Ortensio Zecchino

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Ortensio Zecchino
Ortensio Zecchino (1996).jpeg

Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica
Durata mandato 21 ottobre 1998 –
2 febbraio 2001
Presidente Massimo D'Alema,
Giuliano Amato
Predecessore Luigi Berlinguer
Successore Giuliano Amato ad interim

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature X, XI, XII, XIII
Gruppo
parlamentare
DC (1987-1994),
PPI (1994-2001)
Coalizione Pentapartito (1987),
Quadripartito (1992),
Patto per l'Italia (1994),
L'Ulivo (1996)
Circoscrizione Campania
Collegio Benevento-Ariano Irpino-Nusco
Incarichi parlamentari
  • presidente della 2ª Commissione permanente (Giustizia)
Sito istituzionale

Eurodeputato
Legislature I
Gruppo
parlamentare
Partito Popolare Europeo
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico DC (1987-1994)
PPI (1994-2001)
DE (2001-2002)
Professione Docente universitario

Ortensio Zecchino (Asmara, 20 aprile 1943) è uno storico e politico italiano, specialista in storia del diritto medievale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È stato parlamentare europeo nella prima legislatura elettiva (dal 1979 al 1984) e successivamente senatore della Repubblica per quattro legislature consecutive (dal 1987 al 2001), nonché ministro dell'università e della ricerca in tre governi (dal 1998 al 2001).

Attività scientifica[modifica | modifica wikitesto]

Ha insegnato Storia di diritto penale presso la facoltà di Giurisprudenza dell'università di Napoli[1] nonché Storia delle istituzioni medievali nelle università LUMSA di Roma e Suor Orsola Benincasa di Napoli[2]; è inoltre professore straordinario di Storia del diritto medievale e moderno[3] presso la Link Campus University di Roma, ove è anche membro del consiglio di amministrazione dell'omonima fondazione[4].

Cofondatore e presidente (fin dal 1991) del Centro europeo di studi normanni, è inoltre direttore delle collane Fonti e Studi sulla civiltà medievali[2] dell'editore Laterza. Dal 2002 è presidente del comitato di redazione dell'Enciclopedia Federiciana, opera tematica dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani (presso cui è stato anche membro del comitato scientifico[2]) interamente dedicata all'imperatore Federico II di Svevia.[5].

Zecchino presiede infine il consorzio inter-universitario BioGeM (fondato nel 2006) cui spetta la gestione dell'istituto di ricerche intitolato a Gaetano Salvatore[2].

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Esponente della Democrazia Cristiana, ha sempre vissuto in Ariano Irpino ove all'età di 21 anni fu eletto consigliere comunale, ottenendo gli incarichi di assessore supplente (dal 1964 al 1967) e di presidente del Consorzio per la gestione dell'ospedale di Ariano Irpino (dal 1969 al 1970)[6].

Divenuto poi consigliere regionale della Campania (dal 1970 al 1975 e dal 1976 al 1979), fu componente delle Commissioni prima (Ordinamento della regione, Amministrazione civile, Enti locali, Affari generali) e seconda (Bilancio e finanze, Demanio e patrimonio) nel corso della 1ª legislatura regionale, nonché segretario (unitamente ad Antonio Bassolino) del primo Ufficio di presidenza regionale presieduto da Giuseppe Onofaro[7].

Nel 1979 fu eletto deputato nella 1ª legislatura del parlamento europeo ove entrò a far parte del gruppo del Partito popolare europeo, divenendo membro dapprima della Commissione per la politica regionale e l'assetto territoriale (fino al 1982) e successivamente della Commissione per gli affari istituzionali (dal 1982 al 1984)[8]; in tale veste fu relatore della sezione Istituzioni del progetto di trattato per l'Unione Europea, il cosiddetto progetto Spinelli[1].

Senatore della Repubblica dal 1987 al 2001, nel 1994 ha aderito al Partito Popolare Italiano. Ha presieduto: nella X legislatura la Giunta per gli affari delle Comunità Europee[9]; nell'XI la Commissione permanente Istruzione pubblica - Beni culturali[10]; nella XII ancora la Commissione permanente Istruzione pubblica - Beni culturali[11]; nella XIII la Commissione permanente Giustizia[12]. Fu inoltre cmponente della Commissione bicamerale per la riforma costituzionale istituita nella 13ª legislatura[12] (suo l'emendamento che introdusse nel testo finale la separazione del Consiglio superiore della magistratura in due distinte sezioni: una per i giudici e una per i pubblici ministeri[13]). Nel 1998 entrò a far parte del governo D'Alema I come ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, succedendo a Luigi Berlinguer alla guida del dicastero (Berlinguer fu tuttavia confermato come ministro della pubblica istruzione). Zecchino mantenne il dicastero dell'università e della ricerca fino al 2001, nel governo D'Alema II e Amato II. In vista delle elezioni politiche del 2001, in contrasto con la scelta del PPI di federarsi ne La Margherita, rassegnò le dimissioni da ministro[12] e lasciò il PPI, fondando con Giulio Andreotti e Sergio D'Antoni una nuova formazione politica, Democrazia Europea (DE). Zecchino si ricandidò alle elezioni politiche nel collegio di Ariano Irpino dove ottenne il 17,8% dei voti, senza tuttavia risultare eletto[14].

