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TurboGrafx-16

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TurboGrafx-16
console
PCEngine Logo.png
TurboGrafx16-Console-Set.jpg
ProduttoreNEC
TipoConsole a 8 bit
GenerazioneQuarta
In venditaPC Engine:
Giappone 30 ottobre 1987
TurboGrafx-16:
Flags of Canada and the United States.svg 29 agosto 1989
DismissioneGiappone 1994
Unità vendute5,8 milioni[1]
Gioco più diffusoBonk's Adventure[senza fonte]
SuccessorePC-FX
Caratteristiche tecniche
Supporto di
memoria
HuCard, compact disc
Dispositivi
di controllo
Gamepad

Il TurboGrafx-16 (TurboGrafx nel Regno Unito e in Spagna e PC Engine (PCエンジン?) in Giappone) è una console a 8 bit prodotta da NEC in collaborazione con Hudson Soft, prodotta tra il 1989 ed il 1994.

Era una riedizione della versione commercializzata nel paese asiatico nei due anni precedenti della presentazione sul mercato in America settentrionale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il contesto ed il progetto[modifica | modifica wikitesto]

PC Engine

All'inizio degli anni 1980 in Giappone erano molto popolari i personal computer PC-88 e PC-98, in competizione con MSX, su cui venivano sviluppati numerosi videogiochi che tuttavia non venivano distribuiti nel resto del mondo.[2]

Nel 1983 Nintendo mise in commercio sul mercato giapponese il Family Computer, riuscendo a venderne oltre 2 milioni di unità nell'arco di un anno.[3] Oltre alla possibilità di giocare a titoli basati sugli arcade prodotti della casa giapponese, il Famicom presentava alcuni giochi di terze parti.[4] La prima azienda a sviluppare per la console Nintendo fu Hudson Soft che nel 1983 realizzò una conversione di Lode Runner per Famicom.[5] La software house aveva inoltre ottenuto l'autorizzazione da Nintendo per la realizzazione di Super Mario Bros. Special per PC-88, oltre alla creazione di versioni per home computer giapponesi di titoli celebri della console.[6]

Nonostante il successo come produttrice di videogiochi, Hudson Soft aveva altri progetti: voleva realizzare una nuova console che non utilizzasse le cartucce come supporto di memorizzazione dei giochi, tuttavia aveva necessità di un partner per realizzare e mettere in commercio la nuova piattaforma.[5] L'idea venne inizialmente proposta a Nintendo, che rifiutò, ma NEC colse l'occasione per inserirsi nel mercato delle console sfruttando il know-how dei tecnici Hudson Soft.[7]

La commercializzazione e la versione USA[modifica | modifica wikitesto]

Considerata una delle più compatte console mai realizzate, la piattaforma venne messa in commercio in Giappone il 30 ottobre 1987.[5] Il nome PC Engine, oltre a richiamare le precedenti serie di personal computer prodotti da NEC, fu scelto per indicare la capacità di espansione del sistema.[8] Nell'aprile del 1988 il PC Engine aveva raggiunto le 1,5 milioni di unità vendute, conquistando metà del mercato videoludico giapponese. Nell'ottobre dello stesso anno la console si trovò in competizione con il Sega Mega Drive.[9]

Controller del TurboGrafx-16

Il 23 maggio 1989 NEC annunciò di voler commercializzare la console nel mercato statunitense con il nome di TurboGrafx-16. Nonostante la console arrivò negli scaffali solamente in autunno al prezzo di 199 dollari, durante l'estate il TurboGrafx-16 venne distribuito a New York e Los Angeles, replicando quanto già fatto da SEGA alcune settimane prima con il Genesis.[9] Nella confezione, oltre alla piattaforma, era incluso un solo gamepad e una copia di Keith Courage in Alpha Zones.[10]

TurboGrafx-CD

Nonostante fosse esteticamente diversa dal PC Engine, essendo più ingombrante e di colore nero, il TurboGrafx-16 utilizzava lo stesso tipo di cartucce del suo omologo giapponese, sebbene non fosse in grado di eseguire le versioni nipponiche dei titoli disponibili. La console era inoltre in grado di eseguire giochi su CD-ROM grazie al TurboGrafx-CD, versione statunitense del lettore CD esterno CD-ROM² (シーディーロムロム?) per PC Engine.[9] Oltre che negli Stati Uniti d'America, un numero molto ridotto di pezzi venne distribuito in Europa, con il nome TurboGrafx (senza il 16 finale) e con un accorgimento per rendere la console compatibile con lo standard PAL.[11]

Le nuove versioni e il SuperGrafx[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: SuperGrafx.

