Palazzo Municipale (Ferrara)

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Palazzo Municipale
Ferrara - Palazzo del Municipio 2.jpg
Palazzo del municipio facciata su Corso Martiri della Libertà
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Ferrara
Indirizzo Piazza del Municipio 2
Coordinate 44°50′09.15″N 11°37′08.24″E / 44.835875°N 11.618956°E44.835875; 11.618956Coordinate: 44°50′09.15″N 11°37′08.24″E / 44.835875°N 11.618956°E44.835875; 11.618956
Informazioni
Condizioni In uso
Realizzazione
Proprietario Comune di Ferrara
Proprietario storico Estensi

Il Palazzo Municipale di Ferrara si trova in Piazza del Municipio 2. Fu residenza ducale degli Este fino al XVI secolo, quando la corte si trasferì al vicino Castello Estense. Oggi è sede del comune di Ferrara.

Le facciate[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo originario dell'edificio fu iniziato nel 1245 lungo la via Cortevecchia; assunse le attuali dimensioni fra il 1472 e il 1481. L'accesso principale, posto davanti alla cattedrale chiamato Volto del Cavallo, è fiancheggiato dalla statua equestre del marchese Niccolò III e da quella del duca Borso d'Este seduto sul faldistorio con in mano lo scettro nell'atto di amministrare la giustizia. La statua equestre di Nicolò III fu issata nel 1451 su una singolare tipologia di sostegno ispirato agli archi trionfali romani o secondo un'altra ipotesi ai piedistalli a forma di colonna che richiamerebbero modelli imperiali romani presenti a Costantinopoli. La costruzione del monumento equestre fu affidata agli scultori fiorentini Antonio di Cristoforo (la figura del marchese), Nicolò Baroncelli (il cavallo) e Meo di Checco, meglio noto come Bartolomeo di Francesco, per le parti in marmo. Tuttavia per la sua realizzazione il marchese Leonello d'Este si avvalse della consulenza e del giudizio di Leon Battista Alberti. La statua di Borso, terminata nel 1454, fu prima collocata davanti al Palazzo della Ragione e alla sua morte nel 1472 trasferita nell'attuale sede.

Eventi sismici ed occupazioni militari portarono a notevoli cambiamenti nel corso dei secoli. Fra il 1924-1928 la facciata posta davanti alla cattedrale di San Giorgio fu rifatta in stile neo-medievale mentre la restante parte lungo l'attuale Corso Martiri della Libertà era già stata rimaneggiata nel 1738. La facciata di fronte al Duomo e la Torre della Vittoria, al posto della quale, sino al terremoto del 1570 sorgeva un tempo la torre di Rigobello, poi crollata, furono progettate dall'ingegnere Carlo Savonuzzi, incaricato di completare i lavori di rifacimento del prospetto principale del Palazzo Comunale iniziati da Venceslao Borzani nel 1923 e terminati nel 1928.

Grande parte in questa ricostruzione ricoprì l'amministrazione cittadina, rappresentata dal podestà Renzo Ravenna, a sua volta sostenuto da Italo Balbo. Un episodio da ricordare riguarda il riposizionamento sulle antiche colonne ai lati del Volto del Cavallo di copie delle statue in bronzo di Borso d'Este in trono e di Niccolò III d'Este a cavallo, distrutte nel 1796 durante l'occupazione francese, che la Direzione generale antichità e belle arti osteggiava. Il podestà, Nello Quilici sulle pagine del Corriere Padano e l'intera cittadinanza protestarono sino a quando ottennero l'autorizzazione ministeriale.[1] Le opere furono realizzate da Nicolò Baroncelli e alla sua morte terminate dal cognato Domenico di Paris. Le statue osservabili attualmente sono copie bronzee, eseguite nel 1927 dallo scultore Giacomo Zilocchi[2], liberamente ispirate ai modelli originali quattrocenteschi distrutti.

Interessante, sul lato nord dell'edificio è la cosiddetta Via Coperta, un camminamento protetto e su cinque arcate che collega il palazzo con il Castello Estense. Vicino all'accesso a questa via Alfonso I d'Este ricavò i famosi Camerini d'alabastro.

Il Cortile ducale[modifica | modifica wikitesto]

Lo Scalone d'Onore

Attraverso il Volto del Cavallo si accede nel Cortile ducale (ora Piazza del Municipio) dove si possono vedere le finestre in marmo degli appartamenti estensi, lo scalone d'onore (1481) realizzato su progetto di Pietro Benvenuto degli Ordini e la ex Cappella di Corte, ora Sala Estense utilizzata prevalentemente per conferenze e spettacoli. Nel 1638 nell'allora Palazzo Ducale vi fu la prima rappresentazione assoluta dell'opera Andromeda di Michelangelo Rossi.

