Palazzo San Giacomo (Russi)

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Palazzo Rasponi di San Giacomo
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Località Russi
Indirizzo via Carrarone Rasponi
Informazioni
Condizioni urgenza di recupero e restauro
Costruzione fine XVII secolo
Stile barocco
Piani
  • tre (corpo centrale)
  • cinque (torri angolari)
Ascensori no
Realizzazione
Architetto Guido Carlo Rasponi (?)
Proprietario comune di Russi
Proprietario storico conti Rasponi
L'ala destra del palazzo

Palazzo San Giacomo (E' muraiòn in romagnolo) o Rasponi è un palazzo sito nel territorio del comune di Russi, 15 km a sud-ovest di Ravenna. È stato per secoli la residenza estiva dei conti Rasponi, casato nobiliare ravennate.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1664 il conte Guido Carlo Rasponi, fratello minore del cardinale Cesare Rasponi, acquistò la tenuta di Raffanara, sita nella campagna ravennate, a circa 2 km dall'abitato di Russi.

Nella tenuta vi erano due edifici. Il più antico era una chiesa dedicata a San Giacomo, esistente sin dal XII secolo[1]. Sotto l'argine destro del fiume Lamone vi erano le rovine di un castrum[2]. I Rasponi edificarono la loro residenza estiva sulle rovine dell'antico castello. Il palazzo fu via via abbellito nel corso degli anni dagli eredi di Guido Carlo.

Durante il Risorgimento il palazzo (abitato solo d'estate) diventò nascondiglio dei rivoluzionari e sede di riunioni clandestine. La famiglia Rasponi cessò di utilizzare la residenza dopo il 1880.

All'inizio del XX secolo furono distrutti il giardino all'italiana e molti elementi architettonici del palazzo[3].

Nel 1947 la proprietà passò alla Diocesi di Faenza. Negli anni seguenti ignoti portarono via tutti gli arredi e le suppellettili.

Dal 1975 è proprietario il Comune di Russi. Allo stato attuale, si conservano solamente i muri, decorati con preziosi affreschi. Il monumento è visitabile. Negli anni, le infiltrazioni dal tetto hanno portato al crollo di alcune volte ed affreschi.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterni[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo San Giacomo fu la prima residenza estiva dei conti Rasponi, che mai prima del XVII secolo avevano abitato in campagna. L'edificio assolveva sia la (nuova) funzione di residenza rurale, ma manteneva anche i caratteri del (vecchio) castrum: spiccavano infatti due possenti torri laterali.

Nell'impianto originale dell'edificio erano rispettate tutte le regole albertiane: l'altezza del piano nobile rispetto al piano di campagna; il piano terra adibito a cucina e servizi; le due torri ai lati della facciata.

L'edificio seicentesco misurava 84,50 m di lunghezza ed aveva dimensioni superiori a quelle dell'edificio attuale. Nel corpo centrale i piani erano tre, mentre nelle torri laterali erano cinque. Nei terreni circostanti erano presenti una macina per il grano, due peschiere e una ghiacciaia, che permettevano il sostentamento del palazzo e un giardino all'italiana. Sembra che l'architetto del palazzo fosse lo stesso Guido Carlo [4].

Si conserva il portone centrale contornato da pietra d'Istria, aggiunto in epoca successiva, sormontato da un balcone in ferro sostenuto da un putto. Sopra l'arco del portone appare lo stemma della famiglia Rasponi: due zampe di leone intrecciate e sormontate dalla testa di un moro bendato e dalla corona.

L'asse viario perfettamente rettilineo che conduce dalla strada provinciale al palazzo, vero “ingresso trionfale” a San Giacomo, fu concepito dal figlio di Guido Carlo Rasponi, Filippo.

