Ospedale Bonifacio

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Coordinate: 43°46′52.12″N 11°15′34.16″E / 43.781144°N 11.259489°E43.781144; 11.259489

Ospedale Bonifacio
Il complesso dell'ospedale Bonifacio nella carta del Buonsignori (1594)

L'ex ospedale Bonifazio, oppure ospedale di San Giovanni Battista, si trovava fino al 1924 in via San Gallo a Firenze; nel 1930 fu sottoposto ad un ristrutturazione che ha rivoluzionato tutto il complesso e, di cui l'odierno palazzo della Questura (Firenze) occupa una parte importante. Le vie intorno all'attuale questura, Bonifacio Lupi, Zara e Duca d'Aosta prima erano parte integrante dell'edificio ospedaliero.

L'edificio appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1377 Bonifacio Lupi, condottiero di successo, "per la salute dell'anima sua e dei suoi" decise di erigere a sue spese un ospedale per malati in Firenze, città per la quale aveva prestato servizio, ottenendo il consenso di costruzione il 23 dicembre di quell'anno. Fece subito iniziare i lavori grazie alla disponibilità di una casa che il suo amico messer Francesco di Cino Rinuccini gli mise a disposizione, avendola acquistata per tale scopo da Franceschino di Tano del Bene per 300 fiorini. Due anni dopo la costruzione doveva essere per lo più ultimata, poiché papa Urbano VI, il 6 febbraio 1386, accordò l'indulgenza plenaria a chiunque ne visitasse la chiesa, dedicata a san Giovanni Battista, il giorno della festa del santo (24 giugno), raccogliendosi in preghiera e contribuendo con un'elemosina al completamento dell'edificio assistenziale. Grazie a questo intervento e all'esborso comunque considerevolissimo del Lupi (ben 26.000 fiorini), nel 1388 l'ospedale poteva essere aperto al pubblico. Inoltre il condottiero fece in modo che la sua istituzione venisse esentata dai diritti di gabella e la dotò di una rendita annua di 700 fiorini. Inoltre anche sua moglie Caterina Franzesi, dopo la morte del marito, lasciò ogni suo avere all'istituzione fiorentina, nonostante la sua famiglia risiedesse nel Veneto.

Tanta era la fama del suo fondatore, che l'ospedale fu sempre detto "di Bonifacio". Nello stemma ne veniva ricordato il santo titolare, con una rappresentazione dell'Agnus Dei, con croce dorata in campo rosso.

Inizialmente l'ospedale aveva due corsie, una maschile e una famminile, in cui erano ricoverati i poveri ammalati, per un totale di trentaquattro posti letti. Col tempo l'ospedale crebbe, inglobando anche il convento delle Camaldolesi di Santa Maria a Querceto, l'ospedale di San Michele Arcangelo e quello detto dei "Broccardi", perché fondato nel 1329 da ser Michele di Croce Broccardi.

Di venne così uno dei quattro più importanti ospedali cittadini, assieme a quello di Santa Maria Nuova (l'unico ancora attivo nella sua sede storica), quello di Lemmo e quello di San Giovanni di Dio (oggi ospedale Torregalli).

XVII e XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Fabrizio Boschi, Ultima Cena

Nell'ex-refettorio degli spedalinghi Fabrizio Boschi affrescò nel 1619 per il priore Leonardo Conti l'Ultima cena, con il ritratto del committente e del suo nipote.

Nel 1649 lo spedalingo Bonaiuti si oppose a un primo tentativo di fusione con Santa Maria Nuova, avanzato dagli amministratori di quest'ultimo per sanare le loro gravi difficoltà economiche, a fronte della florida situazione del Bonifacio.

Nel 1734 lospedale raggiungeva infatti una ricchezza tale da garantirsi una rendita di circa 13.000 scudi all'anno, con cui si potevano tenere ben 92 letti, di cui 51 destinati alle donne, accudite da quaranta oblate, e il resto per gli uomini, che erano invece serviti da soli cinque inservienti e quattro commessi. Inoltre facevano parte dell'organigramma due curati per l'assistenza spirituale, quattro medici, due chirurghi, uno speciale con due garzoni, un camarlingo per la gestione delle finanze, e uno spedalingo che sovrintendeva tutto.

