Palazzo Benci

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il palazzo fiorentino in via de' Benci, vedi Palazzo de' Benci.
Palazzo Benci
Palazzo de' benci di piazza madonna degli aldobrandini, facciata 01.JPG
Palazzo Benci
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàFirenze
IndirizzoPiazza Madonna degli Aldobrandini
Coordinate43°46′30.65″N 11°15′10.82″E / 43.775181°N 11.253006°E43.775181; 11.253006Coordinate: 43°46′30.65″N 11°15′10.82″E / 43.775181°N 11.253006°E43.775181; 11.253006
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Realizzazione
CommittenteNiccolò Benci

Il Palazzo Benci, o Mannelli Riccardi, è un edificio storico di Firenze, situato in in piazza Madonna degli Aldobrandini 4.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo sorge dove erano in antico alcune case dei Giotti e una casa grande di proprietà della famiglia Gori, acquistate da Niccolò Benci di Sanna nel 1469 la cui famiglia, tuttavia, promosse la riunificazione della proprietà solo nella seconda metà del Cinquecento (presumibilmente negli anni settanta), conferendo all'edificio i caratteri odierni.

Agli inizi del Seicento la proprietà passò ai Guasconi, quindi, nel 1689, ai Cattani (dal 1771 Cattani Cavalcanti). Questi, tra la fine del Seicento e i primi del Settecento fecero eseguire diverse trasformazioni, ampliando l'edificio sui lati grazie all'acquisto di due costruzioni limitrofe già di proprietà degli stessi Guasconi. Parallelamente furono rinnovate le decorazioni ad affresco e stucco degli ambienti di rappresentanza al piano nobile, e realizzate due alcove, una al terreno e una ai piani superiore.

All'estinzione della famiglia, nel 1891, il palazzo passò per via ereditaria ai marchesi Mannelli Galilei Riccardi.

Il fronte, con le sue pitture murali, è stato restaurato nel 1954 e, più recentemente, tra il 1989 e il 1990. Il palazzo appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo presenta un fronte dai chiari caratteri cinquecenteschi, contrassegnato, sul portone, da un busto marmoreo del granduca Francesco I de' Medici, di Giovanni Bandini detto Giovanni dell'Opera, poggiante su una mensola con iscrizioni (trascritte da Francesco Bigazzi) sorretta da due teste di ariete. Secondo un cronista dell'epoca fu una forma di ringraziamento più che altro verso sua moglie Bianca Cappello, che aveva fatto ottenere un non precisato incarico a un componente della famiglia.

La facciata, nella sua porzione centrale di cinque assi (gli assi laterali sono infatti da considerare come detto aggiunta posteriore), dal primo piano al cornicione, è dipinta con allegorie che, già reputate opera di Bernardino Poccetti, sono state ricondotte a un pittore della cerchia di Alessandro Allori, databili al 1575, con al centro l'arme dei Benci. Un'attribuzione più recente lega questi affreschi al nome di Giovanni Maria Butteri, del quale restano alcune tavolette con le Virtù - identiche a quelle della facciata - nel Museo civico di Prato. La datazione è desumibile da quanto riportato da Agostino Lapini nel suo Diario Fiorentino dal 1552 al 1596, che appunto annota al 1575 lo scoprimento di questa come di altre facciate dipinte, precisando "che fu la più bella di tutte". Anton Francesco Grazzini invece, autore di più poemi sulle decorazioni delle facciate fiorentine del '75, giudicò la più bella quella del palazzo del Circolo dell'Unione (già palazzo Corsi, oggi perduta), criticando invece la oscurità delle allegorie dipinte sulla facciata di Palazzo Benci.[1]

