Oratorio dei Disciplini (Clusone)

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Coordinate: 45°53′29.4″N 9°56′54.3″E / 45.8915°N 9.948417°E45.8915; 9.948417 L'oratorio dei disciplini di Clusone, in val Seriana in provincia di Bergamo, è un edificio di origine medievale, posto di fronte alla basilica di Santa Maria Assunta, voluto dalla confraternita dei disciplini come sede del proprio ordine. L'edificio, dalla struttura semplice, possiede un ciclo di affreschi di grande valore, del 1484- 1485, come riportato dai registri della congregazione, dipinti dal pittore clusonese Giacomo Borlone de Buschis[1], raffiguranti il Trionfo della morte e la Danza Macabra[2] nella sua parte esterna e la vita di Gesù con la Crocifissione nella sua parte interna.

Clusone danza macabra particolare

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione dell'edificio, dedicato all'Annunciata risale alla metà del XIV secolo ed era solo una parte di quanto è grande ora, la porta d'ingresso ad arco, sovrastata da una finestrella, facente parte della costruzione originaria, è ancora oggi visibile.

Nel XV secolo[3] il fabbricato venne ampliato e ridedicato a San Bernardino da Siena che aveva proprio in quel secolo, predicato nella bergamasca[4], e che divenne il santo protettore dei Disciplini clusonesi.

Nel 1673 venne ampliata la parte dove era presente l'affresco del trionfo della morte, e costruito un terzo oratorio; venne aperta una porta esterna con una scala a ridosso degli affreschi danneggiandoli in modo irreparabile. Durante il XVII secolo venne aggiunto un porticato che contribuì a rovinare gli affreschi della facciata della chiesetta.

Già nel 1868 si tentò una prima opera di restauro, rimuovendo la scala esterna. Si susseguirono negli anni, numerosi restauri, nel 1901, 1903, fino a quello del 2001-2002; proprio durante questo ultimo, venne scoperto un piccolo vano decorato con affreschi raffiguranti la Madonna della Misericordia che aprendo il manto protegge tutti i disciplini, e un Cristo flagellato con a fianco due santi.[5]

L'esterno[modifica | modifica wikitesto]

All'esterno, sulla parete di facciata, i dipinti dei macabri si dividono in cinque parti, su vari registri, eseguiti dal pittore clusonese Giacomo Borlone de Buschis.

Il Trionfo della Morte in facciata

Il Trionfo della Morte[modifica | modifica wikitesto]

In alto centrale, il Trionfo della Morte: la Morte viene raffigurata come una grande regina che sottomette tutti a sé; è rappresentata come uno scheletro trionfante avvolta in un mantello e con una corona sul capo. Essa sventola dei cartigli dove è scritto: Gionto (e sonto) per nome chiamata morte/ferisco a chi tocherà la sorte;/ no è homo chosì forte/che da mi no po' a schanmoare e Gionto la morte piena de equaleza/sole voi ve volio e non vostra richeza/ e digna sonto da portar corona/perché signorezi ognia persona. Il cartiglio trattenuto dalla morte, prosegue con altre due scritte: Ognia omo more e questo mondo lassa/chi ofende a Dio amaramente pasa 1485 e Chi è fundato in la iustitia e (bene)/ e lo alto Dio non discha(ro tiene)/la morte a lui non ne vi(en con dolore)/ poy che in vita (lo mena assai meliore)[6]. L'eloquenza di questi versi non salva nessuno; la morte nella sua veste di regina non accetta doni, non ne è interessata, la sola ricchezza che conosce è la vita delle persone. Non salva nessuno, sceglie in modo accidentale, la sorte decide chi colpire, ma non pone a tutti i medesimi dolori, tutto è dipeso dall'onesta della vita di ognuno. Detti cartigli contengono parte di una lauda cantata dai confraternita dei Disciplini nei loro incontri[7], il pensiero della meditatio mortis aveva fortemente caratterizzato il XV secolo, periodo di grandi cambiamenti.

Sotto i cartigli, sono raffigurati i potenti della terra: un doge, un vescovo, e un cavaliere, un re interpella un ebreo per capire come corrompere la morte. Tutti la implorano offrendole ricchezza, offrendole un regno, ma nulla può sovvertire, o ritardare, nella sua giustizia che non fa differenze, l'unica cosa vera e certa della vita, se non la sua morte. Ai piedi della morte, in un sepolcro di marmo, giacciono i corpi del Papa e dell'Imperatore, circondati da serpenti, rospi e scorpioni, emblemi di superbia e morte improvvisa. Questo sta a simboleggiare la sua potenza, che non risparmia nessuno.

