Omnes feriunt, ultima necat

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La locuzione latina omnes feriunt, ultima necat, tradotta letteralmente, significa tutte feriscono, l'ultima uccide. Sono ben riscontrabili anche le varianti omnes vulnerant, ultima necat e vulnerant omnes, ultima necat.[1]

Questo motto è attribuito a Seneca il Vecchio o il Retore e si trova spesso inciso sulle meridiane o sui quadranti degli orologi.[1]

Interpretazione[modifica | modifica sorgente]

La prima metà della frase allude alle ore che passano: ciascuna porta la sua pena, piccola o grande, oppure notizie liete ed esperienze amene anche se magari non tanto spesso quanto vorremmo. Dunque non sempre le ore sono portatrici di negatività, e non sempre il tempo che scorre viene visto in modo pessimistico.

La seconda metà della frase è un'ovvia constatazione che l'ultima ora è quella della morte.

Insomma: un classico memento mori dai contorni del sadismo e del masochismo tipici di certa malintesa religiosità da "Anno Mille". Ma pure l'esempio di una certa filosofia di stampo oraziano, con il suo Carpe diem, e di una certa teologia qohèletiana, con il suo Vanitas vanitatum, le quali invitano a prendere dalla vita quanto è possibile (non necessariamente solo godereccio), poiché la morte è costantemente in agguato.

Queste diverse interpretazioni sono riassumibili in uno schema piuttosto variegato:

  • Le ore feriscono (il tempo porta acciacchi), tuttavia, sin quando non arriva l'ultima, siamo ancora vivi e ne possiamo godere. E non si sa se la morte sia la fine del divertimento o il modo per interrompere un eventuale disfacimento dell'edonismo vitalistico.

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b L. De Mauri, 5000 Proverbi E Motti Latini, Milano, Hoepli, 2ª ed.: 1995. Meridiane solari (p. 368). ISBN 978-88-203-0992-3.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]