Il granduca Gian Gastone de' Medici, ultimo dei Medici, nel 1736 ridusse questo ospedale a "Conservatorio dei poveri invalidi", con l'intenzione di togliere dalla strada gli accattoni di ambo i sessi, incapaci di procurarsi il sostentamento, per iniziarli a una professione. Per non tradire le predisposizioni di Bonifacio, gli spedalinghi erano tenuti a mantenere a loro spese, in altri due ospedali cittadini, un certo numero di ammalati. Dopo l'inaugurazione nel 17 maggio di quell'anno, vi vennero accolte ventiquattro povere straccione, a cui si aggiunsero in seguito anche alcuni uomini, purché nativi di Firenze o ivi residenti da almeno sei anni. Fino al 1776 questa istituzione fu retta da dodici deputati aiutati da ventiquattro oblate che organizzavano la cucina, il bucato e la pulizia degli ambienti.

Il granduca Pietro Leopoldo di Lorena nel 1785 ripristinò invece l'antica funzione ospedaliera, trasferendovi le persone affette da malattia psichiatrica, che prima erano nell'ospedale di Santa Dorotea e gli invalidi ricoverati nell'ospedale di San Paolo. In quell'occasione l'ospedale fu completamente ristrutturato da Giuseppe Salvetti, che nel 1787 inaugurò il nuovo porticato del rinato "Ospedale della Carità per i Dementi".

La fabbrica assunse dunque l'attuale configurazione del prospetto principale, caratterizzato da un imponente porticato esemplato su modello di quello seicentesco di Santa Maria Nuova, "con le arcate separate da paraste prolungate al piano superiore, oltre la cornice marcapiano, a scandire la lunga fila di finestre incorniciate. Il maggiore spessore delle lesene ai lati dell'arcata, la collocazione di un mensola in chiave d'arco e l'aggetto del balconcino con la porta finestra connotano l'asse di simmetria del prospetto" (Martellacci). In tale data il complesso raggiunse anche il massimo della sua estensione, sviluppandosi senza soluzione di continuità lungo via San Gallo a nord e a sud rispetto allo stesso porticato (non essendo ancora state tracciate le vie Duca d'Aosta e via Bonifacio Lupi) per un'estensione più che doppia dell'attuale, grazie all'annessione della chiesa e chiostro di Santa Luca, del monastero del Ceppo (1734) e dello spedale degli Incurabili o della Santissima Trinità (1781), già prospicienti palazzo Pandolfini.

La cappella di Sant'Anna che era annessa all'ospedale, venne ristrutturata nel 1787 dall'architetto Giovan Battista Pieratti. In essa era conservata una Concezione della Vergine di Giovanni Antonio Sogliani, poi trasferita nella galleria dell'ospedale di Santa Maria Nuova.

La sala delle "agitate" al San Bonifazio in Firenze, Telemaco Signorini

In profondità, se comprendiamo anche gli orti e le terre lavorate di pertinenza, la proprietà raggiungeva via Santa Caterina d'Alessandria (dove era la cappella mortuaria, San Giuseppino) e via lungo le Mura, attuale viale Spartaco Lavagnini. Dell'aspetto del complesso lungo via San Gallo recano precisa memoria varie e dettagliate incisione sette-ottocentesche, che peraltro attestano la fama al tempo attribuita alla struttura.

Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Allinizio dell'Ottocento vi operò Vincenzo Chiarugi, rivoluzionario nel metodo di affrontare la malattia mentale, non più come una "disgrazia", ma come una vera e propria patologia. Fino alla fine dell'Ottocento era tipico a Firenze usare l'espressione "andare a Bonifazio" come sinonimo di "impazzire".

Dismissione[modifica | modifica wikitesto]

Quando alla fine dell'Ottocento i malati di mente furono trasferiti presso l'ospedale psichiatrico di San Salvi, l'ospedale servì solo per i vecchi malati cronici.

L'apertura dei nuovi viali nel periodo di Firenze Capitale, la realizzazione dei nuovi tracciati viari di fine Ottocento e primo Novecento, compresa via Zara, portarono alla progressiva riduzione del complesso, fino al definitivo trasferimento nel 1924 dei ricoverati sia al nuovo ospedale di Careggi sia (se invalidi) presso la Pia Casa di Lavoro di Montedomini. Ad eccezione del corpo di fabbrica comprendente il porticato, le restanti proprietà furono così alienate e lottizzate (sullo sviluppo della zona si vedano gli elaborati grafici realizzati da Alessandro Bini nella pubblicazione del 1988).

Il lotto costituito dall'antico edificio, dopo un breve periodo di abbandono, fu acquistato nel 1928 dalla Provincia di Firenze e destinato a sede del Provveditorato agli Studi della Toscana, quindi nel dicembre 1938 della Questura, che ancora oggi occupa con i propri uffici la struttura, opportunamente ampliata e ridisegnata nei fronti delle nuove vie (si veda il palazzo della Questura). Dopo una serie di interventi di restauro attuati tra il 1981 e il 1983, nel 1996 si è nuovamente intervenuti con il restauro dello scalone interno e la manutenzione della facciata principale, quale cantiere inserito tra gli interventi straordinari finanziati in occasione dello svolgimento a Firenze del Consiglio Europeo del 21-22 giugno di quell'anno.

