Orecchio assoluto

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Genericamente, nel gergo musicale con il termine 'orecchio' si intende l'attitudine e il gusto per il canto e la musica. Chi ha orecchio ha perciò facilità a riprodurre una singola nota o una melodia.

Con il termine orecchio assoluto si intende la capacità di identificare l'altezza assoluta (cioè la frequenza) delle note musicali senza l'ausilio di un suono di riferimento, come ad esempio quello del diapason.

Difficoltà correlate all'orecchio assoluto[modifica | modifica wikitesto]

Premesso che il diapason oggi universalmente codificato a 440 Hz può variare in ragione del repertorio eseguito (ad es. nella musica barocca il La può oscillare da ca. 320 Hertz fino a 520; la differenza è notevole), il vero problema non consiste nella capacità o meno di identificare un suono a una determinata frequenza, ma di avere soltanto un controllo 'equabilizzato' del suono. Il musicista dotato di orecchio assoluto percepirà le intonazioni nettamente solo se accordate secondo il temperamento equabile, secondo il quale l'ottava è suddivisa matematicamente (e non musicalmente) in dodici semitoni perfettamente equidistanti tra loro. Sotto questa ottica, dunque, un violinista alle prese con il repertorio classico, non sarebbe in grado di distinguere ad esempio un Re# da un Mib, omofoni nel temperamento equabile, ma ben diversificati da un'orchestra che voglia utilizzare la corretta intonazione. Le accordature in uso nel periodo post-barocco, utilizzavano ancora versioni tardive del temperamento mesotonico, con ricerca di terze più o meno pure e con leggera 'partecipazione' delle quinte'[1]. Pertanto l'orecchio assoluto sarà un vantaggio per identificare prontamente un La a 440 Hz o a 432 Hz, ma del tutto dannoso se 'bloccato' secondo il temperamento equabile a tutti i suoni relativamente correlati a quel La.

Analisi di un possessore di orecchio assoluto[modifica | modifica wikitesto]

Va detto che la percezione di chi possiede l'orecchio assoluto è paragonabile a quella che si ha osservando una forma d'onda sinusoidale in uno spettroscopio, pertanto si tratta di una percezione estremamente precisa.

La difficoltà descritta sopra in verità può non esistere affatto nel momento in cui il soggetto possiede un'educazione sufficiente all'armonia. In tal modo, sebbene si possa percepire un suono con un nome diverso da quello contestualmente corretto, il soggetto sarà capace di chiamarlo col nome giusto.  

Esempio:  

In La maggiore, un violino esegue la nota Do diesis; il possessore di orecchio assoluto può percepire inizialmente tale suono come Re bemolle ma, conoscendo il contesto tonale, chiamerà il suono do# pur sapendo che si tratta scientificamente dello stesso suono (uguale frequenza). 

La vera difficoltà può insorgere nel momento in cui il suono percepito è diverso dal suono con il quale bisognerà chiamarlo.  

Esempio:  

In la maggiore un violino esegue quello che nello sparito è indicato come Do#, ma il violino in questione è particolarmente crescente  

(un fine-tuning superiore al 50%).  

In questo caso l'orecchio assoluto potrebbe dare per scontato che la nota percepita sia un Re calante dal momento che è una frequenza scientificamente più vicina al Re che al Do#, ma, trattandosi di un temperamento non equabile ed eventualmente con un'accordatura non occidentale, il soggetto avrà serie difficoltà a interpretare quel suono come un Re calante o un Do diesis in piena regola.  

 In altre parole, in sistemi in cui vige il quarto di tono (differenze nell'ordine dei comma) o in cui l'accordatura generale non è sul La 440 hz (e premesso che il soggetto abbia un orecchio assoluto basato sugli strumenti accordati su tale frequenza) la precisione dell'orecchio assoluto potrebbe seriamente essere compromessa. 

In pratica è possibile che ogni orecchio assoluto, in base al contesto musicale e culturale in cui il soggetto è nato e si è sviluppato, possieda un centro tonale attorno al quale l'orecchio stesso si accorda, e ovviamente questo centro può coincidere con 440 hz o trovarvisi poco sotto o sopra, determinando di fatto tutti suoni riconoscibili. 

Di fatto un orecchio assoluto che si sviluppa con una musica per quarti di tono (o intervalli inferiori), non avrà problemi a identificare con nomi precisi delle note che invece in un temperamento equabile sarebbero solo sfumature di una nota. D'altro canto, sviluppata tale sensibiltà, successivamente potrebbe avere serie difficoltà a chiamare le note secondo tale temperamento. 