Clusone particolare danza macabra

La raffigurazione del doge conferma il dominio della Serenissima e viene identificato in Mocenigo, il doge morto di peste, mentre il Papa in Sisto IV morto l'anno precedente; anche gli altri personaggi vengono identificati in Filiberto duca di Savoia, il conte Pietro dal Verme, e Costanzo Sforza duca di Pesaro.[8] La grande Regina, in ogni caso, colpisce in modo spietato, aiutata da altri scheletri. Questi aiutanti che stanno al suo fianco hanno il compito di uccidere. Quello che si trova a destra della Morte tiene in mano una specie di archibugio e colpisce senza pietà un gruppo di persone imploranti posizionate sopra il cartiglio che dice che la morte colpisce in modo doloroso soltanto chi offende Dio mentre porta ad una vita migliore chi pratica la giustizia, mentre alla sua sinistra uno scheletro colpisce con tre dardi come le tre frecce che la tradizione greco-romana assegna a Saturno, il dio che governava il passato, il presente ed il futuro.

L'Incontro dei tre vivi e dei tre morti[modifica | modifica wikitesto]

A sinistra, nello stesso registro, inserito nella rappresentazione del Trionfo della Morte, l'Incontro dei tre vivi e dei tre morti[9]. Rappresenta tre cavalieri che in diversi atteggiamenti hanno incontrato, durante una partita di caccia col falcone, la morte.

È la freccia lanciata dallo scheletro posizionato sul trionfo della morte a colpire il cacciatore, mentre nascosti nel verde di un bosco alcune persone guardano e commentano quanto accade nella scena.

La danza macabra[modifica | modifica wikitesto]

Danza macabra

Nel registro mediano la danza macabra, con una scritta che divide i due livelli: O ti che serve a Dio del bon core non havire pagura a questo ballo venire ma allegramente vene e non temire poj chi nasce elli convene morire. Un ritmo di personaggi che da sinistra a destra attraversano la scena, raffigurando un valore egalitario della morte. Ogni individuo in vita, ha un'espressione impaurita, disperata, incontra il proprio cadavere che sorridendo confonde la sua paura. Personaggi, di rango inferiore dal registro precedente, che non hanno doni da offrire, ma che hanno la medesima apprensione, ma che vengono accompagnati, rappresentando la giustizia che è della morte, che se non può cambiare le situazioni sociali su questa terra accompagna tutti in modo equanime nella morte.

Partendo da sinistra il primo personaggio che si incontra è una figura femminile con in mano uno specchio che riflette l'androne affollato di scheletri alle sue spalle; riprende la raffigurazione presente in Basilea, dove la medesima porta una scritta che tradotta dice: ‘'i miei tratti mostrano la vita e lo specchio riflette la morte'’[10]

Il secondo personaggio è un disciplino celato dal cappuccio, in mano tiene il flagello con il quale si frusta la spalla destra[11], egli rappresenta la committenza dell'affresco, il solo raffigurato fra due scheletri.

Il terzo personaggio è un contadino, figura presente in tante altre raffigurazioni; egli indossa una calzabraca consumata e buca sulle ginocchia. Porta un pastone sulla spalla a cui è appesa una sacca.

Il quarto è un oste, e proprio il recipiente che tiene in mano tipico del XVI secolo lo rende riconoscibile.

Un funzionario di giustizia è il quinto personaggio, un podestà con funzioni giudiziarie, questo era infatti l'incarico della Serenissima dal 1427; in mano regge il bastone del comando e indossa in paio di stivali in cuoio di foggia tedesca.

Il sesto è il solo che volge lo sguardo verso l'esterno dell'affresco, ed è ben tenuto dallo scheletro. Ben vestito con la mano destra infilata in una borsa legata alla vita, questo lo identifica come mercante o usuraio, personaggio raffigurato nella maggior parte delle danze macabre.

Il settimo personaggio è un giovane che tiene tra i capelli biondi un pennino, in mano tiene un cartiglio; viene identificato come uno studente o un giovane letterato.

Dell'ottavo e ultimo personaggio ben vestito è difficile identificarne la professione non essendo rimasta traccia di un attributo che lo renda riconoscibile.

Particolare dell'affresco è la mancanza di raffigurazioni femminili, così come di poveri o ammalati, ma la morte come un passaggio da una buona vita ad un'altra vita[12].

