Orbace

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Cantanti di Oliena con sa berritta, copricapo in orbace

L'orbace è un tessuto di lana tipico della Sardegna, tecnicamente un panno ottenuto mediante una specifica lavorazione che risale ad epoche molto antiche (probabilmente questo tessuto era già usato per il vestiario dei soldati dell'antica Roma).

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla forma sarda orbaci, la cui origine è da ricercare nell'arabo al-bazz, stoffa, tela[1].

L'armatura è a tela e il colore, tipicamente scuro, è dato con la tintura. La particolarità dell'orbace, ottenuto selezionando i peli più lunghi durante la fase della cardatura, è quella di aver subito, dopo la tessitura, un processo di follatura che ne provoca l'infeltrimento, in modo da ottenere un panno robusto ed impermeabile. Normalmente l'orbace viene prodotto in colori scuri, perlopiù nero o grigio.

La follatura richiede di esercitare grandi pressioni sul tessuto imbevuto di acqua calda insaponata, allo scopo di far compenetrare tra loro le fibre e ottenere un tessuto compatto. Questa operazione veniva tradizionalmente effettuata calpestando a piedi nudi i tessuti oppure utilizzando magli appositi (gualchiere), che erano messi in movimento da ruote che sfruttavano la corrente dei fiumi o di altri corsi d'acqua.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Di orbace furono i sai dei monaci medioevali, come attesta il fatto che nel Trecento i villaggi del Casentino (patria del panno casentino, molto simile all'orbace) pagavano le tasse ai fiorentini con panni di lana orbace, tessuta per i padri del vicino Eremo di Camaldoli.

In epoche recenti si è diffuso l'uso di altri tessuti di più facile confezione, e l'orbace è rimasto in uso in alcune zone rurali, soprattutto nelle isole maggiori, la Sicilia (di orbace, per esempio, è il costume tipico dei contadini di Modica, provincia di Ragusa) e soprattutto la Sardegna.

In Sardegna, interi villaggi erano dediti alla produzione di orbace (per esempio Arbus, nella provincia del Sud Sardegna o Tiana (Nuoro) che conserva ancora la gualchiera), che costituiva il tessuto più usato per l'abito tradizionale maschile: non solo per i pantaloni in orbace ma anche per sa berritta, copricapo a forma di sacco, il corpetto e anche is ragas, il gonnellino.

Durante il fascismo, all'epoca dell'autarchia, venne incrementato l'uso dell'orbace al posto dei tessuti tradizionali. Vi fu una vera e propria "campagna dell'orbace", che ebbe riflessi positivi sull'economia rurale della Sardegna. Di orbace erano infatti le uniformi della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (le cosiddette "camicie nere") e delle organizzazioni giovanili del regime.[2] Il termine passò così a indicare la divisa fascista (gerarchi in orbace).[3]

L'accostamento tra fascismo e orbace fu tale che non di rado questo tessuto è utilizzato, metonimicamente, per alludere a quell'epoca storica e all'ideologia che la caratterizzò.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Orbace, in Sapere.it, De Agostini, 2012.
  2. ^ Orbace, in Grande Dizionario di Italiano, Garzanti Linguistica.
  3. ^ Il Devoto-Oli. Vocabolario della lingua italiana, Le Monnier.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]