolognese. Solo nel 1336 divenne residenza degli "Anziani", la massima magistratura del comune e quindi sede del governo della città. Nel XV secolo fu ristrutturato da Fioravante Fioravanti e fu aggiunto, sulla Torre d'Accursio, un orologio astronomico con un carosello di automi che sfilavano ad ogni cambio d'ora. Altre ristrutturazioni architettoniche risalgono ai primi anni del XVI secolo dopo la caduta dei Bentivoglio. Alla fine del XVI secolo venne ultimata la doppia rampa di scale che dà accesso all'interno, attribuita al Bramante.

Niccolò dell'Arca, Madonna di Piazza, statua in terracotta, 1478.

La facciata è adornata dalla Madonna di Piazza con Bambino, opera in terracotta di Nicolò dell'Arca (1478), e dal maestoso portale di Galeazzo Alessi, aggiunto a metà del Cinquecento, sopra al quale si trova una statua bronzea di Gregorio XIII (pontefice bolognese, al secolo Ugo Boncompagni), realizzata da Alessandro Menganti. Nel Trecento vi si trovava anche una statua in legno e rame di papa Bonifacio VIII (opera di Manno di Bandino, oggi conservata al Museo civico medievale).

All'interno vengono conservate le memorie delle vicende storico-politiche della città di Bologna.

Fino al 2012 è stato sede del Museo Morandi le cui opere sono state donate dalla famiglia del pittore; ora il Museo è ospitato al Mambo Nella storia recente il palazzo è tristemente famoso per la strage che riporta il suo nome in quanto suo scenario. Con questa espressione ci si riferisce agli avvenimenti del 21 novembre 1920. Mentre il sindaco neoeletto, il socialista Enio Gnudi, presiedeva la seduta inaugurale della consiliatura e la piazza era piena di cittadini in festa, gli squadristi entrarono nella piazza. Vennero sparati alcuni colpi di arma da fuoco e la folla si ritrovò fra fascisti che sparavano contro Palazzo d'Accursio e i carabinieri che rispondevano al fuoco. Alcune Guardie rosse risposero gettando delle bombe a mano dalle finestre del palazzo. In tutto ci furono 10 morti, tutti di parte socialista, e 58 feriti[1]. All'interno del palazzo veniva invece ucciso, a colpi di pistola, il consigliere liberal Giulio Giordani. Il tragico avvenimento ebbe grande risonanza a livello nazionale, venendo successivamente indicato come atto di nascita del fascismo agrario[2].

Al pian terreno del palazzo[modifica | modifica wikitesto]

Al pian terreno del Palazzo Comunale si trova la Biblioteca Salaborsa alla quale si accede dall'entrata all'angolo fra via Ugo Bassi e Piazza Nettuno. La biblioteca sorge su antichi resti romani, probabilmente coincidenti con l'antico "foro" della città romana, visibili attraverso un pavimento appositamente realizzato in vetro.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Biblioteca Salaborsa.

Al primo piano del Palazzo[modifica | modifica wikitesto]

Per accedere agli ambienti di palazzo d’Accursio da piazza Maggiore, si oltrepassa il maestoso portale di Galeazzo Alessi sotto la statua bronzea di Gregorio XIII e si raggiunge il primo piano del palazzo percorrendo lo scalone bramantesco. Il primo piano di palazzo d’Accursio ospita:

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sala d'Ercole (Bologna).
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sala Rossa (Bologna).

Al secondo piano del Palazzo[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo piano, a cui si accede tramite la seconda rampa dello scalone bramantesco ospita:

  • la Sala Farnese (o Sala Regia);
  • la Cappella Farnese;
  • le Collezioni Comunali d’Arte collocate in quelli che erano gli eleganti alloggi invernali del Cardinal Legato.

La Sala Farnese fu fatta costruire così come è oggi nel 1665 dal Cardinal Girolamo Farnese. Anticamente era chiamata "sala regia" probabilmente poiché nel 1530, nell'attigua Cappella Farnese, Carlo V venne incoronato Re d'Italia. Le decorazioni della Sala Farnese ripercorrono le vicissitudini della città dal Medioevo al Seicento. Nella Cappella Farnese o Cappella del Legato, che si apre sulla Sala Farnese, nel 1530 venne incoronato Carlo V Re d'Italia con la Corona ferrea del Sacro Romano Impero. La successiva incoronazione di Carlo V, questa volta imperiale, si tenne immediatamente dopo nella Basilica di San Petronio. Gli affreschi della Cappella, che fa parte delle Collezioni Comunali d'Arte sono di Prospero Fontana del 1562.

In fondo alla Sala Farnese si apre l'accesso alle Collezioni Comunali d'Arte. Il patrimonio delle Collezioni è distribuito in importanti sale significative sia dal punto di vista storico che artistico:

  • La Sala Urbana fu fatta costruire verso il 1630 dal cardinal Bernardino Spada e fu fatta restaurare nel 1852 dal cardinal Gaetano Bedini. Le sue pareti, a metà Settecento, vennero ricoperte da affreschi comprendenti circa duecento stemmi, pertinenti alla serie dei governatori e dei legati pontifici che ressero la città a partire dal XIV secolo.
Stemma del Cardinal Bedini nella Sala Urbana
  • La Sala dei Cavalleggeri era destinata alla sosta dei soldati di scorta al Legato papale. Nel 1892 il Cardinal Gaetano Bedini la fece trasformare perché accogliesse, dipinti sulle pareti a continuazione di quelli della sala Urbana, altri stemmi di Legati e vice-Legati. In onore di Pio IX venne chiamata Aula Pìana.
  • La Galleria vidoniana fu fatta costruire dal cardinale Pietro Vidoni nel 1665. Attualmente vi è esposto un importante patrimonio di dipinti, mobili, arredi, suppellettili provenienti dalle donazioni fatte al Comune di Bologna nell'Ottocento e nel primo Novecento.
  • La sala detta Boschereccia è una sala decorata a tempera nel 1797, così denominata proprio perché riproduce spazi verdi e ambienti naturali.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sala Farnese (Bologna).
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cappella Farnese (Bologna).
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Collezioni Comunali d'Arte.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sala Urbana (Bologna).
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sala Boschereccia (Bologna).

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009, pag. 299:"... le "Guardie rosse" gettano bombe dalla casa municipale: 10 morti (tutti di parte socialista: Antonio Amadesi, Attilio Bonetti, Gilberto Cantieri, Enrico Comastri, Vittorio Fava, Livio Fazzini, Marino Lenzi, Ettore Masetti, Leonilda Orlandi, Carolina Zacchi), una sessantina i feriti.
  2. ^ Sabbatucci, Vidotto, p. 316

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Colitta, Il palazzo Comunale detto d'Accursio, con le Collezioni Comunali d'Arte, Bologna, Officine Grafiche Bolognesi, 1980
  • Giancarlo Roversi (a cura di), Il Palazzo Comunale, Bologna, Comune di Bologna, [1981?]
  • Camilla Bottino (a cura di), Il palazzo comunale di Bologna. Storia, architettura e restauri, Bologna, Compositori, 1999
  • Giovanni Sabbatucci, Vittorio Vidotto, Il mondo Contemporaneo, Roma-Bari, Laterza, 2004, ISBN 88-420-7607-4.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]