Mentre negli Stati Uniti NEC si concentrava sul TurboGrafx-16, in Giappone venivano messe in commercio tre differenti versioni del PC Engine: Shuttle, CoreGrafx e SuperGrafx.[9] Questi ultimi modelli vennero distribuiti in Francia dalla Sodipeng[12], mentre lo Shuttle, modello economico incompatibile con il CD-ROM², non riscosse particolare successo. Il SuperGrafx, il cui nome era ispirato alla console distribuita sul suolo americano, doveva competere con la console Nintendo che avrebbe sostituito il Famicom, il Super Famicom, tuttavia oltre a essere compatibile con la libreria del PC Engine, era in grado di eseguire solamente cinque giochi esclusivi.[13]

Le versioni portatili[modifica | modifica wikitesto]

Al Consumer Electronics Show del 1990 NEC presentò il TurboExpress, console portatile compatibile con i giochi del TurboGrafx-16 disponibili su TurboChip.[9][14][15]

TurboDuo

La concorrenza e la fine[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1991 tuttavia il mercato era già dominato per diversi motivi da Nintendo e SEGA. NEC provò prima a ridurre il prezzo della sua console domestica e in seguito annunciò il lancio del TurboDuo, una versione del TurboGrafx-16 con lettore CD integrato, già disponibile in Giappone con il nome di PC Engine Duo. Nell'aprile 1992 NEC e HudsonSoft fondarono la joint venture Turbo Technologies Incorporated (TTi), che si occupò della distribuzione sul mercato americano della nuova piattaforma a partire dall'ottobre dello stesso anno. TTi provò a ridurre ulteriormente il prezzo del TurboGrafx-16, del TurboGrafx-CD e del TurboExpress, senza ottenere particolare successo neanche dopo aver modificato il nome della sua ultima console in Duo. Nel 1993 NEC iniziò a lavorare alla successiva console ovvero il PC-FX,[9] mentre l'ultima versione del PC Engine venne immessa sul mercato nel 1994 col nome di DUO-RX ma la produzione cessò definitivamente nel 1995.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La console era una macchina ad 8 bit ed una GPU a 16 bit dedicata con 64 Kbyte di memoria videoin grado di visualizzare fino a 482 colori sullo schermo contemporaneamente, ed un chip dedicato al sonoro.

La console utilizzava come supporto di memorizzazione delle schede dette HuCard, un tipo di cartucce molto sottili e piccole sviluppate dalla Hudson, il co-sviluppatore della console. Le cartucce avevano la dimensione di una carta di credito più spessa. Come dimensione assomigliavano ai supporti utilizzati dal Sega Master System per alcuni tipi di giochi, ma a differenza di questo la TurboGrafx-16 prevedeva solo questo tipo di cartucce.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Robert Ciesla, Knowing Your Old-School Games, in Mostly Codeless Game Development: New School Game Engines, Apress, 2017, p. 172, ISBN 978-1-4842-2969-9.
  2. ^ (EN) Purcaru Ion Bogdan, The non-competing Japanese personal computers, in Games vs. Hardware. The History of PC Gaming. The 80's, 29 gennaio 2014.
  3. ^ (EN) Marty Goldberg, Nintendo Entertainment System 20th Anniversary, su ClassicGaming, IGN (archiviato dall'url originale il 24 novembre 2005).
  4. ^ (EN) Jeremy Parish, The Famicom Legacy, su USGamer.
  5. ^ a b c (EN) Damien McFerran, Feature: The Making Of The PC Engine, su NintendoLife, 2 novembre 2012.
  6. ^ (EN) Chris Kohler, Nintendo Games Used To Be Released On Japanese PCs, su Kotaku, 18 settembre 2017.
  7. ^ Andrea Corritore, PC-Engine: quando la leggenda diviene realtà, su IGN, 12 dicembre 2016.
  8. ^ Computing History
  9. ^ a b c d e f Herman
  10. ^ (EN) Paul Sartori, TurboGrafx-16: the console that time forgot (and why it's worth re-discovering), su The Guardian, 2 aprile 2013.
  11. ^ (ES) Nec PC Engine, su El Museo de los 8 Bits.
  12. ^ (FR) RetroPub – PC Engine « SODIPENG », su RetroBlog.fr, 9 aprile 2010.
  13. ^ (EN) Chris Kohler, Beginning a SuperGrafx Adventure, su Wired, 7 ottobre 2008.
  14. ^ (EN) ATARI LYNX ECLIPSED! by NEW N.E.C. TURBO EXPRESS HANDHELD GAME MACHINE!!!, 3 giugno 1990.
  15. ^ (FR) Nec Turbo Express, su Obsolete Tears.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Leonard Herman, Phoenix: The Fall & Rise of Videogames, 3ª ed., Rolenta Press, giugno 2001, ISBN 0-9643848-5-X.
  • (EN) Steven L. Kent, TurboGrafx, in The Ultimate History of Video Games: From Pong to Pokemon - The Story Behind the Craze That Touched Our Lives and Changed the World, New York, Three Rivers Press, 2001, ISBN 0-7615-3643-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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