Orfanotrofio

Un orfanotrofio è una struttura di accoglienza, pubblica o privata, dove sono accolti ed educati i bambini orfani e i minori senza famiglia. L'etimologia del termine deriva dal greco antico orphanotrophêion, composto di orphanós (orfano) e tréphein (allevare).
Si distingue dal brefotrofio, che è invece l'istituto che accoglie e alleva i neonati illegittimi abbandonati o in pericolo di abbandono.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Europa
[modifica | modifica wikitesto]Sotto il diritto romano classico non esisteva una cura statale formale per vedove e orfani, ma con l’avvento del cristianesimo tardo e l’imperatore Giustino e altri, ci fu la creazione di istituzioni di assistenza (tra cui istituti per orfani) e privilegi per chi si occupava di orfani[1].
Fin dal Medioevo si ha notizia di istituti creati per la cura dei trovatelli. In questi brefotrofi, come quello fondato a Milano nel 787 per iniziativa dell'Arciprete Dateo, i bambini erano allevati fino all'età di sette anni. Non esistevano istituti che si curassero specificamente dei bambini orfani o abbandonati.[2]
Il primo orfanotrofio d'Europa fu istituito a Napoli il 29 maggio 1343 per volere della regina Sancia d'Aragona e del vescovo Giovanni Orsini.[3] A seguire il Pio Ospedale della Pietà di Venezia sorto nel 1346 per desiderio di Fra Pietruccio, un predicatore toscano giunto nella Serenissima. A Firenze nel XV secolo lo Spedale degli Innocenti fu il primo istituto pediatrico specializzato per la cura dei minori orfani o abbandonati.
Alcuni ordini religiosi cristiani si specializzarono nella cura degli orfani, a cominciare dai Somaschi fondati nel 1535 da Girolamo Emiliani, che a Milano diedero vita agli istituti dei Martinitt e de Le Stelline. Riconoscendogli il merito e l'originalità del servizio reso, papa Pio XI, il 14 marzo 1928, proclamò Emiliani "Patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata".[4]
A partire dal XVII-XVIII secolo grandi istituti per orfani e bambini abbandonati si diffusero in tutta Europa: Stora Barnhuset (Stoccolma, 1633), Det Kongelige Vajsenhus (Copenhagen, 1727), Foundling Hospital (Londra, 1741), Orfanotrofio di Mosca (1764), ecc.
Molti orfanotrofi erano istituti di assistenza e di lavoro, che spesso degeneravano nei meccanismi di sfruttamento denunciati da Charles Dickens nel romanzo Oliver Twist (1837-39). Con il tempo l'accento si spostò sempre più sugli aspetti educativi, dando luogo anche a esperimenti pedagogici di avanguardia: dall'Orfanotrofio Magnolfi in Italia (1838) a L'Orphelinat Prévost de Cempuis (1880), fino a Boys Town (1917) negli Stati Uniti.
Con l'emancipazione si formarono anche i primi orfanotrofi ebraici: il Jews' Orphan Asylum a Londra (1831), il Bellefaire Orphanage a Cleveland (1868), il Jüdisches Waisenhaus Berlin a Berlin-Pankow (1882), ecc.
Stati Uniti
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Durante il periodo coloniale, i bambini senza genitori venivano accuditi principalmente da parenti o comunità religiose, mentre le prime istituzioni formali erano spesso gestite da chiese protestanti e benefattori privati, con l’obiettivo di fornire istruzione e formazione morale. Con l’urbanizzazione e l’immigrazione del XIX secolo, aumentarono i bambini poveri e senza famiglia, portando alla nascita di grandi orfanotrofi pubblici e privati. A New York nel 1836 fu aperto il primo orfanotrofio per bambini afroamericani, il Colored Orphan Asylum. Tra il 1854 e il 1929 il programma noto come “Orphan Train” trasferì circa 200.000 bambini del Nord-est verso famiglie del Midwest, segnando un passaggio dall’istituzionalizzazione all’affido familiare[5]. Nel XX secolo, l’espansione del welfare statale e le riforme sociali ridussero gradualmente il numero di orfanotrofi, favorendo affido, case-famiglia e adozioni, mentre le istituzioni tradizionali quasi scomparvero. Oggi i bambini senza famiglia negli USA sono seguiti da servizi sociali e comunità residenziali, con forte attenzione alla protezione dei loro diritti, all’istruzione e al benessere emotivo, rappresentando una transizione completa dai grandi istituti del passato a un sistema moderno centrato sulla famiglia[6][7].