Tutti questi personaggi hanno un forte legame con le danze macabri tedesche e francesi. A Basilea dove è presente una grande raffigurazione era presente il vescovo bergamasco Francesco Aregazzi amico di San Bernardino molto vicino ai disciplini committenti dell'affresco di Clusone[13]

Il Giudizio universale[modifica | modifica wikitesto]

Nel registro inferiore ora molto danneggiato, si trova l'ultima rappresentazione dei novissimi. Nella parte sinistra una bocca spalancata di Lucifero accoglie le anime, raffigurate nei corpi femminili nudi[14], facendole bruciare nel fuoco, questo a rappresentare l'inferno. Mentre sulla parte destra un gruppo di disciplini oranti, incappucciati ed inginocchiati versato in atto di preghiera ad indicare proprio questa come unica via verso il paradiso. Doveva essere questa l'indicazione della via da seguire, i due opposti, i Vizi e le Virtù.

Il testamento[modifica | modifica wikitesto]

Recenti restauri hanno riportato alla luce anche una serie di testamenti. Uno solo è interamente leggibile, è un rogato «adi XII del miso de' februaro del ano 1485» stilato dal notaio Angelino di Cai. Riporta la donazione di terreni in cambio della celebrazione di alcune messe di suffragio tra «Ser Gadaldo del Cavalino di Scalvion». Rendere un testamento pubblico da essere leggibile da qualsiasi passante, rendeva maggior obbligo in quanto metteva il lettore quale garante, presumibilmente perché mai la confraternta venisse meno alle condizione così scritte: e cum questo che may per alchuno tempo di quello consorcio de disiplina non possa vender, donar, allienar, promutar, translatar né contracambiar, ypoticar ni obligar quelli pezi de terra[15]

L'interno[modifica | modifica wikitesto]

Storie della vita di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

oratorio disciplini interno 1

Se la parte esterna dell'oratorio ha subito vari cambiamenti che ne hanno cancellato alcune parti, la parte interna molto pochi: negli anni sono variati il numero degli altari ed è stata sicuramente chiusa una finestra. Gli affreschi dell'interno raccontano le storie della vita di Gesù su tre fasce sovrapposte, iniziando dalla parte superiore destra, proseguendo fin sul fondo della parte sinistra; si inizia con l'Annunciazione, la Visitazione della Beata Vergine Maria, per proseguire con la raffigurazione della vita di Gesù fin dalla sua infanzia, continuano con gli episodi della vita pubblica per terminare con gli eventi della Passione, il tutto legato all'ordine liturgico che intercorre tra il Natale e la Pasqua.

Crocefissione[modifica | modifica wikitesto]

Clusone, Oratorio dei Disciplini, Interior frescos 04

l'affresco è posto sopra l'arco a punta ogivale che racchiude il presbiterio è datato 1471 con la firma sul lato destro nel pittore CHOB PINXIT[16] ed è racchiuso dentro una decorazione floreale. Centrale la figura di Cristo in croce con a fianco i due ladroni, tutto l'affresco converge verso questo centro. I personaggi della crocifissione nominati nei vangeli vengono tutti rappresentanti in questo spazio, arricchito anche da molti aspetti simbolici, come l'anima dei due ladroni raffigurata da un bambino che uscendo dalla loro bocca passa nelle mani del diavolo, mentre passa nelle mani di un angelo per il ladrone che secondo le scritture ha ricevuto il perdono. Durante il Medioevo i due ladroni rappresentavano le due chiese, quella che credeva nella nuova fede, e la Sinagoga che rimaneva fedele a quella vecchia. I soldati che portano il vessillo romano avente la scritta SPQR. Le pie donne sul lato sinistro dell'affresco, in contrapposizione sul lato destro i soldati che si giocano le vesti con i dadi.

La volta del presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

sulla volta del presbiterio sono affrescati i profeti, in otto edicole esagonali. Ognuno di loro tiene in mano un cartiglio dove oltre il nome, viene anche riportato una frase che ricorrere nel proprio libro, strettamente indicante ala morte e alla salvezza dalla morte, così da fare collegamento con la Danza Macabra all'esterno.[17]

