Or che il dover – Tali e cotanti sono

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Or che il dover – Tali e cotanti sono
MozartVeronadallaRosa.jpg
Mozart ritratto da Saverio Dalla Rosa nel 1770
Compositore Wolfgang Amadeus Mozart
Tonalità Re maggiore
Tipo di composizione Recitativo accompagnato e aria
Numero d'opera K 36 - K6 33i
Epoca di composizione Salisburgo, dicembre 1766
Prima esecuzione 21 dicembre 1766
Autografo Biblioteca di Stato di Berlino
Organico

tenore, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi

Or che il dover – Tali e cotanti sono (K 36 - K6 33i) è un'aria, introdotta da un recitativo, per tenore e orchestra, composta da Wolfgang Amadeus Mozart a Salisburgo nel dicembre 1766, all'età di dieci anni.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di una delle prime musiche composte da Mozart dopo il rientro a Salisburgo, al termine del lungo viaggio che lui e la sua famiglia avevano compiuto presso le corti dell'Europa occidentale a partire dal 1763. Essa fu eseguita il 21 dicembre 1766 presso la corte di Salisburgo, in occasione dei festeggiamenti per l'anniversario della consacrazione dell'arcivescovo Sigismund von Schrattenbach, il cui nome è citato nel testo dell'aria. È dunque una "licenza", ossia una composizione destinata a celebrare una persona importante, presente al momento dell'esecuzione.

La composizione è introdotta da 43 battute di recitativo accompagnato (dai soli archi). L'aria (Tali e cotanti sono) ha la struttura di un'aria con da capo in Re maggiore: la prima sezione è un Allegro in 4/4 (battute 1-95); ad essa fa seguito una brevissima sezione centrale (Se la pietà si canta), un Andantino in 3/8 (battute 96-115); la terza sezione, infine, è identica alla prima.

Testo[modifica | modifica sorgente]

Il testo dell'aria è di un autore ignoto.

« Or che il dover m'astringe,
in scelte e corte rime
grato mostrarmi a qual onor sublime,
di cui ci ricolmaste, o prence eccelso,
ne' miei pensieri immerso
ricerco un buon concetto.
Rumino colla mente,
penso, ripenso, e poi non trovo niente.
Febo e le Muse in mio soccorso imploro;
compariscono tutte a me dinanzi,
confuse in volto e colle cetre infrante.
D'un simile scompiglio
le chiedo la ragion, tacer le miro,
e dopo mille al più sospir cocenti
una così rispose: Riv° pastor
t'accheta, e in simil giorno
non obligarci a dire il nostro scorno;
sulle rive della Salza
ogni nostro potere,
ogni saper fu crine
da quella luce onde il suo prence è cinto.

Tali e cotanti sono
di Sigismondo i merti,
che i nostri ingegni incerti,
non sanno qual Riv° cor.
Se la pietà si canta,
la giustizia non cede,
ch'ogni virtù, Riv°, siede
in trono nel suo cor. »

(Autore ignoto)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Hermann Abert, Mozart. La giovinezza, Milano, Il Saggiatore, 2000. ISBN 88-428-0725-7.
  • Marco Murara, Bruno Bianco, Mozart. Tutti i testi delle composizioni vocali, Torino, Marco Valerio Editore, 2004. ISBN 978-88-75470-11-1.
  • Stanley Sadie, Wolfgang Amadeus Mozart. Gli anni salisburghesi 1756-1781, Milano, Bompiani, 2006. ISBN 978-88-45255-79-3.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Musica classica Portale Musica classica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Musica classica