Sudamerica
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In buona parte del Sudamerica le prime istituzioni di assistenza ai bambini senza famiglia nacquero durante il periodo coloniale o nei primi decenni dopo l’indipendenza, spesso legate alla Chiesa cattolica o a ordini religiosi, similmente ad altri paesi latino-americani. Queste strutture, spesso chiamate casas de huérfanos (“case degli orfani”) o casas de beneficencia, fornivano alloggio, cibo e istruzione di base ai bambini abbandonati o poveri. Un caso emblematico è La Casa de Beneficencia y Maternidad de La Habana a Cuba, fondata alla fine del XVII secolo e attiva per circa 270 anni come principale luogo di accoglienza per bambini abbandonati nella città di L’Avana[8].
Russia
[modifica | modifica wikitesto]Nel periodo zarista (Impero russo) esistevano strutture legate alla carità e alla Chiesa e alla nobiltà. L’imperatrice Luisa Maria di Baden (moglie di Alessandro I e poi amministratrice di carità reale) gestiva un ufficio statale che controllava orfanotrofi, ospizi, strutture assistenziali e scuole per bambini. L'orfanotrofio di Mosca fu fondato nel 1763 su iniziativa di Caterina II di Russia come grande istituto statale per orfani e bambini abbandonati, con programmi educativi e istruzione professionale[9]. Dopo la guerra civile post-rivoluzionaria migliaia di bambini rimasero senza famiglia e vagavano nelle città; venivano chiamati besprizornye (letteralmente “senza sorveglianza”), spesso senza alcun supporto istituzionale[10]. Il governo sovietico iniziò a creare istituzioni per orfani e bambini abbandonati come priorità sociale. Già nel 1919 vi erano centinaia di istituti, e nel periodo tra le due guerre aumentò rapidamente il loro numero[11]. Durante gli anni ’30 e dopo la seconda guerra mondiale la rete di orfanotrofi divenne molto estesa: nel 1950 si stimavano oltre 6.500 istituti con circa 636.000 bambini in tutto l’URSS, inclusa la Russia[11]. Con la fine dell’Unione Sovietica e la transizione post-sovietica il sistema di assistenza è rimasto prevalentemente statale ma si sono aggiunte organizzazioni non governative e iniziative della Chiesa Ortodossa[12].
Oriente
[modifica | modifica wikitesto]Prima dell’arrivo dei colonizzatori europei, in India esistevano forme di sostegno ai bambini senza genitori, ma erano molto legate alle comunità e alle religioni locali. Con l’arrivo dei britannici, si sviluppò il concetto di orfanotrofio istituzionalizzato: i missionari cristiani fondarono i primi orfanotrofi “moderni”, seguendo il modello europeo. Questi luoghi erano spesso religiosi: i bambini venivano educati secondo i principi cristiani, con l’obiettivo di istruirli e convertirli. Tra i più famosi ci sono la missione di Calcutta (legata a Madre Teresa, anche se formalmente nata nel XX secolo) e gli orfanotrofi gestiti da ordini protestanti e cattolici in città come Mumbai e Chennai. Dopo l’indipendenza dell’India lo Stato iniziò a regolare gli orfanotrofi, creando leggi per la protezione dei bambini. La maggior parte degli orfanotrofi rimase però gestita da ONG religiose o filantropiche, soprattutto per mancanza di fondi pubblici. Dal 1980 ad oggi, con l’aumento della popolazione urbana e delle povertà, gli orfanotrofi hanno visto un aumento dei bambini abbandonati, spesso a causa di povertà estrema, HIV/AIDS o disastri naturali e la crescita delle ONG internazionali che supportano i bambini orfani, con approcci più moderni: educazione inclusiva, psicologia infantile e riabilitazione familiare. Nuove leggi, come il Juvenile Justice Act (2000 e successive modifiche), incoraggiano a trovare soluzioni alternative all’istituzionalizzazione, come affido e adozioni[13][14][15][16]. Gli istituti per bambini nel sistema giuridico indiano sono chiamati Child Care Institutions (CCI); secondo le leggi moderne, dovrebbero essere temporanei fino al reinserimento familiare, l’affido o l’adozione[17].