Gli interni[modifica | modifica wikitesto]

Stanzino delle Duchesse: Particolare delle decorazioni

L'interno presenta numerosi ambienti di prestigio. Le principali sale sono:

  • Sala dell'Arengo, decorata dagli affreschi di Achille Funi tra il 1934 ed il 1938 raffiguranti il mito di Ferrara.
  • Stanza Dorata, caratterizzata da un soffitto ligneo a cassettoni con rose dorate del XV secolo. L'ambiente non è visitabile perché in corso di restauro.
  • Sala delle Lapidi, così chiamata per le lapidi presenti dedicate ai caduti per la patria.
  • Sala di Giunta (o Sala Tonda), caratterizzata dal soffitto decorato nel XIX secolo e da alcune tele ottocentesche poste sulle pareti.
  • Sala degli Arazzi (o Sala dei Matrimoni), in cui risaltano due arazzi fiamminghi: il Pergolato con giardino (1620-1630) realizzato da Jan Raes e Giuditta e Oloferne (1600-1635).
  • Salone del Plebiscito, che prende nome dal referendum ivi avvenuto nel 1860 per decidere l'annessione dell'Emilia al Regno d'Italia.
  • Stanzino delle Duchesse, piccolo ambiente coperto da pannelli in legno completamente decorati fra il 1555 e il 1560 attribuiti a Cesare, Camillo e Sebastiano Filippi (detto il Bastianino) e ideato probabilmente per Eleonora e Lucrezia d'Este sorelle di Alfonso II.[3] Alcuni interventi di restauro e rifacimenti rendono parziale la lettura iconografia dei pannelli nel loro insieme. Le figure conservate riguardano divinità e allegorie quali: Minerva, l'Abbondanza, Apollo e l'Aurora[4].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ilaria Pavan, Il podestà ebreo. La storia di Renzo Ravenna tra fascismo e leggi razziali, Pagine 81-82
  2. ^ Lucio Scardino
  3. ^ B. Ghelfi, 2004, p.39
  4. ^ Bastianino e la pittura a Ferrara nel secondo Cinquecento, 1985, pp. 229-233

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jadranka Bentini (a cura di), Bastianino e la pittura a Ferrara nel secondo Cinquecento (Catalogo della Mostra tenuta a Ferrara, Palazzo dei Diamanti, dal 1 settembre al 15 novembre 1985), Bologna, Nuova Alfa editoriale, 1985, pp. 229-233, ISBN non esistente.
  • Adriano Franceschini, Giurisdizione episcopale e comunità rurali altopolesane: Bergantino, Melara, Bariano, Trecenta, Bologna, Patron, 1986, SBN IT\ICCU\MIL\0064981.
  • Lucio Scardino, Giacomo Zilocchi: valente rifacitore delle statue de' principi estensi : il carteggio con Giuseppe Agnelli, Ferrara, Liberty house, 1991, SBN IT\ICCU\CFI\0163878.
  • Barbara Ghelfi, Ferrara estense. Guida storico-artistica, Silvana editoriale, 2004 pp. 36-39, ISBN 88-8215-751-2.
  • Marcello Toffanello, Ferrara. La città rinascimentale e il delta del Po, Libreria dello Stato, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, 2005 pp. 28–33, ISBN 88-240-1113-6.
  • Sul problema attributivo dell'attività di Leon Battista Alberti a Ferrara cfr. Francesco Ceccarelli, Leon Battista Alberti, gli Este e Ferrara, in Massimo Bulgarelli, Arturo Calzona, Matteo Coriana, Francesco Paolo Fiore (a cura di), Leon Battista Alberti e l'Architettura, catalogo mostra Mantova Casa del Mantegna 16/09/2006 - 14/01/2007, Milano, 2006, pp. 245–249. ISBN 8836607322
  • Ilaria Pavan, Il podestà ebreo: la storia di Renzo Ravenna tra fascismo e leggi razziali, Bari, Laterza, 2006, ISBN 8842078999.
  • Per i plastificatori fiorentini cfr., Marcello Toffanello, Le arti a Ferrara nel Quattrocento. Gli artisti e la corte, Edisai, Ferrara, 2010, pp. 300–314. ISBN 8895062892

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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