Immagini: esterno[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini: interno[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Borlone, Giacomo in Dizionario Biografico, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
    «V'è, infine, sulla facciata esterna dell'oratorio, il Trionfo e danza della morte, datato 1485, una delle più note e celebrate composizioni del genere, in cui non è difficile scorgere, nonostante la singolarità del tema, strette affinità coi modi peculiari del pittore che affrescò la grande Crocefissione del 1471 (cfr. Mazzini, 1965, pp. 464 s.)».
  2. ^ [http://www.treccani.it/enciclopedia/danza-macabra_(Enciclopedia-Italiana)/ DANZA MACABRA/ Oratorio dei Disciplini] , in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 19 ottobre 2015.
    «In Italia, dove prevalse il tema del Trionfo della Morte, la danza macabra appare in alcuni affreschi della regione settentrionale: il più notevole è quello di Clusone (Bergamo), datato al 1485».
  3. ^ Filmato audio Giuliano Bacchi, affresco esterno dell'Oratorio dei Disciplini di Clusone, su YouTube, 03 giu 2012. URL consultato il 23 ottobre 2015.
  4. ^ SAN BERNARDINO DA SIENA E L’ORATORIO DEI DISCIPLINI DI CLUSONE, Le confraternite dei disciplinati.
  5. ^ Mino Scandella, L'oratorio dei disciplini e gli affreschi, Ferrari Grafische srl.
  6. ^ Mauro Zanchi, Il theatrum mortis nel nome della vita eterna, Ferrari Editore, 2005.
  7. ^ C. Ciociola, Attestazioni antiche del bergamasco letterario, rivista di letteratura italiana, 1986, p. 162.
  8. ^ A. Previtali, La scuola dei disciplini di Clusone nei secoli XV e XVI.
  9. ^ Tre vivi e tre morti, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 19 ottobre 2015.
    «Protagonisti di una leggenda medievale che narra l’incontro improvviso di tre nobili signori, durante la caccia, con tre morti, il cui orrendo aspetto li richiama al pensiero della caducità della vita terrena. Il tema, di origine forse orientale, fu trattato tra 13° e 16° sec. nella letteratura moralizzante, soprattutto francese, nella pittura e nella miniatura, in relazione con altri temi allegorici della Morte».
  10. ^ Mauro Zanchi, il theatrum mortis, nel nome della vita eterna, Ferrari editrice, p. 23.
  11. ^ confraternitedisciplinati.wordpress.com, https://confraternitedisciplinati.wordpress.com/introduzione/disciplini/ .
  12. ^ Francesco Paolella, Non si deve morire nudi, tysm PHILOSOPHY AND SOCIAL CRITICISM. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  13. ^ Pierroberto Scaramella, atti del convegno internazionale di studi sulla Danza macabra e trionfo della morte, in Temi macabri italiani dall'età federifiana all'umanesimo, Clusone, 1999, p. 109-144.
  14. ^ Due frammenti per una interpretazione, Le confraternite dei disciplini.
  15. ^ UN TESTAMENTO AFFRESCATO: ESIBIZIONE O POCA FIDUCIA?, Le confraternite dei disciplini.
  16. ^ Mauro Zanchi, Il Theatrum Mortis nel nome della vita eterna, p. 99.
  17. ^ Il theatrum mortis nel nome della vita eterna Mauro Zanchi, p. 105.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guseppe Vallardi, IV p. 8, in Trionfo e Danza della Morte, o Danza Macabra a Clusone, Bergamo, 1859.
  • editore Astorre Pellegrini, Nuove illustrazioni sull’affresco del Trionfo e Danza della morte di Clusone, 1978.
  • Domenico Giudici, Il Trionfo della Morte e la Danza Macabra: grandi affreschi dipinti in Clusone nel 1485, Clusone, 1903.
  • Tullia Franzi , Luigi Angelini, La Danza Macabra di Clusone, Firenze, 1950.
  • Arsenio Frugoni, I temi della morte nell’affresco della chiesa dei Disciplini a Clusone, 69 Tip del Senato, Roma, Bollettino Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano, 1957.
  • Guido Bonandrini a cura del Turismo pro Clusone e Biblioteca civica centro culturale, Il trionfo della Morte e la Danza Macabra:Clusone 1485-1985, Ferrari Editrice, 1985.
  • anno 1994-1997, Il Trionfo della Morte e le Danze Macabre. Atti del VI Convegno Internazionale, Clusone.
  • anno 1998 Antonio Previtali, Mino Scandella, Matteo Rabaglio, Giosuè Bonetti prefazione Franco Cardini, Ognia omo more. Immagini macabre nella cultura bergamasca dal XV al XX secolo, Ferrari editrice.
  • ' Giuseppe Bonetti e Matteo Rabaglio, Danze macabre e riti funebri degli altri, Milano (Castello Sforzesco, Sala della Balla)anno= 1999, Atti della giornata di studi.
  • Alberto Tenenti, Humana Fragilitas. I temi della morte in Europa tra Duecento e Settecento, Clusone, Circolo Culturale Baradello- Ferrari editrice, 2000.
  • La signora del mondo. Atti del convegno internazionale di studi sulla Danza macabra e il Trionfo della morte, Clusone, 2003.
  • Mauro Zanchi, Il theatrum Mortis nel nome della vita eterna, Ferrari Editrice.
  • Chiara Frugoni Simone Facchinetti, Nessuna misericordia. Il Trionfo della morte e della Danza macabra a Clusone, Verona, Einaudi, 2016, ISBN 978-88-06-22479-0.

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