Orfeo all'inferno (Offenbach)

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Orfeo all'inferno
Orpheus.jpg
Locandina di Jules Chéret, parigi, 1858.
Titolo originale Orphèe aux enfers
Lingua originale francese
Genere operetta
Musica Jacques Offenbach
Libretto Hector Crémieux e Ludovic Halévy
Atti 2
Epoca di composizione 1858
Prima rappr. 21 ottobre 1858
Teatro Théâtre des Bouffes-Parisiens (Parigi)

Orfeo all'inferno (titolo originale francese Orphée aux Enfers) è un'operetta in due atti composta da Jacques Offenbach nel 1858. La trama riprende, in chiave comico-satirica, la vicenda mitologica della discesa di Orfeo agli inferi per riportare alla vita l'amata Euridice. Nel presentare gli dei dell'Olimpo come meschini e ridicoli personaggi, Offenbach diede all'opera un sapore che a parte del pubblico borghese dell'epoca poté apparire addirittura scandaloso e dissacrante; ma la maggior parte avvertì anche che, sotto la farsa, si celava una satira corrosiva del Secondo Impero e della nuova "nobiltà" borghese di Napoleone III.

Questa operetta è famosa soprattutto per il can-can (in realtà, un galop), uno scatenato ballo che divenne molto popolare, caratterizzato dal movimento delle ballerine che alzavano le gambe (che così si scoprivano parzialmente alla vista degli spettatori entusiasti) seguendo il tempo di una musica molto veloce e ritmata.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Atto I[modifica | modifica sorgente]

Scena I: Tebe, in un'epoca indefinita.

La prima scena dell'atto I, detta scena del consiglio municipale, si apre con un coro di pastori che invita tutti a rientrare nelle loro dimore e a fare spazio al passaggio del consiglio comunale. Udiamo un'introduzione orchestrale che introduce i primi elementi umoristici al ritmo di una marcia baroccheggiante.

Fa il suo ingresso in scena Euridice intonando la sua malinconica canzone, da molto tempo, infatti, Orfeo e Euridice sono stanchi l'uno dell'altra e la loro convivenza è molto cambiata: Euridice si sente abbandonata ed è molto arrabbiata con il marito per la sua ossessione per la musica. Orfeo, invece, è offeso perché la moglie si rifiuta di riconoscere le sue doti musicali.

La relazione della coppia è a tal punto deteriorata che ciascun coniuge cerca fuori di casa una soluzione al proprio abbattimento interiore e alla noia. Tanto Euridice quanto Orfeo non nascondono la loro attrazione per altri uomini e donne. Si chiacchiera che Orfeo abbia un affaire con la ninfa Chloè ed Euridice abbia una relazione amorosa con l'affabile pastore e produttore di miele Aristèe, da poco divenuto vicino di casa della coppia.

Aristèe intona allora la sua canzone pastorale, un brano che con il suo gradevole profumo bucolico serve a Offenbach per rivelarci l'erronea visione che ha di lui Euridice: erronea poiché dietro alla mite personalità di Aristèe si nasconde il dio Plutone, che intende portare la donna con sé negli inferi. Allorché la graziosa Euridice decide di andarsene con Aristèe, Orfeo non pare eccessivamente afflitto.

Appare allora l'opinione pubblica, che minaccia Orfeo di rovinare la sua reputazione come personaggio pubblico, in quanto artista e professore di violino se non parte subito alla ricerca di Euridice per esigere il suo ritorno. L'opinione pubblica consiglia a Orfeo di rivolgersi, qualora fosse necessario, anche alla massima autorità, ossia Jupiter (Giove) in persona. Infine l'opinione pubblica decide di accompagnarlo nella sua avventura per mostrargli il cammino che conduce all'Olimpo.

Scena II: Sul Monte Olimpo.

Udiamo un breve intermezzo che si altalena tra il lirismo dolce e sonnolento e l'arcano tenebroso. Gli dei si svegliano dal loro torpore e si ribellano, sulle note della Marsigliese, al regime imposto da Jupiter; sono perfino contrari alla ridicola e noiosa dieta a base di nettare e ambrosia imposta dal dio supremo.

Lungi dal comportarsi con la dignità propria di un dio, Jupiter non può trattenersi dal fare numerose scappatelle nel mondo esterno e persino sua moglie, Junon (Giunone), lo riprende per il suo comportamento, convinta che il marito abbia una relazione con Euridice.

