Otrar

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Otrar
Ovidio Guaita 16.jpg
Localizzazione
StatoKazakistan Kazakistan
RegioneRegione del Kazakistan Meridionale
Altitudine506 m s.l.m.
Amministrazione
Sito webotrarmuseum.kz/
Mappa di localizzazione
Coordinate: 42°51′05.34″N 68°18′10.69″E / 42.851483°N 68.30297°E42.851483; 68.30297

Otrar o Utrar (chiamata anche Fārāb) è una città fantasma dell'Asia centrale che un tempo si trovava lungo la rotta della via della seta, vicino all'odierna Karatau in Kazakistan. Otrar è stata una città importante per la storia dell'Asia centrale, situata sui confini di civiltà agricole. Era il centro di una grande oasi e di un distretto politico, e rappresentava un punto di snodo tra Kazakhistan, Cina, Europa, Vicino e Medio Oriente, Siberia e regione degli Urali.

Questo sito fa parte della Tentative List dell'Unesco.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La città era una delle principali dell'Impero Corasmio, e fu completamente rasa al suolo nella campagna di invasione e sterminio portata avanti dai mongoli di Gengis Khan nel 1291-1221. In particolare in tale città si sarebbe verificato il celebre episodio dell'uccisione, da parte del governatore locale, degli ambasciatori dell'imperatore mongolo, divenuto casus belli dell'invasione.

Ritrovamenti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

L'area dell'insediamento era di circa 2 km². Gli strati più bassi sono databili al I secolo, mentre i monumenti più recenti sono del XII-XV secolo. Otrar era una tipica fortezza dell'Asia centrale. L'Ark (dongione) e lo Shahristan (cittadella) formavano una collina a cinque angoli alta circa 18 metri. La superficie totale della collina è di 200 000 m². Gli scavi archeologici hanno dimostrato che si trattava di una città avanzata con edifici monumentali. La città era densamente popolata: le case erano schiacciate una sull'altra formando veri e propri quartieri. Due edifici destinate a bagni, datate tra il IX e il XII secolo, sono state trovate nella periferia fuori dalle mura. Questi bagni avevano sale centrali per bagno e massaggi, spogliatoi, camere da letto e una sala da preghiera. Non avevano una rete idrica. I piatti ritrovati vicino a due fornaci aiutano a dimostrare che Otrar era un centro di produzione della ceramica in Asia centrale. Le ceramiche presentano elementi decorativi. Uno dei più grandi reperti è l'immagine di un portatore d'acqua, un cammello con la testa di donna e una culla sulla schiena.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Candidatura del sito, su whc.unesco.org, 24 settembre 1998.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • OTRĀR[collegamento interrotto], Encyclopedia Iranica
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