Ononis spinosa

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Arrestabue
Ononis spinosa ENBLA01.jpg
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Sottofamiglia Faboideae
Tribù Trifolieae
Genere Ononis
Specie O. spinosa
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi I
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Nomenclatura binomiale
Ononis spinosa
L. (aggr.)
Sinonimi

Ononis campestris Coste
Ononis campestris (Koch. & Ziz.)
Ononis spinosa L. subsp. spinosa

Nomi comuni

Ononide spinosa
Bonaga
Stancabue
Fermabove
Medica spinosa
Bulinaca

Arrestabue (nome scientifico Ononis spinosa L.) è un piccolo arbusto spinoso (non più alta di 50 cm) dai fiori profumati, appartenente alla famiglia delle Fabaceae.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Il genere Ononis comprende circa 70-80 specie delle quali un paio di dozzine sono rappresentate nella nostra flora spontanea.

In Italia (in tutte le regioni) sono presenti 5 sottospecie:

  • Ononis spinosa L. subsp. antiquorum (L.) Arcang. Il frutto, un legume, ha un solo seme.
  • Ononis spinosa subsp. arvensis (L.) Greuter & Burdet
  • Ononis spinosa subsp. austriaca (Beck) Gams
  • Ononis spinosa subsp. procurrens (Wallr.) Briq.
  • Ononis spinosa L. subsp. spinosa


Specie simili:

  • Ononis repens L. - Ononide strisciante: foglie indivise (un solo segmento); rizoma più evidente; poco o nulla spinosa.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Sembra sia stato Teofrasto a nominare per primo la pianta con la parola ononics (che deriva dalla parola onos = asino; probabilmente nome di un cibo preferito da questi animali). Ma potrebbe derivare anche (secondo altri autori) dalla parola onemi = deliziare in modo delicato (forse per la grazia dei suoi delicati fiori).
Questa pianta Linneo la pose alla base della fondazione del genere Ononis. Prima ancora però la troviamo, nel Rinascimento, in certi "Herbarii" col nome di Resta bovis e Remora aratri.
La conoscenza di questa pianta resta comunque molto antica. I Greci e i Latini la usavano (ci informa Dioscoride) per eliminare piccoli calcoli renali (infatti la sua somministrazione favorisce la diuresi).
I nomi comuni tipo Arrestabue o Stancabue è inteso in quanto le spine di questa pianta non sono gradite da questi animali. Un'altra versione ci dice invece che a causa del suo voluminoso ceppo radicale i buoi sotto l'aratro non poco faticavano quando il campo ne era infestato.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Le parti con descrizione

La forma biologica è camefita suffruticosa (Ch frut): sono piante perenni i cui fusti sono legnosi solo alla base, generalmente di piccole dimensioni.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

La radice è di tipo fascicolato. Le radici hanno un odore acre.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

Il fusto epigeo è peloso e ghiandoloso disposto su 1-2 file longitudinali. Altezza media 30–50 cm. (raramente 70 cm). Delle spine a coppie sono presenti sulle ascelle fogliari e all'apice. Il fusto è spesso lignificato alla base.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

  • Foglie inferiori: sono trifogliate (formate da tre foglioline e ogni segmento ha forma ellittica) con breve picciolo. Alla base alloggiano 2 stipole (cioè due foglioline amplessicauli) ovali, dentate, allungate e ghiandolose.
  • Foglie superiori: sono indivise (formate da una sola fogliolina), ellittiche a lamina dentellata.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono solitari o al massimo in gruppi di 2-3 e si trovano all'ascella delle foglie cauline superiori.

Fiore ermafrodita, dialipetalo, zigomorfo con un breve peduncolo.

  • Calice: gamosepalo campanulato a 5 denti lunghi e sporgenti verdi (lungo 8–10 mm).
  • Corolla: papilionacea lunga 10 –30 mm.
  • Petali: sono in numero di 5 dal colore roseo - vinoso (a volte bianco); il superiore ripiegato verso l'alto (si chiama vessillo); 2 sono laterali (si chiamano ali); quelli inferiori sono concresciuti (si chiamano carena).
  • Stami: 10 in un androceo monoadelfo.
  • Ovario supero monocarpellare
  • Fioritura: da giugno a settembre
  • Impollinazione: tramite api (è una pianta particolarmente visitata da questi insetti pronubi).

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Legume peloso, lungo come il calice. La superficie del frutto è ghiandolosa e pelosa. Al suo interno vi trovano posto da uno a quattro semi tondeggianti dal colore scuro.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Corologicamente la specie è eurimediterranea : il suo areale è quindi centrato sulle coste mediterranee; è largamente diffusa in Europa ma si trova anche in Asia minore e in nord Africa.

Cresce in prati e pascoli aridi, lungo i bordi delle strade e dei campi, sulle dune di sabbia. Questa pianta si trova principalmente in terreni argillosi o calcarei in aree sufficientemente soleggiate6. Contribuisce al miglioramento del suolo nei terreni poveri e sabbiosi poiché fissa l'azoto atmosferico.

In Italia si trova in prati aridi o incolti e ai margini dei sentieri. Distribuzione altitudinale: dal piano a circa 1300 m s.l.m.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

La pianta ha proprietà diuretiche, depurative e antinfiammatorie. Esternamente può essere usata per calmare il prurito generato da forme eczematose; internamente come collutore per gengive sanguinanti. La pianta contiene tra l'altro: glucosi isoflavonici, saponina, ononina, onocerina, biocanina, mentolo, tannino, acido citrico.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Anticamente si usavo le giovani estremità di questa pianta per ricavare tinture di vari colori (verde, giallo ma anche il rosso).

Nella Russia medievale, era usata per la produzione di un tipo di acciaio noto col nome di "Bulat". Sebbene il processo originale sia ora perso, è noto che comportava l'immersione dell'arma finita in una vasca contenente uno speciale liquido di cui faceva parte l'estratto spinoso di Ononis (il nome della pianta in russo, stalnik, riflette il suo ruolo storico), quindi la spada veniva fatta asciugare galoppando su un cavallo, permettendogli di asciugarsi e indurirsi contro il vento[1].

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Si possono usare nelle insalate le foglie giovani appena nate (il sapore si avvicina a quello delle fave). Vengono usati anche i fiori e le radici.
Va comunque usata con attenzione in quanto presenta una certa tossicità.[senza fonte]


Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Zevin, Igor Vilevich, A Russian Herbal, Rochester, Vermont: Healing Arts Press, 1997.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.

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