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Paiza

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Un gerege in caratteri mongoli, trovato nel Khanato dell'Orda d'Oro
Lasciapassare ufficiale che recita: "Per il potere del cielo eterno, [questo è] un ordine dell'Imperatore. Chiunque non mostri rispetto [al portatore] sarà colpevole di un reato".

Un paiza o paizi o gerege (in mongolo Пайз, in persiano پایزه‎, pāiza) era una tavoletta che veniva portata dai funzionari e dagli inviati dell'Impero mongolo come simbolo di privilegio ed autorità e che permetteva di richiedere beni e servizi alla popolazione civile.[1]

Spesso, per attrarre mercanti e talenti stranieri, i Gran Khan concedevano loro delle paiza, esentandoli dal pagamento delle tasse e consentendo loro di utilizzare le stazioni di collegamento (yam) all'interno dell'impero.[1][2] Delle paiza vennero concesse anche a Niccolò e Matteo Polo e lo stesso Marco Polo, che visitò la dinastia Yuan durante il regno di Kublai Khan, lasciò una buona descrizione dei paiza.[3]

Siccome però diversi funzionari e nobili dell'Impero utilizzavano le paiza in modo arbitrario per sfruttare la popolazione, Ögödei Khan ne proibì l'uso alla nobiltà e Möngke Khan inviò investigatori imperiali a supervisionarne l'utilizzo da parte dei mercanti proibendo loro l'utilizzo delle stazioni di collegamento.[4]

L'Ilkhan Ghazan fece creare nuovi paiza di due tipi, che riportavano i nomi dei loro detentori, per evitare che venissero trasferiti ed utilizzati in maniera illecita o inappropriata, e obbligando gli utilizzatori a restituirli alla fine del mandato.

Sebbene le paiza fossero popolari nell'Impero mongoli, non erano un'innovazione mongola in quanto passaporti simili erano già in uso nella Cina settentrionale durante la dinastia Liao e la dinastia Jin e sotto l'Impero tangut.

  1. ^ a b (EN) Geregee or Golden Paiza of Chinggis Khan | United Nations Gifts, su www.un.org. URL consultato il 6 novembre 2025.
  2. ^ (EN) ʻAlāʼ al-Dīn ʻAṭā Malik Juvaynī, Genghis Khan: The History of the World Conqueror, Manchester University Press, 1997, p. 29, ISBN 978-0-7190-5144-9. URL consultato il 6 novembre 2025.
  3. ^ (EN) Laurence Bergreen, Marco Polo: From Venice to Xanadu, Quercus, 2009, p. 341, ISBN 978-1-84724-767-4. URL consultato il 6 novembre 2025.
  4. ^ (EN) Morris Rossabi, Communications and “Communicators” in the Yuan and Early Ming, in Journal of Chinese History 中國歷史學刊, 11 febbraio 2025, pp. 1–15, DOI:10.1017/jch.2024.63. URL consultato il 6 novembre 2025.

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