Interni[modifica | modifica wikitesto]

All'interno gli ambienti sono affrescati. Le decorazioni del piano nobile costituiscono forse il più vasto ciclo pittorico esistente in Romagna tra Sei e Settecento[3]:

  • nella sala dedicata al cardinale Cesare Rasponi, affreschi del cattolichino Cesare Pronti e del forlivese Filippo Pasquali, allievo della bottega di Carlo Cignani;
  • ciclo con le divinità rappresentanti i giorni della settimana (Saturno, Mercurio, Giove, Venere, Marte, Luna);
  • serie di sale con allegorie dei segni zodiacali (sala dei Pesci, dell'Acquario, del Sagittario, del Capricorno, dell'Orione, dei Gemelli, del Cancro, del Leone, della Vergine, della Bilancia);
  • saletta centrale con allegoria delle quattro parti del mondo all'epoca conosciute, secondo l'iconografia stabilita alla fine del Cinquecento da Cesare Ripa: al centro del soffitto è dipinto il sole, ai quattro angoli Europa, Asia, Africa e America, con i loro simboli identificativi;
  • saletta della Torre Nord con allegoria dell'Amore;
  • sala dell'alcova con rappresentazione di Zeus e Venere.

Gli affreschi furono eseguiti in tre cicli distinti, su tre diverse commissioni. Il primo ciclo fu commissionato da Guido Carlo, che fece affrescare la galleria (i primi due punti dell'elenco). Il figlio Filippo continuò l'opera ordinando gli affreschi con i segni zodiacali, portando a termine le decorazioni del piano nobile tra il 1696 e il 1698. I pittori che eseguirono i lavori furono: Philip J. Worndle, Cristof Worndle, Ercole Sangiorgio e Andreas Kinderman. Il di lui figlio Cesare fece completare le decorazioni aggiungendo il tema dei giorni della settimana verso l'anno 1750. Ne furono incaricati i pittori Mariano Collina e Giovanni Battista Sandoni[3].

La chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni tra il 1750 e il 1774 fu costruita, a cura dell'architetto imolese Cosimo Morelli, la chiesa attigua al palazzo, con funzione di cappella di famiglia.

Nel concepire l'interno, Morelli utilizzò le regole dell'ordine corinzio, facendo sormontare il presbiterio da una cupola a lanternino. All'esterno volle realizzare un'unità architettonica e funzionale tra chiesa e palazzo. I due edifici sono collegati tramite un doppio passaggio coperto, uno al piano terra (per la servitù) e uno al primo piano (riservato ai nobili)[3].

Fino al 1880 si potevano ammirare all'interno tre pale: oggi sono custodite presso il seminario diocesano di Faenza (Russi fa parte della Diocesi di Faenza-Modigliana).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Un manoscritto conservato nel monastero dei Canonici di Porto, a Ravenna, attesta per il 1121 l'esistenza nella località di una chiesetta dedicata a San Giacomo.
  2. ^ L'esistenza del castrum è citata in un documento del 1155.
  3. ^ a b c d Alessandro Savelli, “Palazzo San Giacomo a Russi” in Scartablaz Rumagnol, Il Ponte Vecchio, Cesena 2015, pp. 105-113.
  4. ^ Alessandro Savelli, Il “palazzaccio”, gioiello di Russi, in La Voce di Romagna, 4 luglio 2011, p. 29.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Tumidei (a cura di), La nobile villeggiatura. I Rasponi a Palazzo San Giacomo di Russi (con fotografie di Enrico Para), Angelo Longo editore, Ravenna 2004 ISBN 8880634259
  • Umberto Foschi, Il Palazzo di San Giacomo presso Russi; con scritti di Luigi Montanari, Antonio Corbara, Anna Maria Iannucci. Russi, Cassa rurale e artigiana di Russi e S. Pancrazio, 1983.
  • Enrico Para, La Versailles dei Rasponi. Palazzo San Giacomo di Russi; con un saggio di Anna Maria Iannucci; commento critico di Serena Simoni. Faenza: Gruppo editoriale Faenza, c. 1999.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]