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Ousmane Sonko

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Ousmane Sonko
Usmaan Sonko
Sonko nel 2026.

Primo ministro del Senegal
Durata mandato3 aprile 2024 –
25 maggio 2026
PresidenteBassirou Diomaye Faye
PredecessoreSidiki Kaba
SuccessoreAhmadou Al Aminou Lô

Leader del PASTEF
In carica
Inizio mandato27 marzo 2024
PredecessoreCarica vacante[1]

Durata mandatogennaio 2014 –
3 marzo 2021
PredecessoreCarica creata
SuccessoreBassirou Diomaye Faye

Sindaco di Ziguinchor
Durata mandato10 febbraio 2022 –
maggio 2023

Deputato dell'Assemblea nazionale del Senegal
Durata mandato14 settembre 2017 –
12 settembre 2022
LegislaturaDipartimento di Dakar
Gruppo
parlamentare
Non iscritti

Dati generali
Partito politicoPASTEF

Ousmane Sonko (in wolof Usmaan Sonko; Thiès, 15 luglio 1974) è un politico e sindacalista senegalese, Primo ministro del Senegal dal 3 aprile 2024 al 25 maggio 2026, sotto la presidenza di Bassirou Diomaye Faye.

Egli è altresì fondatore ed attuale leader del PASTEF[2][3][4], mentre in passato ha ricoperto il ruolo di deputato all’Assemblea nazionale dal 2017 al 2022 e di sindaco di Ziguinchor dal febbraio 2022 al maggio 2023.

Primi anni e carriera universitaria

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È nato il 15 luglio 1974 a Thiès, figlio di dipendenti pubblici, e cresciuto nella regione della Casamance.

Ha completato gli studi superiori presso l'Università Gaston-Berger di Saint-Louis, dove ha conseguito un master in diritto pubblico nel 1999. Successivamente è entrato nella Scuola Nazionale di Amministrazione (ENA) del Senegal.

Nel 2001 si è specializzato nella sezione "Tasse e Demanio", ed è entrato nell'amministrazione esattiva con un incarico che lo porta al Pikine Tax Services Center.

Nel 2003 ha conseguito il diploma di studi avanzati (DEA) in finanza pubblica e fiscalità presso l'Università Cheikh Anta Diop di Dakar (UCAD). Ha inoltre conseguito un master di secondo livello in gestione e finanza pubblica presso l'Istituto Superiore di Finanza (ISF).

Attualmente è uno studente di dottorato in diritto pubblico economico e fiscalità presso l'Università Jean-Moulin-Lyon-III a Lione.

Carriera sindacale

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Terminati gli studi iniziali e iniziato il suo lavoro di ispettore fiscale e fondiario senior (dove ha altresì conosciuto il futuro presidente, compagno di partito e amico di lunga data Bassirou Diomaye Faye), è stato revisore dei conti e capo della “Brigata dei Controlli Tributari”, preposto al settore immobiliare.

È stato altresì revisore interno presso la “Direzione Controllo Interno” (DCI) della “Direzione Generale delle Imposte e dei Domini” (DGID), responsabile della redazione del codice etico della stessa.

Tre anni dopo il suo ingresso nell'amministrazione, ha creato l' “Unione Autonoma degli Agenti Fiscali e Immobiliari” (SAID), di cui è stato sindacalista e primo segretario generale da aprile 2005 a giugno 2012, per poi assumere tale incarico in forma onoraria da giugno 2012 ad agosto 2016.

Durante questo periodo, iniziò a criticare il governo e ad accusare lo stato senegalese di anomalie fiscali e di bilancio, coinvolgendo altresì il presidente in carica Macky Sall. A causa di ciò, nell'agosto 2016, è stato contestualmente radiato con decreto n. 2016-1239 dell'Ispettorato generale delle imposte e dei patrimoni, per violazione dell'obbligo di riservatezza. Questo episodio, ampiamente riportato dalla stampa senegalese, rivelò tuttavia al grande pubblico Ousmane Sonko, dando così inizio alla sua notorietà politica. Alcuni detrattori, tuttavia, lo accusano ancora oggi di non aver volontariamente agito nell'ombra, denunciando queste anomalie solo per facilitare la sua ascesa politica.

Nel novembre 2017 ha infine creato la sua attività, “Atlas”.

Carriera politica

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Tra le cariche di Deputato e sindaco

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Divenuto nel mentre Presidente del partito politico di sinistra populista e panafricana “PASTEF” (creato nel gennaio 2014), Ousmane Sonko fu infine eletto con quest’ultimo deputato all'Assemblea nazionale del Senegal in occasione delle elezioni parlamentari del 2017.

Nel gennaio 2018 ha altresì pubblicato il libro Pétrole et gaz au Sénégal: Chronique d’une spoliation, dove accusa il presidente Macky Sall e il suo entourage di appropriazione indebita nella gestione delle risorse naturali del paese. In virtù della loro gravità, tali accuse trovarono immediatamente eco in un documentario della BBC, in cui si vide coinvolto anche il fratello del presidente Aliou Sall, accusato di aver ricevuto 245.000 dollari in tangenti, cosa che, pur negata dal presidente, lo mise in difficoltà politicamente.