Targhe[modifica | modifica wikitesto]

Le pareti esterne dell'ex-ospedale conservano numerose iscrizioni. Su via Bonifacio Lupi una ricorda l'alluvione del 1557, che costrinese le monache di San Miniato a trasferirsi nell'attiguo monastero del Ceppo dal funestato ospedale dei Santi Filippo e Jacopo del Ceppo, nell'attuale via Tripoli:

FLUMINIS IMPETVM HORRES
CENTES · H · CENOBII MONIALES
HANC EDEM IN HONOREM DEI
ARE VIRGINIS ET · S · MINIATIS
FVNDAMENTIS EREXERVNT
A · D · M · DLVIII

Ospedale bonifacio, targa alluvione 1558.JPG

Traduzione: "Per timore della furia del fiume le monache di questo cenobio eressero dalle fondamenta questo tempio in onore della Vergine Madre di Dio e di S. Miniato nell'anno 1558".

Sotto il poticato una targa ricorda il Granduca Pietro Leopoldo con il suo busto, a recare testimonianza della sua "pietà e munificenza":

PIETATI.ET.MVNIFICIENTIAE
PRINCIPIS.
ANNO. R.S. MDCCLXXXVII

Ospedale bonifacio, timpano portale.JPG

Lapide leopoldina:

VETUS BROCCARDIORUM HOSPITIUM
A.D. MICHELE ARCHANGELO
NUNCUPATUM
UNA CUM PROXIMO
BONIFACI LUPI
NOSOCOMIO
PRAECURSORI CHRISTI DICATO
PLURIUM PRAETER EA COENOBIORUM
SACRARUM VIRGINUM AEDITUS
PTOCHOTROPHII EXINDE CONSTITUTI
BONO ET USUI IAM DECRETOS
REGIA
PETRI LEOPOLDI AUSTRIACI
MAGNI ETRURIAE SUBIECIT
ET INSANABILI QUOCUMQ.
LAVORANTIBUS MORBO AMENTIBUS PARITER
NEC NON SCABIE
AC PORRIGINE INFECTIS
SINGULISSE ORSUM CURRANDIS
DE SIGNAVIT. AMPLIAVIT. PERFECIT
A.N.R.S.

MDCCLXXXVII.
Ospedale bonifacio, targa pietro leopoldo.JPG

Traduzione: "Il vecchio ospizio dei Broccardi che prende il nome da S. Michele Arcangelo, insieme col vicino Ospedale di Bonifazio Lupi dedicato al precursore di Cristo, oltre le rendite di parecchi conventi di suore già devoluti a vantaggio e utilità del pitoccotrofio da lì costituito, la regale provvidenza dell'austriaco Pietro Leopoldo, nono granduca di Toscana, unì al patrimonio di S. Maria Nuova, mise alle dipendenze della direzione [di quell'ospedale] e destinò, ampliò, portò a termine per i malati di qualsiasivoglia malattia incurabile, del pari per i pazzi e per gli affetti da scabbia e tigna che devono ricevere cure particolari in isolamento, nell'anno dell'era cristiana 1787".

Un'altra lapide ricorda che l'ospedale fu sede del Provveditorato agli studi nel 1928, VI anno dell'era fascista:

L'ANTICO EDIFICIO ERETTO NEL SEC. XIV PER
LO SPEDALE FONDATO DA BONIFAZIO LVPI MAR-
CHESE DI SORANA TRASFORMATO SULLA FI-
NE DEL SECOLO XVIIIE DALL'ARCISPEDALE DI S. MA-
RIA NVOVA FATTO POI ASILO AI CRONICI AI DE-
MENTI, AGLI INFERMI.FU ACQVISTATO DALLA
PRIMA AMMINISTRAZIONE FASCISTA DELLA
PROVINCIA DI FIRENZE,CHE CON GRANDIOSI AM-
PLIAMENTI LO DESTINÒ A SEDE DEL PROVVE-
DITORATO DEGLI STUDI DELLA TOSCANA E
DI ALTRI VFFICI DEL GOVERNO NELL'ANNO
MCMXXVI-MCMXXVIII. VI DELL'ERA FASCISTA

Ospedale bonifacio, targa provveditorato agli studi 1928.JPG

Infine una ricorda l'attività del celebre medico psichiatra Vincenzo Chiarugi:

