Oronzo Canà

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Oronzo Canà
L'allenatore nel pallone - Vai Aristoteles!.jpg
Oronzo Canà in una scena de L'allenatore nel pallone
SagaL'allenatore nel pallone
SoprannomeIena del Tavoliere
Vate della Daunia
AutoreSergio Martino
1ª app. inL'allenatore nel pallone
Ultima app. inSpot TIMvision
Interpretato daLino Banfi
SessoMaschio
ProfessioneAllenatore di calcio

«Voi sapete che le norme generali di tutti gli allenatori del mondo più o meno usano le stesse formazioni, c'è 4-5-1 o 4-4-2, io invece uso una cosa diversa: il 5-5-5.»

(Oronzo Canà / Lino Banfi spiega la Bizona)

Oronzo Canà è un personaggio cinematografico italiano, protagonista della pellicola L'allenatore nel pallone e del suo sequel L'allenatore nel pallone 2. Il personaggio è interpretato da Lino Banfi ed è ispirato all'allenatore di calcio Oronzo Pugliese.

Personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Nel primo film[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: L'allenatore nel pallone § Trama.

Oronzo Canà, sposato con Mara Lagrasta (da sposata Mara Canà[1], interpretata da Giuliana Calandra) e con una figlia ventenne, Michelina (interpretata da Stefania Spugnini), è un quarantottenne originario della Puglia, già calciatore negli anni sessanta (in una scena si dice che ricopriva il ruolo di mediano di rottura), dalla carriera promettente, che gli valse i soprannomi di Iena del Tavoliere e Vate della Daunia (in una scena si cita anche la sua città di nascita, San Severo, in provincia di Foggia).

Interrotta la carriera per un infortunio e diventato allenatore, si siede sulle panchine di diverse società di Serie B (Bari, Brescia, Cavese, Foggia, Sambenedettese, Parma, Pescara, Rimini, SPAL e L.R. Vicenza), dalle quali viene esonerato per le sue doti tattiche mediocri, come l'uso del modulo tattico 5-5-5, detto anche Bi-zona, da lui stesso inventato (modulo che prevede il movimento avanti e indietro per il campo di due file da cinque giocatori, in modo da confondere gli avversari).

Nonostante il suo carattere sanguigno e talvolta collerico, è un fervente ammiratore, sia come persona che come tecnica e stile calcistici, dell'allenatore del Milan Nils Liedholm, di cui porta sempre una fotografia con sé e che cerca di imitare in tutto e per tutto.

Da sempre desideroso di allenare nella massima serie prima del pensionamento ma ormai praticamente rassegnato a non riuscirci, ottiene improvvisamente un ingaggio da parte del commendator Borlotti, presidente della Società Sportiva Longobarda, squadra neopromossa in Serie A, nella stagione 1984-1985. Dopo una deludente campagna acquisti, in cui vende i due giocatori più promettenti della squadra, tenta senza successo di agganciare diversi campioni e infine riesce motu proprio, con l'aiuto dello scalcinato "mediatore" Andrea Bergonzoni (interpretato da Andrea Roncato), a scoprire una giovane promessa brasiliana, Aristoteles (interpretato da Urs Althaus), consegue un disastroso ruolino in campionato, iniziato con una sconfitta di 5-1 subita con la Roma[2], seguita da una lunga serie di altre sconfitte che lo renderanno bersaglio delle proteste della tifoseria.

Poco tempo dopo, tuttavia, la Longobarda, che aveva totalizzato solo 3 punti in sette giornate di campionato, inizia a risalire la classifica in corrispondenza con la ripresa fisica e psicologica di Aristoteles, che inizialmente si sentiva molto a disagio con i compagni di squadra, che lo discriminavano in modo razzista, ed era stato adottato in casa di Canà (che era stato l'unico a riuscire a confortarlo), dove inizierà una relazione con la figlia. Il periodo di grazia della compagine terminerà proprio nel fatidico incontro fra Canà e il suo maestro Liedholm, che si risolverà con un pesante 7-0 per il Milan.

Squalificato per 8 giornate per insulti[3] all'arbitro rivolti durante Juventus-Longobarda, Canà si ritrova nuovamente con la squadra nei guai (anche e soprattutto per un secondo infortunio occorso ad Aristoteles) e nuovamente vessato dai tifosi; tenta quindi di ricorrere ad espedienti goffi e poco ortodossi, arrivando addirittura a far svolgere un rituale scaramantico a sua suocera (interpretata da Viviana Larice), ma senza successo, in quanto finisce per ritrovarsi con la squadra in zona retrocessione a 2 partite dalla fine della stagione.

Tornato in forma Aristoteles, autore della doppietta nella vittoria 1-2 a Roma contro la Lazio, Canà vede la possibilità di ottenere la salvezza e arringa dal balcone di casa i tifosi osannanti con le parole «Domenica un solo grido ci deve unire: Vincere e vinceremo!», dichiarazione che fa chiaramente il verso, sia nelle parole che nella postura, alla dichiarazione di guerra del 1940 di Benito Mussolini.