In Cina esistevano orfanotrofi e strutture per bambini abbandonati già prima dell’età moderna, sia statali sia di matrice religiosa/assistenziale, specialmente nelle aree urbane dove guerre e carestie producevano molti orfani. Un esempio storico noto del XIX secolo è l'orfanotrofio Tushanwan di Shanghai, fondato nel 1864 da missionari gesuiti, che non solo dava rifugio ma offriva formazione artistica e professionale ai bambini[18].
Nel periodo Meiji (1868–1912), con l’apertura del Giappone al mondo occidentale e la modernizzazione lo Stato iniziò a formalizzare la protezione dell’infanzia, creando istituzioni simili agli orfanotrofi europei. Vennero introdotti i primi orfanotrofi pubblici, soprattutto nelle città, gestiti dallo Stato o da organizzazioni cristiane missionarie. Nel periodo Showa e dopo la seconda guerra mondiale. La seconda guerra mondiale ebbe un impatto enorme: milioni di bambini persero i genitori per bombardamenti, carestie e malattie. Lo Stato creò orfanotrofi governativi su larga scala, chiamati “jidō-in” (児童院), per accogliere questi bambini. Parallelamente, orfanotrofi privati e religiosi continuarono a operare, spesso legati a scuole e templi. Dopo la guerra, il Giappone iniziò a legiferare in modo più sistematico sulla protezione dell’infanzia, ispirandosi a modelli occidentali di welfare. Oggi il Giappone gestisce i bambini senza famiglia con un sistema misto tra istituti e affido: le principali strutture sono i “児童養護施設” (jidō yōgo shisetsu), istituti di protezione infantile per orfani o bambini in difficoltà[19][20][21].
Medio Oriente
[modifica | modifica wikitesto]Studi sull’antico diritto ebraico mostrano che nel periodo più tardo si svilupparono norme sulla tutela degli orfani, con il magistrato che poteva nominare tutori per bambini orfani[22].

Orfanotrofi cristiani/missionali (come l'orfanotrofio Schneller di Gerusalemme fondato nel 1856 e chiuso nel 1940), ospitavano e formavano orfani arabi e di altri gruppi sotto un modello educativo misto di assistenza sociale e formazione professionale[23]. La Darüşşafaka (Istanbul) fondata tra il 1863 e il 1873, è una delle più antiche istituzioni del Medio Oriente dedicate all’educazione e al sostegno di bambini orfani o poveri, con un grande scopo educativo e formativo[24].
Oceania
[modifica | modifica wikitesto]La storia degli orfanotrofi in Oceania ha radici già dai primi decenni della colonizzazione europea e presenta alcune caratteristiche peculiari legate al contesto coloniale, alle chiese cristiane e alle politiche sociali dall’Ottocento fino al XX secolo. Uno dei primissimi esempi di istituzione assistenziale per bambini fu aperto nel 1795 a Norfolk Island, seguito dai primi veri “orfan schools” (scuole/orfanotrofi) come la Female Orphan School di Sydney nel 1801 e la Male Orphan School nel 1819[25][26].
