Padmāvat

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Il Padmāvat di Malik Muhammad Jayasi è il principale poema della letteratura sufica. È uno dei monumenti principali della letteratura hindī antica. La composizione del Padmāvat avvenne probabilmente nella prima metà del Cinquecento (o 1520 o 1540). È un poema composto da 6000 versi con una struttura molto regolare. Le strofe sono composte da 7 chaupai e 1 doa, che sono dei distici che hanno lunghezza differente, quindi ogni strofa ne ha 7 di un tipo e 1 dell'altro: sono 14 versi e 2 versi. Il testo ha avuto varie edizioni critiche, molto discordanti tra di loro. Il tema del poema è tratto dalle Vīr Kathā (Vīr = eroe; Kathā = racconti), che sono i racconti eroici, che circolavano come i premakyan, come i raso, quelli che circolavano sempre nella letteratura folkloristica, e quindi che venivano tramandati oralmente; però è molto difficile dire che fondamento storico abbia questa storia del Padmāvat. Di sicuro è storica la storia di Alauddin, il sultano di Delhi, che è uno dei personaggi del racconto. E da alcune testimonianze storiche sembra che anche il protagonista, Ratansen, sia veramente esistito. Probabilmente, invece, del tutto leggendaria è la figura di Rani Padmini.

Dal poema è stata tratta l'opera Padmâvatî di Albert Roussel su libretto di Louis Laloy e nel 2017 è prevista l'uscita di un film celebrativo.[1]

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