Il 16 settembre 2018 ha successivamente pubblicato un secondo libro programmatico, “Solutions”, in cui ha fatto una diagnosi dei problemi sociali ed economici del Senegal, declinando le sue proposte. Se il libro suscita notevole interesse quando esce, il “Direttore del Commercio Estero” critica le soluzioni proposte come anacronistiche e imprecise, indicando che “già con l'unione doganale e l’Organizzazione mondiale del commercio, il Senegal non era più padrone del suo commercio estero” e che i dati utilizzate per sostenere le sue affermazione fossero errati.

Nel 2019 infine, forte di un rilevante slancio popolare, annuncia la sua candidatura alle elezioni presidenziali (convalidata nel gennaio di quell’anno), da cui tuttavia è emerso solamente al terzo posto, sebbene con oltre 687.000 voti, pari al 15,67%, a suo favore e dietro al presidente uscente Macky Sall (primo) e all'ex primo ministro Idrissa Seck.

In seguito, in vista delle elezioni amministrative del 23 gennaio 2022, egli unisce le forze con diversi esponenti dell'opposizione, tra cui l'ex sindaco di Dakar Khalifa Sall per formare già a partire dalla fine del 2021 la coalizione "Yewwi Askan wi" (Libera il popolo). Grazie a questa, Ousmane Sonko viene investito dalla coalizione come candidato sindaco di Ziguinchor e sfidante del primo cittadino uscente Abdoulaye Baldé e del candidato del governo Benoît Sambou. Al termine del ballottaggio, Sonko viene eletto con il 56,31% dei voti, entrando contestualmente in carica il successivo 10 febbraio.

Durante la campagna per le elezioni locali, Sonko si fece molto notare viaggiando in tutto il Senegal, nonostante si trattasse di mere elezioni locali, per sostenere i candidati della coalizione Yewwi Askan Wi, cosa che permise a YAW di conquistare molte città del Paese, compresa la capitale Dakar, sconfiggendo su vari fronti la coalizione presidenziale Benno Bokk Yakaar.

Arresto e controversie

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Nell'aprile del 2023 è stato infine arrestato e posto in custodia di polizia, ufficialmente per stupro a seguito di una denuncia di una tale Adji Sarr. Nel mentre era ufficialmente imputato anche per un caso di diffamazione intentato dal ministro Mame Mbaye Niang, per cui è stato successivamente condannato ad un risarcimento del danno.

Durante le varie fasi giudiziarie del processo principale, Dakar viene spianata dall'esercito per impedire ogni manifestazione, preannunciate dopo il suo arresto.

Dopo che Sonko fu condannato in primo grado a due anni di reclusione, molte manifestazioni ebbero tuttavia luogo nonostante la presenza dell'esercito. Scontri tra manifestanti pro-Sonko ed esercito provocano almeno 15 morti secondo il ministro dell'Interno, mentre l’Università Cheikh Anta Diop di Dakar fu teatro di aspri combattimenti tra studenti ed esercito (venendo quindi contestualmente chiusa ed evacuata), così come Dalifort e Grand Yoff nell'area metropolitana della capitale, e Casamance, sede della base politica di Sonko. Nel mentre, l'accesso ai social network come Facebook, WhatsApp o Twitter fu fortemente limitato.

A seguito di una di queste repressioni, si aggiunse a lui anche Bassirou Diomaye Faye, nel mentre divenuto leader di piazza ed organizzatore delle proteste a suo supporto.

In seguito, nel giugno 2023, Juan Branco, uno degli avvocati di Sonko, rispondendo alla brutale detenzione del proprio assistito, ha presentato in Francia una denuncia per "crimini contro l'umanità" contro il presidente Macky Sall, il ministro dell'Interno Antoine Diome, comandante della gendarmeria Moussa Fall e altri 112 individui. La denuncia parlava di "omicidio" di 50 persone tra marzo 2021 e giugno 2023. Una richiesta di indagine è stata presentata anche alla Corte penale internazionale (CPI) de L'Aia sempre contro Macky Sall, ma non hanno avuto seguito.

È stato infine scarcerato, insieme a Faye, la sera del 14 marzo 2024, grazie a un'amnistia generale decisa dal presidente Macky Sall, per tentare di placare le proteste anti-governative che si erano nel mentre generate.

Primo ministro

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Ripresa la politica attiva come leader di partito del ricostituito PASTEF (nel mentre sciolto con decreto del governo), in occasione delle successive elezioni presidenziali in Senegal del 2024, egli supportò il suo amico Bassirou Diomaye Faye che, eletto presidente, lo nominò come primo ministro del paese[5][6], conferendogli successivamente un forte mandato istituzionale tramite lo scioglimento anticipato dell’Assemblea nazionale dove, grazie alle successive elezioni parlamentari, comandò una maggioranza di 130 seggi su 165.

Il 22 maggio 2026 tuttavia, dopo mesi di forti divergenze politiche ed ideologiche, il Presidente Bassirou Diomaye Faye lo ha dimissionato, ponendo così fine al suo incarico.[7][8]

Presidente dell’assemblea

Il 26 maggio torna all’assemblea riprendendo il suo mandato di deputato (che aveva sospeso per continuare a svolgere il ruolo di primo ministro), e nello stesso giorno viene eletto presidente dell’assemblea in sostituzione di El Malick Ndiaye che si era dimesso il giorno prima.[9]

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàVIAF (EN) 26150170548000011588 · ISNI (EN) 0000 0004 6325 5481 · LCCN (EN) no2017094958 · GND (DE) 1299730701 · BNF (FR) cb17145804x (data)