Palazzo Maffei (Verona)

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Palazzo Maffei
Piazza delle Erbe - Palazzo Maffei (Verona).jpg
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàVerona
Coordinate45°26′37″N 10°59′48″E / 45.443611°N 10.996667°E45.443611; 10.996667Coordinate: 45°26′37″N 10°59′48″E / 45.443611°N 10.996667°E45.443611; 10.996667
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1629 - 1668
Realizzazione
Architettosconosciuto
AppaltatoreMarcantonio Maffei

Il Palazzo dei Conti Maffei si trova a Verona, delimita il lato nord occidentale di piazza Erbe.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un palazzo antecedente esisteva già dal XV secolo, ma il 20 dicembre 1629 Marcantonio Maffei decise di ingrandire il palazzo, aggiungendovi anche un terzo piano. Sconosciuto è il nome dell'architetto, anche se sembra fosse romano; la conclusione dei lavori si ebbe solo nel 1668.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Maffei in una stampa antica

Il palazzo Maffei è stato costruito in stile tardo rinascimentale, con aggiunta di ricchi motivi decorativi d'intaglio specie al di sopra del cornicione sovrastante il primo piano. Leggermente più in alto del terreno sono presenti i resti del campidoglio romano (piazza delle Erbe era anticamente il foro di Verona):le fondamenta sono tuttora visibili attraverso il ristorante all'interno.

L'edificio è allo stesso tempo imponente ed elegante, su tre piani. Il pianoterra è scandito da cinque fornici, inquadrati da un bugnato ritrovabile nel repertorio del Serlio; al primo piano in ognuno dei cinque riquadri si aprono finestroni con semplice balcone balaustrato, divisi da semicolonne di ordine ionico decorati con mascheroni, sormontati da timpani alterni, circolari e triangolari. Il piano oltre il cornicione ripete l'ordine del primo ma con finestre e finestroni più bassi, con cornici divise da lesene culminanti in aquile. Segue un alto fregio con ampi motivi floreali e fogliari. A coronamento, una balaustra con sei statue di divinità: Ercole, Giove, Venere, Mercurio, Apollo e Minerva. Queste divinità sono scolpite nel marmo locale, ad eccezione di quella di Ercole, che si crede proveniente dal tempio del campidoglio, quindi di origini romane.

All'interno del palazzo si trova una bizzarra scala elicoidale in pietra che sale dalle cantine fino al tetto, senza tra l'altro poggiare su alcun sostegno centrale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Scipione Maffei, Fabbriche Moderne in Verona Illustrata Vol. III, Verona, 1732.
  • Tullio Lenotti, Palazzi di Verona, Verona, Vita veronese, 1964, ISBN non esistente.
  • Federico Dal Forno, Case e palazzi di Verona, Banca mutua popolare di Verona, 1973, ISBN non esistente.
  • Pierpaolo Brugnoli e Arturo Sandrini, L'architettura a Verona nell'età della Serenissima, Verona, Edizioni B.P.V., 1988, ISBN non esistente.
  • Patrizia Floder Reitter, Case Palazzi e Ville di Verona e Provincia, Verona, I.E.T. edizioni, 1997, ISBN non esistente.
  • Giorgio Forti, La scena urbana: strade e palazzi di Verona e provincia, Verona, Athesis, 2000, ISBN non esistente.
  • Mario Luciolli, Passeggiando tra i palazzi di Verona, Jago edizioni, 2003, ISBN 978-8889593059.

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