Quando Junon accusa Jupiter, costui si mostra nello stesso tempo adulato e infuriato. In quel momento sopraggiunge Orfeo accompagnato dall'opinione pubblica e chiede, senza troppa convinzione, che gli venga restituita la moglie (cita allora il tema principale "Che farò senza Euridice" da Orfeo ed Euridice di Gluck). Jupiter convoca gli dei in tutta urgenza, proponendo loro una gita negli inferi. Il dio supremo intende ritrovare Euridice ma non per consegnarla al marito, bensì per tenersela per sé.

Atto II[modifica | modifica sorgente]

Scena I: Nell'Ade, la dimora di Plutone.

Qui il dio tiene rinchiusa Euridice, sorvegliata da un eunuco chiamato John Styx, che rimpiange i tempi passati, allegri e felici. Euridice si mostra completamente indifferente nei confronti di Styx, senza prestare la benché minima attenzione alle sue lagnanze. Anzi, la giovane è più indispettita che mai poiché la noia è ancor più grande di quando viveva con Orfeo: indossati gli abiti di Plutone, Aristèe, ha smesso di mostrare interesse per la donna una volta che costei ha accettato le sue condizioni.

Mentre tutti gli abitanti dell'Olimpo cercano disperatamente Euridice, quest'ultima è attratta da un insetto che si è posato su buco della serratura che le nega la libertà. Si tratta di una mosca dalle ali dorate che si fa prendere facilmente fra le mani della ragazza. In realtà è Jupiter che, così come in altre occasioni, ha mutato le proprie sembianze per raggiungere il suo scopo. Il dio promette ad Euridice che le rallegrerà la vita.

Scena II: Nell'Ade, oltre il fiume Stige.

Plutone ha organizzato un banchetto infernale per i suoi invitati dell'Olimpo. Incoraggiato dal suo recente successo come seduttore, Jupiter viene acclamato dagli astanti allorché si esibisce in un vivace minuetto che ben presto degenera in un selvaggio can-can. Ma il mondo umano interrompe il divertimento degli dei: l'opinione pubblica è riuscita a spingersi fino agli inferi con sommo disappunto di Orfeo, che si sente immensamente felice per la sua separazione da Euridice.

Adesso Orfeo, contro la propria volontà dato che agisce sotto l'ingiusta imposizione dell'opinione pubblica, si vede costretto a chiedere a Jupiter che le venga restituita la moglie. Sotto lo sguardo attento degli dei, Jupiter concede il proprio assenso ma ad una condizione: Orfeo non deve guardare indietro durante il suo viaggio di ritorno a Tebe.

Quando la coppia, guidata dalla trionfale opinione pubblica, sta per raggiungere il fiume Stige, Jupiter scaglia un fulmine: Orfeo si volta impaurito e, così facendo, perde Euridice. Jupiter non può prenderla con sé, dato che deve mantenere la propria reputazione di seduttore, e così dispone che la donna passi al servizio di Bacchus (Bacco) il dio del vino.

Affascinata dal futuro che la attende, Euridice, intona la melodia del celeberrimo galop (conosciuto come can-can), sulle cui note si conclude il finale festante dell'operetta. La nuova baccante viene quindi accolta dalla comitiva ubriaca e giubilante che accompagna il dio Bacchus.

Rappresentazioni[modifica | modifica sorgente]

Quest'operetta avrebbe dovuto essere rappresentate solo poche volte con il soprano Lise Tautin, il baritono Désiré, il mezzosoprano Marguerite Macé-Montrouge, il soprano Marie Cico ed il tenore Léonce diretta dal compositore, tuttavia venne stroncata da un critico dell'epoca, con l'accusa di aver infangato la più aulica delle opere liriche (Orfeo - nella versione di Claudio Monteverdi - , infatti, è la prima Opera nella storia del melodramma, autogiustificato per il fatto di rappresentare il "dio" della poesia in persona); in seguito a queste critiche si scatenò una bagarre nella società francese pari forse solo alla Querelle des bouffons.[senza fonte] Questo suscitò immenso interesse nei confronti dell'operetta che quindi venne replicata per oltre 200 volte, prima che gli attori dessero forfait per la troppa fatica.[senza fonte]

Altro elemento di aspra critica nei confronti dell'autore nasce dai richiami musicali all'Orfeo ed Euridice di Gluck; richiami al minuetto dei Campi Elisi, che diventa il celebre galop (normalmente indicato come can-can), e all'aria "Che farò senza Euridice", nel momento in cui Orfeo entra negli Inferi, seguito dall'Opinione Pubblica.

