Ozymandias (poesia)

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Ozymandias (pronuncia inglese: ˌɒzɪˈmændi.əs[1], in italiano "Osimandia") è un sonetto di Percy Bysshe Shelley, pubblicato l'11 gennaio 1818[2], ed è probabilmente il più famoso poemetto del poeta romantico, e forse uno degli esempi più lampanti del filone politico di questo movimento letterario.

In aggiunta alla potenza dei suoi temi ed immagini, la poesia si distingue per il suo virtuosismo nella dizione. Lo schema delle rime del sonetto è insolito[3]: ABAB ACDC EDE FEF[2].

Contenuti[modifica | modifica sorgente]

Il tema centrale di Ozymandias è l'inevitabile declino di tutti gli uomini di potere e degli imperi che hanno costruito[4], per quanto grandi e potenti potessero essere stati in vita.

La statua di Ramesse II, chiamato Ozymandias, che si pensa ispirò la composizione. Si trovava al British Museum

Ozymandias era infatti un soprannome di Ramesse il Grande, faraone della 19esima dinastia dell'Antico Egitto[5]. Il soprannome proviene da una traslitterazione in greco di una parte del nome di regno di Ramesse, User-maat-re Setep-en-re. Il sonetto interpreta la traduzione di Diodoro Siculo dell'iscrizione alla base della statua, in cui Ramesse solleciterebbe, per aiutare colui che chiedesse di chi fosse e di cosa avesse fatto, di portare come prova la grandezza delle sue opere[6]. Scrive in realtà Diodoro Siculo:

(GRC)
« Ἐπιγέγραφθαι δ'ἐπ'αὐτοῦ· «Βασιλεύς βασιλέων Ὀσυμανδύας εἰμί. Εἰ δέ τις εἰδέναι βούλεται πηλίκος εἰμὶ καὶ ποῦ κεῖμαι, νικάτω τι τῶν ἐμῶν ἔργων». »
(IT)
« Si trova scritto su di essa: «Sono Ozymandyas, il re dei re. Se qualcuno vuole sapere quanti anni ho e dove giaccio, superi qualcuna delle mie imprese». »
(Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, I, 47, 4[7])

Il sonetto celebra l'anonimo scultore e la sua opera artistica, mentre Shelley visita virtualmente le rovine di una potenza passata per trarne una composizione musicale e compatta, imperniata sul racconto di un viaggiatore riguardo lontane e distanti rovine nel deserto. "Le solitarie e piatte sabbie" che si stendono nell'orizzonte, e circondano la statua sradicandola dall'imponente costruzione che Diodoro descrive, suggeriscono probabilmente un vuoto causato da un abuso di potere di cui "nulla accanto rimane"[8].

Origini[modifica | modifica sorgente]

Si dice che Shelley avesse preso ispirazione per la sua composizione dall'arrivo a Londra di una grandissima statua di Ramesse II, acquisita per conto del British Museum dall'appassionato italiano Giovanni Belzoni nel 1816.[9]

Gli studiosi Rodenbeck e Chaney, tuttavia,[8] mettono in evidenza che la poesia fu scritta e pubblicata prima dell'arrivo della statua in Gran Bretagna, per cui era impossibile che Shelley l'avesse vista. Ad ogni modo la fama della statua precedette il suo sbarco nel Regno Unito; (Napoleone, per esempio, aveva in precedenza tentato di acquisirla per la Francia) e pertanto avrebbe potuto essere la sua fama o la notizia del suo imminente arrivo a ispirare l'autore. Altre fonti indicano che invece potrebbe essere stata l'educazione classica (in cui di certo lo studio di Diodoro faceva parte dell'insegnamento del greco) ad ispirare Shelley, ed anche Smith, la cui versione del sonetto è riportata più sotto[8].

Tra i significati arcaici di "to mock" è "fare una imitazione della realtà", ma nel sonetto è il significato più moderno di "ridicolizzare" (specialmente parodiando) ad essere preferito nell'interpretazione.

Il sonetto spesso viene citato o riprodotto scorrettamente[10], in particolare il verso XI dove si legge "Look on my works, ye Mighty, and despair!" il cui "on" viene rimpiazzato con "upon", trasformando il verso decasillabo (pentametro giambico) in un endecasillabo.