Africa
[modifica | modifica wikitesto]Tradizionalmente, i bambini orfani in Africa venivano accolti da famiglie estese o comunità locali, con supporto informale da parte di clan o templi. Con il colonialismo europeo arrivarono i primi orfanotrofi formali, gestiti principalmente da missioni cristiane, con finalità educative e religiose. Dopo l’indipendenza, gli orfanotrofi continuarono a crescere, soprattutto a causa di epidemie, guerre e povertà, e la maggior parte rimase gestita da ONG e chiese, con risorse spesso limitate. La pandemia di HIV/AIDS e diversi conflitti hanno aumentato drasticamente il numero di bambini senza famiglia, spingendo molti governi e organizzazioni a promuovere affido familiare e reinserimento comunitario come alternativa alla vita in istituto. Oggi gli orfanotrofi africani offrono spesso istruzione, nutrizione e supporto psicologico, ma devono affrontare problemi come sovraffollamento, scarsità di risorse e disuguaglianze di genere[27][28][29].
Canada
[modifica | modifica wikitesto]In Canada, durante il periodo coloniale, i bambini senza genitori venivano principalmente accuditi da parenti o comunità religiose, mentre le prime istituzioni, spesso gestite da chiese, servivano a proteggere i bambini poveri e abbandonati. Con l’urbanizzazione del XIX secolo, sorsero orfanotrofi municipali e religiosi, spesso grandi e disciplinati, che offrivano istruzione e sostegno morale. Nelle cosiddette scuole residenziali indiane (istituzioni gestite dal governo insieme a chiese cristiane) migliaia di bambini venivano separati dalle famiglie con l’obiettivo di assimilazione culturale, causando traumi generazionali e perdite culturali. Nel XX secolo, il Canada ha progressivamente sviluppato un sistema di protezione dell’infanzia moderno, riducendo l’istituzionalizzazione e promuovendo l’affido familiare, le case-famiglia e le adozioni. Oggi, i bambini senza famiglia sono seguiti dai servizi sociali[30][31][32].
Guerre mondiali
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso del Novecento numerosi orfanotrofi furono istituiti in Europa e negli Stati Uniti per l'infanzia abbandonata, specialmente in conseguenza degli eventi bellici della prima e seconda guerra mondiale.
Durante l'Olocausto, la maggior parte degli ospiti degli orfanotrofi ebraici furono tra i primi tra i bambini dell'Olocausto a essere vittime nei campi di sterminio. Alcuni orfanotrofi tuttavia servirono come luogo di rifugio, da Villa Emma (Nonantola) in Italia a Château de Chabannes in Francia. Per gli orfani superstiti dell'Olocausto si crearono appositi centri di accoglienza che ne favorissero il recupero, il ricongiungimento familiare o l'emigrazione in Israele, come avvenne per i circa 800 bambini di Selvino ospitati in Italia nella colonia di Sciesopoli tra il 1945 e il 1948.
Cessata l'emergenza post-bellica, si è andati sempre più nella direzione di una deistituzionalizzazione delle grandi strutture, che ha portato gradualmente negli Stati Uniti e in Europa alla progressiva chiusura degli orfanotrofi e alla loro trasformazione in case-famiglie o in centri di supporto per l'affidamento e l'adozione dei minori. Gli orfanotrofi rimangono invece delle realtà ancora importanti nei Paesi più poveri dell'Asia, dell'Africa e dell'America del Sud, ospitando migliaia di bambini altrimenti abbandonati nelle strade.
Soggetti accolti
[modifica | modifica wikitesto]Oltre agli orfani e ai bambini di strada, generalmente vengono affidati a questi istituti anche i minori che per incuria, maltrattamento, abuso e inadeguatezza dei genitori naturali, vengono allontanati dalla famiglia d'origine.
Essi rimangono in queste strutture generalmente fino al compimento della maggiore età o fino a che non entrano in un programma di affido familiare o vengono adottati da una famiglia.
In Italia
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Nel passato piccoli e grandi orfanotrofi esistevano in tutte le principali città italiane. Tra di essi i più importanti e antichi sono:
- la Real Casa dell'Annunziata di Napoli (1343);
- il Pio Ospedale della Pietà (1346) a Venezia;
- lo Spedale degli Innocenti (1445) a Firenze;
- l'Orfanotrofio dei Martinitt (1532) e l'Orfanotrofio delle Stelline a Milano;
- l'Ospizio di Tata Giovanni (1784) a Roma;
- l'Orfanotrofio di Santa Marta (1816) a Siena;
- l'Orfanotrofio Magnolfi (1834) a Prato.