Tutto questo inserisce un interessante aspetto di relatività anche all'orecchio assoluto: non tutti gli orecchi assoluti sono efficaci allo stesso modo, anzi, un orecchio assoluto collocato in una civiltà molto distante musicalmente dalla propria potrebbe rivelarsi tutt'altro che vantaggioso, se non problematico. 

Altra caratteristica dell'orecchio assoluto è la capacità di individuare le singole note di un accordo, sia esso armonico o no. 

Tuttavia esiste un limite di note simultanee oltre il quale l'orecchio non riesce più a distinguere le singole componenti, generalmente questo accade quando i suoni sono più di 3 e tutti molto vicini. In realtà il questi casi è ancora possibile individuare alcune note, ma di solito solo quelle all'estremità dell'accordo; quello che accade probabilmente è che il cervello crea una pseudo banda critica all'interno della quale vi sono tutti i suoni tra le estremità dell'accordo, che vengono interpretati quasi come dei battimenti. Per questo motivo, anche possedendo l'orecchio assoluto, non si può decifrare completamente un accordo inarmonico con i gradi troppo vicini. 

 Nonostante non si conoscano scientificamente i meccanismi celebrali che vengono innescati dall'orecchio assoluto è possibile ipotizzarne la dinamica (dal momento in cui non lo si possiede fino a quando lo si utilizza) che effettivamente potrebbe essere sintetizzata in pochi passaggi: 

_Il soggetto nasce, attraversa una fase di vita nella quale sviluppa l'orecchio assoluto sulla base di esperienze psico-uditive 

_Il soggetto percepisce un suono 

_Il suono percepito viene confrontato (involontariamente) con tutti quelli memorizzati e identificati (probabilmente appresi a monte in modo inconscio)  

_Il soggetto percepisce una corrispondenza tra il suono percepito e uno di quelli appresi 

 Il tempo di riconoscimento può oscillare da frazioni di secondo a una manciata di secondi, in base alla complessità del suono che il cervello dovrà elaborare. 

 Da questo si può dedurre che l'orecchio assoluto è basato essenzialmente su un meccanismo di richiamo automatico che il cervello effettua decodificando le informazioni pervenute dall'apparato uditivo e restituendo al soggetto l'informazione tradotta col nome della nota. 

Seguendo questa ipotesi quindi, è probabile che anche chi possiede l'orecchio relativo possa, con constante esercizio uditivo, memorizzare tutti i suoni del temperamento usato nella propria civiltà, emulando di fatto l'orecchio assoluto, con l'unica differenza che il processo di "richiamo" dovrebbe avvenire di volta in volta arbitrariamente e con la dovuta cautela. 

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcune statistiche, in media solo una persona su cinquantamila ha l'orecchio assoluto. Tali statistiche però si basano su test condotti solo su musicisti; i risultati vengono poi rapportati all'intera popolazione, assumendo quindi la discutibile ipotesi che chi non conosce la musica non possa avere l'orecchio assoluto. Ricerche sull'argomento condotte nel 2008 da parte della Eastman School of Music congiuntamente con il Department of Brain and Cognitive Sciences dell'Università di Rochester (USA) hanno messo a punto test applicabili a qualunque individuo (anche non musicista), e tali test indicherebbero che l'orecchio assoluto è in realtà molto più frequente di quanto ci si aspetti.[2]

Studi scientifici[modifica | modifica wikitesto]

I vari ricercatori che negli anni si sono dedicati allo studio di questo fenomeno non sempre concordano sulla esatta definizione di "orecchio assoluto". Ad esempio, alcuni studi considerano sufficiente la capacità di identificare una serie di singole note isolate, mentre altri ritengono condizione indispensabile il riconoscimento delle note all'interno di normali passaggi melodici. Anche i livelli considerati accettabili di accuratezza, prontezza di riconoscimento e margine di errore variano fra i diversi test eseguiti, il che complica ulteriormente la valutazione dei risultati.

Uno degli studi più famosi (Sergeant, D. 1969: Experimental investigation of absolute pitch, pubblicato sul Journal of Research in Music Education, Vol. 17, 135-143) evidenzia una possibile relazione di proporzionalità inversa fra l'età in cui vengono intrapresi gli studi musicali e la probabilità di sviluppare l'orecchio assoluto.