Testo[modifica | modifica sorgente]

(EN)
« I met a traveller from an antique land

Who said: Two vast and trunkless legs of stone
Stand in the desert. Near them on the sand,
Half sunk, a shatter'd visage lies, whose frown
And wrinkled lip and sneer of cold command
Tell that its sculptor well those passions read
Which yet survive, stamp'd on these lifeless things,
The hand that mock'd them and the heart that fed.
And on the pedestal these words appear:
"My name is Ozymandias, king of kings:
Look on my works, ye Mighty, and despair!"
Nothing beside remains. Round the decay
Of that colossal wreck, boundless and bare,
The lone and level sands stretch far away. »

(IT)
« Incontrai un viandante di una terra dell'antichità,

Che andava dicendo: “Due enormi gambe di pietra stroncate
Stanno imponenti nel deserto… Nella sabbia, non lungi di là,
Mezzo viso sprofondato e sfranto, e la sua fronte,
E le rugose labbra, e il sogghigno di fredda autorità,
Tramandano che lo scultore di ben conoscere quelle passioni rivelava,
Che ancor sopravvivono, stampate senza vita su queste pietre,
Alla mano che le plasmava, e al sentimento che le alimentava:
E sul piedistallo, queste parole cesellate:
«Il mio nome è Ozymandias, re di tutti i re[11],
Ammirate, Voi Potenti, la mia opera e disperate!»
Null'altro rimane. Intorno alle rovine
Di quel rudere colossale, spoglie e sterminate,
Le piatte sabbie solitarie si estendono oltre confine”. »

(Traduzione di Antonio Taglialatela[12])

La versione di Smith[modifica | modifica sorgente]

A quanto sembra, il sonetto è stato scritto da Shelley in competizione con il suo amico Horace Smith, dato che Smith pubblicò un sonetto un mese dopo quello di Shelley nella stessa rivista. Il soggetto e la sinossi sono fondamentalmente gli stessi, così come il messaggio. Inizialmente aveva lo stesso titolo dell'altro sonetto, ma più tardi Smith rinominò il proprio con il nome "On A Stupendous Leg of Granite, Discovered Standing by Itself in the Deserts of Egypt, with the Inscription Inserted Below".[13] Oltre al riferimento nel testo classico, Smith, essendo un appassionato egittologo, potrebbe aver letto della statua nel libro di Richard Pococke, A Description of the East and some other Countries, Volume I, pubblicazione che sarebbe stata molto diffusa tra gli appassionati dell'antico Egitto.[8]

« In Egypt's sandy silence, all alone,

Stands a gigantic Leg, which far off throws
The only shadow that the Desert knows:
"I am great OZYMANDIAS," saith the stone,
"The King of Kings; this mighty City shows
"The wonders of my hand." The City's gone,
Nought but the Leg remaining to disclose
The site of this forgotten Babylon.
We wonder, and some Hunter may express
Wonder like ours, when thro' the wilderness
Where London stood, holding the Wolf in chace,
He meets some fragments huge, and stops to guess
What powerful but unrecorded race
Once dwelt in that annihilated place. »

(Horace Smith[14])

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

L'intero testo viene citato nel romanzo La bambina in cerca dell'arcobaleno.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Frances Eggleston Blodgett, Andrew Burr Blodgett, A Fifth Reader, Boston, New York, Ginn, 1910, p. 365. OCLC 17638097.
  2. ^ a b RPO Editors, Percy Bysshe Shelley : Ozymandias in University of Toronto Department of English, University of Toronto Libraries, University of Toronto Press. URL consultato il 18 settembre 2006.
  3. ^ Shelley's Poetry. URL consultato il 12-07-09.
  4. ^ Per questo motivo è scelto come titolo per la puntata 5x14 del serial Breaking Bad
  5. ^ Luxor Temple: Head of Ramses the Great
  6. ^ Parafrasi libera di Diodoro Siculo RPO Editors, Percy Bysshe Shelley : Ozymandias in University of Toronto Department of English, University of Toronto Libraries, University of Toronto Press. URL consultato il 18 settembre 2006.
  7. ^ Diodore de Sicile, Bibliothèque Historique, Livre I. Introduction générale par François Chamoux et Pierre Bertrac. Texte établi par Pierre Bertrac et traduit par Yvonne Verneère, Belles Lettres, Paris 1993, p.202.
  8. ^ a b c d Travelers from an antique land. URL consultato il 12-07-09. , ed anche Edward Chaney, Sites of Exchange: European Crossroads and Faultlines, Rodopi, Amsterdam, New York, M. Ascari and A. CorradoEgypt, 2006. , spec. England and America: The Cultural Memorials of Religion, Royalty and Revolution pp. 39-74.
  9. ^ "Colossal bust of Ramesses II, the 'Younger Memnon', British Museum. Accessed 10-01-2008
  10. ^ Donald H Reiman, Powers, Sharon.B, Shelley's Poetry and Prose, Norton, 1977. ISBN 0-393-09164-3.
  11. ^ la traduzione letterale è "re dei re", ma il traduttore riporta re di tutti i re per sottolineare l'affermazione di potenza di Ramesse II; re dei re, tra l'altro, era il titolo del sovrano persiano
  12. ^ Traduzione commentata. URL consultato il 25-04-13.
  13. ^ Habing, B, Ozymandias - Smith in PotW.org. URL consultato il 23 settembre 2006.
  14. ^ Ozymandias - Smith

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]