- l'Orfanotrofio femminile delle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli fondato da suor Gabriella Thevenin, ad Arezzo, nel 1870.[33]
È difficile indicare il numero di questi istituti. Il primo censimento delle Opere Pie nel Regno d'Italia redatto nella seconda metà dell'Ottocento da Pietro Castiglioni enumera 112 brefotrofi (o "ospizi degli esposti") e 341 orfanotrofi.[34] Si trattava per la quasi totalità di istituti promessi e gestiti da Ordini religiosi cattolici. Con l'unità d'Italia, lo Stato assunse un ruolo più diretto nella tutela dell'infanzia abbandonata e si aprirono orfanotrofi diretti anche da altre confessioni religiose. Tra di essi abbiamo:
- la Casa per orfane (Istituto evangelico italiano Ferretti) (1862) a Firenze;
- l'Istituto Provinciale per l'Infanzia e la Maternità (IPI) (1867) a Torino;
- l'Orfanotrofio israelitico italiano Giuseppe e Violante Pitigliani (1902-1972) a Roma.
Altri istituti saranno fondati nel Novecento negli anni successivi alla prima e alla seconda guerra mondiale, per accogliere gli orfani di guerra, tra cui:
- l'Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa (1923) a Firenze;
- l'Opera Piccoli Apostoli (1931) a Mirandola, poi a Fossoli e quindi a Nomadelfia;
- l'Orfanotrofio femminile di Roma (1933);
- l'Istituto Fanciullezza (1934) a Lodi;
- l'Orfanotrofio Genova Rulli (1949) a Vasto
La legge 28 marzo 2001, n. 149 stabilì, entro la data del 31 dicembre 2006, la chiusura degli orfanotrofi, trasferendo i minori in case-famiglia, comunità di accoglienza e dove possibile, presso famiglie affidatarie o adottive, ricorrendo all'adozione.[35]
Nel resto del mondo
[modifica | modifica wikitesto]| Nome/Istituzione | Luogo | Epoca/Fondazione | Note principali |
|---|---|---|---|
| Foundling Hospital (Coram) | Londra, Regno Unito | Fondato nel 1739 | La prima istituzione formale per bambini abbandonati in Inghilterra, promossa da Thomas Coram; ha ispirato assistenza pubblica e sociale. Oggi esiste come museo. |
| St Pancras Female Orphanage[36] | Fondato nel 1776 | Orfanotrofio specifico per bambine; chiuso e riutilizzato come struttura sanitaria nel XX secolo. | |
| Stora Barnhuset[37] | Stoccolma, Svezia | Fondato nel 1633 | Uno dei più grandi orfanotrofi svedesi dell’età moderna; accolse migliaia di bambini fino al 1922. |
| Bellefaire Orphanage[38] | Cleveland, USA | Fondato nel 1868 | Uno dei più antichi orfanotrofi ebraici negli Stati Uniti, nato dopo la guerra civile per figli di famiglie colpite dal conflitto. |
| Shanghai Children’s Welfare Institute[39] | Shanghai, Cina | Origini 1911/statalizzato 1956 | Uno dei più grandi e più antichi orfanotrofi statali in Cina, usato come modello per altri istituti nazionali. |
| Central Khalsa[40] | Amritsar, India | Fondato nel 1904 | Orfanotrofio sikh che include scuola, attività culturali e formazione; prodotto di un’organizzazione religiosa e comunitaria locale. |
| SOS Children’s Villages (Villaggi SOS)[41] | Presenti in molti Paesi | Fondati nel 1949 | Organizzazione internazionale con villaggi familiari (case affiancate, non orfanotrofi tradizionali) per bambini senza assistenza familiare e comunità vulnerabili. |
| St. Nicholas[42] | Novosibirsk, Russia | 1996–2015 | Orfanotrofio cattolico in Siberia noto per innovazioni nel sostegno alle famiglie biologiche e programmi di volontariato, chiuso nel 2015. |
Galleria d'immagini
[modifica | modifica wikitesto]- Lapide dove un tempo si trovava la ruota degli esposti, il luogo per abbandonare i bambini a lato della Chiesa della Pietà, che faceva parte di un orfanotrofio di Venezia. La targa cita una bolla pontificia di Paolo III del 12 novembre 1548, minacciando “scomunica e maledizioni” per tutti coloro che, avendo i mezzi per allevare un figlio, scelgano invece di abbandonarlo. Tale scomunica non può essere annullata fino a quando il colpevole non abbia rimborsato tutte le spese sostenute per allevare il bambino.
