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Otocolobus manul

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Gatto di Pallas
al Kobe Animal Kingdom, Giappone
Stato di conservazione
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseMammalia
OrdineCarnivora
FamigliaFelidae
SottofamigliaFelinae
GenereOtocolobus
Brandt, 1842
SpecieO. manul[2]
Nomenclatura binomiale
Otocolobus manul[2]
(Pallas, 1776)
Sinonimi

Felis manul
Pallas, 1776

Sottospecie
  • O. m. manul (Pallas, 1776)
  • O. m. nigripectus (Hodgson, 1842)
Distribuzione del gatto di Pallas[1]

Il gatto di Pallas (Otocolobus manul, Pallas, 1776), noto anche come manùl, gatto delle steppe o gatto delle nevi, unica specie del genere Otocolobus (Brandt, 1842), è un piccolo rappresentante della famiglia dei Felidi (sottofamiglia Felinae) caratterizzato da una pelliccia lunga e folta di colore grigio chiaro e orecchie arrotondate posizionate basse ai lati della testa. La sua lunghezza, corpo compreso, varia dai 46 ai 65 centimetri, con una coda folta lunga dai 21 ai 31 centimetri. Il suo manto è ben mimetizzato e adattato al clima continentale freddo del suo areale d'origine, caratterizzato da scarse precipitazioni e un'ampia escursione termica.

Il gatto di Pallas venne descritto per la prima volta nel 1776 da Peter Simon Pallas, che lo osservò nei pressi del lago Baikal. Da allora, la sua presenza è stata segnalata in una vasta regione dell'Asia centrale, sebbene in località molto distanti tra loro, dal Caucaso, all'altopiano iraniano, all'Hindu Kush, a parti dell'Himalaya, all'altopiano tibetano, fino alla regione dell'Altai-Sayan e ai monti della Siberia meridionale. Abita praterie e arbusteti montani rocciosi, dove la copertura nevosa è inferiore ai 15-20 centimetri. Trova riparo nelle fessure delle rocce e si nutre principalmente di lagomorfi e roditori. La femmina partorisce da due a sei cuccioli in primavera.

Grazie alla sua ampia distribuzione e alla presunta numerosa popolazione, il gatto di Pallas è classificato come "a Rischio Minimo" nella Lista Rossa dell'IUCN dal 2020. Tuttavia, alcune popolazione sono minacciate dal bracconaggio, dalla diminuzione delle prede a causa dei programmi di controllo dei roditori e dalla frammentazione dell'habitat dovuta a progetti minerari e infrastrutturali.

Il gatto di Pallas viene ospitato negli zoo sin dai primi anni '50. A partire dal 2018, sessanta zoo in Europa, Russia, Nord America e Giappone partecipano ai programmi di riproduzione in cattività del gatto di Pallas.

"Manul" è il nome del gatto di Pallas nella lingua mongola, e si chiama "manol" nella lingua kirghisa.[3][4] Il nome comune 'gatto di Pallas' fu coniato da William Thomas Blanford per rendere omaggio a Peter Simon Pallas.[5]

Gatto di Pallas allo zoo di Mosca

Il manul è lungo circa 60 centimetri, a cui se ne aggiungono altri 25 per la coda.[senza fonte] Il pelo è di color ocra con delle strisce verticali, a volte non visibili essendo la pelliccia molto spessa. Il colore, comunque, cambia al variare delle stagioni: d'inverno tende al grigio e più uniforme.

Il gatto di Pallas possiede molte caratteristiche che lo distinguono dagli altri felini. Le zampe sono corte, la parte posteriore è piuttosto pronunciata e il pelo è molto lungo e spesso.

Le orecchie, tonde e basse, fanno sì che il gatto di Pallas abbia un aspetto che, in qualche modo, ricorda quello di un gufo. Del resto, per via del suo muso piatto, il manul un tempo era creduto essere l'antenato del gatto persiano. A differenza di altri felidi, la pupilla, al momento di massima luminosità, si riduce a una piccola sfera anziché a una sottile linea verticale.

Distribuzione e habitat

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Il gatto di Pallas è diffuso soprattutto nelle steppe dell'Asia centrale (Cina e Mongolia), ma il suo areale si estende a ovest sino all'Iran, all'Armenia e all'Azerbaigian. Si osserva sino a 5 050 m di altitudine.[1]

Si tratta di un predatore notturno, che si ciba di roditori, pika e uccelli. Inizialmente questo felino era classificato nel genere Felis con il nome scientifico di Felis manul, ma alcune analisi genetiche hanno portato a una classificazione in un genere a parte.

Dal 2017, la Cat Classification Task Force del Cat Specialist Group riconosce solo due sottospecie come taxa validi, vale a dire:[2]

Conservazione

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A lungo cacciato per la sua pelliccia, è protetto in gran parte delle zone dove è diffuso. Dal momento che si ciba di animali spesso dannosi per l'agricoltura, è ritenuto un animale benefico. Tuttavia, i pesticidi utilizzati per i pika e i ratti possono risultare pericolosi anche per il manul.

  1. 1 2 3 (EN) Ross, S., Otocolobus manul, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020. URL consultato il 20 Novembre 2021.
  2. 1 2 3 Kitchener, A. C., Breitenmoser-Würsten, C., Eizirik, E., Gentry, A., Werdelin, L., Wilting, A., Yamaguchi, N., Abramov, A. V., Christiansen, P., Driscoll, C., Duckworth, J. W., Johnson, W., Luo, S.-J., Meijaard, E., O'Donoghue, P., Sanderson, J., Seymour, K., Bruford, M., Groves, C., Hoffmann, M., Nowell, K., Timmons, Z. e Tobe, S., A revised taxonomy of the Felidae: The final report of the Cat Classification Task Force of the IUCN Cat Specialist Group, in Cat News, Special Issue 11, 2017, pp. 21–22.
  3. Pallas P. S., [242,%22view%22:%22info%22} Felis manul], in Reise durch verschiedene Provinzen des russischen Reichs, Reise aus Sibirien zurück an die Wolga im 1773ten Jahr, St. Pietroburgo, Kayserliche Academie der Wissenschaften, 1776, pp. 692.
  4. Pallas, P. S., Felis Manul, in Zoographia Rosso-Asiatica, sistens omnium Animalium in extenso Imperio Rossico et adjacentibus maribus observatorum recensionem, domicillia, mores et descriptiones, anatomen atque icones plurimorum, vol. 1, Petropoli, Officina Caes. Acadamiae scientiarum, 1811, pp. 20–23.
  5. Blanford W. T., Felis manul. Pallas's Cat, in The Fauna of British India, including Ceylon and Burma, ((Mammalia)), Londra, Taylor & Francis, 1888–1891, pp. 83–84.

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