Pacelli (famiglia)

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Pacelli
COA cardinal IT Pacelli Eugenio.png
Fascia d'argento su azzurro - colomba della pace al naturale posta su scoglio uscente da mare dello stesso.
Statobandiera Stato Pontificio
Titoli
FondatoreGaetano Pacelli
Attuale capoMarcantonio III Pacelli
Data di fondazionetra XVIII e XIX secolo
Etniaromana
Rami cadetti
  • Giulio (1910-1984), figlio minore di Francesco I
  • Filippo II, fratello minore di Francesco II
  • Andrea, primogenito di Filippo II e di Maria Antonietta Campedelli
  • Ascanio, secondogenito di Filippo II
  • I Pacelli, originari di Onano (borgo del viterbese, allora in una zona di confine tra il Granducato di Toscana e lo Stato della Chiesa), si fregiarono di titoli nobiliari solo nel 1853 e 1858 per volontà di Pio IX. Dediti alla professione di avvocato, diventarono Nobili di Acquapendente e di Sant'Angelo in Vado, Marchesi e Nobili Romani dal 1929, Principi (nella persona di Carlo Pacelli, 1903-1970) con motu proprio sottoscritto dal re d'Italia Vittorio Emanuele III nel 23 novembre 1941.[1]
    Gli attuali Pacelli discendono da Gaetano e da Maria Antonia Caterini, vissuti tra Settecento e Ottocento. Il prestigio della famiglia crebbe allorché il cardinale Eugenio (1876-1958) salì al trono pontificio, il 2 marzo 1939, con il nome di Pio XII.

    Storia[modifica | modifica wikitesto]

    Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Papa Pio XII.
    Palazzo già Lavaggi Pacelli, Roma
    Lo stemma di Pio XII

    Marcantonio I Pacelli (1804-1902, figlio di Gaetano e Maria Antonia Caterini, nacque a Onano, trascorse l'adolescenza in questo borgo medievale fin quando il cugino cardinale Prospero Caterini lo persuase ad accompagnarlo, nel 1816, nella Roma di Pio VII per fargli intraprendere la carriera ecclesiastica. Il giovane conseguì la laurea in diritto canonico, ma preferì avviare un'attività di avvocato, peculiare poi nella famiglia. Diventò avvocato della Sacra Rota che gli permise di inserirsi negli ambienti vaticani Fu lui che mise le basi dell'affermazione sociale della casata, esercitando importanti funzioni durante il pontificato di Pio IX che seguì a Gaeta, nel 1848, insieme al figlio Filippo. Dopo essere stato vice segretario di Stato degli affari interni, in seguito all'Unità d'Italia fu uno dei fondatori dell'Osservatore Romano.[2]

    I Pacelli, dunque, non avevano ancora alcun grado di nobiltà, ma riuscirono a imbastire buoni rapporti con la cosiddetta aristocrazia nera, rimasta devota al Papa dopo la presa di Roma del 1870.

    Il primogenito di Marcantonio, Filippo I (1837-1916), divenne il decano dei professionisti forensi della Santa Sede. Consorte di Virginia Graziosi, ebbe da lei quattro figli: Giuseppina, Francesco, Eugenio (futuro papa Pio XII) ed Elisabetta. Per premiare la sua fedeltà e i servigi resi durante la fuga a Gaeta, Pio IX conferì a lui e al genitore i primi titoli gentilizi (1853 e 1858) di cui si fregiarono i Pacelli, con relativo stemma: Nobili di Acquapendente e di Sant'Angelo in Vado.[3]

    Francesco I (1874-1935), assunse il ruolo di capo della famiglia. Sposò Luigia Filippini Lera che gli diede Carlo, Giuseppe, Marcantonio e Giulio: i primi tre ereditarono insieme il nuovo rango nobiliare, come accadde allo zio Eugenio. Pio XI, per i meriti dimostrati quale artefice giuridico e diplomatico dei Patti Lateranensi del 1929, gli conferì il titolo ereditario di marchese e Nobile Romano.[4]

    Il primogenito Carlo (1903-1970), sarà il primo principe Pacelli dal 1941, per decisione del sovrano d'Italia, insieme alla moglie Marcella Benucci. I fratelli cadetti Giuseppe e Marcantonio II condivideranno la qualifica marchesale. Gli succederanno nel titolo principesco il nipote Francesco II (1939-2011), erede di Marcantonio II e di Gabriella Ricci Bartoloni: a lui subentrerà come attuale capo della casata il giovane Marcantonio III (nato nel 1992).
    Il fratello minore di Francesco II, Filippo II, invece, si unì in matrimonio con Maria Antonietta Campedelli ed ebbe la seguente prole: Andrea (1969) e Ascanio (1973): ambedue hanno diritto all'ostentazione dei titoli di Nobile Romano, di Acquapendente e di Sant'Angelo in Vado.[5]

    Lo strato sociale dei Pacelli si ottimizzò certamente con la prestigiosa carriera di giureconsulti percorsa dai suoi principali esponenti, ma fu soprattutto quella ecclesiastica di Eugenio, terzogenito di Filippo I, ad elevarlo molto in alto. Il 16 dicembre 1929 Pio XI lo nominò cardinale e, nel 1930, segretario di Stato, dopo aver ricoperto la carica di nunzio apostolico a Monaco di Baviera. Il 2 marzo 1939 sali sul trono di Pietro con il nome di Pio XII: regnò per diciannove anni, fino al 9 ottobre 1958, ed è stato uno dei più significativi pontefici del Novecento.[6]

    La famiglia risiedette per molti anni nel palazzo Lavaggi Pacelli, a Roma, in corso Vittorio Emanuele II: edificato nel 1888 dall'architetto Gaetano Koch per i marchesi siciliani Lavaggi che poi lo vendettero ai Pacelli. Gli stemmi in pietra delle due casate ancora campeggiano a fianco della porta centrale del primo piano. Una gradevole residenza estiva era il villino Pacelli, sulla via Aurelia 290, in stile liberty, progettato nel 1906 da Giulio Magni. Il futuro Pio XII nacque, al contrario, nel palazzo Pediconi, nell'antico rione Ponte, attuale via degli Orsini, nel cuore di Roma.[7]

    Note[modifica | modifica wikitesto]

    1. ^ Rendina, p. 190
    2. ^ Tornielli, p. 23
    3. ^ Rocha, p. 76
    4. ^ Rocha, p. 80
    5. ^ Rendina, p. 234
    6. ^ Marchione, p. 132
    7. ^ Tornielli, p. 88

    Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

    • Teodoro Amayden, La storia delle famiglie romane, Forni, Bologna 1967.
    • Margherita Marchione, Shepherd of Souls: A pictoral life of Pope Pius XII, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002.
    • Claudio Rendina, Le grandi famiglie di Roma, Newton & Compton, Roma 2010.
    • Luís Miguel Rocha, La figlia del Papa, Newton & Compton, Roma 2014.
    • Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli. Un uomo sul trono di Pietro, Mondadori, Milano 2009.
    • Caterini Carlo. Gens Catherina de terra Balii. Edizioni Scientifiche Calabresi.Rende 2009

    Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]