Uno studio recente (Bahr, 1998) afferma che l'orecchio assoluto sarebbe una capacità derivante dall'esperienza, che non richiederebbe dunque particolari predisposizioni, confermando però l'età precoce dell'istruzione musicale come fattore di primaria importanza. Inoltre, orecchio assoluto e relativo tenderebbero ad escludersi reciprocamente in uno stesso individuo. È pur vero, però, che nella pratica dello studio musicale queste tendenze non risultano dimostrate; è opinione diffusa che il fenomeno abbia comunque una base innata. Parimenti discutibile appare l'ipotesi secondo la quale l'orecchio relativo tenderebbe ad escludere quello assoluto e viceversa. Nella gran parte dei casi, infatti, queste due facoltà sembrerebbero coesistere potenziandosi a vicenda.

Esiste poi tutta una serie di studi secondo cui l'orecchio assoluto si manifesterebbe maggiormente in determinate fasce della popolazione: in particolare fra i ciechi, gli autistici (autismo), gli appartenenti a gruppi etnici facenti uso di lingue tonali.

Alcuni recenti studi, per quanto discutibili, sostengono che l'orecchio assoluto sia frutto di una mutazione genetica.

Sviluppare l'orecchio assoluto con l'Ear Training[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono diverse persone che dichiarano che sia possibile sviluppare l'orecchio assoluto a partire dall'ear training. Nel marzo 1981, David Lucas Burge pubblicò su "Contemporary Keyboard" (oggi "Keyboard Magazine") un articolo in cui rivelava che l'orecchio assoluto non era una capacità solo per pochi eletti ma un'abilità facilmente apprendibile da chiunque abbia un minimo di orecchio musicale. Burge è poi diventato famoso grazie al suo corso, "Perfect Pitch Ear Training Supercourse", in vendita ormai da 26 anni e riconosciuto a livello mondiale, anche grazie a ricerche effettuate alla Ohio State University ed alla University of Calgary. Sono disponibili software gratuiti come Solfege o a pagamento come EarMaster per sviluppare e perfezionare l'orecchio musicale attraverso esercizi di crescente difficoltà (riconoscimento e confronto di intervalli, accordi, scale, dettato ritmico e melodico), utili per perfezionarsi o per prepararsi ad esami di solfeggio. Tra i più usati nelle scuole o nei Conservatori EarMaster e Solfege.

Anche senza possedere l'orecchio assoluto, infatti, qualsiasi musicista a livello già avanzato può affermare di aver notato certe differenze di sensazione nel suonare trasposizioni di certi brani in tonalità diverse da quelle originali in qualche modo inspiegabili. Allo stesso modo, i musicisti potrebbero avere preferenze nel suonare certi accordi invece che altri, ma senza mai capire il perché. Anche senza avere grandi doti musicali, inoltre, si possono notare facilmente tali peculiarità di suono quando si suona una nota con uno strumento e si tenta di riconoscere la stessa nota in ottave diverse: in tal caso, infatti, difficilmente si usa l'orecchio relativo, in quanto non si hanno conoscenze innate di intervalli e tonalità, ma si usa quasi inconsciamente l'orecchio assoluto.

Diversi autori, tra cui Burge, parlano di "pitch color", ovvero di "colore delle note", una qualità delle note stesse del tutto simile al colore visivo, che caratterizza e distingue tutte le note, gli accordi e le tonalità le une dalle altre. Il nostro orecchio tuttavia non è allenato a sentire tali differenze, in quanto la nostra cultura musicale ci porta soltanto a notare altezza, modo e ritmo delle canzoni, tralasciando la tonalità, il che sarebbe come distinguere un colore chiaro da uno scuro senza riconoscere che uno è giallo e l'altro è blu.

È provato che i bambini introdotti presto alla musica sviluppano naturalmente l'orecchio assoluto perché sono abituati fin da piccoli a chiamare le note con i loro nomi e quindi associano naturalmente al LA la frequenza di 440 Hz (ad esempio). L'età massima in cui si ha un'alta probabilità di sviluppare naturalmente l'orecchio assoluto è di circa 4 anni e mezzo. Questo spiega perché la maggior parte dei musicisti che hanno iniziato a suonare dopo tale età non abbiano sviluppato l'orecchio assoluto.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ PATRIZIO BARBIERI, Persistenza dei temperamenti inequabili nell'Ottocento italiano, in «L'organo», a. XX, 1982.
  2. ^ Elizabeth West Marvin and Elissa Newport. 2008. "Statistical Learning in Language and Music: Absolute Pitch without Labeling." International Conference on Music Perception and Cognition (ICMPC10), Sapporo, Japan.
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