Così la segnala Guido Carocci dalle pagine del suo Illustratore fiorentino del 1915: "Il palazzo conserva ancora queste pitture e per quanto le intemperie le abbiano deteriorate, pure appariscono d'un insieme armonioso ed elegante. Chi fosse il pittore che le eseguì non si conosce, ne è facile determinarlo, perché in quel tempo fiorivano a Firenze affreschisti valentissimi che su per giù non differivano troppo per lo stile gli uni dagli altri. Sulla facciata sono grottesche figure umane, ornati di vario genere, mentre nel centro campeggia lo stemma coi due leoni affrontati della famiglia Benci che era padrona del palazzo e che ordinò coteste decorazioni. Dal Settimanni si sa che tali dipinti vennero scoperti nel giugno del 1575 e che vennero molto ammirati per la loro bellezza".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo Baldinucci, Notizie dei professori del disegno da Cimabue in qua, con nuove annotazioni e supplementi per cura di Ferdinando Ranalli, 5 voll., Firenze, V. Batelli e Compagni, 1845-1847, III, 1846, p. 529;
  • Nuova guida della città di Firenze ossia descrizione di tutte le cose che vi si trovano degne d’osservazione, con piante e vedute, ultima edizione compilata da Giuseppe François, Firenze, Vincenzo Bulli, 1850, p. 120;
  • Illustratore fiorentino. Calendario storico per l’anno bisestile 1880, compilato da Guido Carocci, Firenze, Giovanni Cirri Editore, 1880, pp. 145-146;
  • Iscrizioni e memorie della città di Firenze, raccolte ed illustrate da M.ro Francesco Bigazzi, Firenze, Tip. dell’Arte della Stampa, 1886, p. 122;
  • Ministero della Pubblica Istruzione (Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti), Elenco degli Edifizi Monumentali in Italia, Roma, Tipografia ditta Ludovico Cecchini, 1902, p. 255;
  • L’illustratore fiorentino. Calendario storico per l’anno ..., a cura di Guido Carocci, Firenze, Tipografia Domenicana, (1909) 1908, p. 7;
  • Walther Limburger, Die Gebäude von Florenz: Architekten, Strassen und Plätze in alphabetischen Verzeichnissen, Lipsia, F.A. Brockhaus, 1910, n. 102;
  • L’illustratore fiorentino. Calendario storico per l’anno ..., a cura di Guido Carocci, Firenze, Tipografia Domenicana, (1915) 1914, pp. 126-128;
  • Francesco Lumachi Firenze - Nuova guida illustrata storica-artistica-aneddotica della città e dintorni, Firenze, Società Editrice Fiorentina, 1929.
  • Gunter Thiem, Christel Thiem, Toskanische Fassaden-Dekoration in Sgraffito und Fresko: 14. bis 17. Jahrhundert, München, Bruckmann, 1964, pp. 140-141, n. 88, tav. 193;
  • Walther Limburger, Le costruzioni di Firenze, traduzione, aggiornamenti bibliografici e storici a cura di Mazzino Fossi, Firenze, Soprintendenza ai Monumenti di Firenze, 1968 (dattiloscritto presso la Biblioteca della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Firenze Pistoia e Prato, 4/166), n. 102;
  • I Palazzi fiorentini. Quartiere di San Giovanni, introduzione di Piero Bargellini, schede dei palazzi di Marcello Jacorossi, Firenze, Comitato per l’Estetica Cittadina, 1972, p. 183, n. 342;
  • Touring Club Italiano, Firenze e dintorni, Milano, Touring Editore, 1974, p. 266;
  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978, II, 1977, pp. 174-175;
  • Marcello Vannucci, Splendidi palazzi di Firenze, Le Lettere, Firenze 1995.
  • Franco Cesati, Le strade di Firenze. Storia, aneddoti, arte, segreti e curiosità della città più affascinante del mondo attraverso 2400 vie, piazze e canti, 2 voll., Roma, Newton & Compton editori, 2005, I, p. 119 e p. 358;
  • Franco Cesati, Le piazze di Firenze. Storia, arte, folclore e personaggi che hanno reso famosi i duecento palcoscenici storici della città più amata nel mondo, Roma, Newton & Compton editori, 2005, p. 124;
  • Touring Club Italiano, Firenze e provincia, Milano, Touring Editore, 2005, pp. 301-302;
  • Eleonora Pecchioli, ‘Florentia Picta’. Le facciate dipinte e graffite dal XV al XX secolo, fotografie di Antonio Quattrone, Firenze, Centro Di, 2005, pp. 44-51;
  • Atlante del Barocco in Italia. Toscana / 1. Firenze e il Granducato. Province di Grosseto, Livorno, Pisa, Pistoia, Prato, Siena, a cura di Mario Bevilacqua e Giuseppina Carla Romby, Roma, De Luca Editori d’Arte, 2007, Chiara Martelli, p. 416, n. 116.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fabian Jonietz: Das Buch zum Bild. Die 'Stanze nuove' im Palazzo Vecchio, Giorgio Vasaris 'Ragionamenti' und die Lesbarkeit der Kunst im Cinquecento. Deutscher Kunstverlag, Berlin/München 2017, pp. 305-309.