Pur avendo cessato da allora gli impegni politici diretti, a decorrere dal 2003 Zecchino figura nuovamente tra gli iscritti al PPE a seguito di una specifica deliberazione da parte dell'Ufficio di presidenza di Bruxelles[15].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • L'origine del diritto in Federico II. Storia di un intrigo filologico. Memoria dell'Accademia nazionale dei Lincei (pp. 131), Roma 2012.
  • Federico II tra giudizi e pregiudizi storiografici otto-novecenteschi, prefazione a W. Sturner, Federico II e l'apogeo dell'Impero, Roma 2007 (pp. 7 – 37).
  • L'incunabolo del 1492, prefazione, edizione, traduzione e note dal Liber Constitutionum, da un ignoto incunabolo, in Federico II Enciclopedia fridericiana, III, Roma, Treccani 2008 (pp. 15 – 202).
  • Il Liber Constitutionum, in Federico II Enciclopedia fridericiana, II, Roma Treccani 2005 (pp. 149 – 173).
  • Il Liber Constitutionum nel contrasto tra Federico II e Gregorio IX , in Manoscritti, editoria e biblioteche dal medioevo all'età contemporanea, a cura di M. Ascheri e G. Colli, Roma 2006. - (a cura di) F. A. Vitale, Memorie istoriche e segrete del Conclave del Pontefice Pio VI, Soveria Mannelli 2005 (edizione di un manoscritto inedito con saggio introduttivo).
  • Medicina e Sanità nella Costituzioni di Federico II di Svevia, Castel di Serra 2002.
  • Erich Caspar e i miti della storiografia meridionale, saggio introduttivo all'edizione italiana di: E. Caspar, Ruggiero II e la fondazione della monarchia normanna di Sicilia, Roma - Bari 1999 (pp. VII - XXIII).
  • I riverberi della Costituzione di Federico II nell'Italia dei comuni, in Cavalieri alla conquista del Sud a cura di E. Cuozzo e J. M. Martin, Roma - Bari 1998 (pp. 344 – 362).
  • (a cura di) Alle origini del Costituzionalismo europeo, Roma - Bari, 1996 (pp. 55 – 80).
  • I "parlamenti" nel regno di Ruggero II, in A.A.V.V., Alle origini del Costituzionalismo europeo, Roma -Bari 1996.
  • Le edizioni delle " Constitutiones " di Federico II, Roma, 1995. - (a cura di) Pasquale Stanislao Mancini. L'uomo, lo studioso, il politico, Napoli, 1992.
  • Il problema penale nelle lettere di Mancini a Mamiani, Napoli 1990. - (a cura di) Le Assise di Ariano (il testo con introduzione, traduzione e note), Cava dei Tirreni, 1984.
  • Le Assise di Ruggero II, Problemi di storia delle fonti e diritto penale (Pubblicazione della Facoltà giuridica dell'Università di Napoli - CLXXV-) Napoli, Jovene 1980.
  • L'assemblea di Silva Marca (1142). Montevergine 1979.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte
— Roma, 13 gennaio 1997[16]
Ordine al merito Cavaliere di Gran Croce - nastrino per uniforme ordinaria Ordine al merito Cavaliere di Gran Croce
— Roma, 24 dicembre 2001[17]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Ortensio Zecchino, su La Repubblica. URL consultato il 18 settembre 2019 (archiviato il 24 agosto 2005).
  2. ^ a b c d Antonello Masia e Mario Morcellini, L'Università al futuro: sistema, progetto, innovazione, Giuffré, p. 386, ISBN 9788814141881.
  3. ^ Ortensio Zecchino, su Link Campus University. URL consultato il 19 settembre 2019 (archiviato il 16 aprile 2018).
  4. ^ Consiglio di amministrazione, su Link Campus University. URL consultato il 19 settembre 2019 (archiviato il 2 aprile 2018).
  5. ^ Federico II: Treccani dedica enciclopedia a imperatore, in Adnkronos, 30 luglio 2002.
  6. ^ Associazione circoli culturali - Ariano Irpino, La satira politica ad Ariano dal 1889 al 1989, a cura di Ottaviano D'Antuono e Raffaele Guardabascio, Lioni, Poligrafica irpina, 1989, pp. 226-239.
  7. ^ Regione Campania - Consiglio Regionale (PDF), su AREC Campania.
  8. ^ Ortensio Zecchino, su Parlamento europeo. URL consultato il 1º maggio 2019 (archiviato il 1º maggio 2019).
  9. ^ Ortensio Zecchino, su X Legislatura 1987-1992, Senato della Repubblica. URL consultato il 19 settembre 2019 (archiviato il 31 ottobre 2018).
  10. ^ Ortensio Zecchino, su XI Legislatura 1992-1994, Senato della Repubblica. URL consultato il 19 settembre 2019 (archiviato il 31 ottobre 2018).
  11. ^ Ortensio Zecchino, su XII Legislatura 1994-1996, Senato della Repubblica. URL consultato il 19 settembre 2019 (archiviato il 31 ottobre 2018).
  12. ^ a b c Ortensio Zecchino, su XIII Legislatura 1996-2001, Senato della Repubblica. URL consultato il 4 aprile 2011 (archiviato il 5 luglio 2009).
  13. ^ Bicamerale, lo strappo di Marini, su La Repubblica, 29 ottobre 1997.
  14. ^ Collegio n° 10 Ariano Irpino, su Elezioni 2001, La Repubblica. URL consultato il 19 settembre 2019 (archiviato il 25 gennaio 2011).
  15. ^ Zecchino come Cossiga entra nel PPE di diritto (PDF), in Il Mattino. URL consultato il 19 settembre 2019 (archiviato il 22 agosto 2016).
  16. ^ Zecchino Ortensio, su Presidenza della Repubblica.
  17. ^ Conferimento di onorificenze dell'«Ordine al Merito della Repubblica Italiana», su Gazzetta ufficiale. URL consultato il 18 settembre 2019 (archiviato il 20 agosto 2018).

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