- Prendersi cura degli orfani, dell'artista olandese Jan de Bray, 1663.
- Un gruppo di orfani al Crumpsall Workhouse nel XIX secolo a Manchester.
- Thomas John Barnardo, il fondatore nel 1866 dell'organizzazione di beneficenza Barnardo's per bambini orfani a Londra.
- L'imperatore Pietro I del Brasile e sua moglie Maria Leopoldina visitano l'orfanotrofio Casa dos Expostos a Rio de Janeiro, 1826.
- Orfanotrofio Mother of Peace specializzato in bambini affetti da AIDS, Zimbabwe, 2005.
Filmografia
[modifica | modifica wikitesto]- La trovatella (The Foundling), regia di John B. O'Brien (1916)
- Oliviero Twist (Oliver Twist), regia di Frank Lloyd (USA, 1922)
- Le avventure di Oliver Twist (Oliver Twist), regia di David Lean (UK, 1948)
- Crónica de un niño solo, regia di Leonardo Favio (1965)
- Oliver!, regia di Carol Reed (UK, 1968)
- Annie, regia di John Huston (USA, 1982)
- Dottor Korczak, regia di Andrzej Wajda (Polonia, 1990)
- The Boys of St. Vincent, regia di John N. Smith (1992)
- Chiquititas, serie televisiva (Argentina, 1995-2006)
- Torzók, regia di Árpád Sopsits (2001)
- Boy Called Twist, regia di Tim Greene (Sudafrica, 2004)
- Italyanets, regia di Andrey Kravchuk (Russia, 2005)
- Oliver Twist, regia di Roman Polański (2005)
- Der kommer en dag, regia di Jesper W. Nielsen (Germania, 2006)
- Oliver Twist, miniserie TV, regia di Coky Giedroyc (UK, 2007)
- El Orfanato, regia di Juan Antonio Bayona (2007)
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Catholic Encyclopedia - Orphans and Orphanages, su www.ecatholic2000.com. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ Ottavio Andreucci, Gli orfanotrofi. Cenni storici, Firenze: Giuseppe Mariani, 1856.
- ↑ Iannitto M.T., (1999), La ruota della vergogna. La Santa Casa dell'Annunziata di Napoli e I figli della Madonna, Napoli, Colonnese, p. 30
- ↑ N. Del Re, BSS, vol. VI (1965), coll. 1143-1147.
- ↑ The Orphan Train, su www.washingtonpost.com. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ Orphan train program, su britannica.com.
- ↑ (EN) Orphanages and Orphans, su Encyclopedia of Greater Philadelphia. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ LA CASA DE BENEFICENCIA Y MATERNIDAD DE LA HABANA, su www.cubaenelmundo.com. URL consultato il 25 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 1º dicembre 2018).
