PM 2.5

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PM 2.5 (o PM 2,5, a seconda del separatore decimale usato) è una classificazione numerica data alle polveri sottili in base alle dimensioni medie delle loro particelle. Con il termine PM 2,5 si raggruppano tutte le particelle aventi dimensioni minori o uguali a 2,5 µm. Il metodo di misurazione è normato nell'Unione Europea secondo la UNI EN 12341:2014. Di massima più il numero è basso, più le polveri sono sottili ed anche più pericolose per la salute della specie umana ed animale. Infatti mentre il PM 10 raggiunge solo i bronchi, la trachea e vie respiratorie superiori, il PM 2,5 è in grado di penetrare negli alveoli polmonari con eventuale diffusione nel sangue. Nelle donne ci sono evidenza che il PM 2,5 venga ad accumularsi nel seno causando il cancro al seno[1].

Il PM 2,5 è dunque parte di ciò che è definito polveri sottili. Può essere in minima parte di origine naturale ma per gran parte trae origine da attività umane di varia natura, industriali e non. Un esempio sono i freni degli autoveicoli che consumandosi emettono PM 2,5 ma che non sono la fonte del maggiore inquinamento. Può essere di tipo primario o secondario, quando si forma successivamente alla trasformazione chimico-fisica di altre sostanze originarie. Si tratta di una miscela di particelle di proprietà diverse, costituita da polveri minerali ma anche composti come nitrati, solfati, ammoniaca e sali.

Si calcola che per una presenza di PM 2,5 superiore di 10 punti rispetto al massimo consentito vi sia un incremento della probabilità di contrarre il cancro pari al 7%. In uno studio[2] effettuato dal 2004 al 2008, campionando i dati di 100 giornate, in alcune città si sono verificati livelli di PM 2,5 che hanno superato fino a 3 volte il valore della soglia limite 50 µg/m³: Torino e Milano hanno toccato il valore di quasi 200 µg/m³, Roma ha superato di 10 punti il massimo stabilito. Gli studi effettuati variano di molto riguardo alle previsioni di un possibile cancro ed emerge da alcuni studi[3] che la probabilità di contrarre il cancro aumenti di oltre il 18% con valori che oltrepassano la soglia massima di appena 5 µg/m³.