Palazzo Bartolini Salimbeni-Lenzoni

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Palazzo Bartolini Salimbeni-Lenzoni
Palazzo bartolini salimbeni-lenzoni 01.JPG
Palazzo Bartolini Salimbeni-Lenzoni: facciata
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàFirenze
Indirizzovia Verdi 1-3,
Coordinate43°46′09.91″N 11°15′38.87″E / 43.76942°N 11.260798°E43.76942; 11.260798Coordinate: 43°46′09.91″N 11°15′38.87″E / 43.76942°N 11.260798°E43.76942; 11.260798
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Pianiquattro
Realizzazione
ArchitettoRaffaello del Bianco
Proprietario storicofamiglia Bartolini Salimbeni

Palazzo Bartolini Salimbeni-Lenzoni è un edificio di Firenze, situato in via Verdi 1-3, con affacci su via Torta, piazza Santa Croce e via de' Lavatoi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Costruito nel Seicento per i Bartolini Salimbeni da Raffaello del Bianco nel luogo dove insisteva un edificio con loggia della famiglia Risaliti, il palazzo è ricordato e segnalato da Giovanni Cinelli per la vaghezza del disegno e la «...ben intesa facciata [...] che riempie l'occhio di diletto a chiunque lo mira». La famiglia aveva già importanti palazzi nella zona di Santa Trinita (palazzo Bartolini Salimbeni) e di Santa Maria Novella (palazzo di Valfonda) e nel XVII secolo indirizzò i propri interessi anche verso questa parte della città. La notizia che vorrebbe questa fabbrica realizzata "rifondandola dalle fondamenta", sembrerebbe contraddetta dai notevoli resti di filaretto rilevati sotto gli intonaci del piano terreno a seguito dei danni (e della conseguente caduta degli intonaci stessi) dell'alluvione del 1966.

Rimaneggiato nell'Ottocento da Giuseppe Martelli, fu successivamente dei Dei e quindi di Carlotta de' Medici che, sposandosi con Francesco Lenzoni, portò a quest'ultimo in dote la proprietà.

Posto in una zona particolarmente colpita in caso di alluvione (non a caso questo tratto della via si chiamava "via del Diluvio" dopo l'alluvione del 1557), fu danneggiato gravemente anche il 4 novembre 1966 (quando qui le acque raggiungensero i cinque metri di altezza) il palazzo è stato successivamente restaurato tra il 1968 e il 1969.

L'edificio è sottoposto a vincolo architettonico dal 1968.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Interno

Il grande palazzo si sviluppa su tre piani e un mezzanino, con cinque assi su via Torta, nove sulla linea della piazza e di via Verdi, e due su via de' Lavatoi, dove al piano terreno si apre un grande ambiente voltato adibito a ristorante. Le finestre, semplicemente ed elegantemente incorniciate da listre di pietra, sono arricchite ai piano terreno da belle inferriate di modello settecentesco.

Come a suo tempo sottolineato da Mazzino Fossi, è un notevole esempio del recupero, proprio degli inizi del Seicento, del linguaggio architettonico rinascimentale, dopo la fase di sperimentazione manierista. Si vedano, ad esempio, le pilastrate angolari e, in parte, il portone, come pure la grandiosa gronda alla fiorentina.

Sull'angolo di via de' Lavatoi è uno scudo con arme, ora illeggibile, che Walther Limburger riconduceva alla famiglia Lenzoni. Sicuramente a questa si riferisce l'arme che segna la cantonata con via Torta (restaurata nel 1989), ugualmente abrasa e lacunosa ma individuabile, per un frammento del pino sradicato, come propria della famiglia (d'oro, all'albero di pino sradicato al naturale, accostato al tronco da due mazze d'arme di nero legate di rosso, pendenti dai rami; e al capo d'Angiò).

Negli ambienti interni convivono sia elementi propri della costruzione originaria (volte e soffitti), sia spazi frutto della rilettura data alla fabbrica da Giuseppe Martelli, come nel caso dell'ingresso (come la decorazione pittorica) e della scala. Su questa, oltre a un busto di un personaggio datato 1920, sono due grandi scudi sagomati in legno, uno con le armi dei Bartolini Salimbeni (inquartato: nel 1° e nel 4° di rosso, a tre losanghe d'oro, nel 2° e nel 3° di rosso, al leone troncato cuneato d'argento e di nero), l'altro della famiglia Vivai del Lion nero di Santa Croce (d'azzurro, a due pesci d'oro nuotanti l'uno sull'altro, quello inferiore rivolto, e al capo cucito d'Angiò abbassato sotto un capo d'argento caricato di uno scaglione d'azzurro sovraccaricato di tre coppie di crescenti addossati d'oro), il cui cognome, all'estinzione della famiglia nel 1870, venne ereditato da Pietro Bartolini Salimbeni. L'arme dei Lenzoni ricorre nuovamente incisa sui vetri della porta che chiude l'androne.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Le bellezze della città di Firenze, dove a pieno di pittura, di scultura, di sacri templi, di palazzi, i più notabili artifizi, e più preziosi si contengono, scritte già da M. Francesco Bocchi, ed ora da M. Giovanni Cinelli ampliate, ed accresciute, Firenze, per Gio. Gugliantini, 1677, p. 309;
  • Giuseppe Zocchi, Scelta di XXIV vedute delle principali Contrade, Piazze, Chiese e Palazzi della Città di Firenze, Firenze, appresso Giuseppe Allegrini, 1744, tav. XXIV;
  • Federico Fantozzi, Pianta geometrica della città di Firenze alla proporzione di 1 a 4500 levata dal vero e corredata di storiche annotazioni, Firenze, Galileiana, 1843, p. 158, n. 368;
  • Giacomo Gabardi, Firenze elegante, Firenze, Tipografia Ricci, 1886, pp. 25-31 (Casa Lenzoni).
  • L'illustratore fiorentino. Calendari storico per l'anno ..., a cura di Guido Carocci, Firenze, Tipografia Domenicana, 1908, pp. 132-134;
  • (DE) Walther Limburger, Die Gebäude von Florenz: Architekten, Strassen und Plätze in alphabetischen Verzeichnissen, Lipsia, F.A. Brockhaus, 1910, n. 670;
  • Walther Limburger, Le costruzioni di Firenze, traduzione, aggiornamenti bibliografici e storici a cura di Mazzino Fossi, Firenze, Soprintendenza ai Monumenti di Firenze, 1968 (dattiloscritto presso la Biblioteca della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Firenze Pistoia e Prato, 4/166), n. 670;
  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978, IV, 1978, p. 251;
  • Giuseppe Zocchi, Vedute di Firenze e della Toscana, a cura di Rainer Michael Mason, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1981, pp. 78-79;
  • Franco Cesati, Le strade di Firenze. Storia, aneddoti, arte, segreti e curiosità della città più affascinante del mondo attraverso 2400 vie, piazze e canti, 2 voll., Roma, Newton & Compton editori, 2005, II, p. 721;
  • Claudio Paolini, Case e palazzi nel quartiere di Santa Croce a Firenze, Firenze, Paideia, 2008, p. 218, n. 331
  • Claudio Paolini, Lungo le mura del secondo cerchio. Case e palazzi di via de' Benci, Quaderni del Servizio Educativo della Soprintendenza BAPSAE per le province di Firenze Pistoia e Prato n. 25, Firenze, Polistampa, 2008, pp. 78-80, n. 24;
  • Claudio Paolini, Architetture fiorentine. Case e palazzi nel quartiere di Santa Croce, Firenze, Paideia, 2009, pp. 310-311, n. 440.

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