- ↑ Reginald E. Zelnik, Before Class: The Fostering of a Worker Revolutionary, the Construction of His Memoir, in Russian History, vol. 20, n. 1/4, 1993, pp. 61–80. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Olga Khvostunova, Russia’s Invisible Children, su Institute of Modern Russia, 31 maggio 2012. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- 1 2 (EN) Children left without parental care: the past and the present - Russia Round table, su catgallery.ru. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ Boris Altshuler, Il dramma degli orfani sociali, in Russia Beyond IT, dic 21, 2011. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ Juvenile Justice (Care and Protection of Children) Act, 2015 (India)
- ↑ Juvenile Justice (Care and Protection of Children) Act, 2000
- ↑ Integrated Child Protection Scheme (ICPS)
- ↑ (EN) What Legal Protections Are Available for Orphans in India?, su Law4u. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ Satyajeet Mazumdar, Forgotten Children, su Inter Press Service, 15 maggio 2020. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ A history of helping hands - Global Times, su www.globaltimes.cn. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ (JA) 『児童福祉施設に関する歴史的変』, su 阿波の梟のブログ. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ Effects of presence in prefectures of short-term therapeutic institutions for emotionally disturbed children on the types of children that have to be taken care of in self-reliance support facilities and foster homes (PDF), su niph.go.jp.
- ↑ (EN) Japan: Children in Institutions Denied Family Life | Human Rights Watch, su hrw.org, 1º maggio 2014. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ Tutela - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Ruth Kark e Michal Oren-Nordheim, Jerusalem and Its Environs: Quarters, Neighborhoods, Villages, 1800-1948, Wayne State University Press, 2001, ISBN 978-0-8143-2909-2. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ (TR) Darüşşafaka Society, in Darüşşafaka Society. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Orphanage, su Find and Connect. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Canberra corporateName=Commonwealth Parliament; address=Parliament House, Chapter 2 - Institutional care in australia, su www.aph.gov.au. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Bread and Water For Africa, Orphanages in Africa: Challenges & How to Help Orphans | BWA, su Bread and Water for Africa, 8 aprile 2025. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Doreen Ajiambo, In Africa, sisters lead the way to replace orphanages with family care, su Global Sisters Report. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ Ghana, bambini abbandonati: il progetto per farli uscire dagli orfanotrofi e riportarli in famiglia, su la Repubblica, 1º dicembre 2024. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Child Welfare in Canada, su thecanadianencyclopedia.ca. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ (EN) What were residential schools in Canada?, su settlement.org. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Residential Schools -, su khcas.on.ca. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ Italo Farnetani, Una città cristiana in miniatura: storia delle suore vincenziane ad Arezzo per i 150 anni di fondazione del Thevenin , Arezzo, Thevenin, 2020.
- ↑ L'Italia economica nel 1873, pubblicazione ufficiale della Direzione generale della statistica, Tipografia Barbèra, 1873.
- ↑ L. n. 149 del 2001, su camera.it. URL consultato il 12 giugno 2013 (archiviato dall'url originale l'8 luglio 2013).
- ↑ St Pancras Female Orphanage and Charity School, St Pancras, London, su www.childrenshomes.org.uk. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ (SV) Joseph Müller, 27 (Fattigvården i Stockholm från äldre till nyare tid), su runeberg.org, 1906. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Bellefaire Mission - About - Bellefaire JCB - Cleveland, Ohio, su www.bellefairejcb.org. URL consultato il 25 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 2 novembre 2013).
- ↑ (EN) Robin Munro e Human Rights Watch/Asia, Death by Default: A Policy of Fatal Neglect in China's State Orphanages, Human Rights Watch, 1996, ISBN 978-1-56432-163-3. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Orphanage – ASR Charitable Trust, su asrcharitabletrust.com. URL consultato il 25 gennaio 2026.
- ↑ Sos-childrensvillages, su sos-childrensvillages.org.
- ↑ (EN) St. Nicholas Orphanage - Catholic orphanage in Novosibirsk, Russia, su aroundus.com. URL consultato il 25 gennaio 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Ottavio Andreucci, Gli orfanotrofi. Cenni storici, Firenze: Giuseppe Mariani, 1856.
- Nicoleta Roman, Orphans and Abandoned Children in European History: Sixteenth to Twentieth Centuries, London: Routledge, 2018.
Voci correlate
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su orfanotrofio
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) orphanage, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Orfanotrofio, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
- (EN) Orfanotrofio, su The Visual Novel Database.
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 14996 · LCCN (EN) sh85095748 · GND (DE) 4139280-2 · BNF (FR) cb11976462d (data) · J9U (EN, HE) 987007553357105171 |
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