Il «perdere e perderemo» della scena successiva, pronunciato dal presidente Borlotti (interpretato da Camillo Milli), porta a galla il vero motivo per cui il presidente ha scelto Canà come tecnico: gli serviva un allenatore non particolarmente bravo con il quale la squadra tornasse in cadetteria dopo un anno, in quanto la gestione finanziaria in massima serie era troppo onerosa.

Amareggiato ma costretto a far perdere la squadra per non perdere il posto, si prepara all'ultima gara lasciando in panchina Aristoteles finché, convinto dalle accorate richieste della figlia, con la squadra sotto di una rete, decide di disubbidire al presidente facendo entrare in campo il brasiliano, che segna due volte e rovescia il risultato del match con l'Atalanta, che termina 2-1 per la Longobarda, la quale, quindi, si salva.

Portato in trionfo come un eroe dai tifosi, nella confusione della festa viene avvicinato da Borlotti che gli comunica di averlo esonerato, dicendogli di essere ormai disoccupato. Per tutta risposta Canà rivela al presidente di essere un cornuto, lasciando sottintendere la tresca fra la moglie di Borlotti e il capitano della squadra Speroni ("il centravanti di sfondamento, tutto il giorno").

Nel secondo film[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: L'allenatore nel pallone 2 § Trama.

Nel L'allenatore nel pallone 2, ambientato nel 2008, Oronzo Canà si è ritirato dal mondo del calcio da molti anni e gestisce un'azienda olearia con la moglie e la figlia che, a sorpresa, non si è sposata con Aristoteles (come il primo film poteva far pensare) ma con Fedele (Biagio Izzo), uomo che, a dispetto del nome, la tradisce continuamente.

Diventato nonno di Oronzino, piccolo genio dell'informatica, Canà torna sugli schermi televisivi come ospite di una trasmissione sportiva in occasione della nuova promozione in Serie A della Longobarda, in cui rivela il motivo dell'esonero da parte del presidente Borlotti anni prima.

Lo scandalo suscitato dalle dichiarazioni di Canà porta il nuovo presidente, Willy Borlotti, figlio del vecchio presidente, a richiamare sulla panchina della Longobarda l'allenatore pugliese, per cercare di ritrovare un'immagine onesta.

Canà si trasferisce quindi al nord Italia per prendere le redini della squadra, esordendo con un nuovo modulo, sempre farina del suo sacco, detto "a farfalla"; in questa esperienza si accorgerà di quanto sia cambiato il mondo del calcio rispetto a quando lo aveva lasciato, trovandosi di nuovo in panchina poco dopo il periodo in cui in Italia era esploso lo scandalo di "Calciopoli".

Nel Medico in Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Nella decima stagione del 2016 viene citato da Lino Banfi

Nello spot pubblicitario[modifica | modifica wikitesto]

Lino Banfi ha interpretato il personaggio di Oronzo Canà anche in uno spot pubblicitario televisivo del 2021 del servizio TIMvision, di proprietà della compagnia di telecomunicazioni TIM.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel primo film, al termine della partita Roma-Longobarda 5-1, Canà saluta alcuni calciatori della società giallorossa che ironizzano sul pesante risultato finale; tra di essi vi sono Carlo Ancelotti, Odoacre Chierico, Francesco "Ciccio" Graziani (di cui Canà predice la futura calvizie) e Roberto Pruzzo. Quest'ultimo prende in giro Oronzo facendogli il segno del cinque, ad indicare i gol subiti, e l'allenatore pugliese lo rimprovera, ricordandogli di averlo allenato da bambino in una selezione giovanile.
  • Nell'ultima puntata della decima stagione di Un medico in famiglia, il personaggio dell'ex ferroviere Libero Martini, interpretato dallo stesso Banfi, si improvvisa allenatore della squadra di pallavolo dove giocano i suoi nipoti e cita le tattiche del personaggio dell'allenatore Oronzo Canà, citando anche una sua ipotetica esperienza come allenatore della Squadra dei Ferrovieri e la mitica bi-zona alla Canà.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nome ideato ad arte per giocare sull'equivoco del nome dell'omonimo stadio brasiliano, il Maracanã
  2. ^ Nella scena in cui viene garbatamente preso in giro dai giocatori giallorossi nel corridoio, dopo il 5-1, Oronzo Canà dà una risposta piccata a Ciccio Graziani, che ne "prevede" sia la futura calvizie sia la sua carriera di allenatore.
  3. ^ Gesto delle corna
  4. ^ "Oronzo Cana" diventa allenatore ad honorem, in ANSA, 28 maggio 2014. URL consultato il 29 maggio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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