IN QVESTO EDIFICIO
PER PIÙ SECOLI ASILO A INFERMI
EBBE SEDE
LO SPEDALE DELLA CARITÀ PER I DEMENTI DOVE
VINCENZO CHIARUGI
MEDICO DA EMPOLI
INSTAVRÒ IL 19 MAGGIO 1788
IL PRIMO ORDINAMENTO CIVILE
DELLA PVBBLICA ASSISTENZA AGLI AMMALATI DI MENTE

L'AMMINISTRAZIONE DELLA PROVINCIA-
INAVGVRANDO IN FIRENZE DOPO CLII ANNI-
IL CENTRO D'IGIENE E PROFILASSI MENTALE-
VOLLE LA NOVISSIMA ISTITVZIONE
IDEALMENTRE RICONGIVNTA ALLA GLORIA
DEL PRECVRSORE
ADDI 7 - 6 - 1940 - XVIII E. F.
Ospedale bonifacio, targa vincezo chiarugi.JPG

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Il porticato
  • Federico Fantozzi, Pianta geometrica della città di Firenze alla proporzione di 1 a 4500 levata dal vero e corredata di storiche annotazioni, Firenze, Galileiana, 1843, pp. 186–187, n. 444;
  • Nuova guida della città di Firenze ossia descrizione di tutte le cose che vi si trovano degne d’osservazione, con piante e vedute, ultima edizione compilata da Giuseppe François, Firenze, Vincenzo Bulli, 1850, pp. 262–263;
  • Luigi Passerini, Storia degli stabilimenti di beneficenza e d’istruzione elementare della città di Firenze, Firenze, Tipografia Le Monnier, 1853, pp. 216–284;
  • Iscrizioni e memorie della città di Firenze, raccolte ed illustrate da M.ro Francesco Bigazzi, Firenze, Tip. dell’Arte della Stampa, 1886, pp. 247–250;
  • Ministero della Pubblica Istruzione (Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti), Elenco degli Edifizi Monumentali in Italia, Roma, Tipografia ditta Ludovico Cecchini, 1902, p. 257;
  • Walther Limburger, Die Gebäude von Florenz: Architekten, Strassen und Plätze in alphabetischen Verzeichnissen, Lipsia, F.A. Brockhaus, 1910, n. 119;
  • I terreni dell'Ospedale di Bonifazio che saranno posti in vendita come aree fabbricative, in "La Nazione", 9 luglio 1914;
  • Augusto Garneri, Firenze e dintorni: in giro con un artista. Guida ricordo pratica storica critica, Torino et alt., Paravia & C., s.d. ma 1924, p. 234, n. XXXVII;
  • Enrico Coturri, L'ospedale così detto 'Di Bonifazio' in Firenze, in "Pagine di Storia della Medicina", II, 1959, 3, p. 21;
  • Walther Limburger, Le costruzioni di Firenze, traduzione, aggiornamenti bibliografici e storici a cura di Mazzino Fossi, Firenze, Soprintendenza ai Monumenti di Firenze, 1968 (dattiloscritto presso la Biblioteca della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Firenze Pistoia e Prato, 4/166), n. 119;
  • Touring Club Italiano, Firenze e dintorni, Milano, Touring Editore, 1974, p. 249;
  • Osanna Fantozzi Micali, Piero Roselli, Le soppressioni dei conventi a Firenze. Riuso e trasformazioni dal sec. XVIII in poi, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1980, pp. 180–181, n. 56;
  • Bonifazio in San Gallo, dallo Spedale alla Questura. Un palazzo e i suoi seicento anni di storia, scritti di Anna M. Zandri, Cristina Acidini Luchinat, Stefano Francolini, elaborati grafici di Alessandro Bini, Firenze, Questura di Firenze, 1988;
  • Anna M. Zandri, Cristina Acidini Luchinat, Stefano Francolini, Lo spedale di messer Bonifazio, Firenze, Le Monnier 1989.
  • Firenze. Guida di Architettura, a cura del Comune di Firenze e della Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, coordinamento editoriale di Domenico Cardini, progetto editoriale e fotografie di Lorenzo Cappellini, Torino, Umberto Allemandi & C., 1992, Rosamaria Martellacci, p. 173, n. 131;
  • Guido Zucconi, Firenze. Guida all’architettura, con un saggio di Pietro Ruschi, Verona, Arsenale Editrice, 1995, p. 113, n. 175;
  • Luciano Artusi, Antica ospitalità fiorentina, Semper, Firenze 2000-2008. ISBN 88-88062-02-5
  • Franco Cesati, Le strade di Firenze. Storia, aneddoti, arte, segreti e curiosità della città più affascinante del mondo attraverso 2400 vie, piazze e canti, 2 voll., Roma, Newton & Compton editori, 2005, II, p. 580.

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