Palazzo Civico (Torino)

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Palazzo Civico
Palazzo di Città Torino.jpg
già Palazzo di Città
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Località Torino
Indirizzo piazza Palazzo di Città
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1659 - 1663
Realizzazione
Architetto Francesco Lanfranchi
Benedetto Alfieri
Francesco Valeriano Dellala di Beinasco

Palazzo Civico, attuale nome dell'antico Palazzo di Città, è la sede del municipio della città di Torino. Esso si affaccia sulla piazza che prende il nome dalla sua originaria denominazione e che, prima dell'ultima sistemazione settecentesca, era conosciuta col nome di piazza delle Erbe.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale palazzo municipale è progetto dell'architetto Francesco Lanfranchi (1663) proprio sul sito del precedente palazzo comunale di origine medioevale. Il Lanfranchi ricevette nel 1659 l'incarico di progettare e costruire una nuova sede dell'autorità cittadina, proprio sulla piazza allora detta "delle Erbe", che un secolo dopo Benedetto Alfieri trasformerà nell'attuale Piazza Palazzo di Città. A metà di quell'anno venne posata dall'arcivescovo di Torino Giulio Cesare Bergera, la prima pietra, alla presenza del duca Carlo Emanuele II e della madre, la Madama Reale Cristina di Francia e nel 1663 i lavori erano terminati.[1]

Rispetto ad oggi il palazzo si presentava più stretto, senza la sopraelevazione ov'è esposto l'orologio, e con un grande stemma dei Savoia-Orléans, affiancato da leoni in bronzo, opere che verranno distrutte dai giacobini nel 1799.

L'inaugurazione vide il Palazzo ospitare una delle grandi feste indette per il matrimonio del duca con la Principessa di Francia Francesca Maddalena d'Orléans e proprio sulla piazza antistante, alla presenza sul loggiato degli sposi, vi fu un grande spettacolo pirotecnico.[2] Il palazzo ospitò poco dopo le seconde nozze di Carlo Emanuele II, rimasto vedovo di Francesca Maddalena nemmeno un anno dopo il matrimonio, con Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours.

Nel secolo successivo il palazzo venne ampiamente rimaneggiato da Benedetto Alfieri, che gli aggiunse le due ali, prospicienti sulla via Garibaldi e su via Corte d'Appello, così che la piazzetta retrostante, detta "del Butirro" ne venne incorporata come cortile.[3]

Operarono poi ulteriori modifiche gli architetti Francesco Valeriano Dellala di Beinasco, Luigi Barberis e Filippo Castelli.[3]

Nei secoli fra il XVII e XIX il Palazzo ospitò gli organi rappresentativi di Torino e gli uffici preposti all'amministrazione della città

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Civico di Torino

Il palazzo, piuttosto cambiato rispetto alla versione originale del Lanfranchi, si sviluppa su due piani (oltre a quello terreno) ove si alternano finestre e lesene. Al centro, a livello di un ipotetico terzo piano, sta un manufatto contenente un grande orologio ai cui lati vi sono due nicchie. Sul piano terra si sviluppa un porticato al cui centro vi è l'ingresso al palazzo, ai lati del quale sono poste le statue di Ferdinando di Savoia, duca di Genova, capostipite del ramo Savoia-Genova, e di Eugenio di Savoia, opere di metà Ottocento.[3]

L'interno si apre su un Cortile d'Onore, rimasto pressoché identico al progetto originale del Lanfranchi, quindi si sale uno scalone decorato sulla volta da Pietro Fea, che dà accesso al "Salone dei Marmi", così chiamato dopo che nel 1815 il Lombardi ne curò il nuovo decoro, resosi necessario per il pesante degrado subito nel tempo dai decori del fiammingo Jan Miel (1599 - 1663), che illustravano episodi storici e leggendari su Torino. Sulla parete orientale un grande altorilievo di Giacomo Spalla (1775 - 1834) rappresenta Vittorio Emanuele I a cavallo, in memoria della restaurazione sabauda in Piemonte, dopo la caduta di Napoleone.[3]

Il consiglio comunale della città si riunisce nella Sala Rossa, così chiamata per i velluti e damaschi rossi alle pareti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roberto Dinucci, Guida di Torino, p. 69
  2. ^ Marziano Bernardi, Torino – Storia e arte, p. 94
  3. ^ a b c d Roberto Dinucci, Guida di Torino, p. 70

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Laura Damiani Cabrini, Giacomo e Giovan Andrea Casella. Due pittori caronesi nella Torino secentesca, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Roma nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, Edizioni Ticino Management, anno 11, numero 52, ottobre 2011, Lugano 294-309.
  • Virginia Bertone, Monica Tomiato, Gli anni torinesi di Vincenzo Vela. Appunti su committenze pubbliche e private, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.
  • Roberto Dinucci, Guida di Torino, Torino, Edizioni D'Aponte
  • Marziano Bernardi, Torino – Storia e arte, Torino, Ed. Fratelli Pozzo, 1975

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Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]