Nel Regno Unito Orpheus in the Underworld debutta il 26 dicembre 1865 nel Her Majesty's Theatre in Haymarket a Londra, il 14 aprile 1870 con Hortense Schneider nel Theatre Royal di Glasgow ed il 29 aprile nel Theatre Royal di Edimburgo.

Una seconda versione dell'Opéra féerie in quattro atti venne presentata il 7 febbraio 1874 nel Théâtre de la Gaîté (rue Papin) di Parigi con Marie Cico, il baritono Christian, i tenori Pierre Grivot e Achille-Félix Montaubry diretta dal compositore.

Il cantautore italiano David Riondino, nella sua canzone "Mantova", il cui testo è imperniato sui malintesi che si creano all'interno della coppia, dedica la seguente strofa all'operetta di Offenbach:

Offenbach è geniale quando vuole / crudele, veramente di gran gusto / Storie di dèi cretini e di mariole / nell’Orfeo all’inferno, ben robusto / d’intreccio: Orfeo non ama, né lei vuole, / impegolata di ben altro fusto / Infine il rivoltarsi della storia / si conclude in can-can, pieno di gloria.

Per il Wiener Staatsoper "Orpheus in der Unterwelt" (in lingua tedesca) debutta nel 1947 al Wiener Volksoper e da allora è stato presente in cartellone in settantatre occasioni.

Nel 1967 va in scena nel King's Theatre di Glasgow per la Sadler's Wells Opera.

Al Grand Théâtre di Ginevra va in scena nel 1969 e nel 1997.

Al Théâtre national de l'Opéra-Comique di Parigi la prima rappresentazione è nel 1971.

All'Opera di Santa Fe (Nuovo Messico) va in scena nel 1983 e nel 1985.

Al Teatro La Fenice di Venezia va in scena nel 1985 con Max Renè Cosotti/William Matteuzzi, Luigi Alva e Daniela Mazzucato per la regia di Giancarlo Cobelli.

All'Opéra National de Paris la prima rappresentazione va in scena nel 1988.

Al Teatro Regio di Torino va in scena nel 2000 con René Cosotti, Ugo Benelli, la Mazzucato e Federica Bragaglia.

Per il Teatro Verdi (Trieste) va in scena nel 2003 con la Mazzucato e Renè Cosotti nel Teatro Stabile Politeama Rossetti.[Sono due teatri diversi]

Nel 2011 va in scena nel Citizens Theatre di Glasgow, Nevis Centre di Fort William, Aros Centre di Portree, An Lanntair di Stornoway a Lewis e Harris, Wick High School di Wick, Duthac Centre di Tain nel Ross-shire, Dalrymple Hall di Fraserburgh, One Touch Theatre di Eden Court a Inverness, Adam Smith Theatre di Kirkcaldy, Linlithgow Academy Theatre, MacRobert Arts Centre di Stirling, Easterbrook Hall di Dumfries, Gardyne Theatre di Dundee, Garrison Theatre di Lerwick, Deeside Theatre di Aboyne, Tait Hall di Kelso, Magnum Theatre di Irvine (Regno Unito), Victoria Halls di Helensburgh, Great Hall di Downpatrick, Marketplace Theatre di Armagh, Theatre at the Mill di Newtonabbey (Distretto di Newtownabbey), Millennium Forum di Derry/Londonderry, Strule Arts Centre di Omagh e Young Vic di Londra per la Scottish Opera.


Discografia parziale[modifica | modifica sorgente]

  • Orphée Aux Enfers - Choeur de L'Opéra National de Lyon/Ewa Podleś/Laurent Naouri/Marc Minkowski/Natalie Dessay/Orchestre De Chambre De Grenoble/Orchestre de l'Opéra National de Lyon/Véronique Gens, 1998 EMI
  • Orphée aux Enfers - Mady Mesplé/Rhodes/Jane Berbié/Sénéchal/Burles/Trempont/Capitole de Toulouse/Plasson, EMI

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